Bassa marea (film)

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Bassa marea
Bassa marеa (film).png
una scena del film
Titolo originale House by the River
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1950
Durata 88 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere poliziesco nero
Regia Fritz Lang
Soggetto A.P. Herbert
Produttore Howard Welsch
Fotografia Edward Cronjager
Montaggio Arthur Hilton
Musiche George Antheil
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Bassa marea (House by the River) è un film del 1950 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Lo scrittore Stephen Byrne vive in una bella casa vittoriana di stile rococò sulla riva di un fiume. La corrente limacciosa trasporta ogni genere di relitti: un'inquadratura mostra il primo piano della carcassa di una mucca gonfia d’acqua. La vicina di casa, Mrs Ambrose, è una donna curiosa e pettegola, sempre pronta a fare domande e a lanciare sguardi indiscreti, ma sta a lei esprimere il disgusto per lo spettacolo dei rifiuti gettati nell'acqua "Odio questo fiume!".

Stephen non sta passando un periodo fortunato nel suo lavoro: gli manca l’ispirazione e spesso l’editore è insoddisfatto dei suoi manoscritti e glieli respinge. Una sera d’estate scrive all’aperto, nel giardino, sotto il gazebo. La moglie Marjorie è andata da dei parenti, in campagna, ed è rimasto solo in casa con la giovane cameriera, Emily.

La ragazza gli chiede il permesso di fare il bagno al piano superiore, essendosi guastato quello di servizio nel seminterrato. Si ode lo scrosciare l’acqua, la finestra è illuminata: verso di essa lui alza gli occhi di tanto in tanto. La giovane guarda compiaciuta il suo bel viso prender forma sullo specchio appannato e si profuma come fa la sua padrona. L'uomo si accende di desiderio. Entra in casa e nel buio del vano delle scale la aspetta. Mentre Emily scende le scale se ne intravedono le belle gambe, lasciate scoperte dall’accappatoio allentato. Stephen tenta di abbracciarla, ma incontra la sua imprevista resistenza. Lei grida e lui, contrariato e preoccupato di richiamare l’attenzione della vicina che è fuori in giardino, le mette una mano sulla bocca con tale violenza che la ragazza soffoca e si affloscia esanime.

Proprio in questo frangente arriva il fratello John. Stephen non può fare a meno di raccontargli il fatto e John lo consiglia di consegnarsi alla polizia. Stephen rifiuta e lo costringe invece ad aiutarlo, adducendo il pretesto che Marjorie è incinta e non potrebbe affrontare un tale scandalo. Portano il corpo, infilato e chiuso in un sacco di iuta, nel fiume. Stephen inscena poi la finzione della fuga della ragazza. Fa sparire dall’armadio i suoi abiti e sottrae un paio di orecchini di opale dallo scrigno di sua moglie Marjorie, per attribuirle il movente del furto.

La sparizione di Emily diventa un giallo misterioso e dà notorietà allo scrittore che ne trae beneficio: le sue opere godono di una pubblicità insperata e lui inizia a scrivere un romanzo che adombra la sua ultima esperienza. Ma la marea muta e il sacco torna in superficie. Sulla iuta è stampato il nome di John Byrne. I sospetti si concentrano su John. Inoltre, durante il processo, viene accusato dalla sua governante, Flora Bantam, una donna gelosa e possessiva che è appena stata licenziata. Soltanto la vicina depone favorevolmente per lui. Stephen fa ben poco per scagionarlo. Il giudice tuttavia conclude con un non luogo a procedere.

John è tormentato dal rimorso di avere aiutato a nascondere un delitto e manifesta la sua intenzione di confessare tutto alla polizia. Stephen pensa allora di ucciderlo e simularne il suicidio. Gli nasconde in tasca gli orecchini della moglie, creduti rubati da Emily, lo stordisce con una catena e lo fa cadere nel fiume. La moglie Marjorie, resasi conto, nel corso del processo, della meschinità del comportamento del marito nei confronti del fratello, inizia a nutrire dei sospetti sulla sua colpevolezza e quando legge la bozza del romanzo che sta scrivendo ne ha la certezza. In un drammatico confronto, durante il quale rivela sinceramente quello che pensa, provoca la collera incontenibile di Stephen che tenta di strozzarla, ma imprevedibilmente appare John, che non è annegato, e la salva.

Il destino ha preparato allo scrittore una condanna inappellabile. Fuori di sé e in fuga, in una tenda che svolazza gli pare di vedere il fantasma di Emily, inciampa, scivola, la tenda gli si avvolge attorno al collo, nel tentativo di districarsi precipita nel vano delle scale e si schianta al suolo.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto da una piccola casa produttrice, la Republic.

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto è tratto da un romanzo Floodtide di Alan P. Herbert.[1]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

La lavorazione del film durò 32 giorni.

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima proiezione si ebbe il 25 marzo 1950.[2]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Come la maggior parte delle produzioni di questa piccola casa produttrice, il film ebbe una limitata distribuzione: non uscì né in Francia né in Italia. Rimase a lungo un prodotto di nicchia.[3]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Romanticismo tragico[modifica | modifica sorgente]

Bertrand Tavernier:

« Nell'opera di Fritz Lang Bassa marea costituisce uno di quei momenti di pausa come Il covo dei contrabbandieri o Rancho Notorious dove, attraverso una storia basata sulla paura, Lang dà libero sfogo a un profondo romanticismo. Ma è un romanticismo tragico, espresso attraverso immagini tese e vibranti della natura, attraverso la creazione di un'atmosfera onirica [...] Ad esempio la pace incredibile che impregna le prime inquadrature del film, la sera d'estate sulle rive del fiume [...]L'angoscia nasce più dalla tenerezza che dalla crudeltà [...]In Emily, Lang ci offre uno splendido ritratto di donna "condannata", il cui viso si va precisando sullo specchio appannato e, che, sorpresa dalla morte, galleggia con i capelli sciolti e fluttuanti sulle onde del fiume. »
(Bertrand Tavernier, Cahiers du Cinéma, n. 132, giugno 1962.)

Acqua, specchio, toilette, morte[modifica | modifica sorgente]

Il fiume[modifica | modifica sorgente]

«I hate this river» (Odio questo fiume), la frase prediletta di Mrs. Ambrose, sottolinea come una didascalia le prime immagini d'acqua.

Al fiume dalle acque cupe, che scorre presso la casa e che trasporta la carogna gonfia della mucca anziché inghiottirla per sempre, sono subito collegati i temi della maledizione e della morte.

« La presentazione del fiume insieme ai titoli di testa, l'andata e ritorno in barca, la notte, per sbarazzarsi del cadavere, l'errare sulle acque per ripescare il sacco che galleggia come la carogna della vacca, poi Stephen che spinge il fratello giù dal molo, è questo senza dubbio l'ultimo rimando, quello che legittima tutti gli altri: l'acqua è l'elemento fondante del racconto, punto primo d'intersezione, quasi onnipresente sotto svariate forme. »
(Georges Sturm, La ninfa dello scarabeo. Sulle prime sequenze di "House in the river", in Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, p. 347.)

Lo specchio - la toiletta[modifica | modifica sorgente]

All'acqua, specchio originario, è collegato l'oggetto simbolo della visione e dello sdoppiamento. Nella sequenza iniziale Emily, dopo aver fatto il bagno, cerca di specchiarsi ma lo specchio è oscurato dal vapore acqueo e lei con la mano toglie la condensa: pian piano si definiscono i suoi lineamenti.

« Noi vediamo quello che Stephen immagina e che lo affascina [...] Il riflesso di Emily fa apparire nello specchio non più la ligia cameriera , ma un'immagine del desiderio. »
(Georges Sturms, op. cit., p. 348.)

La morte[modifica | modifica sorgente]

« Ma Emily non è come Stephen la immagina...dalla contraddizione fra l'immagine che Stephen ha di lei e quello che lei è realmente nascerà il delitto. »
(Georges Sturms, op. cit., p. 348.)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, p.89.
  2. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, p.357.
  3. ^ Luc Moullet, Fritz Lang, p.67.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6
  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi ,Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9
  • Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, Lindau, Torino 1993 ISBN 88-7180-050-8
  • Renato Venturelli, L'età del noir, Einaudi, Torino 2007. ISBN 978-88-06-18718-7

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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