Basilica di Santa Pudenziana

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Coordinate: 41°53′55″N 12°29′44″E / 41.898611°N 12.495556°E41.898611; 12.495556

Basilica di Santa Pudenziana
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Chiesa cattolica di rito romano
Diocesi Roma
Stile architettonico paleocristiano, barocco
Inizio costruzione V secolo
Completamento 1588

La basilica di Santa Pudenziana è una chiesa del V secolo che si trova a Roma in via Urbana (l'antico vicus Patricius), nel rione Monti. Chiesa nazionale dei Filippini, è dedicata a santa Pudenziana, sorella di santa Prassede e figlia del senatore romano Pudente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per secoli si è ritenuto che questa fosse la più antica chiesa cristiana di Roma: la chiesa sarebbe stata costruita sulla domus del senatore Pudente, che si trova nove metri sotto la basilica. Pudente, con le sue due figlie Pudenziana e Prassede, sarebbe stato convertito dall'apostolo Pietro che avrebbe dimorato sette anni nell'abitazione dell'amico.

Origine e datazione della chiesa, pur antichissima, sono ancora in discussione. I lavori di restauro, eseguiti negli anni quaranta, portarono a conclusioni diverse rispetto alla versione tradizionale: le strutture della chiesa farebbero parte delle Terme di Novato del II secolo, un secolo dopo l'arrivo di Pietro, e la trasformazione delle terme in una chiesa sarebbe avvenuta alla fine del IV secolo, sotto il pontificato di papa Siricio. Studi recenti, al contrario, sostengono che l'ubicazione in un edificio termale è da ritenersi infondata poiché non sono stati trovati bacini, condotti acquiferi e soprattutto vasche, manufatti tipici di un edificio di quel genere.

Il nome di Pudenziana è attestato nel Martyrologium Hieronymianum nel giorno 19 maggio e nel catalogo del cimitero di Priscilla ove la santa è sepolta assieme alla sorella Prassede.

Il corpo della basilica è in gran parte frutto di un restauro del XVI secolo. Alla fine del IV secolo l'edificio era stato trasformato in una chiesa provvista di un portico. Negli atti del sinodo del 499, la chiesa appartiene al titulus Pudentis. Il campanile fu aggiunto nel XIII secolo e per la costruzione fu chiuso un vano della navata laterale sinistra. I lavori di restauro completati nel 1588 hanno modificato la struttura della chiesa demolendo il portico, rimuovendo il Coro medievale e costruendo alcuni pilastri per rafforzare le colonne.

Architettura e decorazione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata fu restaurata nel 1870 per volontà del cardinale titolare Lucien-Louis-Joseph-Napoléon Bonaparte, nipote di Napoleone. Il campanile romanico a cinque ordini è stato edificato nel XIII secolo.

Originariamente a tre navate, fu ristrutturata a navata unica nel 1588 da Francesco Capriani detto il Volterra su commissione del cardinale Enrico Caetani[1]. La cupola, sempre del Capriani, è affrescata da Niccolò Circignani detto il Pomarancio (Angeli e Santi davanti a Cristo).

Nell'interno lavori di Bernardino Nocchi, Giovan Battista Della Porta (Cristo consegna le chiavi del cielo a San Pietro), Achille Tamburini (Crocefisso di bronzo), Lazzaro Baldi (Natività) e (Natività di Maria), Carlo Maderno (Cappella Caetani) ed altri.

Mosaico dell'abside[modifica | modifica wikitesto]

Il mosaico dell'abside
Santa Pudenziana raffigurata nel mosaico

Il mosaico dell'abside, raffigurante Cristo circondato dagli apostoli, risale a circa il 390 ma non è il più antico mosaico absidale di Roma sopravvissuto, primato che spetta a quelli delle due absidi di Santa Costanza (360). Una parte del mosaico fu distrutta durante i lavori di ristrutturazione di Francesco Capriani detto il Volterra, che sacrificarono parte della zona inferiore intaccando le figure di alcuni apostoli, e forse un Agnus Dei riportato da alcuni disegni cinquecenteschi.

Nel mosaico è rappresentato Cristo in trono circondato dagli apostoli (ne sono rimasti dieci, gli altri probabilmente sono scomparsi con le ristrutturazioni cinquecentesche) e da due donne che gli porgono una corona ciascuna, la cui identità è oggetto di discussione: secondo alcuni sarebbero le sante Pudenziana e Prassede, figlie di Pudente, secondo altri rappresenterebbero la "Chiesa" e la "Sinagoga", cioè i templi dei cristiani e degli ebrei. Solo la figura del Cristo ha l'aureola, e tiene in mano un libro aperto sul quale campeggia l'iscrizione DOMINUS CONSERVATOR ECCLESIAE PUDENTIANAE.

Le figure si stagliano davanti a un'esedra porticata, dietro la quale si intravede il profilo di una città, che potrebbe essere identificata con Gerusalemme, di cui si intravederebbero le chiese costruite da Costantino I. Questa interpretazione è resa plausibile dalla presenza, al centro del mosaico, di una croce ricoperta di gemme che, secondo la tradizione, sarebbe stata fatta erigere dall'imperatore Teodosio II,nel 416 sul Calvario,in ricordo, probabilmente di una miracolosa apparizione della croce. Accanto alla Croce svettano in un cielo animato da nuvolette rosacee e azzurre i quattro Viventi dell'Apocalisse (l'angelo, il bue, il leone e l'aquila), una delle più antiche rappresentazioni del Tetramorfo giunte sino a noi in sede monumentale.

Discusso è il significato che il maestro di questo mosaico, artista di grande fantasia e potenza comunicativa, ha voluto offrire assemblando tanti simboli ed elementi iconografici. Prevale certamente un significato legato al Cristo-docente, o al Cristo-filosofo, se non al Cristo-re, arguibile da un confronto con l'iconografia del tempo. Probabile che, stante anche l'ordine dei quattro simboli del Tetramorfo, la mente iconografica che ha elaborato questo mosaico fosse legata ai circoli culturali che si muovevano intorno a San Girolamo: l'ordine dei quattro Viventi è infatti quello che compare nel commento di San Girolamo a Origene, che a sua volta commentava la profezia di Ezechiele [2]. In generale è comunque evidente l'allusione al Cristo come fonte di Salvezza, in relazione alla Seconda venuta (il Tetramorfo) e alla protezione accordata alla chiesa sorta sulla domus di Pudente.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mariano Armellini, Chiese di Roma. Dalle loro origini al secolo XVI, Roma, Tipografia Editrice Romana, 1887.
  2. ^ Maria Andaloro, L'orizzonte tardoantico e le nuove immagini, Milano, Jaca Book, 2006

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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