Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio

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Coordinate: 41°54′03″N 12°28′27″E / 41.900833°N 12.474167°E41.900833; 12.474167

Basilica dei Santi Trifone e Agostino in Campo Marzio
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma-Stemma.png Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico rinascimentale
Inizio costruzione 1420
Completamento 1483

La basilica dei Santi Trifone e Agostino è un luogo di culto cattolico che si trova a Roma, non lontano da piazza Navona, nel rione Sant'Eustachio, nella piazza omonima.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini dell'edificio sacro risalgono al XIV secolo, quando gli agostiniani, che già officiavano la chiesa di San Trifone in Posterula, decisero di costruire una nuova struttura per il loro convento e di dedicarla a sant’Agostino. La chiesa venne edificata tra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo e ultimata intorno al 1420. Tuttavia la nuova costruzione risultò troppo piccola per le esigenze della comunità conventuale e inoltre, essendo posta troppo in basso rispetto al corso del fiume Tevere, soggetta anche alle sue piene. Così, grazie alla munificenza del cardinale Guillaume d'Estouteville, tra il 1479 e il 1483 fu edificata l'attuale basilica, perpendicolarmente all'antica.[1]

La chiesa è parrocchia fin dalla sua fondazione; in essa infatti furono trasferiti i titoli e la cura d'anime della parrocchia di San Trifone in Posterula. Essa è inoltre sede dal 1587 del titolo cardinalizio di Sant'Agostino.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Arte e architettura[modifica | modifica sorgente]

Il Profeta Isaia, affresco di Raffaello
La "miracolosa" Madonna del parto di Jacopo Sansovino

La facciata, ispirata alla chiesa di Santa Maria Novella di Firenze, è stata progettata da Leon Battista Alberti e costruita nel 1483 da Jacopo da Pietrasanta utilizzando il travertino proveniente dal Colosseo. Le due volute laterali sono state aggiunte dal Vanvitelli, che tra il 1746 e il 1750 eresse anche il nuovo convento e il chiostro.

L'interno della basilica è a tre navate, suddivise da pilastri, con dieci cappelle laterali, transetto e abside, affiancata da altre quattro cappelle.

È una delle prime chiese romane costruite nel Rinascimento ed ospita la Madonna di Loreto, detta anche Madonna del Pellegrini, uno dei più noti capolavori del Caravaggio.

Oltre a questa celebre tela, la chiesa ospita un lavoro del Guercino con i santi Agostino, Giovanni Evangelista e Girolamo, il famoso affresco del Profeta Isaia di Raffaello, la statua della Madonna col Bambino di Andrea Sansovino e, sull'altar maggiore (opera di Santi Ghetti), quella della Madonna del parto di Jacopo Sansovino che, secondo la tradizione popolare, sarebbe miracolosa. Tale statua, secondo una leggenda, sarebbe stata realizzata adattando un'antica effigie di Agrippina che teneva fra le braccia il piccolo Nerone. Il tabernacolo marmoreo dell'altare maggiore in stile tipicamente barocco, fu invece disegnato da Orazio Torriani.

La chiesa ospita la tomba di santa Monica, madre di sant'Agostino, e vi sono sepolti anche il poeta umanista Maffeo Vegio da Lodi, la penultima figlia di Lorenzo il Magnifico Contessina de' Medici, il cardinale Girolamo Verallo ed il cardinale ed umanista agostiniano Egidio da Viterbo.

In passato la basilica era nota per ammettere al proprio interno, unica chiesa di Roma, anche le cortigiane e infatti vi si trovano le tombe di alcune di esse, come Fiammetta Michaelis, l'amante di Cesare Borgia la cui casa è ancora esistente nelle vicinanze, in piazza Fiammetta, o come Giulia Campana con le sue figlie, Penelope e la famosa Tullia d'Aragona.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

L'organo Vegezzi-Bossi

Il primo organo a canne dell'attuale basilica, già esistente nel 1431, proveniva dall'antica chiesa di Sant'Agostino e rimase il loco sino al 1657-1658, quando venne sostituito da un nuovo strumento opera di Giuseppe Catarinozzi e Giuseppe Testa. Questo, distrutto da un incendio, fu sostituito da un altro organo, costruito da Giacomo Alari nel 1682. Nel 1838 venne inaugurato un nuovo strumento, voluto dal cardinale Cesare Brancadoro[2] e costruito da Angelo Morettini ed ampliato nel 1867. Questo venne rimosso nei primi anni del XX secolo e al suo posto venne installato un nuovo organo a canne, costruito nel 1905 da Carlo Vegezzi-Bossi e restaurato fra il 2005 e il 2007 dai suoi eredi.

Attualmente (2012), l'organo, collocato sull'apposita cantoria lignea in controfacciata, ha tre tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera dritta di 30 ed è a trasmissione pneumatico-tubolare. Di seguito, la sua disposizione fonica[3]:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Diapason 8'
Dulciana 8'
Flauto 8'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno Grave 4 file
Ripieno Acuto 3 file
Tromba 8'
Seconda tastiera - Positivo Aperto
Bordone 16'
Principale 8'
Unda Maris 8'
Salicionale 8'
Flauto 4'
Ottava Eolina 4'
Flautino 2'
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Viola Gamba 8'
Voce Celeste 8'
Coro Viole 8'
Flauto Armonico 4'
Ottava Eolina 4'
Pienino 3 file
Oboe 8'
Voce corale 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Bombarda 16'

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Carpaneto (cit.) ha ipotizzato che l'abside con cui termina il transetto di sinistra, visibile in parte dalla strada, e altri elementi databili al XIV secolo facciano parte della primitiva chiesa di sant’Agostino, che dunque si trovava in posizione perpendicolare rispetto all'attuale edificio.
  2. ^ cardinale presbitero della chiesa dal 1820 sino alla sua morte, nel 1837
  3. ^ Fonte

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Rendina, Le chiese di Roma, Milano, Newton Compton Editori, 2000, pp. 19–20.
  • Giorgio Carpaneto, Rione VIII. S. Eustachio, in AA.VV., I rioni di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 2005, pp. 519–520.
  • Guida d'Italia. Roma, Milano, Touring Club Italiano, 1993 (ottava edizione).
  • Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma, 1891, p. 442.
  • G. Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 15–17. ISBN 978-88-222-5674-4

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