Battaglia del Garigliano

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Battaglia del Garigliano (1860)
Data: 29 ottobre 1860
Luogo: vicino il fiume Garigliano
Esito: vittoria sofferta dell'esercito sabaudo
Modifiche territoriali: Le regioni meridionali della penisola italica entrano nel Regno d'Italia
Schieramenti
Regno di Sardegna Regno delle Due Sicilie
Comandanti
Vittorio Emanuele II di Savoia
Enrico Cialdini
Francesco II delle Due Sicilie
Giovanni Salzano de Luna

La Battaglia del Garigliano del 29 ottobre 1860 fu una tappa importante dello scontro tra Regno di Sardegna e Regno delle Due Sicilie. Avvenne pochi giorni dopo il plebiscito conseguente alla spedizione dei mille (21 ottobre).

[modifica] Situazione diplomatica

Il 3 ottobre 1860 Vittorio Emanuele II, al comando dell'armata piemontese, aveva mosso verso il Regno delle Due Sicilie senza dichiarazione di guerra. Il conte Cavour giustificò l'intervento con la necessità di ristabilire l'ordine nell'Mezzogiorno in piena rivoluzione: in Abruzzo, Molise e Puglia, vi erano violenti scontri tra i rappresentanti dei liberali, che avevano formato governi provvisori, e i reazionari, forti del consenso popolare e delle truppe irregolari agli ordini del colonnello prussiano Teodoro Klitsche de la Grange.

Per reazione i regni di Spagna e di Russia ruppero le relazioni diplomatiche con il Regno di Sardegna, mentre l'impero austriaco inviava le sue truppe verso il Mincio. La Francia non fece dichiarazioni ostili, ma ritirò il suo ambasciatore. Vittoria del Regno Unito e John Russell convinsero i Prussiani a non ostacolare il processo di unificazione italiana in corso. L'Austria quindi, isolata, non intervenne.

Il 12 ottobre Vittorio Emanuele II varca il confine tra lo Stato della Chiesa ed il Regno delle Due Sicilie (delimitato dal fiume Tronto). Il viceammiraglio francese le Barbier de Tinan, filoborbonico, comunica a Francesco II che avrebbe protetto con la sua presenza la costa tirrenica da Gaeta al Garigliano a scapito delle navi da guerra piemontesi a cui si erano aggiunte navi dell'ormai agonizzante Regno delle Due Sicilie.

[modifica] Prodromi

Il 19 ottobre il generale Giosuè Ritucci decide di ritirare le truppe borboniche al suo comando dal Volturno al Garigliano temendo l'avanzare dei Sardi negli Abruzzi e lasciando definitivamente Napoli ai garibaldini. In Molise, presso il monte Macerone, 20 ottobre avvenne il primo scontro dell'armata piemontese, guidata dal generale Enrico Cialdini in territorio napoletano. Il generale Luigi Douglas Scotti fu sconfitto lasciando di fatto scoperte le spalle dell'armata di Ritucci che fu costretto a ordinare la ritirata generale, lasciando solo un migliaio di uomini a Capua.

Solo una vittoria campale poteva risollevare le sorti borboniche, ma Ritucci si rifiutò, anche se suggeritogli dal re e dal governo, di ingaggiare battaglia tra Sessa ed il Garigliano. Il 26 ottobre da Gaeta, Francesco II lo rimosse dal comando sostituendolo con il generale settantenne Giovanni Salzano de Luna che aveva diretto la difesa della piazzaforte di Capua. Il nuovo comandante decise comunque che l'unica cosa possibile era attestare la linea difensiva sul fiume Garigliano, abbandonando anche Teano. Propose in alternativa di iniziare una guerra partigiana sulle montagne come quella combattuta contro i napoleonici nel 1799, ma il re lo scoraggiò contando sull'appoggio navale di le Barbier.

Cialdini tentò di attacare presso Sessa il 26 ottobre, ma fu costretto a retrocedere, così Salzano riusci a schierare le truppe a difesa del fiume Garigliano.

[modifica] La battaglia

Salzano fece scavare nei pressi del fiume trincee, allestire le postazioni di artiglieria e distruggere i ponti e le scafe sul Garigliano e sul Liri dalla foce a Pontecorvoe a Sant'Apollinare (FR) in modo da bloccare un eventuale aggiramento da est. Punto cardine dello schieramento era il ponte "Real Ferdinando" presso Minturno. A ovest i borbonici avevano il mare ed erano protetti da Barbier de Tinan, che non permetteva con la sua presenza l'azione della flotta sabauda guidata dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano.

Il 27 ottobre il re borbonico con Salzano passarono in rassegna le truppe: il morale dei soldati era alto malgrado la situazione. Lo schieramento era guidato dal maresciallo Filippo Colonna.

L'attacco sabaudo inizio la mattina del 29 ottobre con tre colonne di fanti e cinque squadroni di cavalieri, avanzando verso il ponte. Sulla testa di ponte sud del ponte erano attestati i cacciatori borbonici con carabine rigate che contenerono l'assalto per un'ora e poi si ritirarono togliendo le traversine del ponte. I bersaglieri allora tentarono tre assalti passando sulle travi del ponte sotto il tiro dell'artiglieria del generale Matteo Negri, il quale fu ferito a morte nel corso della battaglia. Al comando del generale Barbalonga cacciatori borbonici attaccarono da sinistra i bersaglieri che subirono molte perdite e 40 vennero fatti prigionieri

Su pressioni diplomatiche, Napoleone III ordinò all'ammiraglio le Barbier de Tinan di proteggere con la sua presenza la sola Gaeta, dove era rifugiato Francesco II.

Quindi nottetempo tra il primo e il 2 novembre, Persano raggiunse la foce del Garigliano e cannoneggiò i borbonici: la mattina del 2 novembre, preso atto dell'impossibilità di contrattaccare, Francesco II ordinò la ritirata.

Il comando borbonico decise di schierare le truppe a Mola di Gaeta: per coprire la manovra sul ponte due compagnie di cacciatori guidate dal capitano Domenico Bozzelli. La sera dello stesso giorno una divisione granatieri di Sardegna passò il fiume dopo aver allestito un ponte di barche e decimando le due compagnie borboniche rimaste.

La guerra si concluderà con la vittoria definitiva piemontese dopo l'assedio di Gaeta iniziato il 5 novembre e conclusosi il 13 febbraio 1861.

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