Bakhtishu'

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Pagina del Manāfiʿ al-Hayāwan (منافع الحيوان ) di Abū Saʿīd ʿUbayd Allāh b. Bakhtīshūʿ (X secolo).

I Bakhtshua Gondishapuri (detti anche Bakhtīshūʿ, Bukhtishu e Bukht-Yishu) furono una famiglia di medici persiani,[1] di religione cristiana nestoriana, attiva per 6 generazioni che operarono lungo l'arco di tempo di un quarto di millennio, tra il VII, VIII e IX secolo.
Alcuni componenti di questa famiglia servirono come medici personali dei vari califfi abbasidi.[2] Jurjīs, figlio di Bukht-Yishu, ricevette un emolumento dell'ordine di 10.000 dinar da al-Mansur dopo averlo guarito da una sua malattia nel 765.[3] S'è sostenuto da parte sciita che uno dei membri di questa famiglia fosse stato accolto in veste di medico da ʿAlī b. al-Husayn Zayn al-ʿĀbidīn (il 4° Imam sciita) durante la sua malattia che lo aveva colpito nel corso del periodo immediatamente precedente il dramma di Karbalāʾ.[4]

Tutti i medici delle corti abbasidi provenivano dall'Accademia di Gundishapur, in Persia, (SO dell'attuale Iran). Erano edotti di medicina greca e indiana e conoscevano bene le considerazioni mediche di Platone, Aristotele, Pitagora e Galeno, da essi tradotti mentre operavano a Gundishapur.[5]

La famiglia era originaria di Ahvaz, presso Jundishapur, anche se si trasferì a Baghdad e più tardi a Nisibin, nel settentrione siriano, che aveva fatto parte dell'Impero sasanide.[6]

Yahya al-Barmaki, il vizir e mentore di Harun al-Rashid, assicurò il suo patronato all'Accademia e all'ospedale di Jundishapur, promuovendo anche gli studi astronomici, medici e filosofici, non solo in Persia ma anche in genere in tutti il califfato abbaside.[7]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome Bakhtīshūʿ, secondo il Kitāb ʿUyūn al-anbāʾ fī ṭabaqāt al-aṭibbāʾ (in arabo: كتاب عيون الأنباء في طبقات الأطباء) dello storico arabo Ibn Abi Usaybi'a (in arabo: ابن أبي أصيبعة), del XII secolo, significherebbe in siriaco "servo di Gesù"[8] Tuttavia il vocabolo "Bukht" sembra medio-persiano (il persiano d'età sasanide) mentre "Ishu" è in effetti siriaco e sta per Jesis: parola che significa "salvato grazie a Gesù".

Componenti della famiglia[modifica | modifica sorgente]

Non sono sopravvissute testimonianze circa i primi due membri della famiglia. Per quelli che conosciamo, il primo anello della catena familiare prende l'avvio con Jurjīs (Giorgio). La sequenza genealogica segue nel seguente modo:

Bakhtīshūʿ I (بختیشوع اول)[modifica | modifica sorgente]

Jibrāʾīl I (جِبرائیل اول)[modifica | modifica sorgente]

Jurjīs (جرجیس)[modifica | modifica sorgente]

Jurjīs, padre di Bakhtīshūʿ II e nonno di Jibrāʾīl ibn Bakhtīshūʿ, fu un autore di opere scientifiche e diresse l'ospedale di Jundishapur, che preparava medici per le corti d'Iraq, Siria e Persia.[9] Fu chiamato a Baghdad nel 765 per curare una malattia di stomaco del califfo al-Manṣūr. Dopo aver abilmente curato la malattia, il califfo gli chiese di rimanere a Baghdad: cosa che egli fece finché cadde malato a sua volta nel 769.[10] Prima di accordargli il permesso di tornare a Jundishapur, il califfo lo invitò a convertirsi all'Islam, ottenendone però un diniego, affermando che egli voleva trovarsi coi suoi padri quando fosse morto. Divertito da questa ostinazione, al-Manṣūr inviò un suo attendente con Jurjīs per assicurarsi che egli giungesse senza problemi alla sua destinazione. In cambio per l'attendente e una ricompensa di 10.000 dīnār, Jurjīs promise che avrebbe mandato a Baghdad il suo pupillo ʿĪsā b. Sahl, dal momento che suo figlio, Bakhtīshūʿ II, non poteva abbandonare l'ospedale di Jundishapur.[11]

Bakhtīshūʿ II (بختیشوع دوم)[modifica | modifica sorgente]

Bakhtīshūʿ II era il figlio di Jurjīs b. Bakhtīshūʿ e padre di Jibrāʾīl b. Bakhtīshūʿ. Fu lasciato ad occuparsi dell'ospedale di Jundishapur quando suo padre fu convocato per curare disturbi di stomaco del califfo al-Mansūr. Jurjīs non volle che il figlio andasse a Baghdad quando egli decise di tornare a casa e offrì in cambio l'arrivo in sua vece del suo discepolo. Nonostante ciò, Bakhtīshūʿ II fu più tardi convocato a Baghdad per curare i disturbi fisici del Califfo al-Hadi, che era gravemente ammalato. Non fu in grado di andare a soggiornare a Baghdad fino al 787, quando il Califfo Harun al-Rashid subì attacchi violenti di emicrania. Riuscì a guarire con successo Harun al-Rashid e questi, in segno di gratitudine, lo nominò medico in capo, un posto che egli mantenne fino alla sua morte nell'801.[12]

Jibrāʾīl ibn Bakhtīshūʿ (جبرائیل دوم)[modifica | modifica sorgente]

Altrimenti detto Jibrīl b. Bakhtīshūʿ,[13],[14] - oppure Jibrāʾīl ibn Bukhtyishu,[15] o Djabraʾil b. Bakhtishu[16] - fu il figlio di Bakhtīshūʿ II, e servì sotto i califfi di Baghdad dal 787 fino alla sua morte nell'801. Nel 791, Bakhtīshūʿ II raccomandò Jibrāʾīl come medico a Jaʿfar il Barmecide, fratello di latte e vizir del Califfo Harun al-Rashid. Malgrado tale segnalazione, Jibrāʾīl non succedette al padre fino all'805, dopo che ebbe successo nella cura di una delle schiave di Hārūn al-Rashīd, guadagnandosi per questo la riconoscenza del Califfo.[12]

All'epoca in cui Jibrāʾīl era a Baghdad, egli suggerì ad Hārūn al-Rashīd di far costruire il suo primo ospedale.[17] Il nosocomio e l'annesso osservatorio furono costruiti avendo come modello quanto era stato realizzato a Jundishapur, dove Jibrāʾīl aveva studiato medicina e aveva operato come direttore.[18] Jibrāʾīl servì come direttore anche nell'ospedale di Rashid, cui il Califfo dette il proprio nome.[17]

I medici della corte califfale godevano di ottimo trattamento e di grande considerazione, come ricordato dall'aneddoto in cui Harun al-Rashid usò Jibrāʾīl per tentare di umiliare il suo vizir Yahya al-Barmaki in un'occasione in cui Yahya era entrato alla presenza del califfo senza chiedere il suo permesso. In una raccolta di prosa, Tha'alibi riporta una storia che aveva sentito da al-Babbagha:

« “Bakhtīshūʿ ibn Jibrīl riporta da suo padre… Quindi al-Rashīd si girò verso di me e disse: «‘Jibrīl, c'è qualcuno che entri prima di te, senza il tuo permesso, nella tua stessa casa?’ Io risposi: ‘No, nessuno potrebbe sperare ciò.’ Egli riprese:: ‘Così, quel che invece capita a noi è che la gente entra qui senza permesso?»” »

Dopo questo scambio di battute, Yaḥyā abilmente ricordò ad Hārūn al-Rashīd che lui stesso lo aveva autorizzato a presentarsi al suo cospetto senza chiedere il permesso di entrare, chiedendo al califfo se c'era quindi stato un cambiamento nell'etichetta di corte di cui egli, senza colpa, non era venuto a conoscenza.[19]

Illustrazione del Manāfiʿ al-Hayāwan (منافع الحيوان ) di Abū Saʿīd ʿUbayd Allāh b. Bakhtīshūʿ (manoscritto persiano del XII secolo)

A prescindere dall'episodio, Jibrīl evidentemente godeva del privilegio di sedere come nadīm (cortigiano e commensale) alla tavola del califfo e di essere con lui in una confidenza non concessa a molti altri astanti. Durante la fase finale della malattia di Hārūn al-Rashīd, Jibrīl cadde in disgrazia per l'evidente impossibilità di porre un rimedio a quel morbo e fu condannato a morte. Fu salvato dall'esecuzione da al-Faḍl b. al-Rabīʿ e in seguito divenne il medico personale di al-Amin. Dopo la salita al potere di al-Maʾmūn, Jibrīl ancora una volta dovette fronteggiare il pericolo della sua incarcerazione, ma fu in grado di curare al-Ḥasan b. Saḥl e per questo fu rilasciato in libertà nell'817.
Tre anni più tardi fu sostituito dal genero Mikhāʾīl, ma fu di nuovo richiamato a corte nell'827, quando Mikhāʾīl non fu in condizione di guarire il Califfo. Morì col favore califfale tra l'827 e l'829.
Essendo cristiano fu sepolto nel Monastero (Dayr) di S. Sergio a Ctesifonte (oggi al-Madāʾin, presso Baghdad) sulla riva sinistra del fiume Tigri.[12]

Durante il IX e X secolo, i Bakhtīshūʿ mantennero di fatto il monopolio della pratica medica a Baghdad.[20] Jibrīl si pensa avesse cumulato un patrimonio di 88.800.000 dirham per aver servito Hārūn al-Rashīd per 23 anni e i Barmecidi per 13, senza tener conto delle parcelle incassate per curare altri pazienti meno abbienti di costoro.[21]

Hunayn ibn Ishaq si guadagnò la considerazione di Jibrīl dopo aver studiato il greco per molti anni: cosa che gli permise di diventar noto nei secolo avvenire, tanto nel Vicino Oriente quanto in Europa attraverso le traduzioni dei suoi lavori.[22]

Bakhtīshūʿ III (بختیشوع سوم)[modifica | modifica sorgente]

Yuhanna ibn Bakhtīshūʿ[modifica | modifica sorgente]

ʿUbayd Allāh ibn Bakhtīshūʿ (عبیدالله اول)[modifica | modifica sorgente]

Jibrāʾīl III (جبرائیل سوم)[modifica | modifica sorgente]

Jibrāʾīl III fu figlio di 'Ubayd Allah ibn Bakhtishu, un funzionario addetto a questioni finanziarie per conto del califfo abbaside al-Muktadir. Dopo la morte del padre, sua madre si risposò con un altro medico. Jibrāʾīl III cominciò a studiare medicina a Baghdad, dove rimase senza alcuna risorsa economica in seguito alla morte anche della madre. Dopo aver curato un inviato al califfo che proveniva da Kerman, fu chiamato a Shiraz dal Buwayhide 'Adud al-Dawla ma presto tornò a Baghdad. Lasciò la capitale califfale solo per pochi consulti medici, declinando anche l'offerta generosa avanzatagli dall'Imam fatimide al-Aziz che desiderava che egli si stabilisse al Cairo. Jibrāʾīl III morì l'8 giugno del 1006.[23]

ʿUbayd Allāh II (عبیدالله دوم)[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Philip Jenkins, "The Lost History of Christianity: The Thousand-Year Golden Age of the Church in the Middle East, Africa, and Asia and How It Died", HarperCollins, 2009
  2. ^ Islamic Culture and the Medical Arts: Greek Influences
  3. ^ Edward Granville Browne, Islamic Medicine, Goodword pub., 2002, ISBN 81-87570-19-9, p. 23
  4. ^ Imam Hosseyn ve Iran (امام حسین و ایران), di Zabihullah Mansouri (ذبیح الله منصوری), Tehran. Si ceda anche nabegheha.ir - Le migliori risorse e informazioni sul tema: na beg heh a.
  5. ^ Max Meyerhof, “An Arabic Compendium of Medico-Philosophical Definitions”, Isis, 10, no. 2 (1928), p. 348. JSTOR
  6. ^ Donald R. Hill, Islamic Science and Engineering. 1993. Edinburgh University Press. ISBN 0-7486-0455-3 p. 4
  7. ^ Maz Meyerhof, "An Arabic Compendium"
  8. ^ in arabo: في اللغة السريانية البخت العبد ويشوع عيسى عليه السلام).
  9. ^ Majid Fakhry, “Philosophy and Theology”, The Oxford History of Islam, ed. by John L. Esposito. Oxford Islamic Studies Online, http://www.oxfordislamicstudies.com/article.
  10. ^ H.A.R Gibb, J.H. Kramers, E. Levi-Provencal, and J. Schacht, eds., Encyclopedia of Islam, New Edition, vol. 1, Leiden, Netherlands, E.J. Brill, 1960), s.v. «Bukhtishu».
  11. ^ Edward G. Browne, Arabian Medicine, Cambridge, CUP, 1921, p. 23.
  12. ^ a b c H.A.R. Gibb, ed. Encyclopedia of Islam
  13. ^ Ibid.
  14. ^ Andras Hamori, “A Sampling of Pleasant Civilities”, in Studia Islamica, 95 (2002), p. 9, http://links.jstor.org.
  15. ^ De Lacy O’Leary, How Greek Science Passed to the Arabs, Londra, William Clowes and Sons, Lmtd, 1957, p. 151.
  16. ^ Timothy S. Miller, “The Knights of Saint John and the Hospitals of the Latin West”, in Speculum 53, 4 (1978), p. 725. JSTOR
  17. ^ a b Timothy S. Miller, “The Knights”
  18. ^ Majid Fahkry, “Philosophy”
  19. ^ Andras Hamori, “A Sampling”
  20. ^ P.M. Holt, Ann K.S. Lambton, and Bernard Lewis, eds. The Cambridge History of Islam, vol. 2, "The Further Islamic Lands, Islamic Society and Civilization", Cambridge, Cambridge University Press, 1970, p. 767.
  21. ^ Edward G. Browne, Arabian Medicine, p. 57
  22. ^ Ibid., p. 24.
  23. ^ Edward G. Browne, Arabian Medicine, Cambridge, Cambridge University Press, 1921, p. 57.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]