Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio

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Coordinate: 40°51′52.13″N 14°14′49.02″E / 40.86448°N 14.24695°E40.86448; 14.24695

Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Campania
Località Napoli
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Consacrazione 1960
Architetto Vincenzo Veccia
Stile architettonico Neobarocco
Inizio costruzione 1920
Completamento 1960

La basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa è la più recente basilica di Napoli. È stata infatti voluta e costruita nel XX secolo.

Accanto alla basilica è presente l'ingresso alle catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti al II secolo le quali rappresentano il più importante monumento del cristianesimo a Napoli.

È stata realizzata ad imitazione della basilica di San Pietro a Roma sia negli esterni (compresa la cupola) che negli interni, tanto da essere anche chiamata "La piccola San Pietro".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Particolare della facciata

La chiesa fu fortemente voluta da Maria di Gesù Landi.

Nata a Napoli il 21 gennaio 1861, già da bambina dimostrava fervide vocazioni spirituali. Ella si distinse per la sua grande devozione alla Madonna del Buon Consiglio di cui, nel 1884, si fece dipingere un quadro. Fu molto amata dal popolo napoletano a seguito di due miracoli:

  • secondo la leggenda nel 1884 mostrò al popolo l'immagine della Madonna del Buon Consiglio e l'epidemia di colera che attanagliava Napoli in quel periodo, cessò immediatamente;
  • nel 1906, a seguito di un'eruzione del Vesuvio, la città era sotto una densa coltre di cenere e numerosi tetti e solai crollarono; di conseguenza Maria espose il quadro fuori al balcone di casa e un raggio di sole lo illuminò. Qualche giorno dopo l'eruzione cessò e su Napoli la cenere cominciò a scemare.

Più tardi, ottenne il riconoscimento del culto, l'incoronazione del quadro e l'aggiunta del titolo Regina della Cattolica Chiesa. Nel frattempo, i pellegrinaggi si susseguirono numerosi e, ben presto, sopra le catacombe, venne eretto questo tempio; fatto erigere esattamente dove le aveva chiesto la Vergine Maria durante le sue contemplazioni.

La costruzione della basilica è durata quarant'anni (1920-1960); fu edificata su progetto dell'architetto Vincenzo Veccia.

Maria di Gesù Landi morì il 26 marzo 1931, ma la costruzione della basilica proseguì.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Interno
Volta
(LA)
« AVGVSTAE MATRI BONI CONSILII REGINAE CATHOLICAE ECCLESIAE ANNO DOMINI MCMLX DICATVM »
(IT)
« Dedicato all'augusta Madre del Buon Consiglio, Regina della Chiesa cattolica, nell'Anno del Signore 1960 »
(Iscrizione sulla facciata)

Il tempio ha custodito momentaneamente dipinti provenienti da altre chiese della città dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980. Inoltre possiede opere provenienti da chiese in passato demolite o pericolanti. Il più chiaro esempio è dato dalle otto statue raffiguranti gli Apostoli poste sul settecentesco altare maggiore, sei delle quali sono opera di Michelangelo Naccherino, mentre le rimanenti due sono opere di Pietro Bernini e Francesco Cassano. Sono tutte provenienti dalla demolita chiesa di San Giovanni dei Fiorentini al rione Carità.

Sulla controfacciata sono presenti l'Incoronazione della Vergine di Giovanni Battista Beinaschi, proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, al centro, a sinistra la Natività di Giovanni Balducci, a destra la Deposizione di Marco Pino. Nelle cappelle e nelle navate laterali sono visibili importanti quadri come Sant'Antonio di Carlo Sellitto, proveniente dalla demolita chiesa di San Nicola alla Dogana, Santa Maria Maddalena della scuola di Andrea Vaccaro, l'Estasi di san Nicola di Giuseppe Simonelli, proveniente dalla chiesa di San Nicola dei Caserti, una Vergine attorniata da apostoli della scuola di Fabrizio Santafede. Anche molti elementi architettonici quali altari e paliotti sono provenienti da altre chiese.

Alcune cappelle ospitano le tombe delle principesse di casa Savoia Elena e Anna d'Orléans, dei cardinali Alessio Ascalesi, Corrado Ursi e Michele Giordano e di Maria di Gesù Landi.

La cultura popolare vuole che durante il sisma del 1980 il busto marmoreo raffigurante la Madonna posto sulla sommità della facciata si staccò, cadendo in piedi e senza subire danni. In realtà la statua, a figura intera, si divise in due parti e la parte superiore, il busto, cadde dal frontone della chiesa sulla scalinata senza ferire nessun passante e si spezzò a sua volta in due parti, il torso (con il Bambino in braccio) e la testa. Una lastra di pietra posta all'ingresso della basilica ricorda l'evento e le vicende successive:

« Scossa della violenza del sisma che alle ore 19:25 di domenica 23 novembre 1980 sconvolse Napoli, il busto marmoreo si staccò dal blocco inferiore della statua raffigurante la Madonna con il bambino e precipitò dall'alto della facciata, frantumandosi sulla scala di accesso al tempio; è stata accuratamente restaurata, la sacra immagine fu qui riposta il 26 aprile 1981 e vi è rimasta come oggetto di continua testimonianza di amore e pietà mariana fino al 4 giugno 1983, allorquando, consolidate le strutture della facciata; è stata ricollocata al suo posto in alto, vigile protettrice alle soglie della città »

Intorno al complesso vi sono le catacombe di San Gennaro e il parco di Capodimonte con l'omonima reggia.

Nel piazzale della basilica vi è una nuova entrata monumentale alle catacombe di San Gennaro, rappresentata da un grande busto del santo alto più di 4 metri, per quindici quintali di peso; l'opera, la più grande del suo genere presente in città, è stata realizzata da Lello Esposito.[1] Accanto al busto, a destra, la fontana della Duchessa, detta così perché voluta dalla duchessa Elena d'Aosta.

Organi a canne[modifica | modifica sorgente]

Organo maggiore[modifica | modifica sorgente]

Nella basilica si trova l'organo a canne Tamburini opus 499, costruito nel 1964.

Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32. Il materiale fonico è interamente situato nell'ambulacro tra l'abside e il transetto di sinistra, ad eccezione del registro Tromba orizzontale 8', che invece si trova nell'abside, ai due lati dell'altare.

La disposizione fonica dell'organo è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto traverso 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Cornetto 3 file
Ripieno 7 file
Tromba 8'
Tromba orizzontale 8'
Voce umana 8'
Prima tastiera - Positivo
Bordone 16'
Flauto a camino 8'
Principalino 4'
Flauto a camino 4'
Ottavino 2'
Sesquialtera 2 file
Ripieno 4 file
Cromorno 8'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Prestante 4'
Flauto armonico 4'
Flauto in duodecima 2.2/3'
Silvestre 2'
Terza 1.3/5'
Cornetto combinato
Cimbalo 3 file
Oboe 8'
Voce celeste 8'
Tremolo
Campane
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Ottava 8'
Bordone 8'
Quintadecima 4'
Mistura 4 file
Controfagotto 16'
Fagotto 8'
Fagotto 4'

Organo positivo[modifica | modifica sorgente]

Nella chiesa si trova anche un organo positivo barocco costruito nel 1769 da Domenico Antonio Rossi. Lo strumento è a trasmissione meccanica ed ha un'unica tastiera di 45 (Do1-Do5) note con prima ottava scavezza, senza pedaliera. Di seguito la sua disposizione fonica in base alla posizione dei pomelli dei vari registri nelle due colonne della registriera:

Colonna di sinistra - Ripieno
Principale 8'
Ottava 4'
XV 2'
XIX 1.1/3'
XXII 1'
XXVI 2/3'
Colonna di destra - Concerto
Flauto in XII 2.2/3' Soprani
Voce Umana 8'
Accessori
Zampogna
Uccelliera

Catacombe di San Gennaro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Catacombe di San Gennaro.

Accanto alla chiesa è visitabile il più antico ritratto conosciuto di san Gennaro, risalente al V secolo, che raffigura il martire tra una bambina ed una donna e con il capo sormontato dalla scritta Sancto Martyri Januario.

Tale ritratto fa parte del sito delle catacombe di San Gennaro, uno dei più importanti resti archeologici della città.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un nuovo monumento alla città

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Napoli sacra. Guida alle chiese della città, coordinamento scientifico di Nicola Spinosa; a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo, Napoli 1993-1997, 15 fascicoli.
  • S. Romano, L'arte organaria a Napoli, Società editrice napoletana (1980) (ISBN non esistente)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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