Bande dessinée

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Bande dessinée (in francese striscia disegnata) è la locuzione usata per indicare il fumetto nei paesi francofoni. Di conseguenza, essa specie per i paesi non francofoni tende a designare il peculiare genere di fumetti nato in Francia e Belgio. Questi paesi hanno una lunga tradizione fumettistica ed i fumetti appartenenti a questo genere sono conosciuti con l'abbreviazione BD (o bédé) in Francia e come "stripverhalen" (letteralmente "storie a striscia") in Fiandre e nei Paesi Bassi. I fumetti belgi in lingua olandese, nonostante siano influenzati da quelli francofoni, conservano uno stile differente. Molti altri fumetti europei, specialmente quelli italiani, sono stati fortemente influenzati dallo stile franco-belga. Il 40% della popolazione del Belgio (Vallonia e la maggior parte degli abitanti di Bruxelles) e la Francia condividono la lingua francese, costituendo un mercato uniforme dove spesso è indistinta l'identità nazionale. Malgrado la Svizzera contribuisca poco a tutti gli aspetti del lavoro, è significativo il fatto che molti apprendisti hanno come punto di riferimento uno svizzero francofono, Rodolphe Töpffer, considerato il vero padre del fumetto. Questa scelta è molto controversa, poiché numerosi critici asseriscono che il lavoro di Töpffer non sia necessariamente connesso all'aspetto attuale della tradizione fumettistica della regione.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La bande dessinée deriva dalla descrizione originale della forma d'arte conosciuta come "strisce disegnate". Non è casuale che il termine francese non contenga indicazioni riguardo al tipo di soggetto rappresentato, a differenza dei termini statunitensi "comics" e "funnies", che implicano una forma d'arte non seria.

Analogamente a quanto avviene per la parola "manga" in Giappone, la dicitura bande dessinée è utilizzata nella lingua francese con il significato di "fumetto" in generale, di qualsiasi genere e nazionalità, mentre in italiano è utilizzata appunto per indicare i fumetti francesi o belgi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi decenni del XX secolo, i fumetti non erano pubblicazioni autonome, ma erano inseriti, come episodi o sketch, all'interno di giornali e nelle riviste settimanali o mensili. Contemporaneamente, la Chiesa cattolica stava creando e distribuendo riviste "sane e corrette" per i bambini. Nei primi anni del Novecento, comparvero i primi fumetti francesi di successo, tra cui Bècassine. Nel 1920 l'abate di Averbode in Belgio intraprese la pubblicazione di Zonneland, un magazine formato per la maggior parte da testo con alcune illustrazioni, che cominciò a pubblicare fumetti più spesso negli anni successivi. Uno dei primi veri e propri fumetti belgi fu Le Avventure di Tintin di Hergé, con l'episodio Tintin in territorio sovietico, pubblicato dalla rivista "Le Petit Vingtième" nel 1929. Il Tintin dell'epoca era abbastanza diverso da quello che abbiamo conosciuto, lo stile era molto vago e semplice, persino infantile, in confronto alle edizioni successive. Le prime storie, riproducendo stereotipi razzisti e politici, possono essere considerate politicamente scorrette se valutate con una sesibilità allora sconosciuta, ma negli anni lo stile mutò in maniera radicale. Il primo passo verso lo stile attuale avvenne nel 1934 quando l'ungherese Paul Winckler (che, in precedenza, aveva pubblicato gli episodi tramite il suo giornale Opera Mundi) fece un accordo con il King Features Syndicate per la creazione del Journal de Mickey, un fumetto settimanale di otto pagine. Il successo fu quasi immediato, e presto la maggioranza degli altri editori cominciarono a pubblicare periodici con gli episodi statunitensi. I più importanti in Francia furono Robinson, Hurrah, e Coeurs Vaillants, in Belgio Wrill et Bravo. Nel 1938, fu lanciato Spirou et Fantasio, che fu commercializzato anche in lingua tedesca sotto il nome di Robbedoes per il mercato belga. Un paio di anni dopo cominciò l'esportazione in Olanda. Quando però la Germania invase la Francia e il Belgio, divenne pressoché impossibile importare i fumetti americani. Al contempo, fumetti giudicati come discutibili dagli invasori nazisti, furono immediatamente banditi. Allo stesso modo, furono proibiti i cartoni animati americani. Entrambi erano comunque già molto popolari prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e, malgrado le difficoltà economiche di quel periodo, la domanda sembrò soltanto aumentare. Ciò diede a molti giovani artisti l'opportunità di iniziare a lavorare nel giro d'affari dei fumetti e dell'animazione. In un primo momento, artisti come Jijé, con Spirou, ed Edgar P. Jacobs, con Bravo, continuarono le storie americane interrotte di Superman e Flash Gordon: imitando lo stile e il procedere di questi fumetti, le loro conoscenze artistiche si accrebbero notevolmente. Ma presto persino queste versioni artigianali dei fumetti americani dovettero fermarsi e gli autori si trovarono a dover creare eroi e storie di nuova invenzione, il che diede a giovani talenti l'opportunità di pubblicare le proprie opere. Molti dei più famosi artisti dello stile franco-belga furono lanciati in questo periodo: André Franquin e Peyo, che misero su uno studio d'animazione, e Willy Vandersteen, Jacques Martin e Albert Uderzo, che lavorarono su Bravo.

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