Opera Nazionale Balilla
L'Opera Nazionale Balilla (ONB) fu un organo del Partito Nazionale Fascista (PNF) a carattere parascolastico e paramilitare. Fondata nel 1926 come ente autonomo, l'ONB confluì, insieme ai Fasci giovanili di combattimento, nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio) a partire dal 1937. La denominazione fu ispirata alla figura di Giovan Battista Perasso detto "Balilla", il giovane genovese che secondo la tradizione avrebbe dato inizio alla rivolta contro gli occupanti austriaci nel 1746: un'immagine di modello rivoluzionario cara al regime fascista.
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[modifica] Origini
Il fascismo delle origini si proponeva come un movimento di rottura rispetto allo Stato liberale giolittiano ed alle sue istituzioni, ambiente educativo compreso: già nel 1919 Filippo Tommaso Marinetti, futurista e fascista della prima ora, aveva proposto l'istituzione di "scuole di coraggio fisico e patriottismo".
[modifica] Fondazione
Dopo la marcia su Roma, il nascente regime mussoliniano si pose il problema di come "fascistizzare" la società, a partire dai più giovani: nel 1926 Mussolini diede all'ex ardito Renato Ricci l'incarico di sottosegretario all'istruzione, con il compito di "riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico". Per l'occasione Ricci prese contatti in Inghilterra con Robert Baden-Powell, fondatore dello scautismo (che secondo lo stesso Ricci gli avrebbe dato "preziosi consigli"), ed in Germania con gli esponenti della Bauhaus.
Una legge del 3 aprile 1926 sancì così la nascita dell'Opera Nazionale Balilla (ONB), che Ricci avrebbe diretto per undici anni. Complementare all'istituzione scolastica, l'ONB era "finalizzata... all'assistenza e all'educazione fisica e morale della gioventù". Vi avrebbero fatto parte i giovani dagli 8 ai 18 anni, ripartiti in due sottoistituzioni: i Balilla e gli Avanguardisti.
L'ONB mirava non solo all'educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica. Scopo dell'ONB era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare, renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di "fascisti del domani".
Nel 1927 il regime fascista sciolse per legge le organizzazioni giovanili non fasciste, tra cui le associazioni scout: il Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani (pluriconfessionale) fu sciolto quell'anno; l'Associazione Scoltistica Cattolica Italiana (ASCI) fu obbligata a chiudere tutti i reparti nelle località sotto i 10.000 abitanti, prima della chiusura completa nel 1928 decisa dalla associazione stessa che, su invito del papa, rifiutava di proseguire sotto l'ingerenza del regime; l'Associazione Ragazzi Pionieri Italiani (ARPI) cessò volontariamente le attività. Molti scout continuarono a svolgere le proprie attività in clandestinità e parteciparono attivamente alla lotta antifascista. Uno dei principali gruppi che continuarono le attività fu quello delle Aquile Randagie, a Milano. Anche alcuni gruppi scout italiani all'estero proseguirono le loro attività. L'unica organizzazione rimasta attiva fu la Gioventù Italiana Cattolica, che dovette comunque ridurre le proprie attività.
[modifica] Sviluppo
Rigidamente centralizzata, l'ONB fu sin dalla sua fondazione concepita dai fascisti come uno strumento di penetrazione nelle istituzioni scolastiche: ad essa venne affidato l'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole; presidi e insegnanti erano tenuti ad 'aprire le porte' delle strutture scolastiche alle iniziative dell'ONB, e ad invitare tutti gli studenti ad aderirvi. L'ONB gestiva anche corsi di formazione e orientamento professionale, corsi post-scolastici per adulti, corsi di puericultura e d'economia domestica per le donne, oltre a migliaia di scuole rurali (nel 1937 erano più di seimila).
[modifica] Struttura
Dopo un primo periodo sperimentale, l'ONB venne stabilmente suddivisa, per età e sesso, in vari corpi:[1]
- Corpi maschili:
- Figli della Lupa: 6-8 anni;
- Balilla: 9-10 anni;
- Balilla moschettiere: 11-13 anni;
- Avanguardisti: 14-18 anni.
- Corpi femminili:
- Figlie della Lupa: 6-8 anni;
- Piccole italiane: 9-13 anni;
- Giovani Italiane: 14-17 anni.
Esterni all'ONB vi erano i movimenti d'età superiore:
- Fasci giovanili di combattimento e Giovani fasciste: 18 a 21anni;
- Gruppi Universitari Fascisti (GUF): studenti universitari e delle scuole superiori.
Oltre ai balilla esistevano anche i marinaretti, che costituivano un'istituzione premarinara alla quale si accedeva dopo aver ottenuto il nulla osta dalla propria legione di appartenenza; ne facevano parte ragazzi dagli 8 anni in su. A Roma per esempio si ritrovavano il sabato alla Caio Duilio sul Lungotevere, dove esisteva un veliero a tre alberi e bompresso fissato sul cemento sul quale ci si esercitava con tanto di fiocchi, gabbie, velacci e controvelacci. La divisa era quella blu della Marina Militare.
[modifica] Abbigliamento
Camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigioverde, fascia nera, fez (il copricapo arabo mutuato dagli arditi): la divisa dei Balilla tradiva l'impostazione paramilitare (e propedeutica alla leva militare vera e propria) dell'ONB.
Compagno fedele delle esercitazioni, il moschetto (in versione giocattolo per i Figli della lupa).
[modifica] Manifestazioni
Oltre alle esercitazioni dopo-scolastiche e ai "sabati fascisti", l'Opera Nazionale mobilitava i suoi aderenti per adunate e campi scuola (come i "Campi Dux", raduni nazionali dei migliori Balilla e Avanguardisti). In queste occasioni il regime fascista dava così prova di un processo di fascistizzazione della gioventù ormai compiuto. In realtà le iscrizioni all'Opera Nazionale Balilla non superarono mai il 50% del totale dei giovani, neppure dopo il 1937, quando la Gioventù del Littorio richiese l'iscrizione obbligatoria.
[modifica] Principi educativi
"L'educazione fascista", sosteneva Mussolini, "è morale, fisica, sociale e militare: è rivolta a creare l'uomo armonicamente completo, cioè fascista come noi vogliamo" Per formare il "carattere" era fondamentale suscitare l'emotività dei giovani più che il loro senso critico: "L'infanzia, come l'adolescenza... non può essere alimentata solo di concetti, di teorie, di insegnamenti astratti. Le verità che vogliamo loro insegnare devono parlare prima alla loro fantasia, al loro cuore, poi alla loro mente". All'astrattezza dell'insegnamento tradizionale si opponeva così il "valore educativo dell'azione e dell'esempio". La concezione antiscientifica e irrazionalistica della realtà propugnata dal fascismo tendeva all'interiorizzazione acritica di determinati modelli comportamentali attraverso l'attivismo collettivo, mediante il mantenimento di una costante tensione emotiva.
Il giovane doveva uniformarsi all'immagine di una società dinamica, protesa verso obiettivi grandiosi; allo stesso tempo, gli era richiesto di inserirsi in un rigido sistema centralizzato e gerarchico. Al vertice della gerarchia, il "Duce" era indicato come l'esempio sublime di "nuovo italiano": ne derivava pertanto un vero e proprio culto della personalità.
[modifica] Preghiera Balilla
Perplessità suscitò una preghiera pubblicata ad uso dei Balilla:
Io credo nel sommo Duce, creatore delle Camicie Nere, e in Gesù Cristo suo unico protettore. Il nostro Salvatore fu concepito da buona maestra e da laborioso fabbro. Fu prode soldato, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabilì lo Stato. Salì all'alto ufficio. Siede alla destra del nostro Sovrano. Di là ha da venire a giudicare il bolscevismo. Credo nelle savie leggi. La comunione dei cittadini. La remissione delle pene. La resurrezione dell'Italia, la forza eterna, così sia.''
Molti pensarono che queste parole, che riecheggiavano il Credo o Simbolo degli apostoli, spesso recitato nella messa cattolica, assomigliassero troppo ad una bestemmia. La preghiera pertanto non ebbe grande seguito.[3]
[modifica] Note
- ^ Niccolò Zapponi, Le organizzazioni giovanili del fascismo 1926-1943 in Storia contemporanea, n.4-5 1982, pag. 569
- ^ Sergio Pelone, Il '91, Ed. Olimpia, 1987
- ^ Denis Mack Smith, L'Italia del XX secolo, tomo II 1925-1934, ed. Rizzoli, 1977, pag.274
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Vecchiato, Con romana volontà
- Carlo Galeotti, Saluto al Duce!, Gremese, 2001.
- Carlo Galeotti, Credere obbedire combattere, Stampa alternativa, 1996.
[modifica] Voci correlate
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