Basilica di Sant'Apollinare in Classe

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la basilica di San Apollinare in classe contiene mosaici di grande fama in tutto il mondo un esempio è quello delle due colombe che bevono nella fontana nel centro di ravenna.

Coordinate: 44°22′49.04″N 12°13′59.06″E / 44.380289°N 12.233072°E44.380289; 12.233072

Basilica di Sant'Apollinare in Classe
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Ravenna-Stemma.pngRavenna
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Apollinare di Ravenna
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Stile architettonico architettura bizantina, Paleocristiano, rinascimentale
Inizio costruzione Prima metà VI secolo
Completamento XX secolo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monumenti paleocristiani di Ravenna
(EN) Early Christian Monuments of Ravenna
Sant'Apollinare in Classe, Ravenna.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Il mosaico absidale

La basilica di Sant'Apollinare in Classe è una basilica situata a circa 5 chilometri dal centro di Ravenna. È stata costruita nella prima metà del VI secolo, finanziata da Giuliano Argentario per il vescovo Ursicino; fu consacrata nel 547 dal primo arcivescovo Massimiano ed è stata dedicata a sant'Apollinare, il primo vescovo di Ravenna[1].

La basilica è inserita, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, all'interno del sito seriale "Monumenti paleocristiani di Ravenna".

Nel 2012 è stata visitata complessivamente da 178.116 persone.[2]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La basilica è a tre navate, con corpo mediano rialzato e abside poligonale affiancata da due cappelle absidate.

La facciata, in parte rifatta come altre parti della chiesa, è preceduta da un nartece, sotto cui ci sono marmi ed iscrizioni, che originariamente era un quadriportico, ed è alleggerita dall'apertura di una trifora. Gli stipiti e l'architrave del portale sono in marmo greco. Sopra il portico c'è un'elegante finestra trifora.

A sinistra della chiesa c'è il campanile del IX secolo che si alza con la sua forma cilindrica, mentre le finestre, dal basso verso l'alto, prima sono monofore, poi bifore e infine trifore. Questo accorgimento permette di rendere l'edificio più stabile e leggero, in modo che possa reggersi senza crollare.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della basilica le pareti sono spoglie, eccetto la zona absidale, ricoperta da mosaici, risalenti a epoche diverse. Al centro della basilica, sul luogo del martirio del santo, è collocato un altare antico.

Tutta la decorazione del catino absidale risale circa alla metà del VI secolo e si può dividere in due zone:

Nella parte superiore un grande disco racchiude un cielo stellato nel quale campeggia una croce gemmata, che reca all'incrocio dei bracci il volto di Cristo dentro un medaglione circolare. Sopra la croce si vede una mano che esce dalle nuvole, la mano di Dio. Ai lati del disco, le figure di Elia e Mosè. Ai lati, in mezzo a nubi, si trovano i simboli alati degli evangelisti (tetramorfo): l'Aquila (Giovanni), l'Angelo (Matteo), il Leone (Marco), il Vitello (Luca). I tre agnelli, che si trovano spostati un po’ verso il basso, proprio all'inizio della zona verde, con il muso rivolto verso la croce gemmata, simboleggiano gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni: siamo chiaramente di fronte alla rappresentazione della Trasfigurazione sul Monte Tabor.

Nella zona più bassa si allarga una verde valle fiorita, con rocce, cespugli, piante e uccelli. Al centro si erge solenne la figura di sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, con le braccia aperte in atteggiamento orante, cioè ritratto nel momento di innalzare le sue preghiere a Dio perché conceda la grazia ai fedeli affidati alla sua cura, qui rappresentati da dodici agnelli bianchi.

Nei rinfianchi dell'arco vi sono due palme, che nella letteratura biblica sono emblema del giusto. Sotto a queste si trovano le figure degli arcangeli Michele e Gabriele, con il busto di San Matteo e di un altro santo non chiaramente identificato, di esecuzione più tarda (primo XII secolo).

Negli spazi tra le finestre sono rappresentati quattro vescovi, fondatori delle principali basiliche ravennati: Ursicino, Orso, Severo ed Ecclesio, vestiti in abito sacerdotale e recanti un libro in mano.

Ai lati dell'abside si trovano due pannelli del VII secolo: quello di sinistra, molto rimaneggiato, riproduce l'imperatore bizantino, Costantino IV (668-685), mentre conferisce i privilegi per l'autocefalia della Chiesa ravennate a Reparato, un inviato dell'arcivescovo Mauro.

Nel pannello di destra sono rappresentati Abramo, Abele e Melchisedec attorno ad un altare mentre offrono un sacrificio al Signore.

La scelta del tema è strettamente legata alla lotta all'arianesimo, poiché ribadisce la natura umana e divina di Gesù Cristo, quest'ultima negata dagli ariani. Inoltre la rappresentazione di Apollinare tra gli apostoli figurati era una legittimazione per Massimiano come primo arcivescovo di una diocesi direttamente collegata ai primi seguaci di Cristo, essendo Apollinare, secondo la leggenda, discepolo di San Pietro.

Restauri hanno permesso di scoprire una sinopia al di sotto dei mosaici del catino, scoprendo come il tema decorativo, già con fiori, frutta e coppe con uccelli, venne completamente cambiato proprio in occasione della necessità di celebrare il raggiunto rango di arcidiocesi.

Lungo i muri della basilica sono sistemati numerosi sarcofagi databili dal V all'VIII secolo. Essi danno la possibilità di valutare i cambiamenti di stile che ci sono stati nel corso dei secoli. Dai rilievi, di straordinaria plasticità, con figure umane, dei sarcofagi romani, si passa alle simbologie bizantine, quindi alla sempre maggiore astrazione e semplificazione di tali simbologie.

I ritratti degli arcivescovi ravennati, dipinti nei muri della navata centrale, in gran parte furono eseguiti durante il XVIII secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 195.
  2. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, "Visitatori ed introiti dei Musei" 

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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