Battaglia d'Inab

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Battaglia d'Inab
parte delle Crociate
La Battaglia d'Inab.
La Battaglia d'Inab.
Data 29 giugno 1149
Luogo Vicino al castello d'Inab, Antiochia, Turchia
Esito Vittoria degli Zengidi
Modifiche territoriali Conquista di buona parte del principato, comprese le vie per Antiochia ed il Mar Mediterraneo.
Schieramenti
Crociati
Setta degli Assassini
Governatorato di Aleppo
Governatorato di Damasco
Comandanti
Effettivi
Circa 4.000 cavalieri e 1.000 fanti 6.000 cavalieri circa
Perdite
Sconosciute ma elevate Sconosciute
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La battaglia d'Inab, chiamata anche battaglia di Ard al-Hâtim o Fons Muratus, si svolse il 29 giugno 1149 tra Nur ad-Din e Raimondo d'Antiochia.

Gli eventi[modifica | modifica wikitesto]

Nur ad-Din, atabeg di Aleppo, dopo la morte di suo padre Zangi, avvenuta nel 1146, decise di attaccare il principato di Antiochia, con l'intento di difendere Damasco che nel 1148, era stata assediata invano dai Crociati della seconda crociata (invocata dal Papa Eugenio III, nel 1147, dopo la caduta della contea di Edessa, nel 1144).

Nel giugno del 1149, Nur ad-Din invase il principato d'Antiochia e pose l'assedio alla fortezza d'Inab, con l'aiuto di Unur di Damasco ed un contingente di Turcomanni; disponeva in totale di circa 6.000 soldati, per la maggior parte cavalieri.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il principe di Antiochia Raimondo si alleò con Ali ibn-Wafa, della setta degli Assassini, che controllava un territorio confinante col principato, ed era nemico di Nur ad-Din.

Raimondo ed il suo alleato partirono per una spedizione di soccorso ancor prima di aver raccolto tutte le forze. All'approssimarsi dell'esercito misto, Nur ad-Din tolse l'assedio di Inab e si ritirò.

Invece di restare vicino alla fortificazione, Raimondo e ibn-Wafa si accamparono con le loro forze in aperta campagna. Quando gli esploratori riferirono a Nur ad-Din che i nemici avevano piazzato il campo in un luogo esposto e che non ricevevano rinforzi, l'atabeg fece circondare l'accampamento durante la notte.[1]

Il 29 giugno Nur ad-Din distrusse l'esercito di Antiochia, sia Raimondo che ibn-Wafa furono uccisi.

Attacco ad Antiochia[modifica | modifica wikitesto]

Il sultano mise allora l'assedio ad Antiochia, senza successo, perché la città fu ben difesa dalla moglie di Raimondo, Costanza e dal patriarca Aimery di Limoges fino a quando il re di Gerusalemme, Baldovino III, marciò su Antiochia riuscendo a liberarla dall'assedio.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Recupero del corpo di Raimondo dopo la battaglia.

La maggior parte del territorio di Antiochia, compresa un'importante via per il Mar Mediterraneo, cadde sotto il controllo di Nur ad-Din, che cavalcò fino alla costa e si bagnò nel mare per simboleggiare la sua conquista.

Secondo un autore la sconfitta crociata ad Inab fu tanto disastrosa quanto quella dell'Ager Sanguinis[2] di una generazione prima.

Nel periodo successivo i castelli di Harim ed Afamiya caddero dinanzi al vittorioso atabeg; Harim non fu ripreso fino al 1157 e poi perso definitivamente nel 1164.

Dopo la vittoria d'Inab, Nur ad-Din, che costruì numerose moschee e scuole religiose ad Aleppo, divenne un eroe del mondo islamico e questa vittoria fu considerata l'inizio della distruzione di tutti gli stati latini d'Oriente.

La jihad fu influenzata dalla presenza degli Stati crociati che furono usati come scusa per il mantenimento di uno stato di guerra permanente. Nur ad-Din continuò catturando quanto restava della Contea di Edessa, e portò Damasco sotto il suo governo nel 1153, indebolendo ulteriormente gli Stati Crocati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Smail, op. cit., p. 183
  2. ^ Smail, op. cit., p. 33

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Runciman, Steven: Geschichte der Kreuzzüge, Beck 1975

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