Basilio II di Bisanzio

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Basilio II
Imperatore bizantino
Icona raffigurante Вasilio II mentre viene incoronato dagli angeli mandati da Dio ed adorato dai suoi sudditi
Icona raffigurante Вasilio II mentre viene incoronato dagli angeli mandati da Dio ed adorato dai suoi sudditi.
Regno 10 gennaio 97615 dicembre 1025
958
Morte Costantinopoli
15 dicembre 1025
Predecessore Giovanni I Zimisce
Successore Costantino VIII
Dinastia Macedoni
Padre Romano II
Madre Teofano

Basilio II (greco: Βασίλειος Βουλγαροκτόνος , Basileios Bulgaroktonos; 958Costantinopoli, 15 dicembre 1025) è stato un imperatore bizantino, dal 10 gennaio 976 fino alla sua morte. Fu soprannominato Bulgaroktonos o bulgaroctone, ossia il massacratore di bulgari.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini della famiglia dei Macedoni

Koutragon, tiene in braccio il bambino Basilio II.

Figlio di Romano II e di Teofano, apparteneva alla famiglia dei Macedoni, salita al potere nell'867 con l'assassinio di Michele III Amoriano da parte di Basilio I il Macedone, il quale aveva cominciato la sua scalata al potere venti anni prima, come stalliere personale dell'imperatore;[1].

[modifica] Basilio II Basileus dei romei

Basilio II era figlio dell'imperatore bizantino Romano II e di Teofano. Basilio II salì al trono all'età di diciott'anni. Essendo figlio primogenito fu incoronato Imperatore bizantino senza particolari problemi; all'epoca suo fratello Costantino era soltanto sedicenne e per giunta non interessato alla vita politica.[2] Costantino, per il fratello, costituì sempre un problema sotto altri punti di vista, a causa dei suoi costumi lascivi e delle enormi somme spese in cortigiane ed altri piaceri carnali.

I festeggiamenti per l'incoronazione furono sfarzosissimi e forti somme vennero donate alla popolazione di Costantinopoli. Quanto ai suoi costumi, ci sono giunte testimonianze attendibili dalle cronache di Michele Psello: Basilio II amava vestirsi di porpora (colore che, per il cerimoniale bizantino, poteva essere usato solo dall'Imperatore), ornandosi inoltre di poche perle, sia in pubblico sia nel tribunale principale, dove esercitava il suo potere. Era di bassa statura, amava tenere una foltissima barba ed aveva occhi di un azzurro pallido. Quanto alle sue abitudini, era un ottimo cavallerizzo, mangiava con misura piatti non troppo elaborati ed era alquanto misogino, tanto da essere l'unico Basileus a non sposarsi.

Moneta raffigurante Basilio II.

Durante il suo regno Bisanzio raggiunse l'apice delle sue fortune. Appena incoronato nominò suo fratello co-imperatore, totalmente pro-forma;[3], in quanto il potere rimase nelle sue mani. Il neo-imperatore ebbe subito due gravi problemi da risolvere: il primo era un suo prozio omonimo, Basilio, il quale voleva impadronirsi dell'Impero, approfittando della sua minore età; il secondo era costituito dalla scelta dell'erede al trono, infatti riteneva suo fratello Costantino e gli altri suoi familiari inadatti a governare un impero.[4]

[modifica] Prima rivolta di Bardas Sclero

Il thema della Langobardia nel 1000.

Nei primi anni del suo impero il giovane imperatore dovette affrontare numerose guerre civili, causate - come testimonia Michele Psello nelle sue cronache - dai suoi generali, che lo ritenevano troppo giovane per governare l'Impero.

Basilio II aveva contrapposto alla grande aristocrazia militare delle province una nuova aristocrazia proveniente da diversi settori dell'economia e dell'apparato burocratico, sostenendo nel contempo la piccola proprietà terriera (politica del resto iniziata da quasi un secolo dal bisnonno Leone VI).

Ben presto iniziarono i problemi: nell'arco di tredici anni vi furono due guerre civili, per opera di due generali. Il primo fu Bardas Sclero che, prima di ribellarsi, fu comandante supremo delle truppe orientali bizantine. Il secondo fu Barda Foca il quale ambiva al trono essendo nipote dell'Imperatore Niceforo II, deposto ed assassinato da Giovanni I Zimisce, predecessore di Basilio.

Il primo a tentare la rivolta fu Bardas Sclero, che si fece nominare Basileus dalle sue truppe. Nell'autunno del 977 aveva velocemente conseguito due vittorie importanti grazie all'appoggio della flotta bizantina meridionale. Dopo pochi mesi Sclero conquistò Nicea ed iniziò ad attaccare via mare la capitale Costantinopoli; in quel momento Sclero era riuscito ad assoggettare tutti i territori orientali bizantini.

Le battaglie marittime furono però vinte da Basilio II, che vantava fra i suoi fedeli la marina del Corno d'oro. Dominando il mare l'imperatore affidò il comando delle forze di terra bizantine a Barda Foca, per conseguire una vittoria decisiva.
Foca rimase sorpreso da questa nomina, ma non si tirò indietro; organizzato l'esercito reclutò diverse schiere da Cesarea e dalla Cappadocia. La guerra civile si protrasse per altri due anni e mezzo, fino alla primavera del 979, quando si combatté la battaglia finale. Barda Foca, avvedendosi che la battaglia stava avendo esito negativo, spronò il suo cavallo fino a raggiungere Barda Sclero, e lo sfidò a duello. Sclero accettò con grande coraggio, in quanto Foca era un descritto nelle cronache come un gigante. Sclero fu ferito in volto da Foca ma riuscì a fuggire, e si andò a rifugiare dal califfo abbaside di Baghdad. Foca divenne così generale supremo delle forze bizantine.

[modifica] Guerra contro i Bulgari

Immagine contemporanea a Basilio II, che rappresenta un angelo che schiaccia le forze del male (demoni).

Nel 985 Basilio II riuscì a liberarsi del suo prozio omonimo, spina nel fianco fin dalla sua nomina a imperatore, facendolo arrestare. In questo modo egli divenne l'unico pretendente credibile al ruolo di imperatore. Non passò però neanche un anno che sorsero nuovi problemi. Samuele di Bulgaria si era autoproclamato Zar di Bulgaria ed aveva invaso la Tessaglia, approfittando della guerra civile per accrescere i propri possedimenti e ricreare un Patriarcato in Bulgaria. Nel 980 Samuele effettuò la prima incursione in Tessaglia; questa guerra durò fino al 986, quando i Bulgari riuscirono a conquistare Larissa, capitale di tale regione. Nel corso di tale guerra Basilio II subì una cocente sconfitta, che segnò profondamente i suoi rapporti con i Bulgari allorché il grosso del suo esercito fu decimato in un' imboscata. Mentre tornava a Costantinopoli con quello che rimaneva dell'esercito giurò solennemente che tutta la Bulgaria, un giorno, avrebbe pagato col sangue la sua disfatta.[5]

[modifica] Seconda rivolta di Bardas Sclero e rivolta di Barda Foca

Il califfo di Baghdad aveva accolto Bardas Sclero per usarlo nel momento di maggiore debolezza dell'impero, allo scopo di impadronirsene ed assoggettarlo al dominio arabo. L'occasione si presentò nel 986 quando Sclero venne a conoscenza della sconfitta di Basilio II ad opera dei Bulgari. Equipaggiato con uomini e mezzi dal califfo di Baghdad, Sclero si autoproclamò Basileus ma, giunto in Anatolia, capì subito che i nobili non l'avrebbero appoggiato, in quanto fedeli a Barda Foca. Lo stesso Foca, che a quel punto era diventato estremamente popolare, si proclamò Basileus e propose a Sclero di unire le forze per dividersi l'Impero. Sclero accettò, ma l'alleanza durò poco, in quanto Foca non aveva alcuna intenzione di mantenere le promesse fatte. Appena Sclero ebbe abbassato la guardia Foca lo fece imprigionare, avendo così sotto il suo comando anche le truppe di Sclero. Essi rimanevano fedeli al califfo, il quale era interessato soltanto al logoramento degli eserciti imperiali.

Foca pensava che il modo migliore per distruggere Basilio II fosse di dividere in due il suo esercito; una parte sarebbe andata ad ovest di Abido sull'Ellesponto, l'altra si sarebbe dovuta trincerare a Crisopoli. Basilio II non si pose il problema di intervenire subito, in quanto non era in grado di agire al di fuori di Costantinopoli; dal canto suo Foca voleva combattere sulla difensiva, per cui Basilio aveva bisogno di un alleato: lo trovò in Vladimir di Kiev. Vladimir pose sotto il comando dell'imperatore seimila Variaghi, pretendendo come unica contropartita la mano della principessa Anna, sorella di Basilio. La corte bizantina non prese bene questa notizia, non gradendo che una figlia di un Imperatore bizantino andasse sposa di un principe barbaro, tanto più che le cronache del tempo raccontano che Vladimiro avesse più di ottocento concubine.

Basilo II e Nikolitza.

D'altro canto tale matrimonio, oltre che politicamente conveniente, era auspicabile anche dal punto di vista religioso. Vladimir di Kiev, che in seguito fu proclamato santo dalla chiesa ortodossa, stava cercando una religione per il suo popolo e, dopo aver valutato le offerte dell'Islam, della chiesa di Roma e di quella ebraica, non era rimasto convinto da nessuna delle tre dottrine. Dopo un po' di tempo mandò degli emissari ad ascoltare un sermone in Santa Sofia; costoro, avendo assistito alla liturgia, ne furono entusiasti. Basilio II acconsentì al matrimonio, alla sola condizione che Vladimir si convertisse all'ortodossia, cosa che quest'ultimo a questo punto fu ben felice di fare.

L'attesa per le truppe variaghe durò quasi un anno. A gennaio del 989 tutte le loro navi approdarono nel porto del Corno d'Oro. I seimila variaghi sbarcarono al comando di Basilio e, qualche settimana dopo, colpirono di notte l'accampamento di Barda Foca. I nordici non fecero praticamente prigionieri, distruggendo tutto l'accampamento; solo tre sottufficiali furono consegnati all'Imperatore, il quale ordinò che il primo fosse impiccato, il secondo impalato ed il terzo crocifisso.[6] Barda Foca tornò alla carica con l'altra metà dell'esercito, ed assediò Abido. La città resistette, e Basilio II mandò in soccorso un esercito comandato da suo fratello Costantino VIII. All'alba del 13 aprile l'imperatore diede l'ordine di attaccare; l'esercito di Barda Foca fu scompaginato, e tutti i ribelli trucidati. Riguardo alla morte di Foca alcune fonti sostengono che egli si lanciò a cavallo contro Basilio, vedendolo tra le file dei suoi variaghi al fianco del fratello. L'imperatore rimase immobile stringendo con la mano destra la spada, mentre con la sinistra teneva una icona miracolosa della vergine Maria. Ad un tratto Foca cadde da cavallo, preso da vertigini: quando le compagini imperiali arrivarono lo trovarono morto, ed il suo esercito si dissolse.

Sclero, che era riuscito a fuggire dalla sua prigionia, rimaneva l'unico problema per Basilio II. Era però vecchio e stanco e di fatto ormai innocuo, ed accettò le condizioni di pace dell' imperatore. Dopo il trattato di pace Basilio utilizzò Sclero come consigliere, per impedire eventuali nuove rivolte dei nobili. Sclero propose di introdurre enormi tasse e di affliggerli, anche ingiustamente. In questo modo, troppo occupati nel riuscire a sopravvivere, non avrebbero avuto più tempo per ordire nuove trame. L'imperatore, ormai senza più avversari, non dimenticò mai più quel consiglio.

[modifica] Avanzata in Bulgaria

La conversione di Vladimir di Kiev, che sposò a Kiev Anna, sorella dell'imperatore, segnò l'entrata della Russia all'interno della comunità dei paesi cristiano-ortodossi. Nel 989, la pace regnava nell'Impero bizantino; Basilio II poteva così intraprendere, come promesso, la guerra contro i Bulgari. Nella primavera del 991 partì alla volta di Tessalonica con un grande esercito. Da quel momento e fino al 995 non allentò mai la presa sulla Bulgaria, riconquistando, assediando e radendo al suolo molte città. Non combatté grandi battaglie, né la sua fu una conquista lampo; sua convinzione era che il successo dipendesse dalla capacità organizzativa. La disciplina con questo tipo di tattica era importantissima, quindi nessun soldato si doveva immolare in atti eroici, perché avrebbe rischiato, oltre che la sua vita, quella dei suoi compagni, creando varchi nella formazione militare.

[modifica] Rivalità con il sacro romano impero

Nel 992 per fronteggiare gli attacchi degli Ottoni (che volevano rifondare l'impero romano), decise di stipulare un patto con Venezia la quale, in cambio di favori commerciali, avrebbe trasportato le truppe bizantine dalla Grecia in Italia. L'idea si rivelerà nei secoli a venire assai sfortunata. La dipendenza nei confronti di Venezia aumenterà di pari passo con i "privilegi" ad essa concessi, e la Serenissima finirà per diventare il vettore nevralgico dell'economia bizantina. Dopo circa sette secoli di "contrazione" (erano passati 733 anni da quando il re persiano Sapore I aveva costretto l'imperatore romano Valeriano a lavorare in una diga) l'occidente tornava a "muoversi" contro l'oriente.

[modifica] Guerra contro i musulmani

Rappresentazione del trionfo delle truppe di Basilio II e morte di Samuele.

Nel 995 Basilio II fu obbligato a radunare quarantamila uomini ad Antiochia in modo da trasportare velocemente il suo esercito di fanteria verso la Siria a dorso di mulo. Le regioni limitrofe, difatti, erano sconquassate da disordini, causati dai musulmani e i soldati giunsero appena in tempo per riuscire a difendere Aleppo. In breve l'imperatore riuscì a sconfiggere l'esercito islamico, che si ritirò in Siria, e dopo aver riportato questa vittoria Basilio II poté finalmente tornare a Costantinopoli.

[modifica] La Novella

Il 1° gennaio del 996 Basilio II emanò la Novella. Questo editto requisiva ai proprietari terrieri dell'impero tutte quelle proprietà che fossero state acquistate negli ultimi sessantuno anni (cioè dal tempo di Romano I), restituendole ai precedenti proprietari, a meno che non venissero riconfermate dallo stesso imperatore. Questo provvedimento aveva lo scopo di bloccare le ambizioni espansionistiche di molti dei grandi casati nobiliari, che nell'ultimo secolo aveva assorbito in latifondi la piccola proprietà terriera. Acquisite grandi somme di denaro ed influenza all'interno dei themata i nobili, che spesso erano anche strateghi del thema, potevano divenire tanto potenti da ribellarsi all'imperatore. L' editto causò la rovina di molte famiglie aristocratiche dell'Impero bizantino, che persero tutti i loro possedimenti, dovendoli restituire ai piccoli proprietari terrieri. L'imperatore, ricordando i consigli di Bardas Sclero, non si accontentò di togliere le terre all'aristocrazia ma la costrinse a pagare l' allenlengyon, tassa in precedenza pagata dai villaggi, i quali dovevano già numerose gabelle ai nobili stessi. Questa tassa aveva una duplice funzione: da una parte indeboliva ancora di più i nobili, dall'altra assicurava cospicui introiti: era difatti decisamente più semplice riscuoterla dai nobili abbienti che dai poveri i quali, quando il raccolto andava male, arrivavano fino ad uccidere gli esattori imperiali.

[modifica] Il matrimonio imperiale

Impero bizantino nel 1025, alla morte di Basilio: tratteggiate le conquiste di Basilio II.

Sempre nel 996, a Costantinopoli, arrivò un'ambasciata di Ottone III, che chiedeva a Basilio la mano di una nobildonna bizantina. Basilio non chiedeva di meglio in quanto innanzitutto grazie a questo matrimonio l'Italia del sud sarebbe stata finalmente pacificata. Se Ottone avesse avuto inoltre dalla nipote dell'imperatore un erede maschio, quell'erede avrebbe governato un Impero unito dalla Siria fino alla Francia, ricreando, almeno territorialmente l'Impero Romano. La sfortuna però non volle che l'ambizioso progetto si realizzasse.

L'imperatore si affrettò a dare in sposa ad Ottone una delle sue nipoti, la quale morì poco dopo le nozze. Dopo un periodo di lutto, nel 1001, Ottone III mandò un secondo emissario, per chiedere in sposa un'altra nobildonna bizantina. Basilio decise allora di concedergli la mano della più splendida delle sue nipoti, Zoe; la sorte però si accanì ancora contro questo progetto. La nipote era partita per Bari, dove avrebbe dovuto incontrare il suo promesso sposo, da pochi giorni quando a Costantinopoli arrivò la notizia che Ottone era morto per una febbre improvvisa.

[modifica] Distruzione dei Bulgari

Basilio II rappresentato mentre conquista la città di Pliska.

Negli anni '90 del 900, lo zar Samuele aveva conquistato Durazzo, e aveva preso anche parte della Bosnia e della Dalmazia.

Nel 1000, però, il Doge di Venezia Pietro II Orseolo aveva sottomesso la Dalmazia nel corso di una grande spedizione punitiva contro la pirateria nell'Adriatico. Il Doge inviò quindi il proprio figlio Giovanni a Costantinopoli per chierede il riconoscimento imperiale del nuovo dominio. Basilio concesse ai veneziani il titolo di Dux Dalmatiae e pochi anni dopo, a seguito del sostegno ricevuto da Pietro Orseolo nella difesa di Bari dagli Arabi, presenziò al matrimonio della nipote Maria col giovane rampollo veneziano.

Tra il 1000 e il 1004 Basilio iniziò una campagna punitiva contro i Bulgari, che procedette lenta ma con ottimi risultati e grazie alla quale i bizantini riuscirono a riconquistare tutta la penisola balcanica orientale.

L'odio dell'imperatore contro i Bulgari, causato dalla disastrosa campagna condotta contro di loro 20 anni prima, non era stato attenuato dal tempo. Dopo la vittoria conseguita nell'alta valle dello Strimone, il 4 ottobre del 1014, nella battaglia di Kleidion, la sua ferocia nel punire tale popolazione fu tale da fargli assumere l'appellativo di Bulgaroctono, ovvero "massacratore di Bulgari". Essendogli sfuggito lo Zar Samuele di Bulgaria, Basilio catturò circa 15.000 Bulgari, li accecò tutti e li mandò dal loro re, che nel frattempo era riparato nella fortezza di Prespa (Macedonia). Essi erano stati messi in fila a gruppi di cento, e al primo della fila era stato cavato un occhio solo, in modo che potesse condurre i suoi compagni. Lo Zar, sconvolto, morì due giorni dopo, vedendo come la sua grande armata era stata distrutta. La guerra proseguì fino al 1018, e finì con la vittoria dei bizantini che riuscirono a conquistare la stessa capitale bulgara. Con questa vittoria Basilio riportò tutta la penisola Balcanica sotto il controllo dell'Impero.

L'imperatore si dimostrò misericordioso coi sudditi dei territori conquistati, inglobandoli nella aristocrazia bizantina, tanto che qualcuno diventò strategos dei nuovi themata, e permettendo alla Chiesa bulgara di continuare ad avere un suo Patriarca.

[modifica] Morte

Nomisma Histamenon d'oro rappresentante Basilio II di Bisanzio e Costantino VIII di Bisanzio.

Nel 1023 Basilio condusse una spedizione in Anatolia, che portò ottimi risultati; dopo questa campagna furono fondati otto nuovi themata. Nel 1025 egli stava preparandosi per partire alla riconquista prima della Sicilia e poi della stessa Roma; il 15 dicembre, però, lo sorprese la morte. Il suo piano di riconquista in Italia fu lasciato a chi lo seguì sul trono come eredità morale; essi ottennero però su quel fronte risultati tanto disastrosi da portare alla perdita della Langobardia.

Con Basilio II l'Impero raggiunse la sua massima espansione dopo Giustiniano I. Più di un secolo e mezzo dopo Niceta Coniata lo avrebbe definito il migliore imperatore mai avuto da Bisanzio assieme ad Eraclio I. La sua morte fu l'inizio dell'inesorabile declino dell'Impero bizantino, che solo i primi tre Comneni riusciranno a rallentare.

Quando nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1261, l'esercito di Alessio Strategopulo riconquistò Costantinopoli, trovò su uno dei tanti edifici in macerie lo scheletro di Basilio II, eretto in piedi con un flauto tra i denti: i crociati l'avevano messo lì per schernire l'Impero bizantino e per demoralizzare la popolazione.

[modifica] La fine della famiglia dei Macedoni

Non lasciando eredi maschi la dinastia macedone si perpetuò per altri 32 anni attraverso le figlie (Zoe e Teodora) del fratello minore di Basilio II, ossia Costantino VIII. Costui, formalmente coimperatore, in realtà non esercitò alcun potere effettivo durante il lunghissimo regno del fratello, alla cui morte continuò la vita dissoluta che aveva sempre condotto, non curandosi degli affari di stato e preparando così la rovina dell'impero. (Zoe Porfirogenita ebbe ben 3 mariti-imperatori). I Macedoni, dopo aver reso Costantinopoli capitale-regina del Mediterraneo, intorno al XI secolo la lasciarono nelle mani dell'aristocrazia burocratica ed in quelle dei mercanti italiani.

[modifica] Note

  1. ^ Ostrogorsky, p. 211.
  2. ^ Norwich, p. 227.
  3. ^ Bloy, p. 89.
  4. ^ Lilie, pp. 228-229.
  5. ^ Lilie, pp. 230-231.
  6. ^ Norwich, p. 231.

[modifica] Bibliografia

  • Léon Bloy. Costantinopoli e Bisanzio . Milano, Medusa, 1917.
  • Georg Ostrogorsky. Storia dell'Impero bizantino. Torino, Einaudi, 1968.
  • A. Guillou, F. Burgarella, Alessandro Bausani, L'Impero bizantino e l'islamismo, Nuova Storia Universale dei Popoli e delle Civiltà, vol. VI, parte 1, Torino, UTET, 1981.
  • C. Mango, La civiltà bizantina, Bari, Laterza, 1982
  • Salvatore Impellizzeri. Imperatori di Bisanzio (Cronografia) 2 vol. . Vicenza, 1984 .
  • Gerhard Herm. I bizantini. Milano, Garzanti, 1985.
  • Giorgio Ravegnani. I trattati con Bisanzio 992-1198 . Venezia, Il Cardo, 1992.
  • A. Cameron, Un impero. Due destini, Genova, ECIG, 1993
  • Alexander P. Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, Roma-Bari, Laterza, 1994. ISBN 9788842023012
  • John Julius Norwich. Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453 . Mondadori, 2000. ISBN 9788804481850
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Einaudi, Torino, 2002.
  • Alain Ducellier e Michel Kaplan, Bisanzio, Milano, San Paolo, 2002.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004.
  • Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • R. J. Lilie. Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0286-5.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Paolo Cesaretti, L'impero perduto, Milano, Mondadori, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani. Imperatori di Bisanzio . Bologna, Il Mulino, 2008. ISBN 978-88-15-12174-5

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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