Barbablù

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Barbablù (fiaba))
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Barbablù (disambigua).
Barbablù consegna la chiave a sua moglie, illustrazione di Gustave Doré (1862)

Barbablu è una fiaba trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo (fece la sua prima apparizione nella raccolta Histoires ou contes du temps passé, altrimenti nota come I racconti di mamma l'oca, nel 1697). Benché la versione di Perrault avesse un tono evidentemente pedagogico che ammoniva i lettori soprattutto a non lasciarsi guidare dalla smodata curiosità, la vicenda del sanguinario uxoricida nell'immaginario collettivo finì per essere presto associata all'idea del serial killer, al punto che quello di Barbablù divenne il soprannome affibbiato ad alcuni reali assassini seriali come, ad esempio, Henri Landru.
Nel sistema di catalogazione Aarne-Thompson la fiaba è identificata dal tipo 312 (The Giant Killer and His Dog - Bluebeard).

Trama[modifica | modifica sorgente]

Barbablù è un uomo ricco e crudele, che ha avuto tante donne come mogli, ma queste improvvisamente sono scomparse. Quando egli decide di prendere l'ennesima donna come consorte, le fa vedere tutta la sua ricca e sfavillante villa e le consegna un mazzo di chiavi, dicendole che con queste lei può curiosare in tutte le stanze segregate della grande casa, trovando ogni genere di meraviglia che può far al caso suo. Infatti Barbablù deve partire per un lungo viaggio, e tornerà in capo a qualche giorno dalla partenza. La ragazza invita delle amiche e fa baldoria, e pian piano inizia ad aprire tutte le stanze della villa, meno una, proibita da Barbablù. Però la ragazza è curiosa, visto che la chiave che corrisponde al buco della serratura è d'oro massiccio.
Quando però la porta della stanza proibita viene aperta, la donna viene sommersa da un'ondata di sangue, successivamente davanti a lei all'interno della stanza appaiono una moltitudine di cadaveri di donne, tutte le precedenti mogli di Barbablù, ammazzate da lui stesso. La donna chiude la porta e cerca di pulire la chiave insanguinata per non essere scoperta dal marito al suo ritorno, ma non ci riesce. Così pensa di nasconderla in mezzo alla paglia nella stanza, sperando che il fieno assorba il liquido incrostato. Al suo ritorno, Barbablù esige dalla moglie il mazzo di chiavi, e quando si accorge che quella d'oro manca le chiede contrariato il motivo della scomparsa. La donna si giustifica dicendo che l'aveva nascosta affinché la curiosità di aprire la porta proibita non l'avrebbe assalita durante l'assenza del marito. Barbablù però vuole riaverla, e così la donna, andata nel pagliaio, scopre che la chiave è ancora imbrattata del sangue della donne uccise.
Barbablù, non appena getta l'occhio sulla chiave, comprende tutto il piano architettato goffamente dalla moglie, e così le dichiara che presto morirà di morte violenta. La donna lo supplica di concederle un ultimo desiderio prima di morire, e Barbablù accetta ingenuamente. Infatti la donna ha tre robusti fratelli, che prima della sua partenza per il matrimonio le avevano confidato che se lei si fosse trovata in pericolo, sarebbero bastati tre dei suoi fischi per chiamarli in soccorso e salvarla da qualunque pericolo. La donna così sale sopra delle scale, si affaccia ad una finestra, ed emette i tre fischi. Barbablù, che le aveva concesso un quarto d'ora per realizzare il desiderio, è sul punto di salire le scale per ammazzarla, ma nella villa irrompono i tre fratelli e ammazzano il nemico.
La casa di Barbablù è lasciata ora alla mercé della donna e dei tre fratelli, che se ne impadroniscono in tutta allegria.

Analisi della fiaba[modifica | modifica sorgente]

Un altro ritratto di Barbablù sempre a opera di Doré

Nel corso degli anni, molti esegeti hanno cercato di indentificare quale reale personaggio si nascondesse dietro la maschera di Barbablù, essendo convinti che alla base della fiaba di Perrault ci fosse un fondo di verità. Alcuni vi hanno voluto vedere un'ispirazione ai vari matrimoni del re inglese Enrico VIII, che nella propria vita cambiò sei mogli, alcune facendole condannare a morte. Nel carattere di Barbablù, in effetti, si potrebbe ben rispecchiare il carattere dispotico e tirannico del sovrano inglese, ma anche la sua crudeltà nello sbarazzarsi velocemente delle proprie ex consorti. Altri, invece, considerando la "nazionalità" della tradizione, hanno pensato di mettere in correlazione Barbablù e la leggenda bretone di Conomor e Trifina: anche le (ricche) mogli di Conomor scomparivano all'improvviso assieme ai loro figli, e questo perché una profezia aveva rivelato all'uomo che sarebbe morto per mano di suo figlio.

Ernesto Ferrero nel libro Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo (Einaudi, 2004) pone in relazione la figura fiabesca di Barbablù con Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, detto appunto "Barbablù", un nobile francese che aveva combattuto al fianco della Pulzella d'Orleans, proprietario di immense tenute e castelli. Egli venne accusato e condannato per la tortura, lo stupro e l'uccisione di un gran numero di bambini, in occasione di vere e proprie cerimonie pantagrueliche di lusso e lussuria, culminanti col sacrificio di fanciulli adescati tra la povera gente, poi fatti scomparire. Secondo Ferrero, nel corso dei secoli si sarebbe giunti alla stesura della fiaba di Barbablù da parte di Perrault attraverso una trasfigurazione delle vittime della vicenda (perché ritenuta inenarrabile nei suoi termini reali agli uditori bambini) ad opera dei narratori popolari oppure di Perrault stesso.

Ancora, seguendo suggestioni interne alle tradizioni fiabesche del mondo, c'è chi ha ipotizzato un'origine mediorientale per questa fiaba, probabilmente a causa della somiglianza tra il comportamento uxoricida di Barbablù e quello del re Shāhrīyār delle Mille e una notte. Alcune bellissime illustrazioni di Edmund Dulac, ad esempio, presentano un'evidente atmosfera arabeggiante.
Nessuna di queste identificazioni, tuttavia, convince la maggioranza degli studiosi, e questo sia perché alcuni paralleli risultano tutto sommato opinabili e difficilmente provabili, sia perché il motivo dell'amante assassino e della curiosità punita sono radicati in un patrimonio folklorico ben precedente ad ogni possibile identikit, un patrimonio che risale davvero alla notte dei tempi. In proposito risulta particolarmente interessante l'affinità che esiste tra il tipo fiabesco "Barbablù", riconosciuto da Aarne-Thompson, e le ballate ascrivibili al tipo "Lady Isabel and the Elf-Knight" raccolte da Sir Francis James Child, ballate che raccontano essenzialmente di un seduttore-predatore, spesso dotato di elementi magici [1], che attira giovani e belle fanciulle in boschi intricati o in scogliere a picco sul mare per poi approfittarsi di loro in vario modo e infine ucciderle. Sebbene la tradizione fiabesca, alla fine, si sia sviluppata in maniera indipendente da quella delle ballate [2], associando al tema dell'amante-assassino anche quello della curiosità punita, è piuttosto evidente che entrambe siano rami connessi allo stesso tronco.

La struttura di Barbablù, insomma, appare bipartita, divisa tra il motivo delle mogli morte e quello del divieto infranto. Senza dubbio Perrault mostra di prediligere il secondo al primo, e sottolinea con maggior enfasi (soprattutto nella morale finale) come il punto chiave della fiaba sia il problema della curiosità della moglie impicciona. Questo ha creato una spaccatura tra gli interpreti: è innegabile che brutalizzare una donna sia un gesto infinitamente peggiore rispetto ad una semplice disobbedienza, quindi in molti hanno visto nell'atteggiamento di Perrault una certa misoginia di fondo. In realtà la domanda fondamentale al riguardo è: che intenzione ha davvero Barbablù? Quando consegna il mazzo di chiavi alla moglie sta semplicemente provando la sua fedeltà, oppure le sta preparando una trappola? In altre parole, Barbablù avrebbe davvero potuto essere uno sposo generoso e amabile se sua moglie non avesse scoperto il suo segreto, oppure il motivo per cui l'uomo continua a risposarsi è semplicemente quello di procacciarsi nuova carne da macellare? Purtroppo non si tratta di una domanda a cui è possibile dare una risposta, perlomeno fermandosi alla fiaba di Perrault: ampliando il proprio orizzonte e considerando le (numerosissime) varianti e soprattutto le suggestioni in comune con le ballate, molti studiosi optano per un'immagine di Barbablù tutt'altro che intenzionato a fare il bravo marito, ma resta che si tratta di ipotesi che, in quanto tali, possono essere condivise o meno. Quale che fosse il reale intento di Barbablù, comunque, Perrault raccontò la storia in modo che il motivo della curiosità punita risultasse centrale, e il messaggio fu recepito tanto bene che la vicenda ne diventò l'emblema per antonomasia, accanto ad altre celeberrime storie come quella di Psiche, di Pandora e di Eva. Addirittura, in alcune pubblicazioni inglesi d'epoca, la narrazione viene introdotta dal titolo The Popular Story of Bluebeard, or Female Curiosity.

Varianti[modifica | modifica sorgente]

Le fiabe considerabili come varianti della storia di Barbablù sono tantissime, anche se le differenze che le distinguono a volte sono tali da far oscillare le catalogazioni e da convincere gli studiosi ad associarle, a volte, a tipi diversi da quello rappresentato dalla fiaba di Perrault. Tuttavia è indubitabile che siano narrazioni correlate tra loro, e questo sia la ricorrenza di alcuni elementi decisamente distintivi (lo sposo misterioso, il divieto imposto, la porta proibita che cela qualcosa di orribile, l'oggetto fatato rivelatore, il lieto fine). Ciò che cambia è soprattutto la funzione dei personaggi in scena: a volte, infatti, è la protagonista stessa a salvarsi, dimostrando astuzia e sangue freddo, altre invece è costretta a ricorrere all'aiuto di parenti (soprattutto fratelli) per mettersi in salvo. Un caso a parte risulta la fiaba La figlia della Madonna, che condivide con Barbablù il motivo del divieto infranto, ma nella quale manca del tutto l'altro tema principale, quello dello sposo-assassino.

illustrazione di Johnny Gruelle della fiaba L'uccello strano (1914)

AT 311 - The Heroine Rescues Herself and Her Sisters[modifica | modifica sorgente]

A questo gruppo appartiene una serie di fiabe nelle quali l'iniziativa della rivalsa finale spetta alla protagonista stessa. È il caso, ad esempio, della tedesca L'uccello strano (KHM 046), dell'italiana Naso d'Argento [3] e della norvegese Høna tripper i berget [4]. Benché la fiaba norvegese segua uno sviluppo particolare rispetto alle altre due, si può dire che in questo tipo un essere maschile malvagio (uno stregone per i Grimm, un orco per i Norvegesi e il Diavolo in persona per Calvino) adesca con l'inganno tre sorelle, una dopo l'altra. Ogni volta attira la prescelta nella propria casa e qui le impone un divieto, quello di non curiosare dietro una particolare porta. Le prime due sorelle disattendono l'ordine, vengono scoperte a causa di un oggetto rivelatore (un uovo che si rompe o un fiore che si brucia) e vengono massacrate/gettate nell'Inferno. La terza, invece, è sufficientemente accorta da disobbedire senza farsi scoprire. Decisa a salvare se stessa e le sorelle, elabora un piano per gabbarlo: prima, dopo averle riportate in vita/tratte in salvo, le nasconde in una cesta che fa trasportare fino a casa proprio dall'ignaro promesso sposo; poi architetta uno strategemma - che solitamente prevede un mascheramento - per fuggire a sua volta.

illustrazione di Walter Crane (1886)

AT 955 - The Robber Bridegroom[modifica | modifica sorgente]

A questo gruppo appartengono fiabe come Lo sposo brigante (KHM 040), Mister Fox [5] e Das Mordschloß, un racconto che comparve nella raccolta dei Grimm solo nella prima edizione di Kinder- und Hausmärchen[6]. Esse propongono una soluzione a suo modo intermedia: sebbene di fatto il cattivo di turno venga punito dai parenti maschi della protagonista, è da lei che parte l'iniziativa della rivalsa. Semplicemente si appoggia ad altri per portarla a termine. Caratteristico di questo tipo è il modo in cui l'eroina scopre la reale natura del promesso sposo (che, in questo caso, è sempre sciaguratamente umano, nella sua perversione): non si può dire che ella infranga apertamente un divieto, semplicemente si trova a "violare" la privacy del suo innamorato e ad assistere non vista all'omicidio di un'altra giovane donna da parte di questo[7]. Altro dettaglio peculiare del tipo è la questione del dito inanellato: a un certo punto, nella foga assassina, succede che un dito della vittima venga tagliato e finisca proprio in grembo alla protagonista, nel suo nascondiglio. Sarà proprio grazie a tale incontrovertibile prova che poi ella riuscirà a dimostrare davanti ai parenti la colpa del suo promesso e a giustificare la sua uccisione.

AT 312 - Bluebeard[modifica | modifica sorgente]

Ovviamente questo è il gruppo cui appartiene la fiaba di Perrault, ma non è l'unica ascrivibile ad esso. Le fanno compagnia anche l'equivalente tedesco, Ritter Blaubart[8], nonché una fiaba dal titolo La colomba bianca. In questo caso l'intera iniziativa della punizione del cattivo e della salvezza della protagonista sta nelle mani dei fratelli, che ella si limita a chiamare in proprio soccorso.

La figlia della Madonna (KHM 003)[modifica | modifica sorgente]

La fiaba, come detto più sopra, condivide con quella di Barbablù solo il motivo della curiosità punita. Un povero taglialegna chiese alla Madonna di accudire la sua figliola: ella la porta così in Paradiso dove vive splendidamente, finché un giorno Maria le dice di dover fare un lungo viaggio e le affida le chiavi delle tredici porte del Regno dei Cieli. La bambina è libera di aprirne dodici, ma la tredicesima assolutamente no. La curiosità, però, spinge la malcapitata a disobbedire: dietro la porta proibita vede nientemeno che la Trinità, il cui splendore è tale che un dito le si ricopre d'oro. Di ritorno, la Madonna si accorge del dito d'oro e capisce che la fanciulla ha infranto il suo divieto. Le chiede allora se ha aperto la porta, ma quella continua a negare sfacciatamente, e per questo viene resa muta e cacciata dal Paradiso. Dopo un primo periodo disgraziato, un re la nota e si innamora di lei, tanto da farne la sua regina. Ben presto partorisce il suo primo figlio. Le compare la Madonna che le chiede di nuovo di confessare di averle disobbedito, ma la giovane si ostina a negare. Maria allora prende il neonato e lo porta via con sé. Lo stesso accade anche col secondo figlio, e a corte cominciano a circolare voci per le quali la regina avrebbe ucciso i due eredi al trono, ma il re non ci vuole credere. Dopo però che, con il terzo figlio, la faccenda si ripete nuovamente, la regina viene condannata a morte. Legata al palo del rogo e convinta di essere in punto di morte, ella esprime dentro di sé il desiderio di poter confessare di aver effettivamente aperto la porta. Allora la Madonna le appare di nuovo e ascolta la sua sincera ammissione, in seguito alla quale la libera dal rogo, le scioglie la lingua e le restituisce i bambini. In questo caso, insomma, non abbiamo tanto a che fare con un segreto oscuro che viene svelato e con un personaggio pericoloso da fermare, quanto con il motivo - piuttosto moraleggiante - del perdono che si concede a chiunque sia davvero pentito. Resta comunque interessante il fatto di trovare anche qui il motivo della chiave che apre la porta proibita, che cela un segreto che non dev'essere svelato.

Barbablù nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elementi magici che, nella fiaba, potrebbero essere simboleggiati dall'insolito colore della barba di Barbablù. Nei racconti folklorici capita spesso che esseri sovrannaturali o fatati siano riconoscibili per via di alcuni tratti non esattamente umani o consueti in un essere umano (vedi ad esempio le fate dell'acqua, che spesso sono descritte con uno o entrambi i piedi al contrario).
  2. ^ Per quanto, trattandosi di cultura orale, sicuramente anche le ballate sono state sottoposte a oscillazioni e a modificazioni di forma, altrettanto sicuramente la metrica deve aver contribuito non poco a mantenere, da parte dei vari cantori, una certa fedeltà alla forma originaria. I narratori di fiabe, invece, svincolati da qualsiasi regola formale, hanno potuto muoversi molto più liberamente e innovare in maniera più consistente l'originario materiale di base.
  3. ^ Vedi Italo Calvino, Fiabe italiane, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 978-88-04-39869-1.
  4. ^ Tradotta in inglese da George Webbe Dasent col titolo The Hen Is Tripping in the Mountain (in Popular Tales from the Norse, New York, Appleton and Company, 1859.
  5. ^ Joseph Jacobs, English Fairy Tales, London, David Nutt, 1890.
  6. ^ In seguito venne eliminata perché considerata troppo contaminata da tradizioni allogene rispetto a quella tedesca.
  7. ^ Tranne che in Das Mordschloß, dove la protagonista non vede direttamente il massacro, ma giunge nelle segrete e qui trova una vecchietta intenta a raschiare gli intestini della precedente vittima del castellano.
  8. ^ Anch'essa pubblicata nella prima edizione delle Kinder- und Hausmärchen, e poi eliminata perché considerata contaminata dalla tradizione francese.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Milano, Feltrinelli, 1975. ISBN 978-88-07-81581-2.
  • Tom Dekker, Jurjen van der Kooi, Theo Meder, Dizionario delle fiabe e delle favole, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-424-9973-0.
  • Ernesto Ferrero, Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo, Torino, Einaudi, 1975, 2004. ISBN 978-88-06-16715-8.
  • Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, Torino, Frassinelli, 1994. ISBN 88-7684-252-7.
  • Maria Tatar, The Classic Fairy Tales, New York and London, Norton & Company, 1999. ISBN 0-393-97277-1.
  • Maria Tatar, Secrets Beyond the Door. The Story of Bluebeard and His Wives, Princeton and Oxford, Princeton University Press, 2004. ISBN 0-691-11707-1.
  • Maria Tatar, The Hard Facts of the Grimms' Fairy Tales, Princeton and Oxford, Princeton University Press, 1987, 2003. ISBN 0-691-11469-2.
  • Maria Tatar, Off With Their Heads: Fairy Tales and the Culture of Childhood, Princeton, Princeton University Press, 1992. ISBN 0-691-00088-3.
  • Marina Warner, From Beast to the Blonde: On Fairy Tales and Their Tellers, London, Chatto & Windus, 1994. ISBN 978-0-374-15901-6.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura