Battaglia di Isso (622)

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La battaglia di Isso è una battaglia mai combattuta che sarebbe avvenuta nel 622 tra l'Impero bizantino e l'Impero sasanide di Persia nel contesto più ampio delle secolari guerre romano-persiane e, in particolare, della controffensiva bizantina contro i persiani che avevano invaso decenni prima l'impero occupando Gerusalemme (614), l'Egitto (616) e arrivando a spingersi fino alle porte di Costantinopoli.

La battaglia si sarebbe svolta nell'Anatolia meridionale a sud dell'antica città costiera di Isso situata al confine tra la Cilicia e la Siria (una regione strategicamente importante per il controllo dei confini dell'Assiria) e vide le forze di Cosroe II di Persia subire una schiacciante sconfitta ad opera delle truppe di Eraclio I.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Nel 603 i Persiani avevano invaso l'Impero romano d'Oriente con il pretesto di vendicare la moerte dell'ex imperatore Maurizio, amico del re persiano, che era stato assassinato da Foca, l'attuale imperatore bizantino. Invasi i confini dell'Impero i Persiani conquistarono indisturbati negli anni di regno di Foca l'Armenia e la Mesopotamia. La tirannia di Foca aveva creato dissensi nella capitale e Prisco, suo genero, lo tradì chiedendo all'esarca d'Africa Eraclio il Vecchio e a suo figlio Eraclio di rivoltarsi a Foca e deporlo (608). Eraclio il giovane allestì una flotta e con essa giunse alla capitale e depose Foca.

Nel frattempo i Persiani invasero la Siria (611). Eraclio cercò di fermarli ma venne da essi sconfitto in battaglia (613) e tornò a Costantinopoli. Negli anni successivi i Persiani dilagarono: dopo aver sottomesso la Siria, occuparono la Palestina e soprattutto Gerusalemme (614); successivamente, nel 616 o nel 619 (le fonti divergono) i Persiani invasero l'Egitto e in breve tempo lo occuparono.

Nel 621 quasi tutto l'Impero bizantino era occupato dai Persiani: ai Bizantini rimanevano solo la Grecia, l'Anatolia e i lontani esarcati d'Italia e di Africa. Per Eraclio la situazione sembrava disperata; Cosroe rifiutava ogni proposta di pace e come se non bastasse i Balcani vennero devastati dagli Avari; inoltre, dopo la perdita dell'Egitto, Costantinopoli venne colpita da carestie e pestilenze.

Preparativi[modifica | modifica sorgente]

Battaglia tra l'esercito di Eraclio e i Persiani di Cosroe II. Dipinto di Piero della Francesca.

Eraclio, due giorni dopo Pasqua, lasciò Costantinopoli (622). Poiché era un'imprudenza giungere in Asia via terra e Bisanzio era ancora una delle grandi potenze marittime d'Europa, Eraclio e il suo esercito di 5.000 soldati giunsero via mare in Cilicia e si accamparono a Pyle[1]. Qui Eraclio addestrò i più giovani insegnando loro le arti del combattimento e motivandoli a combattere dicendo loro che gli adoratori del fuoco persiani dovevano pagare per aver profanato gli altari sacri di Gerusalemme[2]. Eraclio divise inoltre il suo esercito in due e ordinò alle due parti di combattersi tra di loro senza spargimento di sangue; in questo modo li preparava alla battaglia ventura contro i Sasanidi. Giurò loro che avrebbe combattuto con loro fino alla morte.[3]

L'esercito di Eraclio venne chiamato Philochristos, cioè l'Eletto di Cristo. All'inizio gli storici paragonavano questa campagna militare ad una crociata: nella realtà, se è vero che la tensione religiosa fu altissima, è altrettanto vero che l'Impero Romano d'Oriente lottava per la sua stessa sopravvivenza, nella convinzione che Iddio avrebbe battuto i barbari grazie al suo rappresentante terreno.

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo Cosroe aveva affidato il comando del suo esercito a Shahrvaraz. I Persiani di Shahrvaraz invasero la Cilicia, ma la loro cavalleria esitò a entrare nelle gole del monte Taurus per affrontare l'esercito di Eraclio. Quando però l'esercito bizantino con un falso movimento sembrava minacciare l'Armenia, Shahrvaraz fu costretto ad affrontarlo in combattimento.

Il generale persiano progettava di attaccare i Bizantini in una notte senza luna piena approfittando del buio ma quella notte la luna fu piena e non poté attuare il suo piano. Allora scese dalle montagne dove si trovava e fece attacchi a piccola scala che però non ebbero effetto.

Allora Shahrvaraz divise i suoi uomini in tre parti, una delle quali venne nascosta in una piccola valle nell'attesa di tendere un'imboscata ai Bizantini;[4] ma Eraclio venne informato da suoi informatori del piano di Shahrvaraz e mandò avanti un esiguo reparto. I Bizantini dapprima finsero di lanciarsi in battaglia, quindi si diedero ad una falsa fuga, simulando il panico. I soldati nemici, che intendevano tendere loro un'imboscata, balzarono allora fuori dal nascondiglio e li inseguirono ma si trovarono di fronte gli uomini migliori di Eraclio. I Sasanidi, travolti da quell'imprevisto ed improvviso attacco, si diedero alla fuga e vennero massacrati.[4] I Persiani vennero così inaspettatamente sconfitti e Shahrvaraz non ebbe altra scelta che quella di ritirarsi dal Ponto (febbraio 623).

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra romano-persiana del 602-628 e Conquista musulmana della Siria.

Reazioni immediate[modifica | modifica sorgente]

Dopo la vittoria, Eraclio salì in cima al Monte Taurus, con il suo esercito penetrò in Cappadocia e svernò sulle rive del fiume Halys.

Eraclio avrebbe voluto continuare la campagna; ma venne costretto a ritornare a Costantinopoli per affrontare gli Avari, che avevano appena invaso la Tracia. Venne accolto in trionfo dalla popolazione (marzo 623). L'Augusto fece un ulteriore tentativo di firmare una tregua con la Persia, ma Cosroe rifiutò di nuovo l'offerta mandando al basileus una lettera piena di insulti in cui lo considerava uno «stupido ed inutile servo» e lo invitava a cedergli il trono in questi termini: «Io ti darò campi, vigne ed uliveti di cui viver... Quel Cristo che non poté salvare sé stesso dagli ebrei, ma che essi uccisero..., come potrà salvare te dalle mie mani?»[5]. Eraclio restò nella capitale bizantina fino alla Pasqua dell'anno successivo, riuscendo a convincere, con qualche difficoltà, gli Avari a firmare un nuovo trattato di pace con i Bizantini.

Impatto nella storia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia segnò la svolta della guerra romano-persiana del 602-628; finora i Persiani avevano avuto la meglio ma da ora in poi i Bizantini riuscirono a capovolgere l'esito del conflitto conducendo vittoriose campagne in territorio nemico; Eraclio nelle campagne del 624-626 saccheggiò l'Armenia, l'Atropatene e l'Albania caucasica, distruggendo i luoghi di culto del Zoroastrismo e sconfiggendo tre forti eserciti persiani. Nel 626 i Persiani assediarono Costantinopoli insieme agli Avari ma fallirono e furono costretti al ritiro. Eraclio allora, dopo aver stretto un'alleanza con i Cazari, saccheggiò l'Assiria sconfiggendo i Persiani a Ninive (627) e arrivando fino a poche miglia da Ctesifonte, la capitale nemica. A questo punto il re persiano implorò la pace e restituì tutti i territori strappati all'impero nel corso del conflitto.

Tuttavia le riconquiste di Eraclio furono vanificate pochi anni dopo dagli Arabi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Così secondo Porphyra n. 12 dedicato a Eraclio; secondo Gibbon si accampò a Isso, lo stesso luogo dove Alessandro aveva sconfitto Dario
  2. ^ Gibbon, Cap. 46, pag. 234
  3. ^ Teofane, AM 6113
  4. ^ a b Giorgio di Pisidia, Expeditio Persica, III, 182-241
  5. ^ Sebeos, Storia, cap. 38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie

  • Teofane Confessore, Cronaca
  • Sebeos, Storia
  • Giorgio di Pisidia, Expeditio Persica
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