Barac

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Barac e Debora osservano il cadavere di Sisara nella tenda di Giaele

Barac (il cui nome significa "lampo") era un comandante israelita nel tempo dei giudici.

Figlio di Abinoam, originario di Cades fu posto dalla profetessa Debora alla testa dei guerrieri della sua tribù, Neftali, e di quelli della tribù vicina, di Zabulon, per combattere l'esercito dei Cananei del Nord guidati dal giovane Sisara, condottiero al servizio del re Iabin che regnava in Cazor.

Barac pretese di marciare contro il nemico accompagnato dalla profetessa, cioè con la vivente testimonianza del soccorso divino. Lo scontro ebbe luogo nella pianura di Izreel e l'esercito cananeo venne battuto e massacrato dai guerrieri di Barac che scendevano dal monte Tabor.

L'esaltazione e il ringraziamento per la vittoria sono espressi nel Cantico che segue la descrizione degli eventi, attribuito congiuntamente a Debora e a Barak.

Negli scritti posteriori[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Samuele nel testo dei Settanta fa di questo Barac, citato fra Gedeone e Iefte, uno dei giudici d'Israele. Il testo ebraico sostituisce il suo nome con quello di Bedan (o Badad) ignoto ad altre fonti. La fama di Barac varcò però i secoli; l'autore dell'epistola agli Ebrei loda la sua fede in Dio, eguagliandola a quella di Gedeone, di Sansone, di Davide, di Samuele e dei profeti.