Bahira

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Baḥīrā (probabilmente dal siriaco Bekhīra, ossia "eletto"), anche conosciuto come Sergio il monaco, sarebbe stato il nome di un monaco-eremita cristiano che, secondo la tradizione islamica, avrebbe riconosciuto nell'ancor giovane Maometto il suo futuro carisma profetico.

L'incontro sarebbe avvenuto, secondo la tradizione riportata dal biografo del Profeta, Ibn Ishaq (poi riproposta nella veste giunta fino a noi di Ibn Hisham), in occasione di un viaggio che il giovinetto di appena 9 (o 12) anni stava effettuando alla volta della Siria insieme allo zio-tutore Abu Talib.

Il monaco sarebbe giunto alla sua conclusione per aver notato all'altezza della scapola destra di Maometto un segno (una sorta di neo) che egli indicava essere peculiare di tutti i profeti, inviati in ogni tempo da Dio al genere umano.

Al monaco (che segnalerebbe un primitivo atteggiamento simpatizzante verso il Cristianesimo da parte del primo Islam), fu attribuita un'Apocalisse, studiata da Giorgio Levi Della Vida e da J. Bignami-Odier, redatta sia in arabo, sia in siriaco. Essa conobbe un grande successo negli ambienti del Cristianesimo orientale e sembra in qualche misura essere stata modellata sull'Apocalisse danielica dello Pseudo-Metodio, integrata dai dati scaturiti dalla polemica cristiana circa l'origine apocrifa del Corano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Carra de Vaux, "La Légende de Bahira, ou un moine chrétien autour du Coran", in: Revue de l'Orient Chrétien, II (1897).
  • J. Bignami-Odier-G. Levi Della Vida, "Une version latine de l'Apocalypse syro-arabe de Serge-Bahira", in: Mélanges d'Archéologie et d'Histoire, Ecole Française de Rome, 1950.
  • Pietrangelo Buttafuoco, L'ultima del diavolo, Milano, Mondadori, 2008.
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