Basilica di San Barnaba
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| Basilica Collegiata di San Barnaba Apostolo in Marino | |
|---|---|
Basilica di San Barnaba |
|
| Città | Marino (RM) |
| Stato | Italia |
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Diocesi Suburbicaria di Albano Laziale |
| Anno di consacrazione | 1714 |
| Architetto | Antonio Del Grande |
| Stile architettonico | Barocco |
| Inizio della costruzione | 1640 |
| Completamento | 1655 |
La Basilica Collegiata di San Barnaba Apostolo[1] è un luogo di culto cattolico di Marino in provincia di Roma, nella Sede suburbicaria di Albano.
Indice |
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia di Marino. |
Originariamente la santa patrona di Marino era santa Lucia, la cui festa si celebra tutt'ora in città il 13 dicembre di ogni anno.
A santa Lucia era dedicata una chiesa, situata nella parte basso-medioevale dell'abitato, ed eretta probabilmente nel XII secolo su una cisterna romana ma rifatta agli inizi del XIII secolo per volere dell'allora signora di Marino Giacoma de Settesoli[2]. Parte di questa chiesa, unico esempio dell'architettura gotica nei Castelli Romani, ancora oggi sopravvive ed ospita il Museo Civico Umberto Mastroianni.
San Barnaba sarebbe divenuto patrono di Marino in seguito a una calamità naturale che colpì le campagne marinesi: l'11 giugno 1615 infatti una violenta grandinata devastò i raccolti dei marinesi. L'anno seguente un'altra grandinata, lo stesso giorno, cadde sulle campagne marinesi. Infine nel 1617 una terza grandinata sconquassò ancora, sempre nella giornata dell'11 giugno, i campi e le vigne locali. Per porre fine a questo flagello, venne convocata, il 2 febbraio 1618, una assemblea popolare plenaria che votò di scrivere una lettera al cardinal Francesco Sforza di Santa Fiora cardinale vescovo di Albano chiedendo di poter venerare san Barnaba, la cui festa ricorre proprio di 11 giugno, come santo patrono appresso Sua Divina Maestà[3]. Il 4 giugno 1619 il cardinal Sforza rispose affermativamente[4] e da quella data si iniziò a celebrare solennemente la festività di san Barnaba. (Vedi Festa di San Barnaba (Marino))
All'inizio del XVII secolo Marino era suddivisa in due parrocchie: la summenzionata parrocchia di santa Lucia, e la parrocchia di san Giovanni Battista, la cui parrocchiale era collocata nell'attuale rione Castelletto, nella parte cioè alto-medioevale dell'abitato, e di cui oggi restano solo pochi resti inglobati dalle case. Quest'ultima parrocchia era la più antica. Allora il duca di Marino Filippo I Colonna e suo figlio, il cardinal Girolamo Colonna, optarono per lo scioglimento delle due parrocchie e l'accorpamento delle stesse in un unico titolo parrocchiale la cui chiesa fosse intitolata a san Barnaba. Questa scelta, avallata dall'autorità ecclesiastica, fu anche ispirata da motivi di ragione pubblica, poiché pare che scoppiassero continuamente liti e risse tra i residenti nelle due parrocchie.
Così, il 28 ottobre 1636 monsignor Giovanni Battista Altieri, vicario generale della diocesi di Albano, con atto di visitazione soppresse le due parrocchie marinesi di Santa Lucia e di San Giovanni Battista accorpando le loro rendite e benefici nella costituenda parrocchia di San Barnaba[5]. Il duca Filippo I Colonna subito stanziò alcuni fondi per l'avvio dei lavori di costruzione, ai quali tuttavia attinsero, commettendo un reato quasi sacrilego, gli ufficiali tesorieri della Comunità di Marino che approfittarono di quel denaro per recarsi a pazzeggiare all'hosterie di Roma[6]. Nonostante il furto, la prima pietra della nuova parrocchiale venne solennemente posata il 10 giugno 1640 con la benedizione del cardinal Girolamo Colonna e alla presenza del duca Filippo I Colonna e degli altri membri di casa Colonna[7].
Papa Urbano VIII il 3 dicembre 1643 emanò la bolla Exclesa merita Sanctorum, con la quale non solo confermava la soppressione delle due antiche parrocchie marinesi in favore della nuova parrocchiale in costruzione, ma elevava anche quest'ultima al titolo di Collegiata perinsigne ed alla dignità abbaziale nullius, dunque dotata di un Capitolo di dodici canonici più sei beneficiati con diritto all'abito corale presieduto da un arciprete abate parroco con privilegio di cappa magna: l'arciprete abate parroco doveva essere inoltre affiancato da due coadiutori perpetui per la cura delle anime dei parrocchiani[8].I privilegi di canonici e abate parroco vennero ampliati nei secoli seguenti dai Pontefici: nel 1748 papa Benedetto XIV concesse all'abate parroco l'uso dell'abito pontificale ed ai canonici l'uso del rocchetto e della mozzetta paonazza; il 12 agosto 1828 invece papa Leone XII autorizzò i canonici ad indossare la cappa magna, in premio della fedeltà del clero marinese alla Santa Sede surante le vicende dell'occupazione francese[9]; infine il 17 novembre 1843 papa Gregorio XVI concesse sia all'abate parroco che ai canonici l'uso del collare di seta paonazza.
Tornando a parlare del procedere dei lavori, il 5 giugno 1642 l'ufficiale camerlengo del feudo di Marino comunicava al duca Filippo I Colonna che erano stati messi in opera tutti i pilastri dell'erigenda chiesa e le volte delle otto cappelle. Alcune misure dell'edificio: lunghezza alla facciata 58.75 metri; larghezza al transetto 24 metri; altezza della cupola alla lanterna 36 metri[10]. Fino a quella data erano stati spesi 12.000 scudi per la costruzione, e altrettanti ne verrano spesi in seguito, fino al 1655, per un totale di circa 30.000 scudi[11].
Si suppone che nel 1655 terminassero i lavori nella chiesa, durati quindici anni: tuttavia non si poté procedere alla consacrazione del luogo di culto, a causa della devastante pestilenza che nel 1656 afflisse Marino e l'Agro Romano. La peste sterminò molti marinesi, lasciando in ginocchio il feudo, che dovette essere ripopolato con i vassalli di casa Colonna provenienti dall'Abruzzo: la popolazione marinese, stimata prima delle pestilenze a 2000 abitanti circa, si ridusse in pochi mesi a poche centinaia di anime.
Così la prima messa cantata fu celebrata nella nuova Collegiata solo il 22 ottobre 1662, da monsignor Carlo Tarugi vicario generale della diocesi di Albano e dal primo abate parroco, don Agostino Gagliardi. A quella data risale infatti la lapide apposta dal cardinal Girolamo Colonna sulla controfacciata, che ricorda come la chiesa sia sotto lo iuspatronatus perpetuo della famiglia Colonna. Tuttavia la consacrazione ufficiale della Collegiata venne celebrata solo il 14 maggio 1713 ad opera dell'arcivescovo di Napoli monsignor Antonio Sanfelice.
Il 10 dicembre 1662 l'Immagine della Madonna del Rosario nuncupatam de Populo venne traslata dalla vecchia chiesa di Santa Lucia alla nuova Collegiata[12].
Dopo le vicende della Repubblica Romana (1798-1799), a cui Marino aveva partecipato attivamente[13], nel 1799 le truppe napoletane di liberazione si accamparono ai Castelli Romani ed anche a Marino, celebrando una solenne messa in suffraggio dei loro caduti proprio nella Collegiata di San Barnaba[14].
L'elevazione a Basilica minore risale al 1851, per volere di papa Pio IX, ferma restante l'aggregazione della città alla Sede suburbicaria di Albano, già confermata da Gregorio XVI quando nel 1835 aveva elevato Marino al grado di città.
Dopo il 1870 a Marino esplose l'anti-clericalismo della parte repubblicana maggiooritaria della popolazione, che avversava fieramente la comunità parrocchiale con manifestazioni come il Carnevalone. Nel 1899 così l'allora abate parroco volle mostrare anch'egli la sua ostilità verso i repubblicani e verso la stessa Italia unitaria proibendo l'ingresso in Basilica alla bandiera italiana, in occasione di una messa in suffragio per i morti di Adua.
Nel 1908 una scossa di terremoto compromise la stabilità dell'edificio: perciò sotto la guida dell'abate parroco monsignor Guglielmo Grassi vennero attuati i lavori di restauro e ripristino che in massima parte caratterizzano l'attuale Basilica. Già altri lavori di consolidamento dell'edificio erano stati effettuati nella prima metà del XIX secolo dall'architetto Giuseppe Valadier, che costruì i costoloni sul fronte orientale.
[modifica] Descrizione
La progettazione dell'edificio venne affidata da casa Colonna al suo architetto di fiducia Antonio Del Grande (+ 1671), che in seguito si occupò della progettazione della Parrocchiale dell'Assunta di Rocca di Papa e di Palazzo Colonna a Roma. Costruttori furono Giovanni Maria Longhi, Vincenzo della Greca e Paolo Andreotti, mentre Fabrizio Vannutelli fu soprintendente ai lavori[15].
[modifica] La facciata
La facciata della Basilica è suddivisibile in due parti: una inferiore ed una superiore.
La parte inferiore della facciata è suddivisa in tre parti da sei lesene corinzie. Vi si aprono tre porte, di cui quella centrale più grande e le due laterali minori. Sopra le due minori si legge:
HIER S.R.E. CARD COLUMNA[16]
mentre sul grande portale d'accesso centrale c'è una lapide su cui è scritto:
D.O.M.
HIERONIMUS S.R.E.
CARDINALIS COLUMNA
EPISCOPUS TUSCULANUS
DUX IV MARINI ET PALIANI
A FUNDAMENTIS EREXIT
A.D. MDCLXII[17]
Sopra alle due porte laterali ci sono due nicchie con due statue di peperino, dell'altezza di circa due metri, una raffigurante San Barnaba (con la palma del martirio) l'altra Santa Lucia (con in mano il piattino con gli occhi che le sono stati cavati).
Nella parte alta della facciata di apre una grande finestra, mentre ai lati delle volute vi sono due grandi statute di angeli, dello stesso peperino delle altre due statue.
[modifica] L'interno
| « La chiesa principale abbaziale collegiata e parrocchiale è dedicata all'apostolo s. Barnaba protettore della città, grandioso edificio di eccellente architettura, eretto dal fondamenti con maestosa e regolare facciata (...) » | |
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(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica - Marino, vol. XLII p. 40.)
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L'interno della chiesa e a pianta basilicale a tre navate, lungo 58.75 metri e largo 24 al transetto, è alto 36 metri alla lanterna della cupola. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, mentre le due navate laterali, poste a sinistra e a destra di quella principale, sono coperte da volte a botte disposte ortogonalmente alla volta alla navata principale.
L'illuminazione naturale è garantita nella navata tramite sei lunette, tre per lato, mentre nella cupola dalle finestre della lanterna.
Controfacciata
Sulla parte interna della facciata, sopra la porta principale d'accesso, è collocata una lapide con scritto:
D.O.M.
HIERONIMUS S.R.E. CARDINALIS COLUMNA
PALIANI ET MARINENSIUM DUX ET PRINCEPS
COLUMNENSIUM ROMANORUM PRINCIPUM
PIETATEM ET VETUSTISSIMAM MAGNIFICENTIAM SECTANDO
AEQUATA RUPE
TEMPLUM HOC DIVO BARNABAE DICATUM
FUNDAMENTIS EREXIT ABBATIAM
CAPITOLUM CANONICATUS CAETERAQUE
OMNIA AUCTORITATE PONTIFICIA INSTITUIT
ET SUB PERPETUO FAMILIAE SUAE
IURESAPATRONATUS DONAVIT
ANNO IUBILAEI MDCL[18]
Navata destra
- Prima campata: Vi è una scala che conduce alla cripta, nella quale sono sepolti Monsignor Giovan Battista Trovalusci, Vicario Generale della Diocesi di Albano Laziale, Zaccaria Negroni, Servo di Dio e senatore democristiano, Barbara Costantini, Serva di Dio, e intere generazioni di marinesi i cui resti sono raccolti sotto il pavimento della Basilica (dietro una lapide con scritto ossa mortorum). In superficie, sul primo pilastro c'è una croce della Porta Santa (Crux Portae Sanctae) della Basilica di san Giovanni in Laterano qui portata dal cardinal Girolamo Colonna, che nel Giubileo del 1675 ebbe l'onore di aprire la Porta.
- Seconda campata (Altare di Sant'Antonio): Vi è un altare dedicato a Sant'Antonio da Padova, e una lapide che ricorda la Serva di Dio Barbara Costantini. In origine questo altare era destinato alla Confraternità della Carità, che si curò di restaurare l'altare nel 1871.
- Terza campata (Altare della Madonna del Popolo): L'altare della Madonna del Popolo contiene l'effige della Vergine che, stando a un documento del 1208, proverrebbe da Costantinopoli. La devozione popolare attribuì all'immagine sacra numerosi miracoli, tanto che nel 1662 l'effige fu trasportata dalla vecchia Chiesa di Santa Lucia, dove era originariamente collocata, alla nuova Basilica sollennemente[19]. Nel 1904 l'immagine, ricca di ex-voto e di un manto stellato donato da una principessa Colonna, fu spogliata degli ori in un furto sacrilego e circa ottanta anni dopo il quadro fu trafugato definitivamente.
Davanti all'altare c'è una balaustra fatta costruire da Tito Bellucci in ricordo della moglie Elena negli anni '30 del Novecento.
Navata sinistra
- Prima campata: Vi è una statua in legno dorato di Santa Lucia e due arazzi molto grandi raffiguranti scene bibliche, che vengono portati in processione nei giorni delle feste consacrate.
- Seconda campata (Altare del Crocifisso): Vi è un grande Crocifisso ligneo su un altare marmoreo, su cui è anche un'icona della Vergione nota come "Madonna dei Sette coltelli". Ai quattro pilastri sono lunghe lapidi con i nomi dei caduti nel Bombardamento di Marino del 2 febbraio 1944.
(Vedi I Castelli Romani durante la seconda guerra mondiale)
- Terza campata (Altare del Sacro Cuore): C'è un grande quadro degli anni'60 raffigurante l'umanità sofferente che si dirige verso il Sacro Cuore di Gesù guidata dall'appena scomparso Monsignor Guglielmo Grassi, già Abate Parroco della Basilica.
Transetto
- Transetto di destra (Altare dell'Assunzione): Sull'altare in marmi policromi c'è un quadro raffigurante l'Assunzione della Vergine Maria circondata da santi e apostoli.
- Transetto di sinistra (Altare del Martirio di San Bartolomeo): Questo altare privilegiatum, eretto per devozione della famiglia Galantini, accoglie un dipinto del Guercino raffigurante il Martirio di San Bartolomeo.
Nel presbiterio, sulla parete di fondo dietro il tabernacolo, troneggia un grande quadro raffigurante il Martirio di San Barnaba, attribuito a Bartolomeo Gennari (1594-1661), allievo della bottega del Guercino (1591-1666), se non al Guercino stesso. Pregevole è anche la cornice del quadro, sotto la quale si legge l'iscrizione latina Divo Barnabae ("A San Barnaba").
Sempre dietro il tabernacolo, sulle pareti di destra e sinistra si aprono due nicchie marmoree, opera dei marmorai romani del XVII secolo Carlo Spagna e Gabriele Renzi. Nella nicchia di destra è collocato il monumento al cardinal Girolamo Colonna, opera dello scultore Alessandro Algardi (1595-1654), nel quale il cardinale appare orante e inginocchiato su un inginocchiatoio recante scolpito lo stemma dei Colonna. Il cardinale, secondo lo studioso Carlo Bartolomeo Piazza[20], sarebbe sepolto in Basilica, ma viene convenzionalmente riconosciuto che, nonostante l'originaria intenzione di farsi seppellire a Marino, il cardinal Colonna sia poi stato tumulato presso la Basilica di San Giovanni in Laterano in Roma.[21] Sotto la nicchia, è apposta la seguente iscrizione:
D.O.M.
MORE CARTHUSIANO
UT IUCUNDAM REDDERET MORTEM
ET PROPRIAM REQUIEM OCULIS PROPONERET
ANIMO COMPOSITO ET IMMORTALI
SIBI VIVENS POSUIT
TOTIUS PRAEDICTI ORDINIS PROTECTOR
HIERONIMUS CARDINALIS COLUMNA
A.D. MDCLII
Il tabernacolo è realizzato in pregiato marmo fior di pesco e risale al XVII secolo: consiste in un baldacchino d'argento sorretto da quattro colonnine corinzie. Il ciborio in metallo argentato conservato all'interno è un'opera moderna dello scultore Tommaso Merendoni.
Il fonte battesimale, posto sulla destra dell'altar maggiore in una nicchia, invece è opera di artisti romani del XVII secolo, in marmo nero e colonnine lignee.
Coro d'inverno
Nella cappella del Coro d'inverno, oggi utilizzata come anticamera della Sagrestia, sono conservate alcune opere degne di nota: anzitutto un San Francesco d'Assisi attribuito a Girolamo Muziano (1528-1592) o a Giovan Battista Caracciolo (1578-1635), poi una Umanità di Cristo di Cherubino Alberti (1552-1615) su disegno di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), due ovali su due pareti contrapposte raffiguranti San Pietro e San Paolo, attribuiti a Guido Reni (1575-1642). Inoltre c'è anche un San Rocco, copia del quadro conservato presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie e attribuito al Domenichino (1581-1641) o a Mattia Farnese (1631-1681), quadro destinato in origine alla cappella di San Rocco nell'omonima località, rasa al suolo nel 1944.[22] Pregevoli sono anche gli affreschi sul soffitto, raffiguranti la Gloria dello Spirito Santo su un finto soffito sfondato, e gli stalli in noce del Coro, risalenti al 1747.[23]
[modifica] Pie associazioni
[modifica] Confraternite
- Venerabile Arciconfraternita del Gonfalone. Fondata nel 1270 circa da san Bonaventura da Bagnoregio, all'epoca cardinale vescovo di Albano, fu la prima confraternita d'Italia ad avere questo nome, mantenendo a lungo una posizione di preminenza formale sull'omonima Confraternita di Roma. La prestigiosa Confraternita marinese si sciolse dopo la seconda guerra mondiale. (Vedi Confraternita del Gonfalone di Marino)
- Confraternita del Santissimo Rosario. E' l'unica delle tante storiche confraternite marinesi ad essere ancora oggi viva e vitale. Ricostituita nel 2005 dall'abate parroco monsignor Aldo Anfuso, è composta da un centinaio di uomini che si occupano di trasportare, nella solenne processione della Sagra dell'Uva, la pesante statua della Madonna del Santissimo Rosario a spalla.
- Confraternita della Carità.
- Confraternita del Santissimo Sacramento.
[modifica] Gruppi di preghiera
- Gruppo di preghiera Padre Pio da Pietrelcina.
[modifica] Altre associazioni
- Oratorio Parrocchiale San Barnaba.
- Gli Angeli della Pace.
[modifica] La Parrocchia
[modifica] L'Oratorio del Gonfalone
| Per approfondire, vedi la voce Confraternita del Gonfalone di Marino. |
L'Oratorio della Venerabile Arciconfraternita del Gonfalone sorge sul retro della Basilica. Venne eretto quasi contemporaneamente al retrostante edificio sacro, e destinato alle riunioni della antica Confraternita del Gonfalone. Al suo interno vi sono moltissimi affreschi che ricoprono quasi interamente le pareti.
[modifica] Il Santuario dell'Acquasanta
| Per approfondire, vedi la voce Santuario dell'Acquasanta di Marino. |
Il Santuario di Maria Santissima dell'Acquasanta
[modifica] L'Oratorio Parrocchiale San Barnaba
L'Oratorio Parrocchiale "San Barnaba" è una storica istituzione fondata nel primo dopoguerra dal Servo di Dio futuro senatore democristiano Zaccaria Negroni.
[modifica] Cronotassi degli abati parroci
| Nome | Anno di insediamento | Anno di decadenza | Titoli aggiuntivi |
|---|---|---|---|
| don Giuseppe Capozzuti[24] | 1643 | ||
| don Agostino Gagliardi | |||
| don Giuseppe Pandozi | 1908[25] | ||
| monsignor Guglielmo Grassi | 1908 | 1956 | vescovo titolare di Damiata (1937-1956) |
| monsignor Giovanni Lovrovich | 1956 | ||
| don Elio Abbri | 1997 | ||
| monsignor Aldo Anfuso | 1997 | in carica | vicario foraneo di Marino |
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ In realtà il titolo completo è Perinsigne Basilica Collegiata a dignità abbaziale con Capitolo mitrato di San Barnaba Apostolo in Marino. Ugo Onorati, San Barnaba Apostolo nella storia e nelle tradizioni di Marino, Marino, Tipografica Renzo Palozzi, 2004.
- ^ Vittorio Rufo (a cura di), Marino-Immagini di una città, Ciampino, 1991.
- ^ Ugo Onorati, San Barnaba nella storia e nelle tradizioni di Marino, riporta il testo della lettera:
« La Comunità di Marino, umilissima oratrice della S.V. Rev.ma, espone come avendosi eletto San Barnaba a Patrono Protettore appresso Sua Divina Maestà, et per ex voto; si debba guardare la festa dello detto Santo. Et per tanto supplica si degni concederli il placet per guardare detta festa; che il tutto riceverà per grazia di V.S. Ill.ma er Te.V.ma quam Deus... » - ^ Ugo Onorati, San Barnaba nella storia e nelle tradizioni di Marino, riporta il testo del rescritto:
« Concedimus ut petitur iuxta decretum expediendum, Romae, 4 junii 1619, Sfortia Cardinalis Ep.us Alban... » - ^ Ugo Onorati, San Barnaba nella storia e nelle tradizioni di Marino.
- ^ Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna - Via Latina - Marino, Roma, 1910.
- ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica - Marino, vol. XLII p. 40, Venezia, Tipografia Fratelli Emiliani, 1847.
- ^ Bartolomeo Piazza, Gerarchia cardinalizia, Roma, 1703.
- ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica - Marino, vol XLII p. 41, cita dal Breve di Leone XII la motivazione della concessione della cappa magna:
« Ob eorum in adversis retroactorum temporum vicissitudinibus erga ipsum et Sedem Apostolicam probatam fidelitatem ac devotionem. » - ^ Vittorio Rufo (a cura di), Marino-Immagini di una città.
- ^ Tanto per fare alcuni raffronti con alcune chiese più o meno coeve dei Castelli Romani, la Cattedrale di San Pietro di Frascati, eretta tra il 1599 ed il 1636, costò complessivamente alla Comunità locale ed alla diocesi di Frascati complessivamente poco meno di 40.000 scudi a fronte delle dimensioni seguenti: lunghezza 42.30 metri; larghezza della facciata 34.10 metri; altezza al tetto 21.80 metri. La Collegiata dell'Assunta di Ariccia invece, eretta tra il 1661 ed il 1665, costò al cardinale Flavio Chigi e a suo fratello Agostino 84.000 scudi, per una semplice pianta circolare sormontata dalla famosa cupola, progettata però da Gian Lorenzo Bernini.
- ^ Dopo aver cantato il vespro nella Basilica di San Barnaba più presto del solito, i canonici salirono in processione alla vecchia chiesa di Santa Lucia, dove trovarono ad aspettarli le Confraternite di Marino, il capitolo, il clero di Albano, i frati Romitani di Marino, i Cappuccini di Palazzolo, di Castel Gandolfo, di Genzano e di Velletri, i Carmelitani di Albano, il cardinal Ginneti vescovo di Albano, il vicario generale della Diocesi di Albano monsignor Carlo Taurigi, e tutta la famiglia Colonna al gran completo. Le autorità laiche e religiose erano tutelate da 70 alabardieri. Questa operazione è descritta dal canonico Agostino Dante in una Relazione conservata nell’Archivio Capitolare di San Barnaba Apostolo. S’intonò l’Ave maris stella e la processione partì al seguito della Madonna montata su un baldacchino offerto dal Connestabile Colonna. Infine percorso l’attuale Corso Trieste, all’epoca Strada Larga, l’Effige vene depositata nel suo altare, alla terza campata sulla destra. Nei tre giorni seguenti venne celebrato un solenne triduo. Girolamo Torquati, Della prodigiosa figura di Maria SS conservata nella basilica di San Barnaba in Marino.
- ^ Vedi Rivoluzione Francese nei Castelli Romani e a Velletri.
- ^ Antonia Lucarelli, Memorie marinesi, Roma, 1994.
- ^ Quest'ultimo si occupò anche della costruzione, dopo il 1656, della chiesina di San Rocco nell'omonima località, oggi distrutta.
- ^ Girolamo Colonna cardinale di Santa Romana Chiesa.
- ^ Al Dio Ottimo e Supremo / Girolamo Colonna cardinale di Santa Romana Chiesa / Vescovo di Frascati / Quarto Duca di Marino e Paliano / Fece costruire dalle fondamenta / Nell'anno del Signore 1662.
- ^ Al Dio Ottimo e Supremo / Girolamo Colonna Cardinale di Santa Romana Chiesa / Duca e Principe di Marino e Paliano / Seguendo la pietà e l'antichissima magnificenza / dei Principi Colonna Romani / Livellata la rupe / Dedicato questo tempio a San Barnaba / Istituì un Capitolo di canonici e altre cose / Tutte con la protezione pontificia / E donò sotto il giurispatronato perpetuo della sua famiglia / Anno Giubilare 1650
- ^ Canonico Agostino Dante, Relazione sulla Traslazione dell'Immagine della Madonna detta del Popolo, e Girolamo torquati, Della Venerabile Effige della Madonna del Santissimo Rosario che si venera in Marino
- ^ Carlo Bartolomeo Piazza, Gerarchia Cardinalizia, Roma 1703.
- ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica - Marino, vol. XLII, p. 40.
- ^ Vittorio Rufo (a cura di), Marino-Immagini di una città, p. 171.
- ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica - Marino, vol. XLII, p. 40.
- ^ Precedentemente parroco dell'antica San Giovanni, nominato con la bolla di Urbano VIII Excelsa merita Sanctorum.
- ^ Sospeso a divinis [officiis].
[modifica] Bibliografia
- (IT) Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana, Roma 1908.
- (IT) Ugo Onorati, “San Barnaba Apostolo nella storia e nelle tradizioni di Marino”, Pro-Loco di Marino, Marino 1992.
- (IT) Vittorio Rufo e altri, Marino - Immagini di una città, Roma 1991.

