Battaglia di Imera (480 a.C.)
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| Battaglia di Imera | |||||||
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| Schieramenti | |||||||
| Greci di Sicilia | Cartaginesi | ||||||
| Comandanti | |||||||
| Gelone di Siracusa | Amilcare | ||||||
| Effettivi | |||||||
| 25.000 (incerto) | 30.000 (incerto) | ||||||
| Perdite | |||||||
| sconosciute | sconosciute | ||||||
La Battaglia di Imera, svoltasi nel 480 a.C., vide opposti Greci e Cartaginesi. Secondo Erodoto[1] fu combattuta nello stesso giorno della battaglia di Salamina, mentre per Diodoro Siculo[2] ebbe luogo nello stesso giorno di quella delle Termopili.
In tale anno, approfittando dell'invasione persiana in Grecia, i Cartaginesi, guidati dal generale Amilcare, invasero la Sicilia con un grande esercito[3] composto soprattutto da mercenari (Libici, Iberici, Liguri, Corsi e Sardi), chiamato in Sicilia dal tiranno Terillo di Imera (amico di Amilcare), che nel 483 a.C. era stato cacciato dalla città dal tiranno Terone di Akragas. Probabilmente Amilcare con la sua spedizione non intendeva sottomettere tutta la Sicilia, bensì si proponeva unicamente di sostenere le città greche ostili a Siracusa per evitare che l'intera Sicilia greca cadesse sotto il dominio di un unico tiranno. I Greci delle città alleate di Akragas e Siracusa, guidati da Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento, affrontarono gli invasori presso la città di Imera, sulla costa settentrionale della Sicilia.
Indice |
[modifica] La battaglia
Sbarcato a Panormos senza trovare alcuna opposizione, Amilcare marciò contro Imera, ben presidiata da Terone, e si accampò a occidente della città, mentre le sue navi venivano tirate in secco alla foce del fiume, dove era situato il porto. Imera venne così isolata dal mare e dall'interno, dove le truppe cartaginesi furono libere di saccheggiare il territorio circostante. Nel tentativo di interrompere i lavori di costruzione del fossato e della palizzata che proteggevano l'approdo delle navi cartaginesi, Terone tentò una sortita, ma i greci vennero decimati dal pronto intervento dei mercenari cartaginesi.
Terone allora sollecitò l'intervento dell'alleato Gelone, il quale arrivò a marce forzate da Siracusa con 24.000 fanti e 2.000 cavalieri e si accampò a sud di Imera. Le bande di razziatori punici, prive dell'appoggio della propria cavalleria (persa in un disastro marittimo durante la navigazione verso la Sicilia), si trovarono alla mercè della cavalleria siracusana, che ne fece prigionieri a migliaia.
Gelone, intercettato un messaggio con cui Amilcare invitava la città alleata di Selinunte a inviargli un contingente di cavalleria, sfruttò l'occasione e mandò con prontezza i cavalieri siracusani all'appuntamento presso le navi cartaginesi; le truppe di guardia furono tratte in inganno e così gli uomini di Gelone irruppero fra le navi e vi appiccarono il fuoco. I cavalieri di Gelone e gli altri greci attaccarono quindi l'accampamento cartaginese, che era in preda alla confusione a causa dell'inatteso disastro in cui erano andate perse le navi. L'esercito cartaginese oppose scarsa resistenza e fu annientato, i Greci riportarono una grande vittoria: dato che le navi puniche erano state quasi interamente distrutte, i Cartaginesi che non furono uccisi vennero fatti prigionieri, privi com'erano di possibilità di fuga (pare che i prigionieri fossero talmente tanti che, nel territorio di Akragas, ogni cittadino finì per possedere fino a 500 schiavi).
Dopo la vittoria, Gelone diede la caccia ad Amilcare, ma non riuscì a trovarlo. Stando a Erodoto, Amilcare si sarebbe gettato nel fuoco dato che non riusciva a ottenere un presagio favorevole durante i suoi molti sacrifici ed avendo saputo che il suo esercito era sull'orlo della disfatta. Il suo corpo sarebbe stato ridotto in cenere. Secondo altre versioni Amilcare sarebbe invece morto nell'incendio delle navi cartaginesi a opera dei cavalieri siracusani.
[modifica] Conseguenze della battaglia
La completa perdita della flotta (una tempesta affondò quanto era rimasto della possente flotta d'invasione) e la distruzione dell'esercito mercenario furono un duro colpo per Cartagine. Per oltre settant'anni Cartagine non intervenne più in Sicilia con un proprio esercito. Ad Imera era stata provata la superiorità dei cavalieri greci con armi pesanti e degli opliti (i fanti greci) sui mercenari stranieri di Cartagine. Per anni, dopo quella battaglia, i Cartaginesi avrebbe offerto sacrifici ed eretto splendidi monumenti in memoria di Amilcare sia nelle colonie sia a Cartagine. I Siracusani, invece, secondo alcuni autori [4], celebrarono la grande vittoria coniando una nuova moneta: il Demareteion.
[modifica] Note
- ^ Storie, VII, 166
- ^ XI, 24,1
- ^ 300.000 uomini per gli storici antichi: cifra esagerata, probabilmente i Cartaginesi erano 30.000
- ^ Klutz, Head, Boehinger, etc.
[modifica] Bibliografia
- Brian H. Warmington, Storia di Cartagine , Einaudi, 1968 .
- Andrea Frediani, Le grandi battaglie dell'antica Grecia , Newton & Compton, 2005.

