Battaglia di Malta

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Coordinate: 35°53′N 14°27′E / 35.883333°N 14.45°E35.883333; 14.45

Battaglia di Malta
parte Guerra dei Vespri siciliani
Data 8 giugno 1283
Luogo di fronte a Malta
Esito vittoria degli Aragonesi
Modifiche territoriali L'arcipelago di Malta passa dagli Angioini alla Corona d'Aragona
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
da 18 a 21 galere e 5.500 uomini da 20 a 27 galere e 7.800 uomini
Perdite
300 uccisi o feriti[1] 10 galere catturate,
5 galere affondate,
3,500 morti,
860 prigionieri[1]
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La battaglia navale di Malta fu una di quelle combattute durante le guerre dei Vespri siciliani. Ha avuto luogo l'8 giugno 1283 di fronte a Malta, nel Porto Grande, quando una flotta aragonese-siciliana comandata da Ruggero di Lauria sconfisse una flotta del Regno angioino di Napoli, composta da una ventina di galee comandate dagli ammiragli provenzali Barthélemy Bonvin e Guillaume Cornut, che morì in battaglia.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vespri siciliani.

Papa Clemente IV, preoccupato per l'avanzata dei ghibellini ha cercato aiuto da Carlo I d'Angiò, fratello minore del suo alleato Luigi IX di Francia (il santo), al quale ha concesso il Regno di Sicilia in cambio della cacciata di Manfredi di Sicilia dai feudi papali del sud Italia. Le truppe di Carlo d'Angiò sono entrate nell'isola e Manfredi morì nella battaglia di Benevento, mentre Carlo d'Angiò fu incoronato re di Sicilia a Roma nel 1266. Sotto Carlo d'Angiò, e il suo successore Carlo II, lo zoppo, è stato favorito il nord del Regno e spostata la capitale da Palermo a Napoli .

Nel 1282 l'influente nobile siciliano Giovanni da Procida, che fu medico di re Manfredi, ha organizzato una rivolta generale contro gli angioini scoppiata il 30 marzo 1282 nota come Vespri Siciliani. I francesi sull'isola sono stati uccisi e i ribelli hanno proclamato il governo della Chiesa ma ottennero un rifiuto da Papa Martino IV. Carlo d'Angiò sbarcò sull'isola e assediò Messina per cercare di avanzare poi verso il centro dell'isola, mentre una delegazione di ribelli andò in cerca di Pietro III d'Aragona, che si trovava in nord Africa, a Djerba per la spedizione di Tunisi, e gli offrì la corona del Regno di Sicilia, visto che era sposato con Costanza II di Sicilia, figlia di Manfredi. Pietro sbarcò a Trapani il 29 agosto quando la città stava per arrendersi ed è entrato a Palermo il giorno successivo, levando l'assedio a Messina. Carlo di Valois tornò a Napoli il 26 settembre 1282. Le truppe angioine furono sconfitte nella battaglia di Nicotera dalla flottiglia di Pedro de Queralt i Anglesola, perdendo ventidue galere francesi e quattromila uomini,[2] e il controllo sullo Stretto di Messina.[3]

Gualtiero di Caltagirone, contrario sia al dominio aragonese che angioino e fautore di una repubblica sotto la tutela della chiesa,[4] si ribellò Castello di Butera, dove fu fatto prigioniero da Alaimo di Lentini,[5] è stato condannato a morte e decapitato alla presenza di Pietro III d'Aragona, il 22 maggio del 1283, segnando il predominio della Corona d'Aragona in Sicilia. Il confronto di Pietro III con il papa, che lo scomunicò, provocò la crociata contro la Corona d'Aragona, e l'incoronazione di Carlo di Valois come re della Corona d'Aragona.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Ruggiero di Lauria sapeva che le galere angioine di Carlo II d'Angiò comandate dagli ammiragli provenzali Barthélemy Bonvin e Guillaume Cornut erano andate in soccorso della Cittadella (Forte Sant'Angelo) di Birgu[6] assediata dagli Aragonesi guidati dai fratelli Lancia, Corrado e Manfredi,[7] e andò loro incontro con galee presidiate dai siciliani e balestrieri almogàver[8] catalani[9] e, incontrandosi nel porto il 7 giugno del 1283, inviò un messaggio per chiedere la resa.

La sera si mise in contatto con un assediante e inviò una barca di sentinella nel porto. Gli fu riferito che le galere angioine erano spiaggiate sotto le mura del Castello del Mare. Ruggiero trasferì le sue galee in fila sulla linea all'ingresso del porto, mettendo a tacere le barche di guardia durante la manovra, e collegando assieme le sue navi. Il giorno dopo, all'alba, ordinò a una tromba di suonare la sfida. La ragione di questo non è chiara. Forse voleva dimostrare il coraggio e l'audacia dei suoi equipaggi, o per impedire a chiunque di dire che non avrebbe potuto vincere se il nemico non fosse stato addormentato, ma dal momento che attaccò poii un nemico che dormiva, sembrerebbe che lo abbia fatto per dirigere gli angioini verso la sua posizione già preparata. Sarebbe stato difficile per lui attaccare nei confini del porto, e lui avrebbe comunque perso l'elemento sorpresa. Inoltre le galere spiaggiate erano quasi impossibili da sconfiggere in combattimento ravvicinato, in quanto potevano essere continuamente rafforzate da riva. Gli equipaggi angioini si precipitarono a lanciare le loro galee, muovendosi in maniera disorganizzata. Ruggiero di Lauria prima utilizzò i suoi arcieri catalani, per finire col combattimento corpo a corpo.

Combatterono nelle acque del porto e, a mezzogiorno, l'ammiraglio Gugliermo Cornut,[2] vedendo la sua sconfitta, tentò di speronare la nave capitana di Ruggiero di Lauria, abbordandola di prua e morendo in combattimento sulla coperta, in singolar tenzone con Ruggiero. Bonvin riuscì a sfondare la linea con alcune galee e fuggì.

La morte di Cornut significò la vittoria aragonese, la cattura di dieci galee, e la resa delle isole di Gozo, Malta e Lipari, mentre la flotta si diresse in Sicilia per evitare uno sbarco angioino sull'isola.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Ruggiero di Lauria, allestita la flotta, si preparò per attaccare la flotta angioina verso Napoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Castillo, Dennis (2006) p. 34.
  2. ^ a b (ES) M.J.Quintana, General victorioso de la Escuadra Aragonesa en el Mediterraneo
  3. ^ Bolòs, Jordi (2000) p.183.
  4. ^ Chi era Gualtiero ?
  5. ^ Perraccio D'Agosta, Inviato da Gaetano Arezzo Officina degli antichi archivi
  6. ^ Gli abitanti di Malta si erano ribellati e gli Angioini si erano rifugiati nel Castello del Mare (Forte Sant'Angelo) nel porto di La Valletta.
  7. ^ F. Xavier Hernández, Història militar de Catalunya
  8. ^ Como estimación, según las Ordenanzas de las armadas navales de la Corona de Aragón de 1354, en cada galera grande habían de navegar 40 ballesteros
  9. ^ Crònica de Ramon Muntaner

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]