Ballata
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La ballata, chiamata anche canzone a ballo perché destinata al canto e alla danza, è un componimento che si trova in tutte le letterature romanzate e ha una particolare struttura.
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[modifica] Cenni storici
Anche se la ballata, propriamente detta, nacque nel Medioevo, già nell'antichità alcuni suoi modi essenziali (canto, ballo, ecc.) furono testimoniati nelle opere di Omero (Iliade, XVIII, 569-72) e di Virgilio (Eneide, VI, 643).
La ballata è un componimento d'ispirazione per lo più amorosa ed è storicamente collegata agli antichi chori o cantilenae o ballistea che erano ancora diffusi presso i romani ai tempi della dominazione barbarica.[1]
La prima forma della ballata è detta zagialesca (da zejel o zajal) e consisteva in un componimento di origine arabico-ispanico che seguiva una metrica molto semplice (aaax) in seguito adottata nelle laudi, come nella lauda di Jacopone da Todi intitolata "Donna de Paradiso".
Secondo alcuni studiosi, come Aurelio Roncaglia[2]"La lauda, sotto forma di ballata, non avrebbe origine dalla canzone a ballo di carattere profano ma dalla strofa zagialesca"
La ballata antica veniva in origine accompagnata non solo dalla musica ma anche dai danzatori. L'etimologia è incerta anche se la maggior parte degli studiosi propende per il termine provenzale dansa. La composizione metrica della ballata è tipicamente italiana e le sue origini sono da ricercare a Firenze e a Bologna dove fa la sua comparsa intorno alla metà del XIII secolo per poi essere perfezionata dallo Stilnovismo e dal Petrarca.
Essa non venne mai usata dai siciliani e fu invece utilizzata sia da Guittone d'Arezzo, dichiarato l'inventore della ballata "sacra" basata sullo schema a (a) b, a (a) b, bc (c) d, e ripresa f (f) d, sia da Jacopone da Todi come metro della lauda. Di Guittone d'Arezzo nota è la lauda dedicata a San Domenico.
Nel Quattrocento ebbe il suo momento di maggiore splendore, quando si prestava anche ad altri componimenti poetici, come la canzonetta, il caribo, la frottola musicale, la lauda e il rondò.
Già nel Cinquecento la ballata si staccò dal canto e dal ballo e questo evento comportò alcune alterazioni strutturali.
Nell'Ottocento e nei primi del Novecento ritornò in auge, grazie alla rievocazione metrica eseguita da alcuni poeti, quali Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio.
Gli esempi più significativi di ballata si possono trovare in Guido Cavalcanti (Perch'io no spero di tornar giamai, In un boschetto trovà pasturella).
È da sottolineare come la ballata in Francia seguì una evoluzione e regole strutturali diverse rispetto all'Italia.
[modifica] Struttura
Dovendo accompagnare il canto ed il ballo tondo, la ballata possedeva le sue proprie regole ritmiche: era composta, quindi, da un ritornello di introduzione, seguito da una o più strofe, chiamate stanze cantate dal solista, e da un ritornello, detto ripresa, (lat. responsorium) che veniva ripetuto dopo ogni stanza e cantato da un coro. La stanza stessa richiamava il ritornello (ripresa) con la sua rima finale.
La stanza della ballata, nel suo schema tipico italiano, comprende due parti. La prima parte è divisa in due piedi o mutazioni con un numero di versi uguali e uguale tipo di rima, mentre la seconda parte, chiamata volta, si lega ai piedi con la sua prima rima e alla ripresa con la sua ultima rima, grazie ad una struttura metrica uguale a quella della ripresa, come si può vedere nello schema:
____xy.yx_________ab.ab____bc.cx________xy.yx_________de.de____ef.fx_______xy.yx
_(ritornello)________(piedi)___(volta)_+___(ritornello)______(piedi)___(volta)_+__(ritornello)
_____________________(stanza)_________(ripresa)__________(stanza)_______(ripresa)
Gli endecasillabi misti a settenari sono i versi maggiormente usati nella ballata e le rime possono essere disposte in modo differente con la regola che l'ultimo verso della volta faccia rima con l'ultimo verso della ripresa.
Il ballo tondo si effettuava con un intero giro di danza verso destra durante il ritornello-ripresa seguito da un mezzo giro a sinistra durante il primo piede, mezzo a destra durante il secondo e un intero a sinistro durante la volta.
[modifica] Tipologia
La ballata viene suddivisa in almeno sei categorie : [1]
- grande se la ripresa è formata da quattro versi, del tipo (xy.yx | ab.ab bc.cx + xy.yx)
- mezzana se la ripresa ha tre versi, seguendo la struttura (yxx | ab.ab. bxx + yxx)
- minore se la ripresa ha due versi, come nel caso (xx | ab.ab bx + xx)
- piccola se la ripresa è costituita da un verso endecasillabo (x | ab.ab x + x)
- minima se ha un verso unico, quinario, settenario, ottonario (x | a.a x + x)
- stravagante quando la ripresa è costituita da più di quattro versi
Si parla anche di ballatella per indicare ballate brevi e versi corti.
[modifica] Note
- ^ a b "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.II, pag.9-11
- ^ Roncaglia, Nella preistoia della lauda: ballata e strofa zagialesca, in aa.vv., Il Movimento dei Disciplinati nel Settimo Centenario del suo inizio (Perugia - 1962), Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, Perugia, pp. 460-75, 1962
[modifica] Bibliografia
- E. Monaci, Per la storia della ballata, su Rivista critica della letteratura italiana, 1889, I, 89 sgg.
- F. Flamini, Notizia storica de versi e metri italiani dal Medioevo ai tempi nostri, Livorno, 1919, 21 sgg.

