Basilica di Santa Maria del Carmine (Firenze)
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La chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze domina l'omonima piazza nel quartiere di Oltrarno. È famosa per ospitare un ciclo di affreschi capolavoro fondamentale dell'arte rinascimentale, la Cappella Brancacci decorata da Masaccio e Masolino (e in seguito completata da Filippino Lippi) con Il peccato originale, La cacciata dal Paradiso Terrestre e Le storie di San Pietro.
Indice |
[modifica] Profilo storico-artistico
La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmelo sorse fra nel 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente; di quell'epoca restano visibili solo alcuni resti romanico-gotici sui fianchi. Il complesso fu ampliato una prima volta nel 1328, quando il Comune concesse ai frati l'uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, con l'aggiunta della sala del capitolo e il refettorio. I lavori ebbero termine nel 1476, con la struttura tuttora invariata di pianta a croce latina ad unica navata.
Come molte altre chiese fiorentine subì dei rinnovamenti fra il Cinque e il Seicento ma, a seguito di un devastante incendio del 1771 che distrusse quasi completamente l'interno, fu completamente rifatta basandosi su un progetto di Giuseppe Ruggieri da Giulio Mannaioni nel 1782. A quell'epoca risalgono le pitture del soffitto (Ascensione di Cristo) e della cupola (La Trinità e la Vergine in gloria fra i santi dell'Antico e Nuovo Testamento) eseguite da Giuseppe Romei e Domenico Stagi. La facciata rimase incompiuta, elemento comune di molte importante chiese fiorentine.
L'incendio non investì l'antica sagrestia, che conserva ancora nella cappella le Storie di Santa Cecilia attribuite a Lippo d'Andrea (1400 circa) e si salvò anche il monumento funebre in marmo di Pier Soderini, opera di Benedetto da Rovezzano (1512-1513), posto all'interno del coro dietro l'altar maggiore.
[modifica] La Cappella Brancacci
La Cappella Brancacci fu pure miracolosamente salva dall'incendio, e fu risparmiata dalla ristrutturazione grazie all'intervento attivo di una nobildonna fiorentina che strenuamente si oppose alla copertura degli affreschi. Conserva il ciclo di affreschi di Masaccio e Masolino, capolavoro assoluto dell'arte rinascimentale, in genere indicato come il punto d'inizio del nuovo stile. Completata da Filippino Lippi, fu studiata e ammirata dalle generazioni dei maggiori artisti fiorentini: Michelangelo per esempio eseguì alcune copie delle parti dipinte da Masaccio, di straordinaria forza espressiva.
| Per approfondire, vedi la voce Cappella Brancacci. |
[modifica] La Cappella Corsini
| Per approfondire, vedi la voce Cappella Corsini. |
La famiglia Corsini, forse la più ricca del periodo sei-settecentesco a Firenze, vi fece edificare una cappella dedicata ad un santo di famiglia Sant'Andrea Corsini (1301-1374), appena canonizzato nel 1629. Fu chiamato l'architetto Pier Francesco Silvani nel 1675 che scelse uno stile barocco allora di gran moda a Roma, realizzando un vero capolavoro di questo stile in città. Fu affrescata nella cupoletta da Luca Giordano nel 1682 con la Gloria di Sant'Andrea Corsini e decorata da stucchi di Giovan Battista Foggini (Sant'Andrea Corsini e la Battaglia d'Anghiari, la Messa di Sant'Andrea e l'Apoteosi di Sant'Andrea Corsini del 1676-83). Anche questa struttura fu miracolosamente risparmiata dall'incendio di un secolo dopo. L'elaborato soffitto in stile rococò è stato affrescato da uno dei più importanti artisti attivi a Firenze nel Settecento, Giovanni Domenico Ferretti.
[modifica] Il Convento
L'ampio complesso attiguo alla chiesa fu anch'esso soggetto nel corso dei secoli a numerose distruzioni e ricostruzioni, incendi, bombardamenti, fino all'alluvione del ’66, tanto che risulta ormai difficile ricostruirne gli originali contorni. Pare tuttavia che il complesso del Carmine sia nato proprio come un convento a cui era annessa una piccola chiesa e solo successivamente la seconda abbia prevalso sul primo. Molte confraternite sia laiche che religiose che si stabilirono nei locali del convento, in particolare si ricorda la compagnia di Sant’Agnese, composta da vedove che curavano l'allestimento di periodiche rappresentazioni teatrali di argomento sacro che attiravano moltissimi spettatori da tutta la città.
Anche il convento conserva numerose opere d'arte, soprattutto affreschi, seppur molti di essi siano frammentari, fra i quali spiccano Il conferimento della regola del Carmelo di Filippo Lippi e il Cenacolo di Alessandro Allori. Molti provengono dai resti delle cappelle dell'antica chiesa, come i frammenti attribuiti a Pietro Nelli (1385 circa) oggi nella Sala della Colonna che dà sul chiostro; altri frammenti dalla cappella Del Pugliese eseguiti dallo Starnina attorno al 1404.
Il secondo refettorio è infine affrescato con la Cena in casa di Simone Fariseo di Giovan Battista Vanni (1645 circa) e qui sono raccolti anche alcuni affreschi staccati provenienti dalla cappella Nerli raffiguranti Storie della Passione di Cristo attribuiti a Lippo d'Andrea (1402).
Oggi il convento si può visitare assieme alla Cappella Brancacci, alla quale si accede attraverso l'ingresso sul lato, e non più dall'interno della chiesa.
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[modifica] Fonti
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