Basilica di Sant'Eustachio

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Coordinate: 41°53′55.68″N 12°28′33.04″E / 41.8988°N 12.475844°E41.8988; 12.475844

Basilica di sant' Eustachio in Platana
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XVII secolo
Completamento XVIII secolo

La basilica di Sant'Eustachio è una chiesa di Roma, costruita nell'VIII secolo e dedicata al santo omonimo, nel rione Sant'Eustachio. Ha la dignità di Basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni documenti risalenti al X e XI secolo, la chiesa è detta in platana, in riferimento, secondo un’antica tradizione, ad un albero di platano piantato nel giardino della casa del martire Eustachio, su cui l’imperatore Costantino I avrebbe costruito un primo oratorio nel luogo stesso ove il santo avrebbe subito il martirio. La chiesa è ricordata anche con gli appellativi ad Pantheon in regione nona e iuxta templum Agrippae.

La prima menzione della chiesa è del 795, durante il pontificato di papa Leone III, ed è ricordata come un’antica diaconia romana (un centro di assistenza per i poveri). L'antico edificio fu completamente ricostruito ed ingrandito nel 1195-1196 con papa Celestino III; in questa occasione fu aggiunto il campanile romanico che ancora oggi si può ammirare. Una lapide conservata nella sacrestia ricorda la consacrazione della chiesa nel 1196. Un documento del 1406 attesta l’esistenza di un portico e di un chiostro, su cui affacciavano le camere dei canonici. Nel XVI secolo era uno dei luoghi di preghiera preferiti da san Filippo Neri. Tra il XVII e il XVIII secolo la chiesa venne completamente ricostruita, abbattendo tutte le strutture medievali (eccetto il campanile), e ricostruendola secondo i gusti dell’epoca: artefici della ricostruzione furono Cesare Corvara, che operò dal 1650 al 1703; Giovan Battista Contini, che aggiunse le cappelle ed il portico; Antonio Canevari, Nicola Salvi e Giovanni Domenico Navone terminarono l'opera con l'aggiunta dell'abside e del transetto. La sua ricostruzione fu necessaria a causa delle piene del Tevere e dell’eccessiva umidità che ne minavano le fondamenta. Ulteriori restauri all’edificio furono apportati nel corso del XIX e del XX secolo, con interventi che riguardarono non solo la salvaguardia delle strutture, ma anche il loro abbellimento.

La chiesa è sede del titolo cardinalizio di Sant'Eustachio, istituito intorno al VII secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La testa del cervo collocata in cima alla facciata

La facciata è opera di Cesare Corvara. Essa è a due ordini, di cui il superiore arretrato rispetto all’inferiore. Quest’ultimo è scandito da quattro lesene e da due colonne, che aprono sul portico. Sul lato destro è collocata una lapide a ricordo di un’inondazione del Tevere del 1495, le cui acque raggiunsero la basilica. L’ordine superiore è scandito da quattro paraste, che suddividono una grande finestra e due nicchie ornate da conchiglie. Termina la facciata un timpano entro cui si apre un oculo circondato da rami di palma e sormontato da una corona. In cima alla facciata è collocata una testa di cervo con croce tra le corna:Il cervo fa riferimento all'arma della famiglia Maffei che partecipò con copiosa donazione alla ricostruzione e si riallaccia alla leggenda di una visione a cui avrebbe assistito sant’Eustachio durante una battuta di caccia e che fu all’origine della sua conversione al cristianesimo.La famiglia Maffei aveva dimora nel suntuoso palazzo di Via della Pigna poco distante dalla chiesa di S. Eustacchio.

Affianca la chiesa il campanile medievale (del 1196), in parte occultato dalle case costruite a ridosso di esso. Per garantirne la stabilità in passato furono murate tutte le bifore, eccetto quelle dell’ordine superiore.

L’entrata della chiesa è preceduta da un portico, opera del Contini. In esso sono conservate, murate nelle pareti, diverse iscrizioni e memorie, tra cui quelle a ricordo del cardinale Neri Corsini, del poeta romano Filippo Chiappini, del commediografo e poeta Giovanni Giraud, nonché i monumenti funerari dello storico e penalista Filippo Maria Renazzi, del filologo Francesco Cecilia, dello studioso e viaggiatore Michelangelo Mondani. Sulla parete di destra è collocato un dipinto Seicentesco raffigurante una Vergine col bambino, all'interno di una cornice marmorea composta di angioletti.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'altar maggiore

L'interno della basilica è a pianta a croce latina, con una sola navata e tre cappelle per lato comunicanti fra loro. Esso è opera di Cesare Corvara e Antonio Canevari. In controfacciata, spicca la vetrata raffigurante la Maddalena penitente, realizzata nell'ultimo decennio dell'800 da Gabriel e Louis Gesta di Tolosa.

Sul lato destro si trovano le cappelle dedicate alla Sacra Famiglia, all'Annunciazione e al Sacro Cuore di Gesù. Sul lato sinistro sono collocate le cappelle dedicate a San Giuliano Ospedaliere, a San Michele Arcangelo e al Cuore Immacolato di Maria. Un'altra cappella, (del Crocifisso) è collocata sul lato sinistro dell'altare maggiore.

La cappella più grande è quella di San Michele Arcangelo, opera di Alessandro Speroni ed edificata tra il 1716 ed il 1719. All'altare maggiore sono collocate tre tele di Giovanni Bigatti raffiguranti, al centro San Michele Arcangelo, ai lati i santi Raimondo Nonnato e Francesca Romana. Nelle pareti destra e sinistra sono due monumenti funebri, di Teresa Tognoli Canale (morta nel 1807) e Silvio Cavalleri, segretario di papa Innocenzo XII, morto nel 1717.

Nelle altre cappelle si possono ammirare opere di Pietro Gagliardi, Ottavio Lioni, Corrado Mezzana (autore della decorazione della cappella del Sacro Cuore di Gesù), Etienne de Lavallée, Tommaso Conca, Biagio Puccini, ed altri.

Ai lati dell'unica navata, altre vetrate con motivi geometrici, identiche tra loro, ornano la parte alta. Sulla sinistra, nella Cappella di San Giuliano Ospedaliere, dove si accede al Battistero, è inserita una vetrata istoriata che rappresenta il Battesimo di Gesù, un'altra è posizionata nella Cappella del Sacro Cuore, rappresenta in modo originale i sette doni dello Spirito Santo e l'ultima entrando, nella cappella a destra, tutte realizzate da Corrado Mezzana e Cesare Picchiarini intorno al 1936.

L'altare maggiore, opera in bronzo e marmi policromi di Nicola Salvi del 1739, venne completato da un baldacchino di Ferdinando Fuga (1749). La tela dell’altare è di Francesco Ferdinandi e raffigura il Martirio di sant’Eustachio. La mensa dell’altare poggia su un’urna di porfido rosso, che contiene le reliquie del santo titolare della basilica e dei suoi familiari.

Organo[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria lignea in controfacciata, decorata con intagli dorati e pilastrini dipinti a finto marmo, vi è il grande organo a canne, costruito da Johannes Conrad Werle nel 1767. Esso, iniziato a costruire da Celestino Testa e Giuseppe Noghel nella prima metà del Settecento, ha subito varie alterazioni e, dopo un lungo abbandono, è stato ripristinato fra il 2002 e il 2003 dalla ditta Zanin. L'organo, a trasmissione meccanica sospesa, ha una tastiera con 50 tasti e prima ottava corta ed una pedaliera a leggio scavezza di 9 note costantemente unita alla tastiera e priva di registri propri. Di seguito la disposizione fonica dello strumento riportata in base alla posizione dei pomelli dei vari registri in una delle due colonne della registriera:

Colonna di sinistra
Ripieno di 3 registri
XXVI-XXIX-XXXIII
Vigesima Seconda
Decima Nona
Decima Quinta
Tromba e Cornetto
Tiratutto
Colonna di destra
Voce Umana
Flauto in XII Soprani
Flauto in ottava bassa
Ottava
Principale II
Principale I

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Gcatholic.org Basilics in Italy

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]