da Barbiano

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Stemma della famiglia da Barbiano

Stemma da barbiano.png

I da Barbiano (dal XV sec. Barbiano di Belgioioso) sono una delle prinicipali famiglie nobili dell'Italia settentrionale dal medioevo sino ai giorni nostri.

Di antica discendendenza carolingia, imparentati con i signori di Imola, Carrara, Faenza e Ravenna, la Famiglia ha origine in Romagna con provenienza dall'antichissimo ceppo dei conti di Cunio e Barbiano (ricordati da Dante nella Divina Commedia nel c. XIV del Purgatorio).

Sebbene la casa feudale appare fin dall'XI secolo, la Famiglia è assurta a grande rinomanza nei secoli XIV e XVI grazie all'attività di condottieri, militari, politici e diplomatici; trapiantata dal XV secolo in Lombardia, ebbe in dono l'importante feudo di Belgioioso, ed il titolo principesco nel 1769.

Indice

[modifica] Grandi condottieri romagnoli

Il primo personaggio noto della Famiglia fu Alidosio da Barbiano, figlio di un Alberico, conte di Cunio e capitano di Bernabò Visconti, signore di Milano. Tre dei suoi figli, Giovanni, Lippa e Alberico, seguirono le orme paterne, militando i primi due sotto Venezia, mentre il terzo, il personaggio più illustre della Famiglia, fu al soldo del Papa Urbano VI (da cui ebbe l'ampliamento dei feudi romagnoli), di Gian Galeazzo Visconti e del re Ladislao I.

Condottiero e capitano di ventura, ritenuto dai cronisti del tempo e dagli storici dei secoli successivi il primo restauratore della milizia italiana, Alberico fondò la Compagnia di San Giorgio, prima compagnia di ventura interamente composta da milizie italiane in un'epoca in cui nella penisola dominavano eserciti composti da soldati stranieri. In particolare, l'esercito di Alberico ebbe grande fama quando il Papa Urbano VI e Caterina da Siena lo chiamarono nel 1379 a schierarsi in difesa di Roma contro i Bretoni. Nella battaglia di Marino tra Papato e Bretoni, Alberico riuscì a sconfiggere il nemico straniero ed Urbano VI lo creò Cavaliere di Cristo e Senatore dello Stato della Chiesa, conferendogli un grande stendardo bianco attraversato da una croce rossa con la dicitura "LI-IT-AB-EXT" ("Italia ab exteris liberata"), che divenne così il motto proprio della Famiglia e parte dello stemma del casato.

Stendardo conferito da Papa Urbano VI.

Uno dei figli di Alberico, Lodovico, fu al servizio del Papa e di Bologna, mentre il nipote Alberico II fu quasi celebre quanto il nonno omonimo: fu capitano di Bologna, del Papa, di Venezia, di Siena e soprattutto del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, che nel 1431 lo investì del castello di Belgiojoso, un vasto feudo nei pressi di Pavia.

[modifica] Lo spostamento in Lombardia

I discendenti di Alberico II si stabilirono in Lombardia, aggregati al patriziato milanese dal 1456. Dal 1514 circa la Famiglia dei da Barbiano aggiunse al proprio cognome la dicitura "di Belgiojoso", il quale divenne ben presto il nome d'uso comune.

Carlo, nipote di Alberico II, fu governatore di Pavia e ambasciatore sforzesco alla corte di Francia; suo figlio Ludovico fu fatto da Carlo V governatore di Milano, mentre Pierfrancesco fu governatore di Lodi e Cremona e capitano di Milano. Questi due fratelli aggiunsero alle varie signorie della famiglia quelle di San Colombano al Lambro e Confienza.

Stemma dei principi Belgiojoso-Este.

Nei secoli seguenti la Famiglia continuò ad avere importanti incarichi pubblici e militari: nel 1606 si diramò in 2 rami dinastici con i fratelli Alberico e Galeotto, figli di Ludovico (1556-1590), poeta e musicante, dotto nelle lingue greca ed ebraica, cavaliere di sant'Jago, a sua volta figlio di Piefrancesco.

Un altro figlio di Ludovico, Giacomo (1565-1626), fu combattente nelle Fiandre come Commissario generale di cavalleria spagnola.

Nel corso del tempo la Famiglia trasformò inoltre il castello di Belgioioso in una dimora principesca: Il Re di Francia Francesco I, sconfitto dall'esercito Imperiale dopo la Battaglia di Pavia del 1525, fu fatto prigioniero e imprigionato a Belgiojoso presso il castello stesso.

Proprio a Belgioioso e nel territorio circostante la Famiglia stessa promosse l'agricoltura, sviluppando attorno al castello un prospero borgo.

Non meno imponente del castello fu il palazzo milanese della Famiglia, opera settecentesca del Piermarini, di stile neoclassico, che ancora domina l'omonima piazza Belgioioso e che passò, per dote, ai marchesi Brivio Sforza che tutt'oggi ne hanno residenza.

Antonio (1693-1779), ambasciatore, ciambellano e consigliere imperiale, ebbe nel 1769 dall'Imperatore Giuseppe II il titolo di Principe del Sacro Romano Impero e di Belgiojoso, con il diritto di battere moneta d'oro e d'argento con la propria effigie.

Il figlio di Antonio, Lodovico (1728-1801) intraprese la carriera diplomatica e fu Ministro plenipotenziario austriaco in Svezia nel 1765, ambasciatore imperiale a Londra nel 1769 e Vicegovernatore dei Paesi Bassi austriaci dal 1784 al 1787. A lui si deve la costruzione della Villa Belgiojoso a Milano, opera di Leopoldo Pollack e terminata nel 1796.

Con l'entrata a Milano dei francesi a fine ‘700, la villa fu dimora di Napoleone Bonaparte e successivamente del viceré Eugenio di Beauharnais.

[modifica] Il ramo Belgiojoso-Este (linea principesca)

Lo stemma dei Barbiano di Belgioioso-Este.

Un altro figlio di Antonio, Alberico XII (1725-1813), che a torto qualcuno identificò con il Giovin Signore del Giorno di Giuseppe Parini, fu consigliere imperiale, generale, cavaliere del toson d'oro e della corona ferrea e primo prefetto dell'Accademia di Brera.

Alberico fu uomo colto, amico di letterati (tra cui Foscolo e Parini) e di artisti e appassionato raccoglitore di rare edizioni e preziosi codici: la sua ricchissima biblioteca e la sua raccolta di stampe sono ora conservate alla Biblioteca Trivulziana di Milano. Inoltre al massimo splendore il castello di Belgioioso e il palazzo milanese. Avendo sposato Anna Ricciarda d'Este, erede del Vicariato di Belgioioso (che prendeva nome da tale località ma non la comprendeva, avendo per capoluogo Corteolona), unì alla propria signoria quella della moglie e associò al nome della Famiglia quello della consorte, assumendo il cognome "Barbiano di Belgiojoso-Este" che fu proprio dei suoi discendenti nella linea principesca della Famiglia.

Ebbero successivamente il titolo di Principi di Belgiojoso-Este suo figlio Rinaldo, ciambellano imperiale, e i suoi nipoti Emilio (marito di Cristina Trivulzio, patriota italiana dell'Ottocento), Luigi e Antonio Alberico; con il figlio di quest'ultimo, Emilio (deceduto nel 1944), si estinse il ramo principesco della Famiglia.

[modifica] La Famiglia oggi (linea comitale)

Il ramo cadetto di linea comitale, disceso da Galeotto Barbiano di Belgiojoso (1568-1626), nipote di Pierfrancesco, è tuttora fiorente: i suoi componenti si distiguono per le cariche ricoperte nella città di Milano in ambito politico, artistico e culturale, come pure per le imprese militari svolte in Spagna, nel Sacro Romano Impero e nell'Ordine di Malta.

Durante il Risorgimento buona parte della Famiglia partecipò alle Guerre d'indipendenza.

Al ramo dei Conti di Belgiojoso appartengono, tra gli altri:

La biblioteca e l'archivio dei Barbiano di Belgiojoso confluirono nel 1864 nella Biblioteca Trivulziana; con questa entrarono a far parte della Biblioteca dell'Archivio storico civico e Trivulziana di Milano. Importante è anche la collezione Belgiojoso di pittura fiamminga ed olandese del Seicento raccolta del conte Lodovico, presente ora alle Civiche collezioni d'arte oggi nel Castello Sforzesco di Milano.

[modifica] Titoli nobiliari

I Belgiojoso associarono in passato per la linea principesca il cognome Visconti-Trivulzio, mentre per quella comitale il cognome Bonaccorsi-Quarterio.

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Benaglio, La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese, 2009, pp. 52-53.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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