Battaglia delle isole di Santa Cruz

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Battaglia delle isole di Santa Cruz
La portaerei statunitense Hornet affonda dopo essere stata colpita dalle forze nipponiche
La portaerei statunitense Hornet affonda dopo essere stata colpita dalle forze nipponiche
Data 26 ottobre 1942
Luogo Isole Santa Cruz, Isole Salomone
Esito Vittoria tattica giapponese, vittoria strategica Alleata
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia delle isole di Santa Cruz fu la quarta battaglia del Pacifico combattuta tra portaerei.

Mentre le truppe del generale Hyakutake stavano attaccando il perimetro difensivo, le portaerei nipponiche, assieme ad altre grandi navi da guerra, sotto la direzione generale di Isoroku Yamamoto, si spostarono nei pressi delle isole Salomone Meridionali. Da questa posizione, la flotta sperava di ingaggiare e sconfiggere definitivamente tutte le forze navali statunitensi, ed in particolar modo le portaerei, che contrastavano l'offensiva terrestre di Hyakutake. Le portaerei alleate, passate al comando di William F. Halsey che sostituì Ghormley il 18 ottobre, speravano a loro volta di incontrare le forze navali giapponesi. Nimitz sostituì Ghormley con Halsey dopo aver concluso che quest'ultimo stava diventando troppo pessimistico e miope per continuare efficacemente a guidare le forze alleate nell'area del Pacifico meridionale[1].

Le due flotte si confrontarono nella mattina del 26, in quella che divenne nota come la battaglia delle isole di Santa Cruz. Lo scontro fu sostenuto esclusivamente dagli aerei da combattimento, sia provenienti dalle navi che da Henderson Field per quanto riguarda gli statunitensi; la forza statunitense composta principalmente dalle portaerei USS Enterprise, USS Saratoga, ed USS Hornet e comandata dall'ammiraglio Kinkaid, lanciò varie ondate di attacchi aerei contro le portaerei giapponesi Zuikaku e Skokaku, parte della divisione di portaerei a disposizione dell'ammiraglio Kondo insieme alla Jun'yō e alla Ryuyō, ma senza esito.

Le navi di superficie alleate furono costrette a ritirarsi dall'area di battaglia quando persero la portaerei USS Hornet e venne gravemente danneggiata la USS Enterprise. Le portaerei giapponesi tuttavia si ritirarono a loro volta poiché subirono pesanti perdite nelle forze aeree e danni significativi. Anche se il Giappone ottenne una apparente vittoria tattica (in termini di navi affondate e danneggiate), la perdita di molti equipaggi di aerei, veterani e spesso insostituibili, costituì nel lungo termine un vantaggio tattico alleato, le cui perdite nelle forze aeree furono relativamente basse. Le portaerei giapponesi non riuscirono nuovamente a giocare un ruolo significativo nella campagna[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Morison, pp. 199–207; Frank, p. 368–378; Dull, pp. 235–237.
  2. ^ Dull, pp. 237–244; Frank, pp. 379–403; Morison, pp. 207–224.

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