Avesta

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L'Avesta è il testo sacro della religione Zoroastriana.

Indice

[modifica] Composizione

L'Avesta non si presenta in una forma unitaria e omogenea, ma piuttosto come una raccolta di testi di varia origine; viene suddivisa in:

  • Yasna (Preghiera, culto): è una raccolta di invocazioni recitate durante il culto ed in particolar modo nella preparazione e nell'offerta della bevanda sacrificale, l'Haoma. Al suo interno possiamo trovare le Gatha, un complesso di componimenti raccolti che spiccano dal resto della letteratura avestica per l'arcaicità del lessico, a loro volta divise in cinque gruppi sulla base della loro struttura metrica. Le Gatha sono fatte risalire direttamente allo stesso Zoroastro ed in esse si riflette il messaggio più originale del riformatore religioso e vengono narrati episodi della sua vita.
  • Vispered (Tutti i giudici), raccolta di formule liturgiche che integra lo Yasna.
  • Vendidad (Legge contro i demoni), l'unica parte dell'Avesta che ci è giunta quasi integra. È una raccolta di descrizioni di pene per le diverse colpe, di prescrizioni religiose e di riti di purificazione.
  • Yasht (Preghiera, adorazione): inni in onore delle divinità, collegate ai singoli giorni del mese e ordinate secondo il calendario mazdeo.
  • Khordah Avesta (Piccola Avesta) un breve compendio dell'Avesta che raccoglie brevi preghiere per culto quotidiano ad uso dei laici.

[modifica] Storia

Il testo, nella sua prima redazione, tra il IV e il VI secolo aC, è stato fissato dallo stesso protettore di Zoroastro, Vishtaspa e sembra fosse composto di 21 libri. Oltre alla tradizione scritta, che ha avuto una storia piuttosto travagliata, specie nel periodo alessandrino, ci è giunto grazie anche alla tradizione orale, sembra infatti che fosse già andato perduto nel III sec aC.

La parte più antica dell'Avesta è costituita dalle Gatha, cui si sono successivamente aggiunte quelle parti che attualmente chiamiamo Avesta recente. Dell'intera Avesta non ci rimane ormai che un quarto. Un testo mazdeo del IX secolo, il Dinkard, ci dà un'idea di quello che doveva essere il testo completo, essendo una compendio di tutta l'Avesta.

La prima traduzione in occidente dell'Avesta si deve all'orientalista francese Anquetil-Duperron, e risale al 1771.

[modifica] Bibliografia

  • A. Alberti (a cura di), Avesta, UTET, Torino, 2004

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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