Barbablù

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Barbablù consegna la chiave a sua moglie, illustrazione di Gustave Doré (1862)

Barbablu è una fiaba trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo (fece la sua prima apparizione nella raccolta Histoires ou contes du temps passé, altrimenti nota come I racconti di mamma l'oca, nel 1697). Benché la versione di Perrault avesse un tono evidentemente pedagogico che ammoniva i lettori soprattutto a non lasciarsi guidare dalla smodata curiosità, la vicenda del sanguinario uxoricida nell'immaginario collettivo finì per essere presto associata all'idea del serial killer, al punto che quello di Barbablù divenne il soprannome affibbiato ad alcuni reali assassini seriali come, ad esempio, Henri Landru.
Nel sistema di catalogazione Aarne-Thompson la fiaba è identificata dal tipo 312 (The Giant Killer and His Dog - Bluebeard).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Barbablù è un uomo ricco e crudele, che ha avuto tante donne come mogli, ma queste improvvisamente sono scomparse. Nonostante il suo passato ombroso, riesce a vincersi il favore della figlia più giovane di una dama sua vicina grazie all'ostentazione delle sue grandi ricchezze e i due ben presto convolano a nozze.

Non passa molto tempo che Barbablù annuncia alla moglie di doversi assentare per questioni di lavoro. Prima di partire, egli la guida attraverso l'intera villa, mettendole a disposizione ogni cosa e consegnandole il mazzo con tutte le chiavi della dimora. Ella è libera di usare tutto, di aprire tutto, di andare dappertutto tranne che oltre la porta aperta da una particolare piccola chiave che Barbablù si cura di mostrarle. La ragazza, lì per lì, promette e, rimasta sola, invita delle amiche e fa baldoria, divertendosi a curiosare tra le stanze della villa. Tuttavia, più passa il tempo, più la curiosità nei confronti della stanza proibita cresce, finché la giovane donna non riesce più a resisterle e decide di disobbedire a quanto promesso e di andarla a cercare.

Finalmente la trova e gira la chiave nella toppa. All'inizio non distingue niente, ma poi si rende conto con sommo orrore che la stanza altro non era che un vero e proprio mattatoio, dove avevano trovato la morte le precedenti donne che Barbablù aveva sposato e poi ucciso. Per l'orrore, il mazzo di chiavi le sfugge di mano e cade su una pozza di sangue. Pur essendo stata lesta a raccoglierlo e ad allontanarsi da quel luogo spaventoso, la ragazza si accorge con sgomento che non c'è modo di togliere le macchie di sangue dalla piccola chiave che il marito le aveva proibito di usare: si trattava infatti di una chiavetta magica, e ogni volta che la macchia scompariva da un lato, appariva poi dall'altro.

Mentre è ancora alle prese coi tentativi di pulire la chiave, la carrozza di Barbablù rientra inaspettatamente in anticipo. La prima cosa che l'uomo chiede alla moglie è di riavere indietro le chiavi della villa. Tremante, la giovane gliele porge e immediatamente Barbablù si accorge del tradimento. A questo punto, la sorte della ragazza è segnata: tuttavia, l'uomo le concede qualche minuto di raccoglimento per raccomandare l'anima a Dio prima dell'esecuzione.

Approfittando del pur poco tempo, la giovane corre a chiamare la sorella, anch'ella ospite nella villa, e la implora di correre in cima alla torre più alta. I loro tre fratelli, abilissimi combattenti, avrebbero dovuto giungere in visita di lì a poco, ma era necessario far loro cenno di sbrigarsi il prima possibile.

Proprio quando tutto sembra perduto, all'orizzonte compaiono i tre cavalieri che, incitati dai gesti della sorella nella torre, irrompono appena in tempo per salvare l'altra dalle mani di Barbablù. Dopo un rapido combattimento, il perfido signorotto ha la peggio e viene ucciso. La giovane diventa quindi la legittima vedova, e approfitta delle ricchezze ereditate per vivere il resto della propria vita felice con, accanto a sé, un marito migliore del precedente.

Analisi della fiaba[modifica | modifica wikitesto]

Un altro ritratto di Barbablù sempre a opera di Doré

Nel corso degli anni, molti esegeti hanno cercato di identificare quale reale personaggio si nascondesse dietro la maschera di Barbablù, essendo convinti che alla base della fiaba di Perrault ci fosse un fondo di verità. Alcuni vi hanno voluto vedere un'ispirazione ai vari matrimoni del re inglese Enrico VIII, che nella propria vita cambiò sei mogli, alcune facendole condannare a morte. Nel carattere di Barbablù, in effetti, si potrebbe ben rispecchiare il carattere dispotico e tirannico del sovrano inglese, ma anche la sua crudeltà nello sbarazzarsi velocemente delle proprie ex consorti. Altri, invece, considerando la "nazionalità" della tradizione, hanno pensato di mettere in correlazione Barbablù e la leggenda bretone di Conomor e Trifina: anche le (ricche) mogli di Conomor scomparivano all'improvviso assieme ai loro figli, e questo perché una profezia aveva rivelato all'uomo che sarebbe morto per mano di suo figlio.

Ernesto Ferrero nel libro Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo (Einaudi, 2004) pone in relazione la figura fiabesca di Barbablù con Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, detto appunto "Barbablù", un nobile francese che aveva combattuto al fianco della Pulzella d'Orleans, proprietario di immense tenute e castelli. Egli venne accusato e condannato per la tortura, lo stupro e l'uccisione di un gran numero di bambini, in occasione di vere e proprie cerimonie pantagrueliche di lusso e lussuria, culminanti col sacrificio di fanciulli adescati tra la povera gente, poi fatti scomparire. Secondo Ferrero, nel corso dei secoli si sarebbe giunti alla stesura della fiaba di Barbablù da parte di Perrault attraverso una trasfigurazione delle vittime della vicenda (perché ritenuta inenarrabile nei suoi termini reali agli uditori bambini) ad opera dei narratori popolari oppure di Perrault stesso.

Ancora, seguendo suggestioni interne alle tradizioni fiabesche del mondo, c'è chi ha ipotizzato un'origine mediorientale per questa fiaba, probabilmente a causa della somiglianza tra il comportamento uxoricida di Barbablù e quello del re Shāhrīyār delle Mille e una notte. Alcune bellissime illustrazioni di Edmund Dulac, ad esempio, presentano un'evidente atmosfera arabeggiante.
Nessuna di queste identificazioni, tuttavia, convince la maggioranza degli studiosi, e questo sia perché alcuni paralleli risultano tutto sommato opinabili e difficilmente provabili, sia perché il motivo dell'amante assassino e della curiosità punita sono radicati in un patrimonio folklorico ben precedente ad ogni possibile identikit, un patrimonio che risale davvero alla notte dei tempi. In proposito risulta particolarmente interessante l'affinità che esiste tra il tipo fiabesco "Barbablù", riconosciuto da Aarne-Thompson, e le ballate ascrivibili al tipo "Lady Isabel and the Elf-Knight" raccolte da Sir Francis James Child, ballate che raccontano essenzialmente di un seduttore-predatore, spesso dotato di elementi magici [1], che attira giovani e belle fanciulle in boschi intricati o in scogliere a picco sul mare per poi approfittarsi di loro in vario modo e infine ucciderle. Sebbene la tradizione fiabesca, alla fine, si sia sviluppata in maniera indipendente da quella delle ballate [2], associando al tema dell'amante-assassino anche quello della curiosità punita, è piuttosto evidente che entrambe siano rami connessi allo stesso tronco.

La struttura di Barbablù, insomma, appare bipartita, divisa tra il motivo delle mogli morte e quello del divieto infranto. Senza dubbio Perrault mostra di prediligere il secondo al primo, e sottolinea con maggior enfasi (soprattutto nella morale finale) come il punto chiave della fiaba sia il problema della curiosità della moglie impicciona. Questo ha creato una spaccatura tra gli interpreti: è innegabile che brutalizzare una donna sia un gesto infinitamente peggiore rispetto ad una semplice disobbedienza, quindi in molti hanno visto nell'atteggiamento di Perrault una certa misoginia di fondo. In realtà la domanda fondamentale al riguardo è: che intenzione ha davvero Barbablù? Quando consegna il mazzo di chiavi alla moglie sta semplicemente provando la sua fedeltà, oppure le sta preparando una trappola? In altre parole, Barbablù avrebbe davvero potuto essere uno sposo generoso e amabile se sua moglie non avesse scoperto il suo segreto, oppure il motivo per cui l'uomo continua a risposarsi è semplicemente quello di procacciarsi nuova carne da macellare? Purtroppo non si tratta di una domanda a cui è possibile dare una risposta, perlomeno fermandosi alla fiaba di Perrault: ampliando il proprio orizzonte e considerando le (numerosissime) varianti e soprattutto le suggestioni in comune con le ballate, molti studiosi optano per un'immagine di Barbablù tutt'altro che intenzionato a fare il bravo marito, ma resta che si tratta di ipotesi che, in quanto tali, possono essere condivise o meno. Quale che fosse il reale intento di Barbablù, comunque, Perrault raccontò la storia in modo che il motivo della curiosità punita risultasse centrale, e il messaggio fu recepito tanto bene che la vicenda ne diventò l'emblema per antonomasia, accanto ad altre celeberrime storie come quella di Psiche, di Pandora e di Eva. Addirittura, in alcune pubblicazioni inglesi d'epoca, la narrazione viene introdotta dal titolo The Popular Story of Bluebeard, or Female Curiosity.

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Le fiabe considerabili come varianti della storia di Barbablù sono tantissime, anche se le differenze che le distinguono a volte sono tali da far oscillare le catalogazioni e da convincere gli studiosi ad associarle, a volte, a tipi diversi da quello rappresentato dalla fiaba di Perrault. Tuttavia è indubitabile che siano narrazioni correlate tra loro, e questo sia la ricorrenza di alcuni elementi decisamente distintivi (lo sposo misterioso, il divieto imposto, la porta proibita che cela qualcosa di orribile, l'oggetto fatato rivelatore, il lieto fine). Ciò che cambia è soprattutto la funzione dei personaggi in scena: a volte, infatti, è la protagonista stessa a salvarsi, dimostrando astuzia e sangue freddo, altre invece è costretta a ricorrere all'aiuto di parenti (soprattutto fratelli) per mettersi in salvo. Un caso a parte risulta la fiaba La figlia della Madonna, che condivide con Barbablù il motivo del divieto infranto, ma nella quale manca del tutto l'altro tema principale, quello dello sposo-assassino.

illustrazione di Johnny Gruelle della fiaba L'uccello strano (1914)

AT 311 - The Heroine Rescues Herself and Her Sisters[modifica | modifica wikitesto]

A questo gruppo appartiene una serie di fiabe nelle quali l'iniziativa della rivalsa finale spetta alla protagonista stessa. È il caso, ad esempio, della tedesca L'uccello strano (KHM 046), dell'italiana Naso d'Argento [3] e della norvegese Høna tripper i berget [4]. Benché la fiaba norvegese segua uno sviluppo particolare rispetto alle altre due, si può dire che in questo tipo un essere maschile malvagio (uno stregone per i Grimm, un orco per i Norvegesi e il Diavolo in persona per Calvino) adesca con l'inganno tre sorelle, una dopo l'altra. Ogni volta attira la prescelta nella propria casa e qui le impone un divieto, quello di non curiosare dietro una particolare porta. Le prime due sorelle disattendono l'ordine, vengono scoperte a causa di un oggetto rivelatore (un uovo che si rompe o un fiore che si brucia) e vengono massacrate/gettate nell'Inferno. La terza, invece, è sufficientemente accorta da disobbedire senza farsi scoprire. Decisa a salvare se stessa e le sorelle, elabora un piano per gabbarlo: prima, dopo averle riportate in vita/tratte in salvo, le nasconde in una cesta che fa trasportare fino a casa proprio dall'ignaro promesso sposo; poi architetta uno strategemma - che solitamente prevede un mascheramento - per fuggire a sua volta.

illustrazione di Walter Crane (1886)

AT 955 - The Robber Bridegroom[modifica | modifica wikitesto]

A questo gruppo appartengono fiabe come Lo sposo brigante (KHM 040), Mister Fox [5] e Das Mordschloß, un racconto che comparve nella raccolta dei Grimm solo nella prima edizione di Kinder- und Hausmärchen[6]. Esse propongono una soluzione a suo modo intermedia: sebbene di fatto il cattivo di turno venga punito dai parenti maschi della protagonista, è da lei che parte l'iniziativa della rivalsa. Semplicemente si appoggia ad altri per portarla a termine. Caratteristico di questo tipo è il modo in cui l'eroina scopre la reale natura del promesso sposo (che, in questo caso, è sempre sciaguratamente umano, nella sua perversione): non si può dire che ella infranga apertamente un divieto, semplicemente si trova a "violare" la privacy del suo innamorato e ad assistere non vista all'omicidio di un'altra giovane donna da parte di questo[7]. Altro dettaglio peculiare del tipo è la questione del dito inanellato: a un certo punto, nella foga assassina, succede che un dito della vittima venga tagliato e finisca proprio in grembo alla protagonista, nel suo nascondiglio. Sarà proprio grazie a tale incontrovertibile prova che poi ella riuscirà a dimostrare davanti ai parenti la colpa del suo promesso e a giustificare la sua uccisione.

AT 312 - Bluebeard[modifica | modifica wikitesto]

Ovviamente questo è il gruppo cui appartiene la fiaba di Perrault, ma non è l'unica ascrivibile ad esso. Le fanno compagnia anche l'equivalente tedesco, Ritter Blaubart[8], nonché una fiaba dal titolo La colomba bianca. In questo caso l'intera iniziativa della punizione del cattivo e della salvezza della protagonista sta nelle mani dei fratelli, che ella si limita a chiamare in proprio soccorso.

La figlia della Madonna (KHM 003)[modifica | modifica wikitesto]

La fiaba, come detto più sopra, condivide con quella di Barbablù solo il motivo della curiosità punita. Un povero taglialegna chiese alla Madonna di accudire la sua figliola: ella la porta così in Paradiso dove vive splendidamente, finché un giorno Maria le dice di dover fare un lungo viaggio e le affida le chiavi delle tredici porte del Regno dei Cieli. La bambina è libera di aprirne dodici, ma la tredicesima assolutamente no. La curiosità, però, spinge la malcapitata a disobbedire: dietro la porta proibita vede nientemeno che la Trinità, il cui splendore è tale che un dito le si ricopre d'oro. Di ritorno, la Madonna si accorge del dito d'oro e capisce che la fanciulla ha infranto il suo divieto. Le chiede allora se ha aperto la porta, ma quella continua a negare sfacciatamente, e per questo viene resa muta e cacciata dal Paradiso. Dopo un primo periodo disgraziato, un re la nota e si innamora di lei, tanto da farne la sua regina. Ben presto partorisce il suo primo figlio. Le compare la Madonna che le chiede di nuovo di confessare di averle disobbedito, ma la giovane si ostina a negare. Maria allora prende il neonato e lo porta via con sé. Lo stesso accade anche col secondo figlio, e a corte cominciano a circolare voci per le quali la regina avrebbe ucciso i due eredi al trono, ma il re non ci vuole credere. Dopo però che, con il terzo figlio, la faccenda si ripete nuovamente, la regina viene condannata a morte. Legata al palo del rogo e convinta di essere in punto di morte, ella esprime dentro di sé il desiderio di poter confessare di aver effettivamente aperto la porta. Allora la Madonna le appare di nuovo e ascolta la sua sincera ammissione, in seguito alla quale la libera dal rogo, le scioglie la lingua e le restituisce i bambini. In questo caso, insomma, non abbiamo tanto a che fare con un segreto oscuro che viene svelato e con un personaggio pericoloso da fermare, quanto con il motivo - piuttosto moraleggiante - del perdono che si concede a chiunque sia davvero pentito. Resta comunque interessante il fatto di trovare anche qui il motivo della chiave che apre la porta proibita, che cela un segreto che non dev'essere svelato.

Barbablù nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elementi magici che, nella fiaba, potrebbero essere simboleggiati dall'insolito colore della barba di Barbablù. Nei racconti folklorici capita spesso che esseri sovrannaturali o fatati siano riconoscibili per via di alcuni tratti non esattamente umani o consueti in un essere umano (vedi ad esempio le fate dell'acqua, che spesso sono descritte con uno o entrambi i piedi al contrario).
  2. ^ Per quanto, trattandosi di cultura orale, sicuramente anche le ballate sono state sottoposte a oscillazioni e a modificazioni di forma, altrettanto sicuramente la metrica deve aver contribuito non poco a mantenere, da parte dei vari cantori, una certa fedeltà alla forma originaria. I narratori di fiabe, invece, svincolati da qualsiasi regola formale, hanno potuto muoversi molto più liberamente e innovare in maniera più consistente l'originario materiale di base.
  3. ^ Vedi Italo Calvino, Fiabe italiane, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 978-88-04-39869-1.
  4. ^ Tradotta in inglese da George Webbe Dasent col titolo The Hen Is Tripping in the Mountain (in Popular Tales from the Norse, New York, Appleton and Company, 1859.
  5. ^ Joseph Jacobs, English Fairy Tales, London, David Nutt, 1890.
  6. ^ In seguito venne eliminata perché considerata troppo contaminata da tradizioni allogene rispetto a quella tedesca.
  7. ^ Tranne che in Das Mordschloß, dove la protagonista non vede direttamente il massacro, ma giunge nelle segrete e qui trova una vecchietta intenta a raschiare gli intestini della precedente vittima del castellano.
  8. ^ Anch'essa pubblicata nella prima edizione delle Kinder- und Hausmärchen, e poi eliminata perché considerata contaminata dalla tradizione francese.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Milano, Feltrinelli, 1975. ISBN 978-88-07-81581-2.
  • Tom Dekker, Jurjen van der Kooi, Theo Meder, Dizionario delle fiabe e delle favole, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-424-9973-0.
  • Ernesto Ferrero, Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo, Torino, Einaudi, 1975, 2004. ISBN 978-88-06-16715-8.
  • Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, Torino, Frassinelli, 1994. ISBN 88-7684-252-7.
  • Maria Tatar, The Classic Fairy Tales, New York and London, Norton & Company, 1999. ISBN 0-393-97277-1.
  • Maria Tatar, Secrets Beyond the Door. The Story of Bluebeard and His Wives, Princeton and Oxford, Princeton University Press, 2004. ISBN 0-691-11707-1.
  • Maria Tatar, The Hard Facts of the Grimms' Fairy Tales, Princeton and Oxford, Princeton University Press, 1987, 2003. ISBN 0-691-11469-2.
  • Maria Tatar, Off With Their Heads: Fairy Tales and the Culture of Childhood, Princeton, Princeton University Press, 1992. ISBN 0-691-00088-3.
  • Marina Warner, From Beast to the Blonde: On Fairy Tales and Their Tellers, London, Chatto & Windus, 1994. ISBN 978-0-374-15901-6.

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