Battaglia di Messines

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Messines
Mappa della battaglia di Messines
Mappa della battaglia di Messines
Data 21 maggio - 7 giugno 1917
Luogo Messines, Fiandre, Belgio
Esito Vittoria inglese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
5 divisioni
(126.000)
12 divisioni
(216.000)
Perdite
25.000 morti e feriti 23.749 morti e feriti
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Messines fu un combattimento durato circa 17 giorni fra inglesi e tedeschi, iniziato il 21 maggio 1917 e terminato il 7 giugno, che vide la conquista delle alture di Messines (Mesen in fiammingo) da parte degli alleati. La battaglia è considerata uno degli scontri di maggior successo per l'esercito britannico.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915 il Generale Douglas Haig, nominato nel dicembre Capo di Stato Maggiore, aveva cominciato ad accarezzare l'idea di uno sbarco nelle Fiandre e iniziò a collaborare con l'Ammiraglio Reginald Bacon della Marina britannica e il Colonnello Aymler Hunter-Weston. Il piano consisteva nello sbarco nei pressi di Middelkerke, grazie a tre piattaforme galleggianti, che trasportavano ciascuna una divisione (costituite da fanti, artiglieria e carri armati), seguito dalla conquista delle postazioni tedesche costiere sino a raggiungere le zone più interne nei pressi di Ypres[1]. Tuttavia prima di fiondarsi su Ypres risultò indispensabile la conquista dell'altura di Messines. Venne scelto Herbert Plum, che iniziò a mettere a punto un piano. Attento alla vita dei propri uomini, lo elaborò in modo da indebolire le linee nemiche prima dello scontro diretto. Per questo fece scavare ai Sappers, del "Tunneling Corps" (Corpo per lo scavo di tunnel), ventiquattro lunghissime gallerie che fece riempire di tonnellate di esplosivo[2].

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Durante la mattina del 21 maggio 1917 iniziò il bombardamento di preparazione da parte dell'artiglieria britannica sulla zona di Wijtschate. Questa prima fase terminò solo dopo molti giorni, nelle prime ore del 7 giugno. Il testimone oculare Erich Maria Remarque ricorda questi momenti così:

« Vediamo vivere uomini a cui manca il cranio; vediamo correre soldati a cui un colpo ha falciato via i due piedi e che inciampano sui moncherini scheggiati, fino alla prossima buca; un caporale percorre due chilometri sulle mani, trascinandosi dietro i ginocchi fracassati; un altro va al posto di medicazione premendo le mani contro le budella che traboccano; vediamo uomini senza bocca, senza mandibola, senza volto; troviamo uno che da due ore tiene stretta coi denti l'arteria del braccio per non dissanguarsi; il sole si leva, viene la notte, fischiano le granate, la vita se ne va a goccia a goccia. Ma quel pezzetto di terra sconvolta sul quale stiamo viene mantenuto contro le prevalenti forze nemiche: poche centinaia di metri soltanto si dovettero cedere. E per ogni metro c'è un morto[2]. »

Alle 3.10 del mattino avviene l'esplosione delle ventiquattro gallerie. In realtà non tutte esplosero, poiché alcune di queste avevano funzionato male per problemi tecnici, mentre altre erano state precedentemente disinnescate dai tedeschi. Bisogna infatti specificare che a volte gli scavatori tedeschi incontravano quelli inglesi e spesso si svolgevano dei combattimenti corpo a corpo sotterranei. Morirono subito diecimila tedeschi per lo più facenti parte della 3ª divisione Bavarese, che venne quasi completamente annientata. Il risultato devastante per la conformazione del territorio era già stato previsto, tanto che lo stesso Plumer disse[3]:

« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia[3]. »

L'esercito britannico fece anche uso massiccio di proietti caricati con il gas, 3 milioni e mezzo di ogni calibro, rispondendo ad i gas tedeschi che, in alcuni casi, causarono gravi perdite alle truppe britanniche in assembramento per l'attacco.[4] Dopo le lunghe deflagrazioni (si dice che furono talmente forti da essere udite da Dublino e Londra[3]) si passò all'attacco della fanteria: nove divisioni della 2ª armata britannica avanzarono coadiuvati da settantadue carri armati e dai mortai Livens. Dopo sole tre ore di scontro i tedeschi cominciarono a ritirarsi e più di settemila caddero in mano degli avversari. Con questi vennero catturati anche sessantacinque cannoni, novantaquattro mortai da trincea e circa trecento mitragliatrici Schwarzlose e Maxim[5]. La battaglia di Messines è considerata una delle azioni di maggior successo per le forze armate britanniche, nonostante l'uccisione di un buon numero dei propri soldati, causata, per problemi di coordinazione, dalle esplosioni[5].

Lone Tree Crater
Tombe nel Spanbroekmolen British Cemetery

Le Mine[modifica | modifica wikitesto]

Le mine riempivano ventiquattro lunghissime gallerie scavate mesi prima dai Royal Engineer, a una profondità compresa tra i 15 ed i 30 metri. L'esplosivo, circa 20 tonnellate di media per mina, era potentissimo: si trattava di Ammonal, composto da nitrato di ammonio, polvere di alluminio e polvere di carbone (quella di alluminio, in particolare, sviluppava temperature, non appena incendiata, che si aggiravano intorno ai 3000 °C)[2].

Il 17 giugno 1955 a causa della elettricità statica di un temporale, una delle mine disperse esplose provocando un cratere di 60 metri di diametro e 20 di profondità. Morì una mucca. Probabilmente ci sono ancora 4 mine inesplose[6].

Posizionamento Quant. esplosivo (kg) Diametro del cratere (m)
Hill 60 A 24 200 58
Hill 60 B 31 700 79
St Eloi 43 300 53
Hollandscheschour 1 15 500 56
Hollandscheschour 2 6 800 32
Hollandscheschour 3 7 900 43
Petit Bois 1 13 600 53
Petit Bois 2 13 600 66
Maedelstede Farm 42 600 66
Peckham 30 400 73
Spanbroekmolen 41 200 76
Kruisstraat 1 13 600 71
Kruisstraat 2 13 600 66
Kruisstraat 3 13 600 62
Kruisstraat 4 8 800 1 e 4 cratere unico
Ontario Farm 27 200 61
Trench 127 Left 16 300 55
Trench 127 Right 22 700 64
Trench 122 Left 9 000 59
Trench 122 Right 18 100 69

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gualtieri, p. 86.
  2. ^ a b c Gualtieri, p. 87.
  3. ^ a b c Gualtieri, p. 89.
  4. ^ Palazzo, p. 185.
  5. ^ a b Gualtieri, p. 91.
  6. ^ Dal sito firstworldwar

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]