Battaglia di Svolder

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battaglia di Svolder
Svolder, by Otto Sinding.jpg

Data settembre 999
Luogo Rügen
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
11 navi 70 navi
Perdite
Tutte le navi catturate Non registrate
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La battaglia di Svolder fu combattuta nel settembre 999 da qualche parte del Baltico occidentale fra la flotta del re norvegese Olaf I di Norvegia e una coalizione di suoi avversari composta da navi svedesi, danesi e del Jarl di Lade. Lo sfondo della battaglia era l'unificazione della Norvegia in un singolo Stato, gli sforzi danesi di vecchia data per ottenere il controllo del Paese e la diffusione del cristianesimo in Scandinavia.

Il re Olaf stava navigando verso casa dopo una spedizione nello Wendland (Pomerania) quando fu assalito da un gruppo di alleati composto dalle truppe di Sweyn I di Danimarca, di Olof Skötkonung, re di Svezia, e di Eiríkr Hákonarson, Jarl di Lade. Olaf aveva solo 11 navi da battaglia in quel conflitto contro la flotta composta da 70 navi nemica.[1] Le sue navi furono catturate una alla volta, ultima fra tutte la Ormen Lange, sulla quale era Olaf, che Eirik catturò mentre il re della Norvegia si stava gettando in mare. Dopo la battaglia, la Norvegia fu governata dai Jarls di Lade (Trondheim) e trattata come un feudo della Danimarca e della Svezia.

Le fonti più dettagliate riguardo alla battaglia, alle saghe dei re, furono scritte approssimativamente due secoli dopo la stessa. Storicamente inaffidabili, offrono una vivida descrizione letteraria di quanto accaduto nella battaglia e dei fatti che portarono a questo conflitto. Le saghe attribuiscono le cause della battaglia alla sfortunata proposta di matrimonio di Olaf I di Norvegia a Sigrid la Superba ed al suo problematico matrimonio con Thyri, sorella del re di Danimarca. All'inizio della battaglia Olaf è raffigurato mentre insulta la flotta nemica con spavalderia, pur ammettendo nel frattempo che gli uomini di Eirikr erano pericolosi perché "Norvegesi come noi". L'episodio più conosciuto della battaglia è la rottura dell'arco di Einar Thambarskelfir, che annuncia la sconfitta di Olaf.

Contesto storico e strategico[modifica | modifica sorgente]

Incoronato nel 995, Olaf Tryggvason procedette velocemente a cristianizzare la Norvegia, usando tutti i mezzi a sua disposizione.

Nella prima storia documentata, la Norvegia era divisa in un certo numero di regni piccoli e talvolta combattenti, con un potere centrale debole. Nella storiografia tradizionale, l'ascesa al potere di Harald I di Norvegia nel nono secolo iniziò il processo di unificazione dello stato. I discendenti di Harald e gli altri pretendenti al trono dovettero fare i conti con i forti capi regionali, come i Jarl di Lade nel nord ed i governanti della Vingulmark, mentre i sovrani della Danimarca rivendicavano i territori a sud ed erano ansiosi di conquistare i vassalli norvegesi per incrementare la loro influenza. La diffusione del Cristianesimo divenne anche una questione politicamente sempre più importante alla fine del decimo secolo.[1]

Circa nel 970, Haakon Sigurdsson, Jarl di Lade, divenne l'uomo più importante della Norvegia, sostenuto in un primo momento da Harald I di Danimarca in cambio del pagamento di un tributo, ma il rapporto fra i due deteriorò per motivi religiosi: Harald si convertì al Cristianesimo ed era impaziente di Cristianizzare la Norvegia, mentre Haakon rimase un convinto pagano. Nel 995 Haakon fu deposto e salì al trono il capo cristiano Olaf I di Norvegia.

Pur rifiutando l'autorità danese, Olaf fece sua la missione di convertire la Norvegia e le colonie norvegesi ad Ovest tanto velocemente e tanto completamente quanto fosse possibile. Con minacce, torture ed esecuzioni, Olaf ruppe la resistenza pagana e nel giro di pochi anni la Norvegia fu, almeno sulla carta, un paese cristiano. Ma il re Olaf aveva acquisito numerosi nemici durante la sua ascesa al potere. Il più importante era il Eirik, figlio di Haakon, anch'egli un Jarl, e Sweyn I di Danimarca: entrambi dichiaravano di aver ricevuto un sopruso dei loro possedimenti in Norvegia da parte di Olaf.[2]

Gli stessi interessi che si scontrarono nella battaglia di Svolder portarono alla divisione della Norvegia per i decenni a venire, portando a scontri sempre maggiori come la battaglia di Nesjar e la battaglia di Stiklestad. La risoluzione venne nel 1035 con l'ascesa di Magnus I di Norvegia al trono di una Norvegia indipendente e cristiana.[3]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Mentre la battaglia è descritta in un certo numero di fonti medievali, la narrazione intitolata Heimskringla è la meglio conosciuta e quella che ha influenzato maggiormente i moderni scritti storici e letterari.

La battaglia di Svolder è menzionata in un certo numero di fonti storiche. La più antica conosciuta è stata scritta da Adamo di Brema (nel 1080 circa), che scrisse dal punto di vista danese poiché la sua fonte era Sweyn II di Danimarca. Il più tardo storico Saxo Grammaticus fece uso della relazione di Adamo e la ampliò nella sua opera intitolata gesta Danorum (1200 circa).

In Norvegia le tre storie sinottiche Theodoricus monachus, Historia Norvegiæ e Ágrip af Nóregskonungasögum (circa 1190) danno tutte un breve resoconto della battaglia. Le saghe dei re islandesi ne offrono uno molto più esteso, a partire dalla saga di Olaf Tryggvason di Oddr Snorrason (1190 circa). Fornendosi della poesia degli scaldi, di trasmissione orale, Oddr scrisse un resoconto elaborato della battaglia.[4] Ciò fu tenuto anche da due successive saghe islandesi, Fagrskinna e Heimskringla (1220 circa), le quali aggiunsero citazioni di verso scaldico. Tre poemi islandesi scritti attorno al 1200 sono anch'essi di interesse storico: Nóregs konungatal, Hallar-Steinn e Óláfsdrápa Tryggvasonar. La grande saga di Óláf Tryggvason combina diverse delle fonti riportate qui sopra per formare l'ultimo resoconto sotto forma di saga, il più lungo ed il meno affidabile.

La poesia scaldica contemporanea che si riferisce alla battaglia include un'opera di Hallfreðr vandræðaskáld, il quale fu al servizio di Óláf Tryggvason. Hallfreðr non era presente sul campo di battaglia ma raccolse informazioni riguardo a questa successivamente per un elogio ad Óláf. Dalla parte di Jarl Eirik un certo numero di strofe sono state conservate da Halldórr ókristni che parla della battaglia come accaduta "l'anno scorso" e si sofferma sulla scena della cattura da parte di Eirik del Lungo serpente. Alcuni versi riguardo alla battaglia sono anche preservati nell'elogio ad Eirik di Þórðr Kolbeinsson probabilmente composti attorno al 1015. Infine, Skúli Þórsteinsson, che lottò al fianco di Eirik nella battaglia, narrò questo in versi nella sua vecchiaia.

Mentre gli storici valutano la poesia contemporanea scaldica come la fonte più accurata disponibile, bisogna ricordare che i poemi non sono stati conservati in modo indipendente, ma grazie a citazioni nelle saghe dei re. Dopo due secoli di continua trasmissione orale c'è sempre il dubbio che i versi siano ricordati accuratamente e correttamente attribuiti. Inoltre, la poesia degli scaldi non ha in primo luogo lo scopo di dare informazioni, ma di rendere in modo artistico i fatti già conosciuti dagli ascoltatori.[5]

Eventi che portarono alla battaglia[modifica | modifica sorgente]

Olaf Tryggvason propose il matrimonio con Sigrid la Superba, a condizione che si convertisse al Cristianesimo. Quando Sigrid rifiutò la proposta, Olaf la colpì con un guanto. Lei lo avvertì quindi che ciò avrebbe potuto portare alla di lui morte.[6]

Nulla si può ricavare nulla dalle poesie scaldiche contemporanee per conoscere le cause della battaglia. Secondo Adamo di Brema la moglie danese di Olaf Triggvason, Thyri, incitò il marito a far guerra contro la Danimarca. Quando Olaf fu informato sull'alleanza fra Olof III di Svezia e Sweyn I di Danimarca, si arrabbiò e decise di attaccarli.[7] Ágrip e Historia Norwegie forniscono un resoconto simile. Thry era anche la sorella di Sweyn e quando ella si sposò con Olaf, Sweyn rifiutò di pagare la dote promessa. Adirato, Olaf preparò una spedizione per attaccare la Danimarca, ma fu troppo impaziente per aspettare di assemblare una flotta da tutta la Norvegia e si imbarcò per il sud con solo 11 navi, in attesa che il resto lo seguisse. Quando questa speranza non si realizzò, partì per Wendland (Pomerania) per cercare alleati e sulla strada subì un'imboscata da parte di Sweyn ed i suoi alleati.[8]

Olaf offre alla regina Tyra un gambo di Angelica. Lei piange e lo rimprovera di non aver osato affrontare Sweyn per recuperare la dote.[9]

Oddr Snorrason stese un resoconto elaborato riguardo ai problemi derivanti dai matrimoni di Thyri. Ci racconta che ella si era fidanzata e sposata con il re dei VenediBoleslao che ricevette grazie a lei una grande dote, ma lei non voleva essere sua moglie e digiunò dopo il matrimonio, quindi Boleslao la rimandò in Danimarca. Ella quindi organizzò il matrimonio con Olaf, con grande disappunto di suo fratello Sweyn. La moglie di Sweyn, Sigrid la Superba, una ferma oppositrice di Olaf, incitò proprio marito a muovergli guerra contro. Sweyn quindi complottò con il Jarl Sigvaldi ed il re Olaf di Svezia per attirare Olaf Triggvason in una trappola. Olaf Tryggvason andò a Wendland per riscuotere la dote di Thyri dal re Boleslao e, poiché egli sentiva voci di un possibile agguato nei suoi confronti, Sigvaldi giunse per dirgli di non prestar fede a queste. Credendogli, Olaf mandò a casa la maggior parte della sua flotta, poiché i suoi uomini erano impazienti. Aveva quindi solo una piccola flotta quando fu attaccato presso Svolder.[10]

Fagrskinna e Heimskringla seguono largamente il resoconto di Oddr, ma lo semplificano e divergono per alcuni aspetti. Secondo Heimskringla, Sigvaldi salpò con Olaf da Wendland ed una flotta di Venedi lo condusse in un agguato.

Che i suddetti resoconti siano veritieri o meno, è evidente che Sweyn, Olaf di Svezia ed Eirik avevano sufficienti ragioni per opporsi ad Olaf Tryggvason. Quest'ultimo aveva assunto il controllo di Vinken, nel sud della Norvegia, una zona a lungo sotto la supremazia danese. Olaf e Sweyn erano stati in Inghilterra assieme, ma mentre Olaf dichiarò la pace, Sweyn si mantenne saldo a continuare la campagna. Sweyn era in buoni rapporti con Olaf di Svezia e si legò maggiormente a lui con un matrimonio combinato, in questo modo i due furono alleati naturali. Infine Eirik era stato privato del suo patrimonio da Olaf Tryggvason, come probabilmente era successo a suo padre, Haakon Sigurdsson, che potrebbe aver voluto vendicare.

Dalle contrastanti informazioni delle fonti gli storici hanno cercato di ricostruire il più fedelmente possibile la sequenza degli eventi che portarono alla battaglia. È probabile che Olaf Tryggvason stesse veramente navigando da Wendland per la Norvegia quando cadde nell'imboscata. Mentre è possibile che Olaf stesse riscuotendo la dote, sembra più probabile che, prevedendo una guerra, fosse alla ricerca di alleati a Wendland, con scarso successo. Il personaggio di Sigvaldi rimane enigmatico, anche se ci sono prove nella poesia scaldica che tradì veramente Olaf Tryggvason.[11]

Tempo e luogo[modifica | modifica sorgente]

L'Iscrizione runica danese 66 commemora un uomo che "incontrò la morte quando i re combatterono". L'evento in cui morì è probabile che sia stato proprio questo scontro a Svolder.

Tutte le fonti che datano la battaglia concordano sul fatto che si sia svolta nell'anno 1000. La fonte più antica che ne dia una data è la meticolosa Íslendingabók, scritta attorno al 1128, che specifica che si svolse in estate. Oddr Snorrason disse poi che la battaglia è "commemorata in ricordo dei caduti nel terzo o quarto giorno prima delle idi di settembre"[12] (10 o 11 settembre). La Óláfs saga Tryggvasonar en mesta afferma che la battaglia si sia verificata il 9 settembre, mentre altre fonti sono c'accorso con entrambe le date. Dal momento che alcuni scrittori medievali ritenevano che la fine dell'anno fosse in settembre, è possibile che l'anno indicato per questo fatto sia invece quello che noi conosciamo come il 999.

L'ubicazione della battaglia non può essere definita con certezza. Secondo Adamo di Brema, si sarebbe svolta nell'Øresund.[13] Ágrip e Historia Norwegie identificano questo luogo al largo della Zelanda.[14] Teodorico afferma che si svolse "a fianco dell'isola che è chiamata Svöldr e che si trova nei pressi della Slavia". Fagrskinna parla di "un'isola al largo delle coste della Vinðland ... questa isola è chiamata Svölðr".[15] Oddr Snorrason e Heimskringla sono d'accordo sul nome dell'isola ma non ne specificano l'ubicazione.[16] Una strofa del poeta Skúli Þórsteinsson parla della "bocca di Svolder" suggerendo che Svolder potrebbe essere stato il nome originario di un fiume e che la scarsa conoscenza dei Norvegesi della geografia dei Venedi avrebbe potuto confonderlo per il nome di un'isola.[17] Gli Annales Ryenses danesi sono gli unici ad indicare il luogo della battaglia nello Schlei.[18]

Composizione delle flotte[modifica | modifica sorgente]

Secondo le fonti norvegesi Olaf Tryggvason combatté contro forze schiaccianti nella battaglia. Fagrskinna, per esempio, afferma che egli ebbe "solo una piccola flotta" e che il mare attorno a lui era "coperto da navi da guerra".[19] Secondo tutte le fonti che specificano il numero delle sue navi da guerra, egli aveva 11 navi, ma c'è discordia riguardo al numero delle forze dei suoi nemici.

Numero delle navi secondo le varie fonti
Fonte Olaf Tryggvason Olaf di Svezia Eirik Sweyn Alleati totali Ref.
Oddr Snorrason 11 60 19 60 139 [20]
Ágrip 11 30 22 30 82 [21]
Historia Norwegie 11 30 11 30 71 [22]
Theodoricus monachus 11 - - - 70 [23]
Rekstefja 11 15 5 60 80 [24]

Anche se secondo le saghe Olaf Tryggvason aveva solo 11 navi nella battaglia, alcune si esse citano un verso di Halldórr ókristni secondo cui Olaf avrebbe avuto 71 navi quando salpò dal sud. Alcune saghe spiegano questa discrepanza dicendo che alcune di queste navi appartenevano a Sigvaldi, che avrebbe poi disertato da Olaf e che le altre avevano navigato oltre il punto in cui si sarebbe svolto l'agguato prima che questo avesse inizio.

Le saghe descrivono tre delle navi della flotta di Olaf Tryggvason. Secondo Heimskringla la nave chiamata "gru" era una grande nave da guerra veloce ed a vela con 30 panche di rematori, elevata a prua e a poppa.[25] Fu commissionata dal re Olaf ed usata per qualche tempo come nave ammiraglia.

Olaf aveva confiscato la seconda delle sue grandi navi da una pagano che egli aveva torturato a morte per il suo rifiuto di convertirsi al Cristianesimo. Il re Olaf stesso la guidò, "poiché era una nave molto più grande e bella della gru. La sua prua aveva una testa di drago sopra sé e, sulla poppa, una curvatura a forma di coda ed entrambe le parti del collo e tutta la prua erano dorate. Il re la chiamò serpente poiché, quando le vele venivano issate sembravano le ali di un drago. Era la nave più bella di tutta la Norvegia."[26]

Il Lungo Serpente era la nave migliore mai costruita in Norvegia, e la più costosa.

La terza nave ammiraglia di Olaf, il lungo serpente era una nave leggendaria menzionata in numerosi aneddoti nelle saghe. «Fu costruita come una nave-drago, sul modello della nave serpente che il re aveva preso presso Hálogaland; solo che essa rea molto più larga e lavorata più attentamente in tutti gli aspetti. Egli la chiamò il lungo serpente e l'altra il serpente corto. Il lungo serpente aveva 34 scompartimenti. La testa e la coda erano completamente dorate. E i trincarini erano elevati come quelli delle navi marittime. Questa era la miglior nave mai costruita in Norvegia, e la più costosa[27]».

L'unica nave degli alleati descritta è chiamata sperone di ferro ed era posseduta da Eirik. Secondo Fagrskinna era la più grande di tutte le navi. Heimskringla fornisce più dettagli: «Il Conte Eirik possedeva una nave estremamente grande che era abituato a prendere nelle sue esplorazioni vichinghe. Aveva un becco [o sperone] nella parte superiore della prua e della poppa e sotto queste piastre di ferro pesanti, larghi come lo stesso becco, che andavano sotto la superficie dell'acqua.[28]»

I comandanti valutano i loro avversari[modifica | modifica sorgente]

È improbabile che gli scrittori della saga abbiano avuto informazioni accurate riguardo ai dettagli della battaglia al di là dei resoconti sparsi nei poemi superstiti. Tuttavia, iniziando con Oddr Snorrason, presentano un resoconto letterario elaborato, raffigurando i principali partecipanti attraverso le loro stesse parole e azioni.

Le navi di Olaf Tryggvason passano l'ancoraggio dei loro nemici alleati in una lunga colonna senza ordine, in quanto non era previsto un attacco. Comodamente posizionati per osservare la flotta, Eirik ed i due re commentarono le navi che passavano. Sweyn ed Olaf erano desiderosi di attaccare battaglia, ma Eirik è ritratto come più cauto e più consapevole ed conoscitore delle forze Norvegesi.

Stando sull'isola di Svolder, i comandanti alleati osservavano la flotta di Olaf Tryggvason passante di fronte a loro.

Poiché progressivamente apparivano navi sempre più grandi, i Danesi e gli Svedesi pensavano che per ogni nave che passava che fosse il lungo serpente e volevano attaccarlo subito; Eirik, tuttavia, li bloccava con osservazioni intelligenti: «Non è il re Olaf sulla sua nave. Conosco la sua nave poiché l'ho vista spesso. Appartiene ad Erling Skjalgsson da Jaðarr, ed è meglio attaccare la sua nave dalla poppa. È presidiata da compagni tali che, se affronteremo re Olaf Tryggvason, impareremo presto che sarebbe meglio per noi trovare un varco nella sua flotta che attaccare battaglia contro quella nave.[29]»

Quando infine Eirik consentì l'attacco, il re Sweyn si vanta che avrebbe comandato il lungo serpente "prima del tramonto". Eirik fece un commento "in modo che solo pochi uomini potessero sentirlo" dicendo che «con a disposizione solo l'esercito danese, il re Sweyn non potrebbe mai comandare questa nave».[29] Quando gli alleati salparono per attaccare Olaf Tryggvason, il punto di vista cambia e si sposta a quello norvegese.

Dopo aver riconosciuto il nemico, Olaf avrebbe potuto usare la vela ed i remi per sfuggire ed iniziare la fuga, ma rifiutò di fuggire e si gira per dare battaglia con le sue 11 navi subito attorno a lui. Vedendo la flotta danese schierata contro di lui, commenta «Le capre della foresta non ci supereranno, poiché i Danesi hanno il coraggio delle capre. Non temiamo questa forza poiché i Danesi non hanno mai vinto prima combattendo sulle navi.»[30]

Allo stesso modo, Olaf disprezzò gli Svedesi con riferimenti ai loro costumi pagani: «Gli Svedesi avranno una vita più semplice e gradevole leccando le loro ciotole sacrificali che ad imbarcandosi sul lungo serpente di fronte alle nostre armi ed riuscendo a sgombrare le nostre navi. Prevedo che non avremo bisogno di temere i mangiatori di cavalli.»[31]

Fu solo quando Olaf Tryggvason vide il contingente di Eirik che realizzò di essere sul punto di affrontare una dura battaglia perché "loro sono Norvegesi come noi".[32]

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

La natura caotica di una battaglia navale è mostrata in un quadro ritraente la battaglia di Svolder dipinto da Peter Nicolai Arbo.

La disposizione adottata in battaglia fu una usata in molte battaglie navali del Medioevo dove una flotta doveva combattere sulla difensiva.[33] Olaf posizionò le proprie navi fianco a fianco, con la sua, il lungo serpente, nel mezzo della linea, con la prua proiettata davanti a quella delle altre. I vantaggi di questa disposizione erano che lasciava tutte le mani libere per combattere, che si poteva formare una barriera con i remi ed i pennoni e che limitava la capacità del nemico di far conto sulla superiorità numerica. Il lungo serpente era la nave più grande ed anche la più elevata, un altro vantaggio dei difensori era quindi che avrebbero potuto scagliare proiettili sui nemici dall'alto verso il basso, mentre il nemico avrebbe dovuto scagliare le frecce e gli altri giavellotti verso l'alto. Olaf, in effetti, aveva disposto le sue undici flotte in una fortezza galleggiante.

Le saghe davano tutto il merito ai Norvegesi, lodando Eirik per la sua intelligenza e per aver sfoderato maggior valore dei suoi alleati. I Danesi e gli Svedesi assaltarono il fronte nemico, ma furono respinti, subendo pesanti perdite. Eirik attaccò i fianchi e mandò all'assalto la sua nave contro l'ultima nave della linea di Olaf, che occupò con un attacco feroce e poi procedette sulla nave successiva. In questo modo le navi di Olaf furono occupate una alla volta, finché fu lasciato solo il lungo serpente.[34]

Einarr Þambarskelfir[modifica | modifica sorgente]

Einarr Þambarskelfir prova l'arco del re e lo ritiene troppo debole.

Uno degli episodi più conosciuti della battaglia coinvolge Einarr Þambarskelfir, un arciere della flotta del re Olaf che poi sarebbe diventato un astuto politico. Heimskringla descrive il suo tentativo di assassinare Eirik e di bloccare la disfatta di Olaf:

« Einar scagliò una freccia contro il conte Eirik, che colpì il timone appena sopra la testa del conte con così forza che entrò nel legno fino all'asta della freccia. Il conte guardò da quella parte e chiese se conoscessero chi avesse scagliato la freccia; e nello stesso momento un'altra freccia volò fra la sua mano ed il suo fianco e nell'imbottitura dello sgabello del capitano, in modo tale che la punta uncinata uscì dall'altra parte. Quindi disse il conte ad un uomo chiamato Fin [ma alcuni dicono che era della gente di Fin (Lapponia) e che era un arciere fra i più bravi] «Colpisci questo alto uomo dall'albero della nave!». Fin scagliò la freccia; e colpì il centro dell'arco di Einarr proprio nel momento in cui lui lo stava tendendo, e si divise in due parti. «Cosa ha rotto con un tale rumore?» urlò il re Olaf. «La Norvegia, re, dalle vostre mani» gridò Einar. «No, non così tanto!» disse il re, «prendi il mio arco e scaglia le frecce» e gli lanciò il suo arco. Einar prese l'arco, e lo tese oltre il cuspide della freccia [vedi immagine a lato]; «troppo debole, troppo debole» disse «per essere un arco di un re potente!» e, gettando l'arco da parte, prese la spada e lo scuso e combatté valorosamente.[35] »

La stessa storia si trova anche nel Gesta Danorum, anche se in questo resoconto Einarr mirava a Sweyn, anziché a Eirik.[36]

Morte di re Olaf[modifica | modifica sorgente]

La fase finale della battaglia, quando Eirik ed i suoi uomini compiono un abbordaggio sul Lungo Serpente.

Alla fine il Lungo Serpente fu sopraffatto e Olaf Tryggvason sconfitto. Le fonti danesi riportano che quando tutto era perduto si suicidò gettandosi in mare; "la fine si addice alla sua vita", secondo Adamo di Brema.[37] Saxo Grammaticus dice che Olaf preferiva il suicidio ed il salto in mare in armatura completa alla morte per mano del nemico ed alla vista del nemico vittorioso.[38] I resoconti norvegesi e islandesi sono più complessi e più inclini ad esaltare Olaf. Il poema memoriale di Hallfreðr per il suo signore accennò già a voci secondo le quali Olaf sarebbe sfuggito alla morte a Svolder. Le saghe offrono una varietà di possibilità. Questa è parte del resoconto di Ágrip:

« Ma nulla della caduta del re Olaf fu saputo. Fu visto che, come il combattimento diminuì di intensità, stette, ancora vivo, sull'alto ponte di poppa sul Lungo Serpente, che aveva 32 posti per i remi. Ma quando Eirik andò sulla poppa della nave cercando il re, una luce balenò davanti a lui come un fulmine e, quando essa scomparve, il re stesso non c'era più.[39] »

Altre saghe affermano che, in un modo o in un altro, Olaf si fece strada verso la riva, forse nuotando, oppure con un aiuto degli angeli, o molto probabilmente salvato da una delle navi dei Venedi presenti.[40] Dopo la sua fuga, presumibilmente Olaf cercò la salvezza della sua anima all'estero, forse entrando in un monastero. Mesta descrive una serie di "avvistamenti" di lui in Terra Santa, fra il 1040 ed il 1050.[41]

Il re Olaf, come Carlo Magno, Federico Barbarossa e Sebastiano I del Portogallo, appartiene alla categoria degli eroi leggendari il cui ritorno fu cercato dal popolo, non essendo stata completamente accettata la loro morte.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La partizione della Norvegia dopo la battaglia secondo il Heimskringla.

Dopo la battaglia di Svolder i comandanti vittoriosi divisero la Norvegia in diverse aree di controllo. Heimskringla fornisce il resoconto più dettagliato riguardo alla suddivisione, descrivendola come triplice. Olaf lo Svedese ricevette quattro distretti territoriali in Trondheim così come in Møre og Romsdal, Romsdal e Ranrike. Le diede da tenere come vassallo al suo genero Sveinn Hákonarson. Sweyn prese possesso del distretto di Viken, dove l'influenza danese era sempre stata forte. Il resto della Norvegia fu governato da Eirik Hákonarson come vassallo di Sweyn.[42] Fagrskinna afferma al contrario che la parte svedese comprendeva Oppland ed una parte di Trondheim.[43] Altre fonti sono meno specifiche.

Il Jarl Eirik e Sweyn si dimostrarono governatori forti e competenti ed il loro regno era prospero. Più fonti affermano che adottarono il Cristianesimo, ma permisero al popolo la libertà religiosa, portando ad una reazione contro lo stesso, che vanificò molto del lavoro missionario di Olaf Tryggvason.[44]

Eredità[modifica | modifica sorgente]

Diversi fattori sono combinati in questa battaglia tali da renderla una delle più conosciute dell'era vichinga. Nella storiografia Norvegese ed Islandese, il re Olaf Tryggvason era tenuto in grande considerazione come l'uomo che aveva diffuso il Cristianesimo al Nord. La sua fine colorita in una battaglia contro forze schiacciante rende la storia fittizia. I poeti di corte del Jarl Eirik hanno anche assicurato al loro signore una buona parte della gloria. Citando Mesta:

« La battaglia è riconosciuta essere per molte ragioni la più famosa fra quelle mai combattute nelle terre nordiche. Poiché, prima c'era la nobile difesa fatta data dal re Olaf e dei suoi uomini a bordo del Lungo Serpente. Non è conosciuto alcun altro esempio in cui gli uomini si siano difesi così a lungo e così valorosamente contro un numero così schiacciante di nemici. Quindi ci fu un feroce attacco da parte del conte Eirik e dei suoi uomini, tenuto in grande fama. [...] La battaglia fu molto famosa anche a causa della grande strage ed al successo del conte ottenuto nell'occupare una nave che prima di quel momento era la più grande e la più lunga di tutta la Norvegia; che l'equipaggio diceva che, al largo sul mare, non sarebbe mai potuta essere occupata con le armi, di fronte a quegli eroi che la presidiavano.[45] »
Francobollo delle Isole Fær Øer mostrante una scena della battaglia basato sul poema di Jens Christian Djurhuus intitolato Ormurin langi.

In Islanda, dove le saghe dei re continuavano ad essere copiate e studiate, la battaglia stuzzicava l'immaginazione di diversi poeti. Il cinquecentesco Svöldrar rímur canta in versi la battaglia, seguendo largamente il resoconto di Oddr Snorrason. Due altri cicli in stile rímur sullo stesso argomento furono composti nel diciottesimo secolo, uno dei quali è stato preservato nel tempo.[46] Nel diciannovesimo secolo il poeta popolare Sigurður Breiðfjörð compose un altro ciclo in stile rímur riguardo alla battaglia, basandosi sul Mesta.[47]

Con la fioritura del nazionalismo e del romanticismo nel diciannovesimo secolo e la crescita del numero delle traduzioni delle saghe, l'interesse per la battaglia di Svolder aumentò anche fuori dall'Islanda. Attorno al 1830, il poeta Jens Christian Djurhuus compose una ballata riguardo alla battaglia chiamata Ormurin langi, seguendo il resoconto di Snorri.[48] La ballata è stata ben accolta e rimane tra quelle più conosciute delle Isole Fær Øer. Nel 2002 una versione in genere heavy metal realizzata da parte della band Týr, guadagnò ulteriore seguito nel mondo.

In Norvegia, l'Einar Tambarskjelve di Johan Nordahl Brun, scritto nel 1772, è considerato una pietra miliare della letteratura norvegese.[49] In seguito Bjørnstjerne Bjørnson scrisse un corto poema sulla caduta del re Olaf intitolato Olav Trygvason.[50] Bjørnson collaborò anche con Edvard Grieg in un'opera riguardo Olaf Tryggvasonn, ma i due morirono prima che il lavoro fosse stato portato a termine. Ragnar Søderlind ha ora completato l'opera, che ha debuttato nel settembre del 2000, 1000 anni dopo la battaglia di Svolder. Søderlind introdusse motivi legati al Fato nella scena della battaglia da Wagner, Beethoven e Liszt.[51]

La battaglia ha ispirato l'arte anche fuori dalla Scandinavia, incluso un volume manga dall'artista giapponese Ryō Azumi.[52] Il lavoro in inglese più conosciuto è probabilmente il ciclo "La saga del re Olaf" di Henry Wadsworth Longfellow (dalla sua collezione di poemi del 1863 intitolata tales of a Wayside Inn), la maggior parte della quale è dedicata alla battaglia di Svolder.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Jones, Vikings, pp. 137-138
  2. ^ Midgaard 1963:25–6.
  3. ^ Sawyer 1993:54–8.
  4. ^ Bjarni Aðalbjarnarson 1941:xiv, cxxxvi.
  5. ^ Campbell 1998:66.
  6. ^ Snorri Sturluson 1991:200–1.
  7. ^ Tschan 2002:81–2.
  8. ^ Bjarni Aðalbjarnarson 1941:cxxvi.
  9. ^ Snorri Sturluson 1991:226.
  10. ^ Bjarni Aðalbjarnarson 1941:cxxxviii-cxxix.
  11. ^ Bjarni Aðalbjarnarson 1941:cxxxiii-iv.
  12. ^ Oddr Snorrason 2003:134.
  13. ^ Tschan 2002:82.
  14. ^ Theodoricus monachus 1998:18.
  15. ^ Finlay 2004:116.
  16. ^ Oddr Snorrason 2003:115; Snorri Sturluson 1991:230.
  17. ^ Bjarni Aðalbjarnarson 1941:cxxxv, Ólafur Halldórsson 2006:cxliii.
  18. ^ Baetke 1951:60.
  19. ^ Finlay 2004:121.
  20. ^ Oddr Snorrason 2003:117–27.
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