Basilio II Bulgaroctono

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Basilio II di Bisanzio)
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Basilio II
Ritratto dell'imperatore bizantino Basilio II, tratta da un dipinto che riproduce una miniatura tratta dal Salterio di Venezia, custodito presso la Biblioteca Marciana (ms. gr. 17, fol. 3r)
Ritratto dell'imperatore bizantino Basilio II, tratta da un dipinto che riproduce una miniatura tratta dal Salterio di Venezia, custodito presso la Biblioteca Marciana (ms. gr. 17, fol. 3r)
Imperatore bizantino
In carica 10 gennaio 976 – 15 dicembre 1025
Predecessore Giovanni I Zimisce
Successore Costantino VIII
Nascita 958
Morte Costantinopoli, 15 dicembre 1025
Dinastia Macedoni
Padre Romano II
Madre Teofano

Basilio II (greco: Βασίλειος Β΄ Βουλγαροκτόνος , Basileios II Bulgaroktonos; 958Costantinopoli, 15 dicembre 1025) è stato un imperatore bizantino, dal 10 gennaio 976 fino alla sua morte. Fu soprannominato Bulgaroctono, ossia il massacratore di Bulgari.[1] Il suo regno fu il più lungo di tutta la storia dell'Impero, dal momento che durò per ben 50 anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Romano II (959-963) e di Teofano, apparteneva alla famiglia dei Macedoni, salita al potere nell'867 con l'assassinio di Michele III l'Ubriaco (842-867) da parte di Basilio I il Macedone (867-886), il quale aveva cominciato la sua scalata al potere venti anni prima, come stalliere personale dell'imperatore.[2]

Il padre morì nel 963, quando Basilio aveva soli cinque anni, ed essendo egli e il fratello Costantino troppo giovani per regnare, la reggenza venne assunta dalla madre Teofano.[3] Comprendendo l'instabilità di questa situazione, Teofano si accordò con il generale Niceforo II Foca (963-969) accettando di sposarlo affinché divenisse imperatore e tutore, in qualità di patrigno, dei due figli di Teofano.[3]

Nel 969, tuttavia, Niceforo venne ucciso in una congiura ordita dalla stessa Teofano e dal suo amante, il generale Giovanni Zimisce, che divenne imperatore. Il Patriarca tuttavia si rifiutò di incoronare il nuovo imperatore finché questi non avesse fatto penitenza per l'empio atto e avesse punito la complice Teofano con l'esilio; Zimisce fu costretto a obbedire all'autorità religiosa e Teofano poté tornare nella capitale solo dopo l'ascesa al potere dei figli.[4] Giovanni I Zimisce regnò dal 969 al 976 come tutore dei due porfirogeniti.

Basilio II Basileus dei romei[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Zimisce morì nel 976, in quell'anno Basilio aveva compiuto i diciott'anni e, avendo ormai raggiunto la maggiore età ed essendo figlio primogenito, fu incoronato Imperatore bizantino senza particolari problemi: all'epoca suo fratello Costantino era soltanto sedicenne e per giunta non interessato alla vita politica, difatti non si oppose - come era suo diritto - alla nomina imperiale di suo fratello.[5] Costantino, per il fratello, costituì sempre un problema, a causa dei suoi costumi lascivi e delle enormi somme spese in cortigiane ed altri piaceri carnali.

I festeggiamenti per l'incoronazione furono oltremodo sfarzosi e forti somme vennero donate alla popolazione di Costantinopoli. Quanto ai suoi costumi, ci sono giunte testimonianze attendibili dalle cronache di Michele Psello: Basilio II amava vestirsi di porpora (colore che, per il cerimoniale bizantino, poteva essere usato solo dall'Imperatore), ornandosi inoltre di poche perle, sia in pubblico sia nel tribunale principale, dove esercitava il suo potere. Era di bassa statura, amava tenere una foltissima barba ed aveva occhi di un azzurro pallido. Quanto alle sue abitudini, era un ottimo cavallerizzo, mangiava con misura piatti non troppo elaborati ed era alquanto misogino, tanto da essere l'unico Basileus a non sposarsi.[6]

Moneta raffigurante Basilio II.

Durante il suo regno, l'impero raggiunse l'apice delle sue fortune. Appena incoronato nominò suo fratello co-imperatore, totalmente pro-forma,[7] in quanto il potere rimase nelle sue mani. Il neo-imperatore ebbe subito due gravi problemi da risolvere: il primo era un suo prozio omonimo, Basilio, il quale gli lasciò poca autonomia, gestendo gran parte degli affari di stato; il secondo era costituito dalla scelta dell'erede al trono: infatti riteneva suo fratello Costantino e gli altri suoi familiari inadatti a governare un impero.[8]

Prima rivolta di Bardas Sclero[modifica | modifica wikitesto]

Miniatura tratta dal Salterio di Venezia (Ms. gr. 17, BNM), che raffigura l'imperatore Basilio II incoronato da angeli e fatto omaggio con la proskynesis dai suoi sudditi.

Nei primi anni del suo impero il giovane imperatore dovette affrontare numerose guerre civili, causate - come testimonia Michele Psello nelle sue cronache - dai suoi generali, che lo ritenevano troppo giovane per governare l'Impero.

Basilio II aveva contrapposto alla grande aristocrazia militare delle province una nuova aristocrazia proveniente da diversi settori dell'economia e dell'apparato burocratico, sostenendo nel contempo la piccola proprietà terriera, politica iniziata da quasi un secolo dal bisnonno Leone VI il Saggio (886-912).

Ben presto iniziarono i problemi: nell'arco di tredici anni vi furono due guerre civili, per opera di due generali. Il primo fu Bardas Sclero che, prima di ribellarsi, fu comandante supremo delle truppe orientali bizantine. Il secondo fu Barda Foca il quale ambiva al trono essendo nipote dell'Imperatore Niceforo II Foca, deposto ed assassinato da Giovanni I Zimisce.

Il primo a tentare la rivolta fu Bardas Sclero, che si fece nominare Basileus dalle sue truppe, dopo che il ciambellano Basilio aveva tentato di destituirlo del comando dell'armata. Sembra che il generale ribelle avesse intenzione di mantenere sul trono i due porfirogeniti regnando da dietro le quinte come loro reggente.[9] Nell'autunno del 977 aveva velocemente conseguito due vittorie importanti grazie all'appoggio della flotta bizantina meridionale (thema dei Cibirreoti). All'inizio del 978 Sclero, dopo aver conquistato Nicea, marciò in direzione della capitale Costantinopoli; in quel momento Sclero era riuscito ad assoggettare tutti i territori orientali bizantini.[9]

Le battaglie marittime furono però vinte da Basilio II, che vantava fra i suoi fedeli la marina del Corno d'oro. Il ciambellano Basilio richiamò dall'esilio Barda Foca e gli affidò il comando delle forze di terra bizantine, per conseguire una vittoria decisiva.[9] Barda Foca, nipote dell' imperatore Niceforo, era un formidabile guerriero dalla statura gigantesca, che da parte sua aveva tentato una usurpazione sotto Giovanni Zimisce, venendo poi ridotto all' obbededienza proprio da quel Barda Sclero che ora era chiamato a fronteggiare. Egli rimase sorpreso dalla nomina da parte del ciambellano Basilio, ma non si tirò indietro, deciso a vendicare la morte dello zio; questi era stato infatti ucciso da Giovanni Zimisce di cui Sclero era stato partigiano.[9] Organizzato l'esercito, reclutò diverse schiere da Cesarea e dalla Cappadocia. La guerra civile si protrasse per altri due anni e mezzo, fino al 24 maggio 979, giorno in cui si combatté la battaglia finale presso Pancalea.[10] Barda Foca, avvedendosi che la battaglia stava avendo esito negativo, spronò il suo cavallo a raggiungere Bardas Sclero, e lo sfidò a duello. Accettata la sfida, Sclero fu ferito in volto da Foca ma riuscì a fuggire, rifugiandosi dal califfo abbaside di Baghdad al-Ta'i' (974-991).[10][9] Venne cosí debellata la prima rivolta di Bardas Sclero e Barda Foca prese il suo posto come generale supremo delle forze bizantine.

Guerra contro i Bulgari[modifica | modifica wikitesto]

Opera commissionata da Basilio II, che rappresenta l'arcangelo Michele che schiaccia i demoni.

Nel 985 Basilio II riuscì a liberarsi del suo prozio omonimo, spina nel fianco fin dalla sua nomina a imperatore, facendolo arrestare per ribellione. Egli infatti, temendo di cadere da un momento all'altro in disgrazia, sembra si fosse accordato con Barda Foca e altri comandanti per organizzare una congiura contro l'Imperatore.[10] La punizione fu severa: fu condannato all'esilio e alla confisca dei beni.[10] In questo modo iniziò a reggere le redini dello stato da solo, svincolandosi dall'influenza del prozio, che fino a quel momento aveva preso molte decisioni di stato facendo le sue veci. Dopo aver acquisito la sua autonomia, l'Imperatore fece abrogare tutte le leggi del prozio, tranne quelle che contenessero una nota di conferma scritta da Basilio II stesso.[11] Giustificò questa decisione in questo modo:

« Nel periodo che va dall'inizio del nostro regno autocratico alla deposizione del parakoimenos Basilio... molte cose accaddero non secondo il nostro desiderio, ma la sua volontà disponeva e decideva tutto. »

L'anno dopo condusse la sua prima campagna militare da sovrano completamente autonomo, contro i Bulgari.[11] Dopo la morte di Giovanni Zimisce, infatti, i figli del governatore di Macedonia Nicola, i cosiddetti quattro comitopuli, organizzarono una rivolta in Macedonia, nel corso del quale riuscirono a liberare, approfittando della guerra civile che stava dilaniando Bisanzio, gran parte dei Balcani dal giogo bizantino.[11] Alla notizia della rivolta, l'ex Zar di Bulgaria Boris, tenuto prigioniero a Costantinopoli, riuscì a evadere insieme al fratello Romano ma morì durante la fuga. Poiché Romano non poteva diventare zar di Bulgaria essendo stato castrato, la corona di zar spettò a Samuele, l'unico dei quattro comitopuli ancora in vita.[11][12]

Questi, approfittando della guerra civile per accrescere i propri possedimenti e ricreare un Patriarcato in Bulgaria, nel 980 aveva effettuato la prima incursione in Tessaglia; questa guerra durò fino al 986, quando i Bulgari riuscirono a conquistare Larissa, capitale di tale regione. Basilio II replicò alle incursioni di Samuele cercando di riconquistare Serdica ma subì una cocente sconfitta, che segnò profondamente i suoi rapporti con i Bulgari allorché il grosso del suo esercito fu decimato in un'imboscata. Mentre tornava a Costantinopoli con quello che rimaneva dell'esercito giurò solennemente che tutta la Bulgaria, un giorno, avrebbe pagato col sangue la sua disfatta.[13]

Seconda rivolta di Bardas Sclero e rivolta di Barda Foca[modifica | modifica wikitesto]

Il califfo di Baghdad aveva accolto Bardas Sclero per usarlo nel momento di maggiore debolezza dell'impero, allo scopo di impadronirsene ed assoggettarlo al dominio arabo. L'occasione si presentò nel 986 quando Sclero venne a conoscenza della sconfitta di Basilio II ad opera dei Bulgari. Equipaggiato con uomini e mezzi dal califfo di Baghdad, Sclero si autoproclamò Basileus ma, giunto in Anatolia, capì subito che i nobili non l'avrebbero appoggiato, in quanto fedeli a Bardas Foca. Lo stesso Foca, che a quel punto era diventato estremamente popolare, si proclamò Basileus e propose a Sclero di unire le forze per dividersi l'Impero: la parte europea sarebbe spettata a Foca mentre i territori asiatici sarebbero spettati a Sclero.[14] Sclero accettò, ma l'alleanza durò poco, in quanto Foca non aveva alcuna intenzione di mantenere le promesse fatte. Appena Sclero ebbe abbassato la guardia Foca lo fece imprigionare, avendo così sotto il suo comando anche le truppe di Sclero.[15] Essi rimanevano fedeli al califfo, il quale era interessato soltanto al logoramento degli eserciti imperiali.

Foca pensava che il modo migliore per distruggere Basilio II fosse di dividere in due il suo esercito; una parte sarebbe andata ad ovest di Abido sull'Ellesponto, l'altra si sarebbe dovuta trincerare a Crisopoli. Basilio II non si pose il problema di intervenire subito, in quanto non era in grado di agire al di fuori di Costantinopoli; dal canto suo Foca voleva combattere sulla difensiva, per cui Basilio aveva bisogno di un alleato: lo trovò in Vladimir di Kiev. Vladimir pose sotto il comando dell'imperatore seimila Variaghi, pretendendo come unica contropartita la mano della principessa Anna, sorella di Basilio.[15] La corte bizantina non prese bene questa notizia, non gradendo che una figlia di un Imperatore bizantino andasse sposa di un principe barbaro, tanto più che le cronache del tempo raccontano che Vladimiro avesse più di ottocento concubine.

Basilo II e Nikolitza.

D'altro canto tale matrimonio, oltre che politicamente conveniente, era auspicabile anche dal punto di vista religioso. Vladimir di Kiev, che in seguito fu proclamato santo dalla chiesa ortodossa, stava cercando una religione per il suo popolo e, dopo aver valutato le offerte dell'Islam, della chiesa di Roma e di quella ebraica, non era rimasto convinto da nessuna delle tre dottrine. Dopo un po' di tempo mandò degli emissari ad ascoltare un sermone in Santa Sofia; costoro, avendo assistito alla liturgia, ne furono entusiasti. Basilio II acconsentì al matrimonio, alla sola condizione che Vladimir si convertisse all'ortodossia, cosa che quest'ultimo a questo punto fu ben felice di fare.

L'attesa per le truppe variaghe durò quasi un anno. A gennaio del 989 tutte le loro navi approdarono nel porto del Corno d'Oro. I seimila Variaghi sbarcarono al comando di Basilio e, qualche settimana dopo, colpirono di notte l'accampamento di Bardas Foca. I nordici non fecero praticamente prigionieri, distruggendo tutto l'accampamento; solo tre sottufficiali furono consegnati all'Imperatore, il quale ordinò che il primo fosse impiccato, il secondo impalato ed il terzo crocifisso.[16] Bardas Foca tornò alla carica con l'altra metà dell'esercito, ed assediò Abido. La città resistette, e Basilio II mandò in soccorso un esercito comandato da suo fratello Costantino. All'alba del 13 aprile l'imperatore diede l'ordine di attaccare; l'esercito di Barda Foca fu scompaginato, e tutti i ribelli trucidati. Riguardo alla morte di Foca alcune fonti sostengono che egli si lanciò a cavallo contro Basilio, vedendolo tra le file dei suoi Variaghi al fianco del fratello. L'imperatore rimase immobile stringendo con la mano destra la spada, mentre con la sinistra teneva una icona miracolosa della vergine Maria. Ad un tratto Foca cadde da cavallo, preso da vertigini: quando le compagini imperiali arrivarono lo trovarono morto, ed il suo esercito si dissolse.

Sclero, che era riuscito a fuggire dalla sua prigionia, rimaneva l'unico problema per Basilio II. Era però vecchio e stanco e di fatto ormai innocuo, ed accettò le condizioni di pace dell'imperatore. Dopo il trattato di pace Basilio utilizzò Sclero come consigliere, per impedire eventuali nuove rivolte dei nobili. Sclero propose di introdurre enormi tasse e di affliggerli, anche ingiustamente. In questo modo, troppo occupati nel riuscire a sopravvivere, non avrebbero avuto più tempo per ordire nuove trame. L'imperatore, ormai senza più avversari, non dimenticò mai più quel consiglio.

Avanzata in Bulgaria[modifica | modifica wikitesto]

La conversione di Vladimir I il Grande (980-1015), che sposò a Kiev Anna, sorella dell'imperatore, segnò l'entrata della Russia nella chiesa cristiana-ortodossa.[17] Nel 989, la pace regnava nell'Impero bizantino; Basilio poteva così intraprendere, come promesso, la guerra contro i Bulgari.[18] Prima però decise di intraprendere una spedizione punitiva contro gli Iberi, rei di aver appoggiato Barda Foca; la spedizione ebbe successo e il re ibero fu costretto a promettere che alla sua morte avrebbe lasciato in eredità all'Impero il suo regno, poiché non aveva figli.[19] Nella primavera del 991 partì alla volta di Tessalonica con un grande esercito. Da quel momento e fino al 995 non allentò mai la presa sulla Bulgaria, riconquistando, assediando e radendo al suolo molte città della Grecia settentrionale e riuscendo persino nell'impresa di catturare l'imperatore bulgaro nominale Romano.[19] Nel 993 si alleò con il principe serbo di Doclea e occupò Borea, sembrando pronto ad invadere il cuore dell'Impero bulgaro.

Non combatté grandi battaglie, né la sua fu una conquista lampo; sua convinzione era che il successo dipendesse dalla capacità organizzativa. La disciplina con questo tipo di tattica era importantissima, quindi nessun soldato si doveva immolare in atti eroici, perché avrebbe rischiato, oltre che la sua vita, quella dei suoi compagni, creando varchi nella formazione militare.

Tuttavia le emergenze in Oriente, dove i Fatimidi avevano di nuovo invaso la Siria bizantina, lo costrinsero nel 994 ad abbandonare temporaneamente la conduzione personale delle campagne in Bulgaria, affidando il comando delle truppe illiriche al duca di Tessalonica Gregorio di Taron.[19]

L'alleanza con Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 992 giunsero a Costantinopoli ambasciatori da Venezia i quali si lamentarono per il fatto che le loro navi mercantili, una volta giunte nella capitale bizantina, fossero costrette a pagare dazi ritenuti troppo cari, che negli ultimi tempi erano aumentati addirittura di circa sette volte.[20] L'Imperatore decise di venire incontro ai Veneziani e nel marzo 992 promulgò una crisobolla con cui ridusse le tasse doganali che i mercanti veneziani erano tenuti a pagare a due solidi all'entrata nella dogana di Abido e quindici all'uscita.[20] In cambio i Veneziani avrebbero trasportato con le loro navi le truppe bizantine dalla Grecia in Italia meridionale.[20]

L'idea si rivelerà nei secoli a venire assai sfortunata. La dipendenza nei confronti di Venezia aumenterà di pari passo con i "privilegi" ad essa concessi, e la Serenissima finirà per diventare il vettore nevralgico dell'economia bizantina.

L'alleanza con Venezia portò comunque nei primi tempi a vantaggi per l'Impero: nel 1000 il doge veneziano sottomise la Dalmazia ponendo fine alla pirateria e qualche anno dopo liberò Bari (capitale del catepanato bizantino) dall'assedio arabo.

Guerra contro i musulmani[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione del trionfo delle truppe di Basilio II e morte di Samuele.

Mentre Basilio II stava conducendo la guerra in Macedonia, la Siria fu invasa dai Fatimidi, che inflissero ai Bizantini una sconfitta sull'Oronte (15 settembre 994) e strinsero d'assedio Aleppo.[21] L'Imperatore dovette interrompere momentaneamente la campagna contro i Bulgari per correre a salvare l'Oriente dalla capitolazione.[22]

Nel 995 Basilio II radunò quarantamila uomini ad Antiochia in modo da trasportare velocemente il suo esercito di fanteria verso la Siria a dorso di mulo. Le regioni limitrofe, difatti, erano sconquassate da disordini, causati dai musulmani e i soldati giunsero appena in tempo per riuscire a difendere Aleppo. In breve l'imperatore riuscì a sconfiggere l'esercito islamico, che si ritirò in Siria, e a occupare Raphamea e Emesa.[21]

La Novella[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º gennaio del 996 Basilio II emanò la Novella. Questo editto requisiva ai proprietari terrieri dell'impero tutte quelle proprietà che fossero state acquistate negli ultimi sessantuno anni - cioè dal tempo di Romano I (920-944) - restituendole ai precedenti proprietari, a meno che non venissero riconfermate dallo stesso imperatore. Questo provvedimento aveva lo scopo di bloccare le ambizioni espansionistiche di molti dei grandi casati nobiliari, che nell'ultimo secolo aveva assorbito in latifondi la piccola proprietà terriera. Acquisite grandi somme di denaro ed influenza all'interno dei themata i nobili, che spesso erano anche strateghi del thema, potevano divenire tanto potenti da ribellarsi all'imperatore. L'editto causò la rovina di molte famiglie aristocratiche dell'Impero bizantino, che persero tutti i loro possedimenti, dovendoli restituire ai piccoli proprietari terrieri. L'imperatore, ricordando i consigli di Bardas Sclero, non si accontentò di togliere le terre all'aristocrazia ma la costrinse a pagare l'allenlengyon, tassa in precedenza pagata dai villaggi, i quali dovevano già numerose gabelle ai nobili stessi. Questa tassa aveva una duplice funzione: da una parte indeboliva ancora di più i nobili, dall'altra assicurava cospicui introiti: era difatti decisamente più semplice riscuoterla dai nobili abbienti che dai poveri i quali, quando il raccolto andava male, arrivavano fino ad uccidere gli esattori imperiali.

Il matrimonio imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Impero bizantino nel 1025, alla morte di Basilio II: tratteggiate le sue conquiste.

Sempre nel 996, a Costantinopoli, arrivò un'ambasciata di Ottone III (983-1003), che chiedeva a Basilio la mano di una nobildonna bizantina. Basilio non chiedeva di meglio in quanto innanzitutto grazie a questo matrimonio l'Italia del sud sarebbe stata finalmente pacificata. Se Ottone avesse avuto inoltre dalla nipote dell'imperatore un erede maschio, quell'erede avrebbe governato un Impero unito dalla Siria fino alla Francia, ricreando, almeno territorialmente l'Impero romano. La sfortuna però non volle che l'ambizioso progetto si realizzasse.

L'imperatore si affrettò a dare in sposa ad Ottone una delle sue nipoti, la quale morì poco dopo le nozze. Dopo un periodo di lutto, nel 1001, Ottone III mandò un secondo emissario, per chiedere in sposa un'altra nobildonna bizantina. Basilio decise allora di concedergli la mano della più splendida delle sue nipoti, Zoe; la sorte però si accanì ancora contro questo progetto. La nipote era partita per Bari, dove avrebbe dovuto incontrare il suo promesso sposo, da pochi giorni quando a Costantinopoli arrivò la notizia che Ottone era morto per una febbre improvvisa.

Distruzione del regno bulgaro[modifica | modifica wikitesto]

Basilio II rappresentato mentre conquista la città di Pliska.

Approfittando della campagna dell'Imperatore contro i Fatimidi, lo zar Samuele aveva invaso la Grecia e il Peloponneso; mentre stava tornando in Bulgaria, tuttavia, i Bizantini, condotti dal generale Niceforo Urano, riuscirono a sconfiggere l'esercito bulgaro, ferendo Samuele, che riuscì a salvarsi solo a stento (997).[21] Negli anni successivi, tuttavia, lo zar bulgaro riprese l'offensiva, conquistando la Rascia e la Doclea.[21] Nel 999 Basilio II conquistò Serdica, ma fu costretto a lasciare i Balcani per andare ad affrontare i Fatimidi che avevano invaso i territori orientali.[23] Conclusa una tregua di dieci anni con il potente nemico islamico e annessa l'Iberia caucasica all'Impero alla morte del principe che la governava (egli aveva infatti promesso che alla sua morte l'Iberia sarebbe passata all'Impero),[23] l'Imperatore poté tornare nei Balcani, dove le operazioni militari erano continuate durante la sua assenza: infatti i Bizantini, mentre il loro Imperatore si trovava in Oriente, avevano riconquistato parte della Bulgaria orientale pur perdendo Durazzo.[23]

Nel 1000, però, il Doge di Venezia Pietro II Orseolo (991-1009) aveva sottomesso la Dalmazia nel corso di una grande spedizione punitiva contro la pirateria nell'Adriatico.[24] Il Doge inviò quindi il proprio figlio Giovanni a Costantinopoli per chiedere il riconoscimento imperiale del nuovo dominio. Basilio concesse ai veneziani il titolo di Dux Veneticorum et Dalmaticorum e pochi anni dopo, a seguito del sostegno ricevuto da Pietro Orseolo nella difesa di Bari dagli Arabi,[24] presenziò al matrimonio della nipote Maria col giovane rampollo veneziano.

Tra il 1001 e il 1004 Basilio iniziò una campagna punitiva contro i Bulgari, che procedette lenta ma con ottimi risultati e grazie alla quale i bizantini riuscirono a riconquistare tutta la penisola balcanica orientale. Inizialmente Basilio invase e occupò i dintorni di Serdica, successivamente invase la Macedonia, riconquistò la Tessaglia ed espugnò, dopo un assedio di otto mesi, la fortezza di Vidin, lungo il corso del Danubio.[25] Da quella fortezza Basilio si diresse a meridione, dove inflisse un'altra sconfitta a Samuele presso il fiume Vardar (1004).[25]

Dopo queste vittorie, con le quali aveva strappato a Samuele metà del suo impero, Basilio decise di tornare a Costantinopoli. L'anno successivo, ripresa la campagna, riuscì a espugnare Durazzo grazie a un provvidenziale tradimento.[25] Degli anni successivi di campagne non sappiamo molto.[25]

L'odio dell'imperatore contro i Bulgari, causato dalla disastrosa campagna condotta contro di loro 20 anni prima, non era stato attenuato dal tempo. Dopo la vittoria conseguita nell'alta valle dello Strimone, il 4 ottobre del 1014, nella battaglia di Kleidion, la sua ferocia nel punire tale popolazione fu tale da fargli assumere l'appellativo di Bulgaroctono, ovvero "massacratore di Bulgari". Essendogli sfuggito lo Zar Samuele di Bulgaria (997-1014), Basilio catturò circa 14.000 Bulgari, li accecò tutti e li mandò dal loro re, che nel frattempo era riparato nella fortezza di Prespa (Macedonia).[26] Essi erano stati messi in fila a gruppi di cento, e al primo della fila era stato cavato un occhio solo, in modo che potesse condurre i suoi compagni. Lo Zar, sconvolto, morì due giorni dopo, vedendo come la sua grande armata era stata distrutta.[26]

A Samuele succedette il figlio Gabriele, che implorò la pace offrendosi di diventare vassallo dell'Impero; Basilio rifiutò e continuò l'offensiva, conquistando altre città.[27] Gabriele morì nel 1015 ucciso da Giovanni, suo cugino, che gli succedette; il nuovo zar tentò di nuovo di giungere alla pace, dicendo di essere disposto ad accettare il vassallaggio.[27] In un primo momento l'Imperatore bizantino accettò ma quando vide che, nonostante i patti, lo zar avesse pianificato di aggredire Durazzo, il basileus si infuriò e attaccò Giovanni, conquistando Ocrida e accecando i prigionieri.[27]

A questo punto i Fatimidi invasero di nuovo l'oriente conquistando il protettorato bizantino di Aleppo mentre il re di Georgia Giorgio aveva aggredito il thema di Iberia, ma Basilio non si fece distrarre da tali offensive e continuò la conquista di ciò che rimaneva del potente Impero bulgaro.[28] Giovanni tentò una disperata resistenza, ma morì nel tentativo di espugnare Durazzo (febbraio 1018).[26] Venuto a conoscenza della morte dello zar, Basilio decise di condurre l'offensiva finale, occupando di nuovo Ocrida (recuperata poco tempo prima da Giovanni) e annettendo completamente la Bulgaria occidentale all'Impero.[28] Con questa vittoria Basilio riportò tutta la penisola balcanica sotto il controllo dell'Impero. Basilio celebrò la vittoria prima nel Partenone di Atene, da tempo trasformato in chiesa cristiana,[26] e successivamente a Costantinopoli.[28]

I territori riconquistati furono riorganizzati in themata: vennero dunque istituiti i themata di Bulgaria (parte centrale dell'Impero bulgaro), Paristrion (parte orientale (Basso Danubio) dell'Impero bulgaro), Sirmio e Dalmazia.[29] Inoltre i territori di Doclea, Zaculmia, Rascia e Bosnia divennero vassalli dell'Impero.[29]

L'imperatore si dimostrò misericordioso coi sudditi dei territori conquistati, stabilendo che essi pagassero le tasse in natura e non in denaro, come invece accadeva nelle regioni più sviluppate dell'Impero.[26] Inoltre, anche se degradò il patriarcato bulgaro a arcivescovato, gli garantì comunque dei privilegi conferendogli l'autocefalia, cioè l'indipendenza dal patriarcato di Costantinopoli.[26] In tal modo consentì all'Impero di controllare la chiesa bulgara (il cui capo era nominato dall'Imperatore) senza però ampliare ulteriormente la già vasta sfera d'influenza del patriarcato di Costantinopoli.[26]

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Nomisma Histamenon d'oro rappresentante Basilio II e Costantino VIII.

Concluse le sue campagne di conquista in Occidente, Basilio si concentrò sull'Oriente. Grazie a una ribellione del governatore fatimide di Aleppo, che passò dalla parte bizantina, i Bizantini ristabilirono il loro protettorato su quella regione. Per contrastare gli attacchi del già citato re Giorgio, che si era nel frattempo alleato con il re di Ani, Basilio invase la Georgia e lo costrinse a una pace sfavorevole, che prevedeva l'instaurazione di un protettorato bizantino in Georgia e la cessione di alcuni territori all'Impero.[28] Anche Ani divenne un protettorato bizantino e alla morte del loro re, secondo le condizioni di pace, sarebbe stato annesso all'Impero bizantino.[28] Anche lo stato armeno di Kars divenne vassallo dell'Impero mentre il territorio di Vaspurakan, ceduto all'Impero dal suo sovrano, divenne un nuovo thema. I domini bizantini nel Caucaso si erano ulteriormente estesi.[28]

Nel 1022 scoppiò una nuova rivolta in Anatolia. Il figlio di Barda Foca, Niceforo, infatti si proclamò Imperatore e ottenne l'appoggio della Georgia e di Ani, ma Basilio soppresse rapidamente la rivolta riuscendo inoltre a ridurre di nuovo all'obbedienza i due stati vassalli che avevano osato appoggiare l'usurpatore.[30]

Nel 1025 egli stava preparandosi per partire alla riconquista della Sicilia;[31] il 15 dicembre, però, lo sorprese la morte.[32] Il suo piano di riconquista in Italia fu lasciato a chi lo seguì sul trono come eredità morale; essi ottennero però su quel fronte risultati tanto disastrosi da portare alla perdita della Langobardia.

Con Basilio II l'Impero raggiunse la sua massima espansione dopo Giustiniano I il Grande (527-565). Più di un secolo e mezzo dopo Niceta Coniata lo avrebbe definito il migliore imperatore mai avuto dall'impero bizantino assieme ad Eraclio I il Grande (610-641).[32] La sua morte fu l'inizio dell'inesorabile declino dell'impero, che solo i Comneni riusciranno a rallentare.

Quando nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1261, l'esercito di Alessio Strategopulo riconquistò Costantinopoli, trovò su uno dei tanti edifici in macerie lo scheletro di Basilio II, eretto in piedi con un flauto tra i denti: i crociati l'avevano messo lì per schernire l'Impero bizantino e per demoralizzare la popolazione.

La fine della famiglia dei Macedoni[modifica | modifica wikitesto]

Non lasciando eredi maschi la dinastia macedone si perpetuò per altri 32 anni attraverso le figlie (Zoe e Teodora) del fratello minore di Basilio II, ossia Costantino VIII (1025-1028), a cui Basilio aveva cinto della corona imperiale prima di spirare.[33] Costui, formalmente coimperatore, in realtà non esercitò alcun potere effettivo durante il lunghissimo regno del fratello, alla cui morte continuò la vita dissoluta che aveva sempre condotto, non curandosi degli affari di stato e preparando così la rovina dell'impero.[34] I Macedoni, dopo aver reso Costantinopoli capitale-regina del Mediterraneo, intorno all'XI secolo la lasciarono nelle mani dell'aristocrazia burocratica ed in quelle dei mercanti italiani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Cardini, Europa e Islam, Laterza, 2010, Bari, p. 63.
  2. ^ Ostrogorsky, p. 211.
  3. ^ a b Ostrogorsky, p. 250.
  4. ^ Ostrogorsky, pp. 256-257.
  5. ^ Psello, I; 1-2.
  6. ^ Psello, I; 35-36.
  7. ^ Bloy, p. 89.
  8. ^ Lilie, pp. 228-229.
  9. ^ a b c d e Treadgold 2005, p. 191.
  10. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 261.
  11. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 262.
  12. ^ Secondo altre versioni, ritenute inattendibili da Ostrogorsky (v. nota 214 a p. 288), sarebbe stato Romano e non Samuele a venire incoronato zar in questa occasione. Questa versione alternativa viene riportata anche da Treadgold, che sostiene che Samuele si proclamò zar solo anni dopo, quando scoprì che Romano, fatto prigioniero dai Bizantini, era morto. V. Treadgold 2005, p. 195.
  13. ^ Lilie, pp. 230-231.
  14. ^ Ostrogorsky, pp. 263-264.
  15. ^ a b Ostrogorsky, p. 264.
  16. ^ Norwich, p. 231.
  17. ^ Franco Cardini, Europa e Islam, Laterza, 2010, Bari, p. 50.
  18. ^ Bloy, pp. 91-92.
  19. ^ a b c Treadgold 1997, p. 520.
  20. ^ a b c Ravegnani (2006), p. 52.
  21. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 267.
  22. ^ Bloy, p. 93.
  23. ^ a b c Treadgold 2005, p. 195.
  24. ^ a b Ravegnani (2006), p. 55.
  25. ^ a b c d Ostrogorsky, p. 268.
  26. ^ a b c d e f g Ostrogorsky, p. 269.
  27. ^ a b c Treadgold 2005, p. 196.
  28. ^ a b c d e f Treadgold 2005, p. 197.
  29. ^ a b Ostrogorsky, p. 270.
  30. ^ Treadgold 2005, p. 198.
  31. ^ Norwich, p. 238.
  32. ^ a b Ostrogorsky, p. 271.
  33. ^ Psello, II; 1.
  34. ^ Psello, II; 1-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Psello, Cronografia, XII secolo.
  • Léon Bloy. Costantinopoli e Bisanzio . Milano, Medusa, 1917.
  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Georg Ostrogorsky. Storia dell'Impero bizantino. Torino, Einaudi, 1968.
  • A. Guillou, F. Burgarella, Alessandro Bausani, L'Impero bizantino e l'islamismo, Nuova Storia Universale dei Popoli e delle Civiltà, vol. VI, parte 1, Torino, UTET, 1981.
  • C. Mango, La civiltà bizantina, Bari, Laterza, 1982
  • Salvatore Impellizzeri. Imperatori di Bisanzio (Cronografia) 2 vol. . Vicenza, 1984.
  • Gerhard Herm. I bizantini. Milano, Garzanti, 1985.
  • Giorgio Ravegnani. I trattati con Bisanzio 992-1198 . Venezia, Il Cardo, 1992.
  • A. Cameron, Un impero. Due destini, Genova, ECIG, 1993
  • Alexander P. Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, Roma-Bari, Laterza, 1994. ISBN 978-88-420-2301-2
  • Warren Treadgold, History of the Byzantine state and society, 1997
  • John Julius Norwich. Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453 . Mondadori, 2000. ISBN 978-88-04-48185-0
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Einaudi, Torino, 2002.
  • Alain Ducellier e Michel Kaplan, Bisanzio, Milano, San Paolo, 2002.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004.
  • Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • R. J. Lilie. Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0286-5.
  • Warren Treadgold, Storia di Bisanzio. Bologna, Il Mulino, 2005. ISBN 978-88-15-13102-7
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Paolo Cesaretti, L'impero perduto, Milano, Mondadori, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani. Imperatori di Bisanzio . Bologna, Il Mulino, 2008. ISBN 978-88-15-12174-5
  • Gianfranco Cimino, L'esercito Romano d'Oriente, 2009, edizioni Chillemi, ISBN 978-88-903765-0-4
  • Lorenzo Riccardi, «Un altro cielo»: l’imperatore Basilio II e le arti, in “Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte”, 61 (III serie, XXIX), 2006 [2011] (ISSN 0392-5285), pp. 103-146.
  • Lorenzo Riccardi, Observations on Basil II as Patron of the Arts,in Actual Problems of Theory and History of Art, I, Collection of articles. Materials of the Conference of Young Specialists (St. Petersburg State University,1-5 December 2010), St. Petersburg 2011 (ISBN 978-5-288-05174-6), pp. 39-45.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore bizantino Successore Double-headed eagle of the Greek Orthodox Church.svg
Giovanni I 976-1025 Costantino VIII
Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 9 dicembre 2006 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki

Controllo di autorità VIAF: 17379269 LCCN: nr91018209