Banco ottico

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Elementi costitutivi di un banco ottico

Il banco ottico moderno è l'evoluzione della prima storica macchina fotografica: una scatola con un foro stenopeico.

Il banco ottico è usato principalmente nella fotografia professionale. Le diverse parti sono montate su una rotaia e la parte anteriore è collegata con la posteriore da un soffietto, in modo che si possa variare la geometria della macchina per ottimizzare la messa a fuoco o correggere le distorsioni prospettiche dell'immagine. Tutti i movimenti sono controllati con dispositivi micrometrici in modo da ottenere la massima precisione negli spostamenti.

È composto da:

  • tubo porta standarte o tubi di prolunga aggiuntivi. È il vero banco ottico, che determina anche l'asse del punto di vista;
  • una parte detta 'standarta anteriore', che supporta la 'piastra portaottica' dove viene applicato l'obiettivo, corredato o meno di otturatore;
  • una parte detta 'standarta posteriore', dove vi è applicato il vetro smerigliato per la messa a fuoco. La stessa standarta, grazie a un sistema di sblocco serve ad alloggiare la pellicola piana o in rullo precedentemente caricata nel proprio chassis;
  • un soffietto a tenuta di luce che collega entrambe le standarte

Entrambe le standarte hanno poi la possibilità di modificare la propria angolazione e posizione sia sull'asse verticale che su quello orizzontale. Questi movimenti sono detti basculaggi e decentramenti e sono applicabili grazie a dispositivi meccanici, per alcuni modelli micrometrici per altri invece grazie a leve di sblocco.

Il banco ottico non possiede nessuno degli automatismi più elementari presenti su macchine reflex o medio formato, sia analogiche che digitali, necessari alla lettura e definizione dell'esposizione. Tutti gli elementi per la lettura dell'esposizione sono applicabili a parte, come l'esposimetro a sonda o il classico esposimetro per luce incidente.

Il vetro smerigliato di messa a fuoco di un banco ottico.

Data la sua struttura, direttamente derivata dalle prime fotocamere e molto schematica, il banco ottico si presta perfettamente all'illustrazione didattica dei principi base della tecnica fotografica e degli stessi apparecchi.

Il banco ottico e la fotografia analogica[modifica | modifica sorgente]

Un esempio di banco ottico del 1905

Solitamente il banco ottico utilizza pellicole piane, negative o invertibili, nei formati 10×12 cm, 13×18, 20×25 o superiori, definite "grande formato". Esistono adattatori che permettono di utilizzare la pellicola a rullo di medio formato, tipo 120 o 220. Uno dei più grandi formati disponibili è il Polaroid Studio 20×24[1], che offre fotografie istantanee in formato 50×60 cm.

Il banco ottico e la fotografia digitale[modifica | modifica sorgente]

Esistono anche dorsi digitali che possono essere applicati ai più diffusi banchi ottici. Questi dorsi sono di due tipi:

  • a scanner, dove il piano pellicola viene "letto" da un sensore mobile, che però richiede alcuni secondi per completare la ripresa; esempi di questa categoria sono la Seitz 6×17 pollici [2] e i dorsi Betterlight da 4×5 pollici [3];
  • a sensore fisso; esempi di questa categoria sono i dorsi Phase One P65+[4] e Leaf Aptus II [5]..

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) 20 x 24 Studio @ Polaroid.com. URL consultato il 15/04/2009.
  2. ^ (EN) Seitz Phototechnik AG - Seitz 6x17. URL consultato il 15/04/2009.
  3. ^ (EN) http://www.betterlight.com/products4X5.html. URL consultato il 15/04/2009.
  4. ^ (EN) Phase One - Introduction. URL consultato il 15/04/2009.
  5. ^ (EN) Leaf America. URL consultato il 15/04/2009.

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