Battaglia di Mantinea (362 a.C.)
| Battaglia di Mantinea | |||
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Sistema di alleanze (371-362 a.C.)
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| Data | 4 luglio[senza fonte] 362 a.C. | ||
| Esito | Vittoria pirrica tebana | ||
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| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
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La battaglia di Mantinea fu combattuta nell'estate del 362 a.C.[1] dagli Spartani e dagli Ateniesi, insieme a contingenti peloponnesiaci dell'Acaia e di Mantinea, contro l'esercito tebano di Epaminonda affiancato da contingenti provenienti dall'Arcadia, dalla Messenia e delle città di Sicione e Argo.
La battaglia rivelò ancora una volta le grandi doti strategiche di Epaminonda che si avviava a una nuova vittoria quando, durante una carica disperata della fanteria spartana, venne trafitto da una lancia e morì. La battaglia probabilmente terminò con una vittoria tattica tebana: ma, con la morte del suo grande stratega, la città beota non fu più in grado di riconfermare la propria egemonia in Grecia; la battaglia si concluse senza vincitori né vinti proprio per l'incapacità strategica di Tebe, ormai priva di leader politici di spessore, di sfruttare la vittoria militare.
Senofonte, lo storico antico più affidabile poiché l'unico contemporaneo agli avvenimenti, racconta così l'esito della battaglia:
| « [Epaminonda] non fu deluso nelle sue speranze; infatti, dopo aver vinto là dove attaccò, mise in rotta tutto l'esercito avversario. Tuttavia, quando anche lui cadde, gli altri non furono più capaci di trar profitto dalla vittoria, ma, sebbene davanti a loro fosse in fuga la falange avversaria, gli opliti non uccisero nessuno né si spinsero in avanti dal luogo in cui era avvenuto l'attacco. E sebbene davanti a loro fossero in fuga anche i cavalieri, nemmeno i loro cavalieri inseguirono e uccisero né cavalieri né opliti, ma come degli sconfitti in preda al panico si aprirono un varco attraverso le schiere dei nemici in fuga. E gli ausiliari e i peltasti che avevano vinto insieme alla cavalleria arrivarono sull'ala sinistra, come se ormai fossero i vincitori, ma lì la maggior parte di loro fu massacrata dagli Atenesi » |
| (Senofonte, Elleniche, VIII, 5, 24-25.[2]) |
Bisogna sottolineare che Senofonte, che idolatrava Sparta e il suo re Agesilao, si concentrò poco sulla figura di Epaminonda, menzionandolo il meno possibile nelle sue opere, tanto da non citarlo neanche nella Battaglia di Leuttra.
Note [modifica]
- ^ D. Musti, Storia greca, p. 548. Roma, GLF, 2006.
- ^ Senofonte, Elleniche, traduzione di Umberto Bultrighini, Newton 1997.
Bibliografia [modifica]
- Domenico Musti, Storia greca. Roma, GLF, 2006. ISBN 8842075140.