Battaglia di Rieti-Antrodoco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Rieti-Antrodoco
Data 7 marzo 1821
Luogo Rieti, Lazio
Esito Vittoria austriaca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
10.000 uomini 14.000 uomini
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Rieti-Antrodoco (anche battaglia di Rieti, battaglia di Antrodoco o battaglia del Colle di Lesta) si svolse tra le forze austriache comandate dal generale Frimont e gli insorti napoletani del generale Guglielmo Pepe.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

L'insurrezione militare scoppiata nell'esercito del Regno delle Due Sicilie spinse il Re Ferdinando I di Borbone ad instaurare un governo di stampo costituzionale nel proprio regno. L'Austria, garante dell'equilibrio della Restaurazione, decise di intervenire militarmente, a seguito della richiesta fatta da reFerdinando I di Borbone al Congresso di Lubiana, per reprimere i moti insurrezionali. Le truppe austriache erano capeggiate dal generale Frimont.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il suo stesso racconto, le tre brigate di Pepe erano schierate con 5 battaglioni ad Ascoli, due a guardia dei passi di Visso e Arquata, tre battaglioni tra Piediluco e Leonessa e due battaglioni a Tagliacozzo. Le forze restanti, otto battaglioni di linea, quattordici di guardia nazionale, genieri e un minimo di cavalleria, erano divisi in tre brigate sulla strada di Cittaducale. Pepe, ignorando il consiglio del reggente e del generala Carrascosa di arroccarsi in l'Aquila dove sarebbe stato imbottigliato senza scampo, decise di affrontare gli austriaci a Rieti lasciandosi la possibilità di ripiegare tra le montagne.

Il 6 aprile Pape diede istruzioni al generale Montemaior, al comando di una brigata, di provocare all'alba del 7 gli austriaci presenti a Rieti ad inseguirlo, ma senza lasciarsi agganciare, per portarli in bocca al resto del corpo d'armata. Montemaior però ritardò l'operazione fino alle 10 del mattino, dando la possibilità agli austriaci di far giungere rinforzi dai dintorni di Rieti, e la cavalleria austriaca attaccò con diverse cariche i fanti italiani; questi però si avvalsero delle pieghe del terreno e della vegetazione (vigneti e alberi) per costringerli a rompere la formazione e a non potersi giovare della potenza che sarebbe derivata da una carica a ranghi serrati, respingendoli con perdite. Stessa sorte toccò alla fanteria tirolese ed alla fanteria leggera che era stata inviata all'attacco delle posizioni italiane. Dopo quattro ore di combattimenti Pepe cercò di occupare i Colli dell'Annunziata inviandovi due battaglioni di linea, solo per accorgersi poco dopo che anche gli austriaci avevano fatto la stessa mossa, ma con otto battaglioni di fanteria ed altrettanti squadroni di cavalleria. Non potendo inviare i rinforzi, Pepe ordinò la ritirata, inizialmente coperta dalla sua artiglieria e svoltasi con ordine nonostante la pressione austriaca, ma ad un certo punto le truppe si sfaldarono iniziando a sparpagliarsi, e solo inviando ufficiali esperti ad Antrodoco si riuscì ad ottenere un certo ordine che fermò il ripiegamento. Il giorno dopo però, buona parte dei reparti si sbandò e solo pochi battaglioni di fanteria e trecento cavalieri rimasero a fronteggiare gli austriaci, tanto che il 10 le forze rimanenti in Antrodoco ripiegarono verso la salvezza delle montagne.

Secondo gli austriaci, 52.000 uomini avevano passato il Po, inquadrati in cinque divisioni quattro delle quali attaccarono l'Abruzzo. Pertanto, quella che Pepe intendeva attaccare era solo l'avanguardia austriaca, comandata dal tenente generale conte di Wallmoden. I 14.530 soldati di questa divisione erano divisi in due brigate, la prima delle quali comandata dal generale di brigata Villata , con 5.500 fanti e 500 cavalieri era di stanza a Rieti; l’altra invece di circa 6.000 uomini, era comandata dal generale di brigata Geppert, e dotata anche di dodici cannoni (due batterie), e presidiava la contrada di case Vicentini, posta tra Terria e Montisola; la distanza tra le due brigate era di soli 4 o 5 Km per cui una azione di sorpresa avrebbe potuto colpirne una prima che la seconda avesse avuto il tempo di ricongiungersi, in stile napoleonico, ma il ritardo di Montemaior vanificò la tattica di Pepe. Anche la successiva azione di Montemaior fu lenta e poco incisiva nonostante la superiorità numerica della quale godeva con i suoi 7.000 uomini, per cui gli austriaci poterono tranquillamente rinforzare le altre posizioni con l'avanzata contemporanea di quattro colonne che alla fine riuscirono a penetrare il fronte italiano scongiurando l'azione avvolgente che Pepe aveva progettato ed imponendo il ripiegamento generale. Le defezioni dei giorni successivi fecero il resto, e nonostante una tenace resistenza delle forze rimaste la superiorità numerica degli austriaci si impose.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ciro Romano, La battaglia di Antrodoco, e il Risorgimento italiano, L'Aquila, Emmegi, 2011, ISBN 978-88-904278-1-7.
  • La battaglia di Rieti-Antrodoco del 7-9 Marzo 1821 di Luciano Tribiani su asrieti.it. URL consultato il 19-04-2014.
  • Carrascosa M : “Memorie storiche politiche e militari sulla rivoluzione di Napoli”. Londra 1823.
  • Pepe G. : “Memorie biografiche e intorno ai recenti casi d’Italia “ Lugano 1847.
  • Bianchi N. : “Storia documentata della diplomazia europea in Italia dall’anno 1814 al 1860”. Torino 1875.
  • Colletta P. : “Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825”. Napoli 1905
  • Sacchetti Sassetti A. : “Rieti nel Risorgimento italiano”. Rieti 1911
  • Rosi M. : “Storia contemporanea d’Italia dalle origini del Risorgimento ai giorni nostri”.Torino 1922.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]