Bandini 1000

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Bandini 1000
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Bandini 1000
Descrizione generale
Costruttore Italia  Bandini Automobili


La Bandini 1000 è un'autovettura da corsa, costruita nel 1966 dalla Bandini Automobili di Forlì.

Questa nuova sport prototipo, sostituisce la 1000 P da cui eredita il motore bialbero Bandini di 1000 cm³ di cilindrata, costantemente aggiornato e migliorato (approdato definitivamente al retrotreno), lo schema sospensivo a quattro ruote indipendenti e la struttura del telaio, che viene solo irrigidito con l'uso di nuovi elementi nello stesso materiale. Con la 1000/66 i freni a disco divengono una costante anche per i successivi tipi, mentre del tutto nuova per le Bandini è l'adozione del cambio Colotti a cinque marce e il posizionamento del radiatore che viene sdoppiato e posto al retrotreno.

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Il telaio[modifica | modifica wikitesto]

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Il telaio, disegnato e costruito da Ilario Bandini, è uno sviluppo basato sulle esperienze raccolte dalla prima auto a motore posteriore costruita. La 1000/66 è quindi l'auto con cui viene metabolizzato e sfruttato il cambiamento avvenuto con la 1000 P del 1962, in tale ottica è da considerare il cambiamento della distribuzione dei pesi e delle geometrie delle sospensioni che hanno comportato anche nuove fusioni dei portamozzi.

  • Struttura e materiale: a traliccio di tubi a sezione ellittica, in acciaio speciale di derivazione aeronautica; brevetto nº 499843
  • Sospensioni:
    • anteriore: indipendenti, a triangoli sovrapposti con ammortizzatori oleodinamici telescopici inclinati e molle cilindriche elicoidali coassiali; barra stabilizzatrice
    • posteriore: indipendenti, bracci oscillanti e triangoli inferiori, ammortizzatori oleodinamici telescopici inclinati agenti su portamozzi e molle cilindriche elicoidali coassiali, camber caster e convergenza regolabili, barra stabilizzatrice
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Motore Bandini Bialbero 1000[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo motore-cambio-differenziale della 1000/66.
  • Posizionamento: posteriore longitudinale, 4 cilindri in linea
  • Materiali e particolarità: distribuzione mista: catena ingranaggi, su rulli doppio albero a camme in testa in lega di alluminio, 8 valvole, camera di scoppio emisferica, monoblocco e basamento a cinque supporti di banco in unica fusione di lega d'alluminio, coppa dell'olio in lega leggera, canne dei cilindri in ghisa cromate e smontabili
  • Alesaggio: 68 mm
  • Corsa: 68 mm
  • Cilindrata: 987 cm³
  • Rapporto di compressione: 9,5:1
  • Alimentazione: 2 carburatori Weber doppio corpo 38DCO3
  • Potenza: 105 CV @ 8500 rpm
  • Lubrificazione: carter umido con pompa a ingranaggi e filtro esterno
  • Raffreddamento: forzato a liquido con pompa centrifuga comandata da puleggia e cinghia, 2 radiatori in alluminio al retrotreno
  • Cambio e frizione: 5 marce + RM, frizione bidisco a secco
  • Accensione e impianto elettrico: bobina e distributore-ruttore sulla testa, batteria 12 V e dinamo

La carrozzeria[modifica | modifica wikitesto]

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La carrozzeria biposto sport (barchetta) viene realizzata dalla Bandini completamente in alluminio. Estremamente bassa, soprattutto all'altezza delle portiere, è morbidamente adagiata sul telaio evidenziando le ruote; inizialmente a raggi Borrani e in seguito in lega leggera Amadori. La presa d'aria anteriore, stretta e arrotondata lateralmente è puramente estetica mentre, sono funzionali le quattro grandi prese d'aria alla base dei passaruota posteriori che si aprono subito dietro l'abitacolo ben protetto da schermi in plexiglas. Il retrotreno, è interrotto da un brusco taglio verticale che origina una grande apertura ovale alla cui estremità sono posti i rotondi gruppi ottici posteriori. Ulteriori piccole aperture inclinate, della stessa forma di quella grande anteriore, evidenziano la forma dei passaruota posteriori dando omogeneità all'intera carrozzeria. Nel corso degli anni, è stato modificato più volte il roll-bar che nella versione più recente è nascosto da una lunga e arrotondata pinna longitudinale con la funzione aggiunta di poggia-testa. La livrea originale bianca e rossa fu sostituita alla fine dell'anno 1971 con l'attuale rossa e blu. Attualmente si trova esposta al museo comunale della città di Forlì.

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