Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Coordinate: 45°26′13″N 12°19′35″E / 45.436805°N 12.326446°E
| Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari | |
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Il prospetto della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari |
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| Paese | Italia |
| Regione | Veneto |
| Località | Venezia |
| Religione | Cristiana cattolica di rito romano |
| Diocesi | Patriarcato di Venezia |
| Stile architettonico | gotico |
| Inizio costruzione | 1250 |
| Completamento | 1338 |
La Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, comunemente detta solo dei Frari, è una delle chiese di Venezia e ha ricevuto nel 1926 da papa Pio XI il titolo di Basilica minore. È situata nell'omonimo Campo dei Frari, nel sestiere di San Polo, ed è dedicata all'Assunzione di Maria.
È a forma di croce latina, in stile gotico veneziano in cotto e pietra d'Istria. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei colonne per lato tra loro collegate da catene rivestite da casse lignee. Misura 102 metri di lunghezza, 48 metri nel transetto ed è alta 28 metri. Oggi ha 17 altari monumentali e al suo interno sono custodite molte opere d'arte, tra cui due opere del Tiziano. Ospita, inoltre, le tombe di numerose personalità legate a Venezia, come Claudio Monteverdi e Tiziano.
Indice |
[modifica] Storia e caratteristiche
Sotto il doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) nel 1231 "... Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero". I frati francescani lavorano per bonificare il cosiddetto lago Badoer, un terreno paludoso in contrada San Stefano Confessor (San Stin), che con l'aggiunta di terreni donati dal doge Ranieri Zen (1253-1268), diventa il luogo dove nasce la prima chiesa dedicata alla Madonna, e che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari o più semplicemente "Frari" e il contiguo monastero.
Questa prima chiesa risulta però già insufficiente per i fedeli che vi accorrono per la messa, così il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, la seconda chiesa, dedicata a Santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette". Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il "rio dei Frari" nel punto dove oggi sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.
Nel giro di circa ottant'anni la chiesa risulta nuovamente troppo piccola e si pensa di invertirne la struttura architettonica, girando intorno all'abside e portando il prospetto principale della nuova chiesa in direzione del canale; si abbatte invece la parte vicina al rio che viene interrato e si costruisce il campo dei Frari con il pozzo per l'acqua dolce. Attorno all'anno 1330 iniziano i lavori a cura di Jacopo Celega, terminati poi dal figlio Pier Paolo nel 1396, per la nuova chiesa, la terza eretta dai francescani: ha tre navate, un transetto e sette absidi, l'ottava viene aggiunta grazie alla generosità di Giovanni Corner nel 1420 con la creazione della cappella di San Marco. Negli anni 1432-1434 il vescovo di Vicenza Pietro Miani fa costruire ai piedi del campanile la cappella di San Pietro per venirci sepolto alla morte.
La costruzione della chiesa negli anni successivi va a rilento, tanto che la facciata viene finita solo nel 1440 e l'altare maggiore consacrato nel 1469, ma la cornice, composta da due colonne scanalate unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, viene innalzata solo nel 1516. Viene consacrata il 27 maggio 1492 al nome di Santa Maria Gloriosa. A dare nuovo piglio alla costruzione e decorazione della chiesa ci pensa la famiglia Pesaro, alla quale nel 1478 viene concessa la sacrestia quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura: viene eretta la nona abside di forma pentagonale, terminato l'altare maggiore poi decorato dalla pala con la celeberrima Assunta di Tiziano, e nella navata laterale l'altare dei Pesaro con l'omonima pala.
[modifica] Convento
Addossata alla chiesa era sorta prima abitazione dei frati: un piccolo convento ad un piano in legno e mattoni. Dopo l'incendio del 1369, il convento venne ricostruito e ampliato.
L'antico convento dei Frati Minori Conventuali era chiamato Magna Domus Venetiarum o Ca' Granda dei Frari sia per la mole (più di 300 stanze), sia per distinguerlo dagli altri conventi francescani della città e, principalmente, dal convento attiguo di San Nicoletto dei Frari o della Lattuga.
Possedeva due chiostri (ora di proprietà dell'Archivio di Stato): quello della Trinità disegnato da Andrea Palladio, ma realizzato dopo la sua morte, verso il 1589 ha un porticato quadrato sostenuto da 44 colonne, sorreggenti arcate a tutto sesto con terrazza balaustrata in pietra d'Istria, che gira tutto intorno; negli anni 1713-14 Padre Antonio Pittoni fece innalzare da Giovanni Trognon il pozzo monumentale ornato da varie statue scolpite da Francesco Penso detto Cabianca. E poi un secondo chiostro, detto di Sant'Antonio la cui forma attuale è dovuta al Sansovino (1486-1570). È sostenuto da 32 pilastrini. Il pozzo, con la statua di Sant'Antonio, fu fatto erigere da P. Giuseppe Cesena nel 1689.
Nella seconda metà del '700 gli edifici che circondavano i due chiostri furono rifatti o restaurati dall'architetto Bernardino Maccaruzzi. Per circa tre secoli (dal XVI al XVIII) fu sede di una tipografia alla quale il P. Vincenzo Coronelli aggiunse una zincografia, creando anche un centro internazionale di scienze idrauliche e cartografiche con la fondazione dell'Accademia degli Argonauti (1684).
[modifica] San Nicoletto della Lattuga
Attiguo al secondo chiostro, si cominciò ad erigere un convento detto di San Nicoletto della Lattuga, per anziani benemeriti, che fu eretto in esecuzione testamentaria del procuratore di San Marco Nicolo' Lion, rogato il 13 febbraio 1354. Ampliato alla fine del trecento, fu restaurato nel 1582. Sopraelevato di un piano nel 1660, venne distrutto da un incendio nel 1746. Dopo la rifabbricazione, fu soppresso da Napoleone nel 1806 ed abbandonato dai religiosi il 27 settembre. Aveva una sua chiesa, restaurata nel 1561 e consacrata nel 1582, con cinque altari con opere d'arte di Donato Veneziano, del Tiziano, del Veronese, di Alvise Benfatto, di Palma il Giovane, di Marco Vecelli ed un coro intagliato nel 1583 da Girolamo da Feltre, ceduto nel 1809 per trenta soldi. La chiesa fu demolita, come tante altre in Venezia per ordine di Napoleone, nel 1809. Dietro il convento c'era un appezzamento di terra adibito a coltivazione del vigneto, degli ortaggi, delle piante officinali, delle piante odorose e aromatiche e da piante da frutto.
[modifica] Soppressione napoleonica
Anche questa basilica venne depredata da Napoleone. Il 12 maggio 1810 viene soppressa la comunità religiosa dei Frari (dei Frati Minori Conventuali) e la chiesa diventa parrocchia comprendente le vicine chiese di religiosi (San Stin, San Tomà, San Polo, San Agostin), affidata ai preti diocesani. Nel 1922 il Patriarca Pietro La Fontaine, essendosi dimesso per anzianità l'ultimo parroco diocesano, mons. Paolo Pisanello, ottenne da Roma il passaggio della parrocchia dall'ordine dei Frati Minori Conventuali della Provincia patavina.
[modifica] Gli organi a canne della basilica
[modifica] Storia
Le prime notizie riguardanti un organo nella basilica dei Frari sono del 1400. Uno dei suonatori di questi organi fu probabilmente Giovanni Picchi, organista della chiesa tra il 1607 ed il 1623.
L'organo di sinistra fu costruito, probabilmente, da Giovan Battista Piaggia nel 1732: questo strumento potrebbe quindi essere una delle sue prime opere. L'attività sin qui nota di questo costruttore di organi veneziano si estende, infatti, dal 1740 al 1760: risale a tale data l'organo da lui costruito per la chiesa veneziana di San Giovanni Evangelista, conservatosi pressoché inalterato; quest'ultimo è quindi servito come termine di confronto per convalidare l'attribuzione di quello dei Frari e, soprattutto, per permetterne il ripristino del 1970. Infatti, dopo che Gaetano Callido ebbe costruito l'organo di fronte (1795), questo strumento fu progressivamente abbandonato sì da giungere ai primi anni Settanta quasi completamente spogliato delle canne metalliche.
L'organo di destra fu costruito da Gaetano Callido nel 1795/96. Una documentazione pressoché ininterrotta fino ai primi decenni del Novecento ci permette di conoscere come questo strumento, a differenza dell'altro, sia stato affidato a organari qualificati per l'ordinaria amministrazione, e, di tanto in tanto, restaurato con sostanziale rispetto della sua autenticità.
Il problema del ripristino dei due antichi organi fu affrontato soltanto nel 1969: infatti dopo la costruzione del nuovo organo pneumatico Mascioni (1928) collocato nell'abside a ridosso dell'Assunta di Tiziano, l'impiego dell'organo Callido scemò negli anni, e, tra il 1929 ed il 1969 non vi furono interventi di manutenzione.
Il restauro degli organi comportò, per l'organo di destra, un intervento di straordinaria manutenzione, date le buone condizioni di conservazione e di integrità mentre un intervento più radicale interessò l'organo di sinistra: in pratica una ricostruzione in senso stretto, dato che mancavano sette canne di facciata, tutte le meccaniche interne, nove canne complessive di legno e un mantice. Per tale ricostruzione vennero utilizzati tutti gli elementi superstiti, e sulla base di questi, confrontando anche l'organo di San Giovanni Evangelista furono stabilite le misure delle canne.
Il restauro consentì di apprezzare nuovamente le sonorità rotonde e robuste dell'organo Callido e la delicatezza del timbro dell'organo Piaggia, più legato a modelli sonori rinascimentali. Gli strumenti furono infine accordati all'unisono per poter essere suonati assieme. A distanza di più di trent'anni è stato promosso un nuovo lavoro di revisione che è stato portato a termine nei mesi di aprile e maggio 2004[1][2].
Nella basilica dei Frari viene riproposta la prassi del doppio coro, imperniata sull'esistenza dei due organi contrapposti e tipica dello stile musicale a Venezia dei secoli XVI e XVII: quello dei Frari è l'ultimo esempio superstite a Venezia - e uno dei rarissimi in Italia - di due cantorie con organi storici funzionanti[1][2].
[modifica] Organo Picchi
L'organo della cantoria di sinistra, a trasmissione meccanica integrale originaria, ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza (DO1-DO5) ed una pedaliera di 13 (DO1-MI2) con prima ottava scavezza costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne appartenenti al registro Principale formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a scudo allineate. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri nelle due colonne della registriera, è la seguente:
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[modifica] Organo Callido
Sulla cantoria di destra vi è l'organo a canne costruito da Gaetano Callido: è a trasmissione meccanica integrale originariaed ha un'unica tastiera di 47 note con prima ottava scavezza (DO1-RE5) ed una pedaliera a leggio di 17 (DO1-Sol#2) con prima ottava scavezza costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne appartenenti al registro Principale formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a mitria allineate. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri nelle due colonne della registriera, è la seguente:
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[modifica] Organo Mascioni
Nella chiesa vi è inoltre l'organo a canne Mascioni Opus 398, costruito nel 1927. Lo strumento è collocato dietro la pala dell'altare maggiore, è a trasmissione pneumatica ed ha tre tastiere di 61 note ciascuna (DO1-DO6) ed una pedaliera di 30 (DO1-FA3). La sua disposizione fonica è la seguente:
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[modifica] Opere d'arte
- Giovanni Bellini, Trittico dei Frari, nella sacrestia
- Bottega di Bartolomeo Bon, figure della Vergine e di San Francesco nella parete ovest
- Bartolomeo Bon e Pietro Lombardo, Jubé (1475)
- Antonio e Paolo Bregno, tomba del Doge Francesco Foscari (attribuita; potrebbe tuttavia essere opera di Niccolò di Giovanni Fiorentino)
- Lorenzo Bregno, tomba di Benedetto Pesaro nei pressi dell'ingresso della sacrestia; tomba di Alvise Pasqualino nella parete ovest
- Girolamo Campagna, statuette di Sant'Antonio da Padova e Santa Agnese nella navata
- Marco Cozzi, stalli del coro
- Donatello, San Giovanni Battista nella prima cappella sud del coro
- Tullio Lombardo, tomba di Pietro Bernardo nella parete Ovest (attribuito; potrebbe essere opera di Giovanni Buora)
- Antonio Rizzo, tomba del Doge Niccolò Tron nel presbiterio
- Jacopo Sansovino (figura danneggiata di San Giovanni Battista di fronte alla cappella Corner
- Tiziano, Assunta, la pala dell'altare principale, che è la pala d'altare più grande di Venezia; Pala Pesaro sulla parete nord della navata
- Paolo Veneziano, Il Doge Francesco Dandolo e la moglie presentati alla Vergine dai Santi Francesco ed Elisabetta nella sacrestia
- Alessandro Vittoria, figura del Cristo Risorto sul fronte ovest; figura di San Gerolamo nel muro meridionale della navata
- Alvise Vivarini, Sant'Ambrogio e altri Santi nella cappella Nord del transetto, l'ultimo lavoro dell'artista
- Bartolomeo Vivarini, San Marco assiso in trono nella cappella Corner nel transetto; Madonna e Bambino con Santi, pala d'altare nella terza cappella del coro sud
- Andrea Brustolon, Angeli reggilampada in legno dorato, nella sacrestia
[modifica] Monumenti funerari
- Pietro Bernardo (†; 1538) (senatore)
- Antonio Canova (solo il suo cuore è qui tumulato, in una tomba realizzata da allievi di Canova, basata su disegni del maestro per una tomba per Tiziano mai realizzata)
- Federico Corner
- Doge Francesco Dandolo (†; 1339) (nella sala capitolare)
- Doge Francesco Foscari (†; 1457)
- Jacopo Marcello
- Claudio Monteverdi (†; 1643)
- Beato Pacifico (fondatore della chiesa attuale)
- Alvise Pasqualigo (†; 1528) (procuratore di San Marco)
- Benedetto Pesaro (†; 1503) (generale)
- Doge Giovanni Pesaro (†; 1659)
- Vescovo Jacopo Pesaro (†; 1547)
- Paolo Savelli (condottiero) (il primo monumento veneziano ad includere una statua equestre)
- Melchiorre Trevisan (†; 1500) (generale)
- Doge Nicolò Tron (†; 1473)
- Tiziano (†; 1576)
- Giuseppe Volpi (†; 1947, qui tumulato nel 1955)
[modifica] Altre immagini
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Tomba di Claudio Monteverdi
[modifica] Bibliografia
- Basilica Santa Maria Gloriosa dei Frari. Guida storico-artistica, a cura di M. Lorandi e L. Fior, 2002, Ed. Ass. Centro Studi Antoniani, ISBN 978-88-85155-55-8
- M. Brusegan, Le chiese di Venezia, Ed. Newton
- C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco, Monza 1989, pp. 531-534
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
[modifica] Note
- ^ a b quelveneto.it
- ^ a b albertaspagnolo.net
- ^ soprani
- ^ da Si 2
- ^ la base di Principale è di 8'