Battaglia del lago Vadimone (309 a.C.)

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Battaglia del lago Vadimone
Il teatro della guerra romano-etrusca degli anni 311-309 a.C.
Il teatro della guerra romano-etrusca degli anni 311-309 a.C.
Data 309 a.C.
Luogo Presso il lago Vadimone (vicino Horta, odierna Orte)
Esito Decisiva vittoria romana
Modifiche territoriali Numerose concessioni territoriali in favore dei Romani, ma inalterata libertà degli Etruschi da Roma
Schieramenti
Comandanti
Elbio Vulturreno[1]
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La battaglia del lago Vadimone fu combattuta nel 309 a.C. tra Romani ed Etruschi.

Questa fu la più grande battaglia che questi due popoli combatterono l'uno contro l'altro. I Romani vinsero, e fu la definitiva consacrazione della loro egemonia sull'Etruria.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

311 a.C.[modifica | modifica sorgente]

Scaduti i 40 anni di tregua la nazione etrusca riprende la guerra con Roma. L'obiettivo è sempre quello di riconquistare il territorio veiente il cui principale caposaldo è la città di Sutrium. Il baricentro politico della Lega si è spostato a settentrione infatti Volsinii, Perugia, Cortona guidano l'impresa dopo 50 anni di leadership tarquiniese[senza fonte]. Tutte le città stato settentrionali partecipano alla liberazione di Sutrium[2], considerata la chiave d'accesso dell'Etruria, tranne le filoromana Arezzo[senza fonte] (controllata dalla potente famiglia dei Cilnii). Le città stato dell'Etruria meridionale Tarquinii, Vulci e Caere osservano di fatto il patto di non belligeranza preesistente.[senza fonte] Lo scontro vicino alla città fortificata di Sutrium è favorevole alle armi romane, condotte dal console Quinto Emilio Barbula, ma risulta non decisivo[2].

310 a.C.[modifica | modifica sorgente]

L'anno successivo il console romano Quinto Fabio Massimo Rulliano valica la Selva Cimina, invade e porta distruzione al territorio al di là dei monti Ciminio[3], dove ottengono una importanet vittoria in campo aperto[4].

L'effetto psicologico sull'Etruria è devastante ma paradossalmente si ritorce contro Roma perché l'Etruria ritrova l'unità politica, decide di unire tutte le sue forze e le manda di nuovo contro Roma. Le forze romane ed etrusche si scontrano ancora una volta sotto la città di Sutri, dove i romani ottengono una schiacciante vittoria[5]. La sconfitta porta evidentemente il partito filoromano al potere ad Arezzo[senza fonte], Perugia e Cortona che chiedono ed ottengono da Roma una pace separata.[5]. Le restanti forze della Lega si ritirano

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia si svolge nel 309 a.C., durante la dittatura di Lucio Papirio Cursore[6].

Gli Etruschi (sicuramente sono presenti Tarquinii e Volsinii, uniche città ancora in armi[senza fonte]) radunano un esercito in forza della lex sacrata. Chi viola questa lex si espone alla vendetta degli dei, diventa sacer (maledetto) ed è passibile della pena di morte. Con questo sistema di arruolamento il comandante designa i soldati più valorosi, obbligandoli con giuramento all'adempimento del dovere fino al sacrificio della vita. Ognuno di tali soldati si sceglie un compagno di pari valore, questi un altro e così via fino a che si raggiunge il numero richiesto. Il risultato di questo metodo singolare ed anomalo è la formazione di un corpo scelto di combattenti molto determinati.

Lo scontro con i Romani viene ricordato come la più grande battaglia della storia mai avvenuta tra Etruschi e Romani.

« Anche gli Etruschi, arruolato con una legge sacrata un esercito, nel quale ogni uomo si sceglieva un altro uomo, si scontrarono presso il lago di Vadimone, con uno spiegamento di forze e un accanimento mai visti in passato. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 39.)

La battaglia è incerta per moltissimo tempo, poi i Romani prendono il sopravvento, anche grazie all'intervento diretto nello scontro dei loro cavalieri, e infliggono ai nemici una disfatta[7].

« Quel giorno venne spezzata per la prima volta la potenza etrusca, in auge dai tempi antichi. Il fiore delle loro truppe venne massacrato sul campo, e con quello stesso attacco i Romani ne catturarono l'accampamento saccheggiandolo. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 39.)

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

L'Etruria è militarmente vinta ma le sue città son o ancora tutte libere. Di fatto salvo consistenti concessioni territoriali a Roma l'Etruria ha intatte le sue libertà politiche, ammimistrative, commerciali e religiose.

Localizzazione[modifica | modifica sorgente]

La battaglia presso il lago Vadimone, vicino a Horta, nel territorio della città stato di Volsinii; il lago oggi è parzialmente prosciugato.[senza fonte]

Considerazioni[modifica | modifica sorgente]

Con la battaglia del lacus Vadimo, dopo circa 100 anni di lotte con Roma l'Etruria capisce che da sola non può vincere la rivale, ma nulla di irremediabile è ancora successo. Gli Etruschi cominciano ad allargare i loro orizzonti e guardano ai Galli ed ai Sanniti come loro futuri alleati nella lotta contro Roma, che si concluderà però con la vittoria finale di quest'ultima.

Critica storica[modifica | modifica sorgente]

Nel racconto di Livio[8], non viene detto chi fosse il comdante dell'esercito romano. Si dice che il dittatore si reca immediatamente a Longula, per prendere il comdando degli uomini agli ordini del console (ormai decaduto) Gaio Marcio Rutilo Censorino.

Con i Sanniti non si arriva subito allo scontro[8], per cui non potrebbe essere impossibile, che nel periodo tra l'arrivo del dittatore e il successivo scontro, il dittatore abbia preso le redini delle operazioni in Etruria, guidando l'esercito alla vittoria nella battaglia del lago Vadimone. A suffragare questa possibilità, il succedersi delle battaglie nel racconto di Livio[9], e il fatto che Livio ponga la battaglia con i Sanniti sicuramente dopo quella contro gli Etruschi.

« Poco tempo dopo (della battaglia con gli Etruschi) i Romani corsero un pericolo analogo (con i Sanniti) »
(Tito Livio, Ab Urbe condita, IX,40)

Ma la circostanza della distanza tra i due luoghi dove si ebbero gli scontri contro Etruschi e Sanniti (rispettivamente il lago Vadimone e Longula, l'importanza stessa di queste due campagne militari per la sopravvivenza di Roma, il fatto che Quinto Fabio Massimo Rulliano, nello stesso anno dittatoriale, sconfigga il resto dell'esercito etrusco nei pressi di Perugia[10], potrebbe significare che il dittatore abbia lasciato il comdando delle operazioni in Etruria a Fabio, e che questi abbia guidato i romani nella battaglia del lago Vadimone.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mario Guarnacci, Origini italiche, Roma 1785, pag. 31
  2. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 32.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 35.
  4. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 36.
  5. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 37.
  6. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 38.
  7. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 39.
  8. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 39
  9. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 39-40
  10. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, IX, 40

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]