Barbuta

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Barbuta
Barbuta (rievocazione storica)
Zona protetta testa
Origine Italia
Produzione
Entrata in uso XIV secolo
Cessazione dell'uso XV secolo

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La Barbuta è un'arma bianca da difesa del tipo elmetto, in uso alle milizie urbane dell'Italia tra XIV e XV secolo. Protegge interamente il cranio con un unico blocco di metallo, senza componenti aggiuntive (visierra, ventaglia, para-guancia, ecc.). La linea generale richiama molto il krános, l'antico elmo della Grecia Antica (fond. elmo corinzio), e viene messa in relazione alla contemporea riscoperta dell'Antichità (v. Umanesimo).
Divenne poi elmetto molto in uso presso le compagnie di ventura.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La barbuta, come il bacinetto, venne sviluppata nel corso del XIV secolo quale sostituto del grande elmo. Differentemente dal bacinetto, passato in uso alle forze di cavalleria, la barbuta fu invece, inizialmente, destinata ad armare le forze di fanteria. Al volgere del Trecento, questo elmetto era passato in uso anche ai cavalieri ed era divenuto una componente fondamentale dell'armatura a piastre "all'italiana".

Il vocabolo "barbuta" passò ad indicare non più l'elmetto in sé, quanto il guerriero che lo indossava, nello specifico il cavaliere mercenario appartenente ad una compagnia di ventura. Nei contratti d'assunzione di capitani di ventura e condottieri veniva spesso specificato quante "barbute", cioè quanti soldati, essi portavano al proprio seguito.

Nel 1363, il comune di Firenze assoldava i due capitani di ventura Ugo di Melichin ed Ermanno di Vinden con l'impegno di conducere al servigio del Chomune di Firenze in forma di chompagnia mille barbute, fralle quali n'abia ottocento, il meno, bene armate[1].

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Rispetto al modello del krános greco, cui viene idealmente ricondotta, la barbuta si differenzia fondamentalmente per il materiale di composizione (acciaio anziché bronzo) e per l'assenza della cresta in crine di cavallo e dei pennacchi.

Ricavata da un unico pezzo di metallo sagomato, la barbuta copriva interamente il cranio ed il volto del guerriero. L'apertura per garantire visibilità ed il passaggio del naso poteva essere a "T" o a "Y". Alcuni modelli presentavano un lungo nasale. Alla sommita, l'elmetto era attraversato dalla fronte alla nuca da un rialzo metallico, "cresta", volto ad irrobustirlo.
Spesso, le barbute venivano coperte di tessuto (velluto, in alcuni casi).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Già edito in Grillo, Paolo (2008), Cavalieri e popoli in armi : le istituzioni militari nell'Italia medievale, Roma-Bari, Laterza, ISBN 978-88-420-8649-9, p. 151.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Boccia, Leonello (1966), Armi Italiane, Bologna, Zanichelli.
  • Boeheim, Wendelin (1890), Handbuch der Waffenkunde. Das Waffenwesen in seiner historischen Entwicklung vom Beginn des Mittelalters bis zum Ende des 18 Jahrhunders, Leipzig.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]