Battaglia di Versinicia

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Sconfitta dell'imperatore bizantino Michele I Rangabe, nella battaglia di Versinicia il 22 settembre 813, in una miniatura del XIV secolo della Cronaca di Costantino Manasse.
Il khan Krum prepara le sue truppe alla guerra (sopra), lo stesso fa l'imperatore bizantino Michele I Rangabe (sotto).

La battaglia di Versinicia fu combattuta tra bizantini e bulgari il 22 giugno dell'813, nei pressi di Adrianopoli, lo scontro ebbe come esito la vittoria dei bulgari.

Preparativi[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore bizantino Michele I Rangabe, per cacciare i bulgari dal territorio dell'impero bizantino, voleva fare una campagna contro di loro, per questo organizzò un fortissimo esercito, che aveva tra i 60.000 e i 80.000 soldati, con essi marciò verso Adrianopoli. A Versinicia, nei pressi di Adrianopoli, Michele I incontrò l'esercito bulgaro, che era tre volte più piccolo dell'esercito bizantino. Lo schieramento bizantino era diviso in tre parti: a destra c'era il generale Leone, a capo delle truppe arruolate in Asia Minore, al centro l'imperatore Michele con le guardie imperiali, e a sinistra il generale Giovanni Aplakes, con le truppe arruolate in Macedonia.

La battaglia era nettamente a favore dei bizantini, infatti i bulgari fuggirono, ma la situazione divenne favorevole per i bulgari, visto che le truppe di Leone, disertarono nel momento in cui i bizantini seguivano i bulgari, andando via dal campo di battaglia, lasciando Leone con il suo stato maggiore. Il khan dei bulgari, Krum, rimase stupito dell'abbandono dal campo di battaglia, da parte delle truppe di Leone, quindi ordinò ai suoi uomini di fermare la ritirata e di scontrarsi con le truppe rimaste fedeli a Michele, che da inseguitori si trovarono inseguiti. Furono così massacrati tutti i macedoni, che erano l'ala sinistra dello schieramento bizantino, comandata da Giovanni Aplakes.

Le truppe di Leone avevano agito in questo modo, perché glielo aveva ordinato Leone stesso, che voleva usurpare il trono dei basileis, ma senza macchiarsi l'onore, ossia scappando dal campo di battaglia, perché i bizantini non avrebbero mai accettato come imperatore un traditore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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