Autorità Nazionale Palestinese

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Stemma dell'Autorità Nazionale Palestinese.

1leftarrow.pngVoce principale: Stato di Palestina.

L'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) - in arabo: سلطة وطنية فلسطينية, Sulta Wataniyya Filastīniyya - è stata l'organismo politico di governo dei Territori palestinesi dal 1994 al 3 gennaio 2013 quando, con decreto di transizione del presidente palestinese Abu Mazen[1] (in continuità con la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite[2][3][4]), è stata formalmente assorbita dal proclamato Stato di Palestina.[5][6][7]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piani di pace per il conflitto arabo-israeliano.

L'Autorità nazionale palestinese è stata costituita nel 1994, in applicazione degli accordi di Oslo tra l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo di Israele. Secondo gli accordi, Cisgiordania e Striscia di Gaza sarebbero state divise in tre zone:

  • Zona A - pieno controllo dell'Autorità palestinese.
  • Zona B - controllo civile palestinese e controllo israeliano per la sicurezza.
  • Zona C - pieno controllo israeliano, eccetto che sui civili palestinesi. Questa zona comprendeva gli insediamenti israeliani e le zone di sicurezza senza una significativa popolazione palestinese.

Gerusalemme Est è stata esclusa dagli accordi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ANP era una filiale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Questa in origine era l'unica entità politica a rappresentare il popolo palestinese, nei primi decenni di lotta contro Israele, a livello internazionale tra gli anni sessanta e novanta.

Inoltre, è l'OLP, e non l'Autorità nazionale palestinese, che gode di riconoscimento internazionale come l'organizzazione che rappresenta il popolo palestinese. Sotto il nome Palestina, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha uno status di osservatore presso le Nazioni Unite (ONU) dal 1974. Dopo la dichiarazione d'indipendenza palestinese del 1988, l'OLP in rappresentanza presso le Nazioni Unite è stato rinominato in Palestina.

Con l'apertura di un processo negoziale, l'OLP riconosceva lo Stato di Israele come possibile interlocutore dei negoziati di pace (anche se la carta fondamentale dell'OLP, in realtà, mantenne a lungo la clausola per la distruzione dello Stato Sionista). In cambio delle concessioni palestinesi - rinuncia al terrorismo, accettazione dell'esistenza di uno stato ebraico e politica del negoziato - da parte di Israele vi fu il riconoscimento con cui si concedeva alle forze palestinesi di esercitare alcuni poteri sui Territori Occupati, cioè di amministrare autonomamente la maggior parte delle città della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

Israele tuttora non riconosce a questo organismo lo stesso rango di un governo di uno Stato vero e proprio, non potendo l'ANP prendere decisioni in materia di politica estera e non potendo organizzare un suo esercito. L'Autorità possiede forze di polizia con armamento rigorosamente limitato e non ha un pieno controllo sul territorio né sulle vie di comunicazione né su quelle di trasporto. Il governo palestinese amministra gli affari interni delle città, mentre agli israeliani è rimasto il controllo generale del territorio.

L'Autorità Nazionale ha organi legislativi con poteri sovrani, in particolare il Consiglio Legislativo Palestinese (o Parlamento palestinese) con sede a Rāmallah, i cui membri sono eletti dai cittadini.

È dotato anche di cariche elettive con potere esecutivo che lo rendono uno stato de facto (in particolare le cariche di Presidente e di Primo Ministro), alle dipendenze degli uffici dell'ANP vi sono inoltre diverse agenzie di sicurezza, di fatto organismi di polizia ai cui vertici vi sono personalità politiche. Alcune di queste forze armate sono nate informalmente in modo para-statuale e non erano originariamente previste.

Il quadro di deterioramento dei rapporti fra israeliani e palestinesi ha contribuito a modificare i caratteri originari dell'ANP: l'Autorità è divenuto in seguito un ente più armato del previsto e politicamente più complesso, si sono interrotti i rapporti di collaborazione con Israele e sono saltati gli accordi fra le parti.

La diaspora palestinese, che risiede al di fuori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e costituisce la maggioranza del popolo palestinese, non può votare alle elezioni dei membri dell'Autorità nazionale palestinese.

Politica[modifica | modifica sorgente]

L'organo legislativo è il Consiglio Legislativo Palestinese.

Cariche[modifica | modifica sorgente]

Presidente Mahmud Abbas Fatah 15 gennaio 2005
Primo Ministro Salam Fayyad La Terza Via 15 giugno 2007
Ministro degli Esteri Riyad al-Maliki Indipendente 15 giugno 2008
Ministro dell'Interno Abd Allah Taysir Dawud Indipendente 15 giugno 2007

Primi Ministri passati:

Presidenti passati:

Ministri degli esteri passati:

Ministri dell'interno passati:

Elezioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni nell'Autorità Nazionale Palestinese.

Le elezioni presidenziali e quelle legislative si sono svolte insieme nel 1996 e separate nel 2005 (presidenziali) e 2006 (legislative), mentre entro ottobre 2014 dovrebbero svolgersi di nuovo congiunte.

Ultimo governo[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005, dopo la morte di ʿArafāt e dopo un breve governo ad interim di Rawhi Fattuh, alla presidenza dell'ANP è succeduto Abū Māzen (Muhammad ʿAbbās) che batté col 62,3% dei voti il medico Muṣṭafà Barghūthī, che si era presentato come candidato indipendente, raccogliendo il 19,8% dei voti.

Partecipazione ad organizzazioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

L'Autorità Nazionale Palestinese, in quanto rappresentante del popolo palestinese, dispone di un posto di osservatore all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e di un seggio permanente nell'ambito della Lega degli Stati Arabi e della Organizzazione per la Conferenza Islamica. Dal 2011 inoltre, come Palestina, è membro dell'UNESCO.

Il 29 novembre 2012 le viene concesso lo status di Stato osservatore non membro presso l'ONU, per mezzo della Risoluzione 67/19.[8][9]

Zone sotto il controllo ANP (aree A e B in verde)

Divisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Dopo la firma degli accordi di Oslo la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono state divise in aree (A, B, e C) e governatorati:

  • Area A: è l'area sotto il controllo civile e di sicurezza dell'ANP.
  • Area B: è l'area sotto il controllo civile dell'ANP e di Israele per quanto riguarda la sicurezza.
  • Area C: è l'area sotto il controllo integrale di Israele.

Dalla battaglia di Gaza del 2007 la Striscia di Gaza è sotto il controllo di Hamas.

L'ANP ha sudiviso lo Stato di Palestina in 16 governatorati:

Critiche dei media occidentali[modifica | modifica sorgente]

Il Governo palestinese di ʿArafāt fu oggetto di critica nel mondo politico occidentale, per non aver saputo contrastare efficacemente alcune organizzazioni che i governi europei considerano filo-terroristiche (come il movimento islamico Ḥamās), e per il fatto di comandare milizie extra-statali come le Brigate dei Martiri di al-Aqsa. Elementi di critica sono altresì anche il livello di nepotismo e la diffusa corruzione interna, la scarsa trasparenza nella gestione di fondi internazionali ricevuti.

Dopo lo scoppio della Seconda Intifāḍa, nel 2000, l'esercito israeliano compì manovre di rioccupazione in tutte le città palestinesi e su gran parte del territorio. Il governo israeliano e l'ANP si lanciavano accuse di crimini reciproci, di non agire contro organizzazioni politiche e terroristiche da un lato, di violenze e atti illegali - come avveniva per la costruzione di insediamenti e arresti - dall'altro. La destra politica e religiosa israeliana accusò Yasser Arafāt di essere un mandante morale di atti terroristici, anche per il fatto che alcuni attentati suicidi erano stati compiuti da membri di organizzazioni giovanili legate ad al-Fatḥ (principale ala militare dell'ex-OLP). Occorre dire, che non è stato dimostrato quanto fosse concreto il grado di coinvolgimento del presidente Arafāt, o quanto altre personalità dell'ANP fossero consapevoli e attivamente responsabili in fatti criminali. Ulteriori lamentele israeliane riguardavano la politica culturale, tendente a favorire un clima di odio anti-israeliano, come per il caso di libri di testo scolastici o di programmi televisivi che incitavano al martirio e materiali simili. Peraltro, accuse di attività ostili identicamente motivate, per fatti illegali o violenti, dirette contro il Governo Israeliano, erano analoghe dall'altra parte.

La dirigenza palestinese formalmente ha sempre sostenuto la contrarietà alle attività terroristiche compiute da movimenti religiosi, quali Hamas. Molte azioni compiute da questi gruppi - specialmente gli attentati contro civili che ebbero inizio negli anni novanta - in effetti erano chiaramente orientate a colpire politicamente il governo dell'ANP, quindi erano contro lo stesso Arafāt. Tuttavia, negli anni della Seconda Intifada l'ANP ammetteva una posizione di parziale impotenza, non avendo più la forza politica per evitare una radicalizzazione del fenomeno, reso incontrollabile a causa della politica di occupazione e aggressione perseguita dai governi israeliani. Inoltre, gran parte degli strumenti di controllo dell'ANP (prigioni, caserme di polizia) furono distrutte dagli attacchi israeliani, tra il 2001 e il 2002, annullando i poteri reali del governo palestinese. Nel 2006, l'Autorità Nazionale ha infine definitivamente perso il controllo politico della Striscia di Gaza, che ora viene governata da un esecutivo di Hamas. La situazione mostra oggi di fatto il collasso del potere territoriale dell'Autorità Palestinese.

Finanziamenti dell'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

L'Unione Europea è storicamente uno dei maggiori sostenitori dell'Autorità Palestinese in termini di aiuti economici per fini di pubblica utilità (istruzione pubblica, reti infrastrutturali, amministrazione dello stato).[10] Secondo alcuni critici questi finanziamenti avrebbero contribuito in parte all'arricchimento personale del leader palestinese Arafat o sarebbero serviti anche a sostenere frange del terrorismo palestinese.[10]

In un'inchiesta pubblicata il 7 giugno 2002 sul settimanale tedesco Die Zeit dal titolo "Arafat bombarda, l'Europa paga" ("Arafat bombt, Europa zahlt") due giornalisti, Thomas Kleine-Brockhoff e Bruno Schirra, avanzavano il sospetto che i finanziamenti europei fossero serviti per sostenere il terrorismo palestinese.[11][12] Nell'articolo si apprende che i sostentamenti UE oltre ad essere indirizzati al finanziamento della spesa pubblica palestinese, sarebbero stati impiegati per implementare un piano di propaganda di guerra anti-israeliana e unitamente per fornire danaro alle cellule terroristiche. Il commissario europeo Chris Patten ha però smentito le affermazioni del settimanale sostenendo che l'UE non è in possesso di prove che accertino il reale involontario sostegno al terrorismo. Il Fondo Monetario Internazionale, a detta del commissario, inoltre vigila sulla corretta distribuzione dei fondi.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'evoluzione geo-politica del paese o per scontri tra gli anni 60 e 90, la Palestina ha una nazionale di calcio che è Affiliata alla FIFA[13] ed è affiliata anche alla AFC, la federazione calcistica continentale asiatica. La miglior vittoria ottenuta è stata contro il Guam 11-0 nel aprile del 2006 in Bangladesh, mentre resta come peggior sconfitta quella contro l'Egitto per 8-1 avvenuta nel luglio del 1953.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazionale di calcio della Palestina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The State of Palestine's Decree No. 1 and the Two-State Solution
  2. ^ (EN) Ali Gharib, U.N. Adds New Name: "State of Palestine", The Daily Beast, 20 dicembre 2012. URL consultato il 10 gennaio 2013.
  3. ^ (EN) Permanent Observer Mission of the State of Palestine to the United Nations - State of Palestine Permanent Observer Mission to the United Nations. Un.int. Consulatato il 25 agosto 2013.
  4. ^ (EN) A/67/L.28 of 26 November 2012 and A/RES/67/19 of 29 November 2012, Unispal.un.org. URL consultato il 2 dicembre 2012.
  5. ^ (EN) Palestine: What is in a name (change)? - Inside Story. Al Jazeera English. Consultato il 25 agosto 2013.
  6. ^ (EN) WAFA – Palestine News & Information Agency, Presidential Decree Orders Using ‘State of Palestine’ on all Documents. 8 gennaio 2013
  7. ^ (EN) Associated Press, Palestinian Authority officially changes name to 'State of Palestine' in Haaretz Daily Newspaper, 5 gennaio 2013.
  8. ^ Onu, l'Assemblea generale riconosce la Palestina Stato osservatore non membro da il Fatto Quotidiano
  9. ^ Onu, sì alla Palestina Stato osservatore da la Repubblica
  10. ^ a b I FINANZIAMENTI ALL’AUTORITA’ NAZIONALE PALESTINESE. URL consultato il 21/08/2011.
  11. ^ Arafat bombt, Europa zahlt. URL consultato il 21/08/2011.
  12. ^ (DE) Thomas Kleine-Brockhoff e Bruno Schirra, Arafat bombt, Europa zahlt in Die Zeit, 07 giugno 2002. URL consultato il 21 agosto 2011.
  13. ^ Palestina nella FIFA

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