Battaglia di Mursa Maggiore
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| Battaglia di Mursa Maggiore | |||||||
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Moneta di Magnenzio, l'usurpatore sconfitto nella battaglia |
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| Schieramenti | |||||||
| Impero romano (Costanzo II) |
Impero romano (Magnenzio) |
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| Comandanti | |||||||
| Costanzo II | Magnenzio | ||||||
| Effettivi | |||||||
| 60.000 | 36.000 | ||||||
| Perdite | |||||||
| 30.000 | 24.000 | ||||||
La Battaglia di Mursa Maggiore fu combattuta nel 351 tra l'esercito dell'imperatore romano Costanzo II e le forze dell'usurpatore Magnenzio. Fondamentale per la vittoria di Costanzo II fu il tradimento del franco Claudio Silvano, comandante di una forte ala di cavalleria per conto di Magnenzio. La sconfitta ridusse notevolmente le possibilità di successo della ribellione di Magnenzio: l'usurpatore, che aveva perso nella battaglia il proprio fidato magister officiorum Marcellino, avrebbe sofferto la sconfitta decisiva due anni dopo, alla Battaglia di Mons Seleucus. La battaglia ebbe anche un significato religioso, in quanto Magnenzio aveva ripristinato alcuni diritti per i pagani, mentre Costanzo arrivò a lasciare il campo di battaglia per pregare sulla vicina tomba di un martire; il vescovo di Mursa, Valente, riferì di aver saputo della vittoria di Costanzo direttamente da un angelo. Si trattò di una delle più sanguinose battaglie della storia romana: secondo Giovanni Zonara (xiii 8.17), Magnenzio perse due terzi delle sue truppe e Costanzo metà delle proprie, per un totale di 54000 uomini, in un periodo in cui l'impero aveva molti nemici esterni.
Prima della battaglia, Costanzo inviò il proprio prefetto del pretorio per l'oriente, Flavio Filippo, a negoziare con Magnenzio, richiedendo che l'usurpatore si ritirasse in Gallia. Dopo che l'ambasciata fallì, Claudio Silvano, uno dei comandanti di Magnenzio, disertò a Costanzo con i propri uomini.
L'esercito orientale di Costanzo II era costituito da molte truppe di cavalleria pesante, i catafratti, e arcieri a cavallo, quasi tutti reclutati in Asia, le fanterie legionarie, erano in pratica quelle illiriche del precedente usurpatore Vetranione. Magnenzio poteva contare su un esercito inferiore della metà di quello orientale, ma su soldati notoriamente più validi di quelli asiatici; galli, germani, britanni, pannoni, perlopiù legionari e ausiliari, pochi gli italici, essendo Magnenzio poco amato in Italia dopo la rivolta di Nepoziano.
Lo squilibrio delle forze era soprattutto nell'ala sinistra dello schieramento di Costanzo (il quale, ad ogni buon conto, era digiuno di tattica militare, anche se pare fosse un discreto arciere), rispetto a quella destra di Magnenzio, e proprio da lì partì l'attacco, in linea obliqua e avvolgente. I catafratti nel centro si gettarono sulle fanterie legionarie ma non sfondano. Gli ausiliari germani, nudi, affrontarono le frecce degli arcieri, e il muro di ferro dei catafratti: si assistette a duplice dimostrazione di valore, con i legionari che disciplinatamente si rinserrarono e si riordinarono ad ogni carica, i germani che fecero strage di asiatici con la loro foga guerriera.
Le perdite tra i vincitori furono maggiori che tra i vinti, a testimonianza della grande resistenza di questi ultimi, 30000 contro 24000, ma la proporzione delle perdite fu irreparabile per Magnenzio, il quale sopravvisse alla battaglia. Non però fuggendo, come lo descrivono le lingue servili dei panegiristi cristiani, ma pugnando da valoroso in prima linea, rincuorando i soldati, e riordinandoli finché anche il campo fu preso. In fuga, ma non disordinata, poté sorprendere l'avanguardia che Costanzo II aveva inviato ad inseguirlo, e sconfiggerla presso Pavia.
[modifica] Bibliografia
- Cameron, Averil, e Peter Garnsey ed., The Cambridge Ancient History, Cambridge University Press, 1988, Vol XIII, p. 20.
- "Mursa, Battle of", Encyclopædia Britannica, da Encyclopædia Britannica Premium Service. <http://www.britannica.com/eb/article?tocId=9054379> [acceduto February 2, 2006].
- Furio Sampoli, Costantino il grande e la sua dinastia, Newton & Compton Editori, 2003, pp. 203-205.

