Battaglia di Kapetrou

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Battaglia di Kapetrou
Data settembre 1048
Luogo Kapetrou (moderna Hasankale), in Anatolia, nel Thema dell'Iberikon
Causa Scorrerie dei turchi nei confini dell'impero bizantino
Esito Vittoria di Pirro bizantina
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
50.000 Sconosciuti
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La battaglia di Kapetrou fu combattuta nel settembre del 1048 tra un corpo d'invasione dei turchi selgiuchidi ed un esercito di bizantini e georgiani. Lo scontro, vinto a carissimo prezzo dai bizantini, concluse la spedizione anatolica di İbrahim Yinal, fratello uterino del sultano selgiuchide Toghrul Beg.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

I domini dei Bagratidi al tempo del basileus Basilio II Bulgaroctono (1000).

Nel 1045, il basileus Costantino IX Monomaco aveva occupato Ani, capitale del regno d'Armenia dei Bagratidi. Spalleggiato dalle pretese al trono armeno che i bizantini potevano vantare dai tempi dell'accordo tra il basileus Basilio II Bulgaroctono ed il sovrano bagratide Ashot III, Costantino IX aveva però, con la sua mossa, scoperto il fianco orientale dell'impero alle rotte di migrazione dei nomadi provenienti dalle steppe asiatiche. Concepito come uno stato cuscinetto da Basilio II, il regno bagratide, una volta occupato, mise i bizantini a diretto contatto con le terre dove i turchi compivano le loro scorrerie.

Osteggiati dall'emiro di Tovin ed incapaci di accordarsi con la nobiltà autoctona del Caucaso, i bizantini non riuscirono ad organizzare un'efficiente sistema di controllo sui nuovi confini orientali del Thema dell' Iberikon.

Mentre il sultano dei selgiuchidi, Toghrul Beg (1037-1063), andava consolidando il suo potere in Persia ed in Iraq (sarebbe stato nominato "sultano" dal califfo di Baghdad nel 1055), i principi turchi Asan e İbrahim Yinal avviarono delle scorrerie nelle terre armene.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere turco con corazza leggera, arco composito e kilij (scimitarra).

Per contenere la minaccia dei selgiuchidi di Ibrahim, il basileus Costantino IX si accordò con il re Bagrat IV di Georgia: i due sovrani riunirono una forza di 50.000 uomini e ne affidarono il comando al duca Liparit IV, Duca di Kldekari e Magister officiorum del basileus, e ad Aaron Kekaumenos.

L'esercito cristiano non riuscì ad impedire l'occupazione selgiuchide ed il conseguente saccheggio della ricca città di Arzen, cuore commerciale del thema Iberikon ubicato presso l'attuale città di Erzerum.

L'esercito bizantino-georgiano si scontrò con l'avanguardia turca a Kapetrou (Hasankale). Consumatosi in una battaglia notturna, la battaglia si chiuse con un nulla di fatto per le forze cristiane. Ibrahim riuscì infatti a portare i suoi uomini fuori dai territori bizantini con una grande quantità di bottino e di prigionieri, tra cui lo stesso Liparit IV[1].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La mancata vittoria schiacciante costò ai bizantini la credibilità della loro forza nel Caucaso. Nel decennio successivo alla battaglia di Kapetrou i selgiuchidi compirono scorrerie sistematiche in Armenia.

Nel 1052 venne attaccata Kars. Nel 1054, il sultano Toghrul in persona guidò una scorreria attorno al lago di Van, presso la fortezza di Manzicerta: i bizantini uscirono però vittoriosi dalla Prima battaglia di Manzicerta. Nel 1056 e nel 1057 vennero condotte nuove campagne in Armenia, che portarono al saccheggio di Melitene, mentre nel 1059 le forze selgiuchidi penetrarono in profondità nell'impero bizantino, giungendo sino a Sebastea.

La schiacciante vittoria del sultano Alp Arslan sul basileus Romano IV Diogene nella seconda Battaglia di Manzicerta (1071) avrebbe spianato la via all'occupazione turca dell'Anatolia ed alla nascita del Sultanato di Rum.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il duca Liparit sarebbe poi stato liberato da Toghrul in persona dietro promessa di non combattere più contro i selgiuchidi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • al-Kāmil fī l-tārīkh, ed. C.J. Tornberg, Beirut, 1982.
  • Armenia and the Crusades: Tenth to Twelfth Centuries : the Chronicle of Matthew of Edessa, ed. Ara Edmond Dostourian, National Association for Armenian Studies and Research, 1993, ISBN 9780819189530.

Studi[modifica | modifica sorgente]

  • F. Conca, U. Criscuolo, R. Maisano, Bisanzio, storia e civiltà, Milano, 1994.