Autobianchi Y10

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Autobianchi Y10 / Lancia Y10
Autobianchi Y10 Roma.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  Autobianchi
Tipo principale Utilitaria
Produzione dal 1985 al 1995
Sostituisce la Autobianchi A112
Sostituita da Lancia Y
Esemplari prodotti 1.133.774
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 3.392 mm
Larghezza 1.507 mm
Altezza 1.430 mm
Passo 2.160 mm
Altro
Assemblaggio Mirafiori (TO)
Desio (MB)
Arese (MI)
Pomigliano (NA)
Stile Tom Tjaarda
Stessa famiglia Lancia Y10
Lancia Y10.jpg

La Autobianchi Y10 è un'autovettura utilitaria italiana prodotta dal 1985 al 1995 ed è l'ultimo modello prodotto con il marchio "Autobianchi". Sul mercato estero, venne anche commercializzata con la denominazione Lancia Y10.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

L'Autobianchi Y10 debutta ufficialmente al Salone dell'automobile di Ginevra, nel marzo 1985. La nuova utilitaria ha l'impegnativo compito di sostituire degnamente l'A112 che da quindici anni è presente con successo sulla scena nazionale ed internazionale del mercato automobilistico.

Per rendere meno evidente l'enorme differenza formale fra i due modelli, in seno al Gruppo Fiat – Lancia (l'Alfa Romeo sarebbe stata acquisita dal gruppo torinese soltanto l'anno successivo) viene stabilito che l'A112 resti in listino, parallelamente alla Y10, fin quasi alla fine del 1986. A mettere in comune la Y10 all'A112 c’è solo il marchio, la tipologia strettamente utilitaria delle due automobili e la stessa ambizione di proporsi come automobile “di classe” da città, per questo molto attente a soddisfare le pretese non soltanto di un pubblico femminile sempre più esigente, ma anche di tutti coloro che vedono l'automobile utilitaria non soltanto come una “scatola” con cui destreggiarsi il più abilmente possibile in mezzo al traffico cittadino, ma come qualcosa di appagante, in termini di design, prestazioni e comfort.

Il design[modifica | modifica sorgente]

La più importante novità nel design che colpisce il pubblico e la stampa è soprattutto la coda tronca, caratterizzata dal portellone con verniciatura in nero satinato, indipendentemente dal colore scelto per la carrozzeria. La linea della piccola scocca, marcatamente a cuneo, è molto aerodinamica (CX di 0,31), grazie al cofano motore accentuatamente inclinato, al parabrezza curvo e anch’esso parecchio inclinato, ai finestrini laterali a filo con la carrozzeria, all'assenza di gocciolatoi laterali, alle maniglie porta incassate ed alla lieve rastrematura del tetto verso la coda. Tutte queste caratteristiche, uniche per un'utilitaria del 1985, sono a merito del Centro Stile Fiat, a quei tempi guidato dall'ing. Vittorio Ghidella. La definizione del progetto Y10 ha richiesto più di tre anni di studi. Era necessario che questa macchina avesse una identità ben precisa da collocare inequivocabilmente sotto il marchio Lancia. Gli incarichi originariamente furono affidati a Pininfarina, a Giorgetto Giugiaro e allo stesso centro stile Fiat. Furono eseguiti centinaia di disegni, bozze e modelli in scala reale iniziati già dal 1980; alla fine venne prescelto e sviluppato il progetto del Centro Stile Fiat che meglio rispondeva al tema proposto: studiare una vettura destinata ad una particolare utenza "selezionata e d'élite", una vera e propria ammiraglia in miniatura desiderata dalle donne tanto quanto una borsetta firmata e dagli uomini come il loro profumo preferito.

Anteriormente, i fari rotondi dell'A112 sono soltanto un ricordo: ora ci sono gruppi ottici rettangolari, che, insieme alla semplice ed elegante griglia, delimitano lo sviluppo del cofano motore, dando al frontale della vettura una immagine molto “tecnica”, anche se un po' comune alla sorella più economica Panda, totalmente diverse però per la coda. Il parabrezza, ora dotato di guarnizione in resina siliconica, è ampio, inclinato e caratterizzato da un tergicristallo monospazzola, soluzione più economica rispetto alla doppia spazzola. La fiancata, dal disegno molto pulito, è caratterizzata da una linea di cintura che parte dalla base del cofano motore e tende a salire a mano a mano che ci si avvicina alla coda, delimitando inferiormente le due luci laterali. Assente, sulla superficie della fiancata, un qualunque tipo di nervatura, anche soltanto un profilo di abbellimento e di protezione: soluzione che rende la linea della Y10 molto particolare dal punto di vista del design.

La Y10 è proposta solo con carrozzeria a tre porte, piuttosto ampie, rendendo così l'accesso in auto agevole anche ai passeggeri posteriori. Il ruolo da protagonista spetta, come già accennato, al portellone posteriore piano e quasi verticale, incernierato in modo da rendere più pratico possibile l'accesso al vano bagagli, arretrando il punto di rotazione undici centimetri verso il centro del tetto, consentendo un'agevole apertura. I gruppi ottici posteriori sono rimasti, come sulle ultime A112, a sviluppo orizzontale; gli scudi paraurti, dalla forma avvolgente, sono realizzati in polipropilene.

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Nel complesso le dimensioni sono molto contenute:

  • Lunghezza di 3.39 metri
  • Larghezza di 1.51 metri
  • Altezza di 1.43 metri
  • Passo di 2.16 metri

Prima serie[modifica | modifica sorgente]

L'abitacolo[modifica | modifica sorgente]

L'abitacolo presenta rivestimenti in moquette sul pavimento, di serie su tutte le versioni; rivestimenti in tessuto per i sedili e nelle versioni top di gamma rivestimenti di Alcantara su plancia, sedili e pannelli porta e, secondo i dépliant, è disponibile come optional il rivestimento dei sedili in vera pelle; inoltre, per personalizzare ed arricchire ulteriormente la propria Y10, sono disponibili in listino optional, quali vetri elettrici, chiusura centralizzata, divanetto posteriore sdoppiato, vetri posteriori apribili a compasso elettricamente (soluzione rivoluzionaria per quei tempi e piuttosto inusuale anche su vetture di ultima generazione); tetto apribile in cristallo ad azionamento manuale, sistema di climatizzazione interna con comandi elettronici e visualizzazione a LED, di impostazione simile a quello già adottato sulla Fiat Regata. La plancia, di impostazione moderna ed a sviluppo orizzontale, può offrire a richiesta una strumentazione analogica, arricchita con econometro, indicatori supplementari e Control System con largo uso di LED oppure, sempre come optional ma ad un costo decisamente maggiore, una sofisticata strumentazione digitale optoelettronica Solid State, comprendente fra l'altro Control System, computer di bordo e contagiri, che include anche i vetri ed i finestrini a compasso elettrici e la climatizzazione elettronica, per standardizzare la realizzazione degli impianti elettrici a poche e definite varianti. Quest'ultima strumentazione, rarissima proprio per la sua complessità ed il suo costo al pubblico, fu a suo tempo antesignana non soltanto per la miriade di informazioni utili che forniva al conducente, ma anche per la sua illuminazione di colore blu, che sarà tanto in voga vent’anni più tardi.

La dotazione di serie della versione di ingresso, la Fire, prevede i fari con lampade alogene, il lunotto termico, il tergilavalunotto, i poggiatesta anteriori fissi, i vetri posteriori a compasso manuali e le cinture di sicurezza anteriori. L'accessibilità all'abitacolo è giudicata agevole, la visibilità è ottima in tutte le direzioni, il bagagliaio tuttavia è un po’ troppo sacrificato, almeno rispetto alle “cugine” Panda e Uno.

La gamma 1985[modifica | modifica sorgente]

Una Y10 turbo del 1986

Y10 Fire[modifica | modifica sorgente]

Dotata del nuovo quattro cilindri Fire (Fully Integrated Robotized Engine), con cilindrata di 999 cm³ e potenza massima di 45 CV a 5000 giri/minuto, un motore molto elastico, poco rumoroso e dai bassi consumi, che le consente di superare i 145 Km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 16 secondi. La Y10 fu il primo modello ad adottare questo propulsore innovativo. Tra le caratteristiche di rilievo del FIRE 1000, basti citare come in questo motore l'eventuale rottura della cinghia di distribuzione non comporti alcun danno interno, nemmeno a regime elevato, poiché le valvole e i pistoni evitano qualunque punto di interferenza.

Y10 Touring[modifica | modifica sorgente]

Mossa da un motore di 1049 cm³, con potenza massima di 56 CV a 5.850 giri/minuto e coppia motrice massima di 81,4 N m a 3.000 giri/minuto, sviluppato partendo dal quattro cilindri monoalbero, prodotto in Brasile, che equipaggiava la Fiat 127. Questa versione, esternamente, è identica alla Fire, targhetta posteriore a parte; mentre nell'abitacolo si notano i rivestimenti in Alcantara al posto dei rivestimenti in tessuto. La Touring è piuttosto vivace, con una velocità massima di 155 km/h ed un'accelerazione da 0 a 100 km/h di 14,5 secondi.

Y10 Turbo[modifica | modifica sorgente]

Monta lo stesso motore della Touring, dotato però di carburatore Weber 30/32 DMTR 103/251 turbocompressore IHI con intercooler, con una potenza massima di 85 CV a 5.750 giri/minuto e coppia massima di 122,6 N·m a 2.750 giri/minuto.[1] Rispetto al 1050 "aspirato" della Touring, si distingue per le valvole di scarico al sodio, i segmenti speciali, i collettori ad alta resistenza, la pompa carburante elettrica e l'accensione elettronica "Digiplex".Vanta di un sistema di sovralimentazione da "formula 1" in miniatura dotato di intercooler, valvola bypass e valvola termostatica. Questa pepata versione raggiunge i 180 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 9,5 secondi; è riconoscibile esternamente per la presenza di un bordino rosso sui paraurti, per la fascia adesiva alla base della fiancata con la scritta Turbo, per il terminale di scarico in metallo lucido di dimensioni maggiori e per i paraurti stessi, di disegno specifico e di maggiori dimensioni rispetto alle sorelle “tranquille”; internamente è possibile notare un inedito volante dal disegno più sportivo come anche i sedili dalla profilatura avvolgente e la strumentazione analogica più completa già di serie, ma arricchibile con sovrapprezzo con il Check Control o strumentazione "solid state".

Tutte e tre le versioni sono dotate di cambio a cinque marce. La Y10 ricalca, nella disposizione dei principali organi meccanici, la maggioranza delle vetture della sua epoca: trazione anteriore, motore anteriore trasversale; per ciò che riguarda le sospensioni, presenta uno schema McPherson all'avantreno e retrotreno ad assale rigido “a omega”.

Le aspettative[modifica | modifica sorgente]

L'attenzione e l'interesse dimostrati dal pubblico internazionale al Salone di Ginevra, fanno ben sperare al Gruppo Fiat – Lancia che la nuova Y10 incontrerà il gusto del pubblico, ma le vendite dei primi mesi stentano a decollare. La vera doccia fredda, che frena l'entusiasmo dei primi potenziali clienti Y10 sono i listini, giudicati eccessivamente alti: evidentemente le persone disposte a spendere di più per avere un'utilitaria un po' più ricercata nel 1985 sono ancora poche.

Il Gruppo Fiat - Lancia corre ai ripari; dopo una revisione di listini ed allestimenti, nel gennaio del 1986 presenta già la nuova gamma.

La campagna pubblicitaria punta sulla filosofia originale della vettura e sui contenuti tecnici. Perché la Y10 è un'auto innovativa che offre prestazioni eccezionali e una serie di soluzioni inedite nella sua categoria. È nata così "La città del futuro" e, grazie alla Donna Robot che le fa da madrina muovendosi con sinuosità tutta femminile, la Y10 diventa un'auto assolutamente inconfondibile caratterizzata dalla sua modernità.

La gamma 1986[modifica | modifica sorgente]

Y10 Fire[modifica | modifica sorgente]

La nuova versione d'ingresso, la Fire, ha ora una dotazione di serie più scarna, a cui tuttavia corrisponde un prezzo più basso, quantificabile in un milione di lire; esternamente questa versione è riconoscibile grazie alla griglia anteriore di aspetto più povero, dotata cioè di una cornice in nero opaco e la griglia nera (contrariamente alla Fire ’85 che presentava una cornice di acciaio inossidabile lucido e una griglia, uguale per tutte le versioni, con baffature argentate), ai gruppi ottici posteriori semplificati ed asimmetrici, con un solo faro di retromarcia posto a destra e un solo faro di retronebbia posto a sinistra. All'interno sono stati mantenuti i rivestimenti in tessuto e viene introdotta una nuova plancia, anch’essa adeguatamente impoverita con l'assenza degli sportelli su vani e cassetti.

Y10 Fire LX[modifica | modifica sorgente]

Tra la Fire e la Touring trova posto ora una nuova versione, la Fire LX. In sostanza, si tratta della versione Fire ‘85, e si differenzia dalla nuova versione base, oltre che per la targhetta posteriore, per la plancia, di aspetto più ricco e qui dotata degli sportellini a chiusura di vani e cassetti, rivestiti in Alcantara oltre che per la presenza di vetri elettrici, chiusura centralizzata e plafoniera con orologio digitale Borletti Vegliaflesh e spot di lettura, il tutto facente parte della dotazione di serie.

La Touring e la Turbo, invariate, offrono ora di serie i vetri elettrici, la chiusura centralizzata e l'orologio digitale.

Tutte le Y10 (Fire, Fire LX, Touring e Turbo) hanno ora a richiesta il volante regolabile in altezza. Le vendite finalmente decollano, nonostante la delusione degli acquirenti dei primissimi esemplari, per niente contenti di veder i prezzi di listino calare notevolmente a pochi mesi dal debutto.

Y10 4WD[modifica | modifica sorgente]

La Y10 in versione integrale 4WD

Alla fine dello stesso anno, nell'ottobre del 1986, la gamma si amplia ulteriormente, debutta infatti la Y10 4WD, versione a trazione integrale inseribile, equipaggiata col Fire da 999 cm³, con potenza incrementata fino a raggiungere i 50 CV a 5500 giri/minuto. Può tranquillamente essere definita una vera e propria SUV ante litteram per l'esclusività del design, delle finiture e dei contenuti a livello meccanico. La trazione integrale può essere inserita mediante un tasto posto sul cruscotto, ed un complesso e modernissimo sistema elettropneumatico che permette, a trazione integrale disinserita, di lasciare fermi albero di trasmissione e semiassi posteriori, La trazione si inserisce semplicemente premendo il pulsante, a motore acceso e vettura ferma o comunque con velocità inferiore a 55 km/h; qualora la trazione venisse inserita oltre questa velocità, la trazione si inserirebbe solamente rallentando sotto i 55 km/h; inoltre per evitare che accumuli di ghiaccio, fango o neve blocchino il sistema di attuatori di comando della trasmissione, essa si inserisce automaticamente spegnendo il motore. È facile riconoscere la 4WD grazie ai grossi fascioni laterali in materiale plastico, ai cerchi ruota di disegno specifico senza alcun coprimozzo e ai paraspruzzi anteriori e posteriori; a distinguerla ulteriormente ci pensano le scritte identificative sul portellone, sulle protezioni laterali e sui paraspruzzi di serie. Nell'abitacolo sono stati adottati rivestimenti inediti ed il volante, di disegno più esclusivo, della Turbo. Fa parte della dotazione di serie anche lo specchietto esterno destro, ma sono optional il tergilavafari, la strumentazione con Control System e contagiri, il tetto apribile, i vetri elettrici, la chiusura centralizzata, il sedile posteriore sdoppiato ed il volante regolabile in altezza. La Y10 4WD raggiunge la velocità massima di 145 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 17,4 secondi.

È interessante vedere come, con un ventaglio di versioni disponibili a listino e la possibilità quasi infinita di eventuali personalizzazioni, la Y10 vada alla ricerca di una clientela la più possibile diversificata e varia.

La collocazione nel mercato[modifica | modifica sorgente]

Nel biennio 1987-88 la piccola Autobianchi diviene sempre più un prodotto maturo, con una precisa collocazione sul mercato, ambita da una clientela molto varia e dalle istanze molto varie. Essa raccoglie ormai i successi attesi, ma fa comunque parlare di sé in occasione di eventi fino a quel momento inconsueti nel mondo dell'automobile: la presentazione delle “serie speciali”: versioni particolarmente arricchite ed esclusive, con caratteristiche e dettagli a sé stanti, cioè non disponibili sulle vetture comuni, ancora una volta a sottolineare la varietà degli utenti Y10. Vent’anni dopo, le versioni speciali legate ad un marchio, non necessariamente del campo automobilistico, sono sotto gli occhi di tutti e fanno ormai parte, in pianta stabile, della stragrande maggioranza dei listini: in quegli anni la Y10 diffuse un concetto nuovo anche nel modo di offrire l'automobile: un vero e proprio oggetto “alla moda” al limite dello "snob", legato allo stile di vita del periodo, da esibire come vero e proprio “status symbol” o come oggetto di appartenenza ad un gruppo.

La Y10 Fila[modifica | modifica sorgente]

La prima versione speciale, a debuttare nel febbraio del 1987, è la Y10 Fila, un modello destinato principalmente ad un pubblico giovane e dinamico, firmata dall'omonima azienda biellese di articoli sportivi e per il tempo libero. Derivata meccanicamente dalla Y10 Fire (gamma 1986), di cui mantiene inalterata la dotazione di accessori, si fa riconoscere con molta facilità per il fatto di essere interamente verniciata di bianco: non soltanto la carrozzeria, ma anche il portellone, i paraurti e le coppe ruota. Ad interrompere la monotonia ci pensano le strisce adesive in nero e azzurro, che corrono lungo la linea di cintura e culminano, verso il portellone, col famoso marchio; all'interno i sedili ed i pannelli porta sono stati rivestiti di tessuto azzurro, e il logo Fila è stato inserito sugli schienali dei sedili anteriori. Il successo di questa prima versione speciale, premiata soprattutto dai giovanissimi, non si fa attendere, al punto che, nel marzo del 1988, essa viene affiancata dalla seconda versione, denominata Fila 2: la carrozzeria è ora verniciata in nero, questa volta ad esclusione delle coppe ruota, dei paraurti e della griglia anteriore; la striscia che corre lungo la fiancata è stavolta bianca e rossa, così come negli interni è la coloritura del tessuto ad essere differente, non più in azzurro ma in rosso.

Le Martini e le Missoni[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, visto il successo dell'iniziativa, hanno visto la luce altre due versioni speciali, la Martini e la Missoni. La Y10 Martini segue di pochi mesi la prima edizione della Fila, ed arriva nelle concessionarie nel giugno del 1987. Realizzata per celebrare il sodalizio sportivo con la Martini & Rossi, con cui da anni la Lancia riscuote successi nel mondo delle corse con la sua impareggiabile Delta, la Y10 Martini deriva dalla Turbo ed è disponibile, anche in questo caso, nel solo colore bianco, utilizzato anche per i copricerchi (disponibili come optional i cerchi in lega) mentre i paraurti sono quelli, più avvolgenti e ribassati, della Turbo, non verniciati. La fiancata è percorsa da una striscia con i colori vincenti della Squadra Corse Martini, colori utilizzati anche per i tessuti dei sedili e dei pannelli porta.

Con l'arrivo dell'autunno, nell'ottobre 1987, arriva la Y10 Missoni, versione derivata dalla Fire LX e firmata dal noto stilista Ottavio Missoni (che apparirà anche in uno spot televisivo accanto alla sua creazione), che ha scelto per la carrozzeria un esclusivo ed unico Blu Memphis metallizzato (portellone nero), intonato con i tessuti interni, realizzati in Alcantara nocciola per plancia e pannelli porte, mentre per i sedili adotta un tessuto “Missonato” in velluto a strisce; la moquette è coordinata col colore esterno, e per rendere riconoscibile questa versione, nella parte finale della fiancata, a metà fra la nervatura ed il finestrino posteriore, viene applicato un adesivo del marchio Missoni.

Come si può facilmente intuire, le versioni speciali sono decisamente orientate ciascuna verso una propria specifica clientela, cercando di accontentare i più giovani con una versione allegra ed economica come la Fila; un pubblico decisamente più sportivo e maturo con la Martini, ed un pubblico femminile “alla moda” con la versione “pret a porter” Missoni.

Seconda serie[modifica | modifica sorgente]

Una Y10 seconda serie

Nel febbraio del 1989 l'Autobianchi presenta la seconda serie della Y10, caratterizzata da leggeri ma importanti ritocchi estetici ed all'abitacolo, ed interessata da importanti modifiche nelle motorizzazioni: in conseguenza, nasce la nuova gamma: “Il privilegio di evolversi, restando sé stessi” Così come recita la sua pubblicità televisiva di lancio.

Tutti i modelli hanno ora coppe ruota di nuovo disegno (4WD esclusa), indicatori di direzione anteriori bianchi, gruppi ottici posteriori (simmetrici ed ora uguali per tutte le versioni), realizzati in bicolore: doppia luce di retromarcia di color fumé, doppio proiettore retronebbia di colore rosso, luci di posizione e stop (a doppio filamento) in rosso ed indicatori di direzione fumé. Scompaiono gli indicatori giallo ambra e con essi una moda fino ad allora imperante in campo automobilistico.

La Fire ha ora una nuova griglia radiatore, di aspetto non più povero, abbellita con la cornice esterna in acciaio inox che dal 1986 era stata retaggio delle versioni top di gamma, ma con la griglia a tinta unica, cioè priva delle baffature cromate. Nell'abitacolo è stato modificato lo schienale del divanetto posteriore, a vantaggio della capacità di carico del bagagliaio, rendendolo più verticale e meno imbottito; sono stati modificati i pannelli porta, che ora includono nella parte inferiore i pulsanti degli alzacristalli elettrici anteriori (optional su Fire) e la predisposizione per gli altoparlanti; la plancia resta però del tipo più economico, cioè priva degli sportelli su vani e cassetti. Nuovi sono anche i tessuti di rivestimento dei sedili.

Tutti i nuovi modelli hanno la strumentazione con una nuova grafica, anch’essa assai meno “anni ottanta” e, Fire esclusa, il volante regolabile in altezza. L'impianto di climatizzazione interna prevede ora di serie anche la funzione di ricircolo manuale oppure, a richiesta, un nuovo sistema di climatizzazione digitale, stavolta con regolazione elettronica della temperatura mediante display e funzione “auto” per il mantenimento costante della temperatura impostata.

Della precedente gamma comprendente la Fire, la Fire LX, la Touring, la Turbo e le serie speciali, sopravvive soltanto la versione Fire mentre tutte le altre versioni escono di produzione e con esse anche il motore da 1050 cm³, sia nella versioni aspirata (Touring) sia nella turbocompressa (Turbo). Tale motore è sostituito ora dal Fire di 1108 cm³, che ha debuttato nel 1988 al lancio della Fiat Tipo e che, nel caso della Y10, è dotato di iniezione elettronica Single Point; caratterizzato da una potenza massima di 50 CV a 5500 giri/minuto e da una coppia massima di 88 N·m a 3000 giri/minuto, equipaggia l'inedita Fire LX i.e., che raggiunge i 156 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 13.9 secondi.

I nuovi motori a iniezione elettronica[modifica | modifica sorgente]

GT I.E[modifica | modifica sorgente]

Se la scomparsa del motore 1.050 turbo, per motivi di omologazione antinquinamento in alcuni paesi europei (Svizzera, Austria e Germania) ha causato molti rimpianti, il nuovo motore aspirato di 1301 cm³, ad iniezione elettronica Multi Point, di produzione brasiliana e derivato dal precedente 1050, è il degno sostituto, ed è in grado di sfoderare una potenza massima di 78 CV a 5750 giri/minuto ed una coppia massima di 100 N·m a 3250 giri/minuto. Questo nuovo 1300 equipaggia la inedita versione GT i.e., nata per sostituire e non rimpiangere la Turbo, in grado di raggiungere i 178 km/h ed accelerare da 0 a 100 km/h in 11,5 secondi, promettendo un comfort ed una fluidità di marcia sconosciuta sul modello sovralimentato. Con l'abolizione del Turbo, logicamente anche le prestazioni ne risentono negativamente, però tutto sommato la Gt i.e risulta molto più "sfruttabile" diventando una vera e propria "Granturismo tuttofare". La GT i.e. è caratterizzata dal bordino rosso che incornicia la griglia anteriore, da una striscia adesiva, con sigla d'identificazione, che percorre tutto il bordo inferiore della fiancata, dalle inedite coppe ruota (cerchi in lega optional) e il terminale di scarico cromato; internamente si presenta anch’essa come la LX i.e., con tipologie di rivestimento diverse. La strumentazione è come anche per la precedente Turbo, più completa e d'intonazione sportiveggiante.

4WD I.E[modifica | modifica sorgente]

La 4WD, a trazione integrale inseribile, cambia denominazione, diventando 4WD i.e., e cambia motore, passando dal Fire 1000 al Fire 1100 ad iniezione elettronica Single Point della LX i.e. Grazie al nuovo motore la 4WD raggiunge i 151 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 15 secondi. La 4WD i.e. mantiene infine inalterato l'aspetto esteriore, conservando i massicci fascioni laterali della versione precedente, ed i cerchioni di disegno specifico.

FIRE LX I.E[modifica | modifica sorgente]

La nuova Y10 Fire LX i.e. si riconosce esternamente per la fascia inferiore del paraurti verniciata nello stesso colore della carrozzeria, per la striscia adesiva, con sigla d'identificazione, che percorre tutto il bordo inferiore della fiancata e per il terminale di scarico cromato; internamente, sedili in tessuto oppure, a richiesta, selleria in Alcantara. Plancia e pannelli porte sono rivestiti di serie in Alcantara.

Nel dicembre dello stesso anno, a confermare la posizione di leadership raggiunta a livello tecnologico dalla piccola Autobianchi, debutta la Y10 Selectronic, versione dotata di trasmissione automatica ECVT: Electronic Continuously Variable Transmission. Mossa dal motore Fire 1.100 ad iniezione Single Point della LX i.e., la Selectronic ha un cambio automatico a variazione continua dei rapporti, con frizione elettromagnetica (e non idraulica come sulla Fiat Uno Selecta); derivante, come allestimento, dalla LX i.e., la Selectronic raggiunge la velocità massima di 150 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 15 secondi.

Pochi mesi più tardi, nel marzo del 1990, debutta la gamma delle Y10 catalizzate: per ogni versione c’è la corrispondente catalizzata, ad eccezione della Fire a carburatore, che rimane saldamente in vetta alle preferenze da parte del pubblico, premiata proprio per la sua economia di esercizio.

Il motore 1.100, ora denominato “Europa” in ossequio alle direttive CEE, raggiunge in versione ecologica, la potenza massima di 50 CV (37 kW), quanto basta per permettere alla LX i.e. di toccare i 150 km/h, alla Selectronic di raggiungere i 145 km/h ed alla 4WD i.e. di sfiorare i 142 km/h. La versione catalizzata della GT i.e. ha ora un motore di 1297 cm³, con potenza massima di 72 CV (53 kW), che le consente una velocità massima di 172 km/h. Un anno più tardi debutterà anche la Fire i.e. Rinnovata nei contenuti e divenuta una delle cittadine più apprezzate, la Y10 vive un vero e proprio momento di gloria e nel biennio 1991/92 la sua gamma si arricchisce di nuove versioni esclusive.

La Gamma[modifica | modifica sorgente]

Y 10 Mia[modifica | modifica sorgente]

Prima delle serie speciali del “nuovo corso” ad affrontare il giudizio del pubblico, nel luglio del 1991, è la Y10 Mia. Si tratta di una versione in perfetto “vecchio stile Lancia”, elegante ma sobria, che non deriva, come accadeva nelle serie precedente, da allestimenti esistenti, ma costituisce una vera e propria voce di listino a sé stante, che si pone parallelamente alle versioni Fire ed LX i.e., dalle quali utilizza le motorizzazioni, 1.000 Fire carburatore e 1.100 Europa. La Y10 Mia si distingue dalle serie speciali che l'hanno preceduta perché introduce un nuovo concetto di scegliere e di vivere la “serie speciale”: essa cioè non è più una versione esclusiva, con colore ed allestimento unico, ma un vero e proprio modello a sé stante, con la possibilità, per l'utenza, di scegliere non solo eventuali optional, ma anche per la possibilità di scegliere fra tre diverse tinte metallescenti (una esclusiva tipologia di vernice metallizzata con pigmenti fotocangianti) di carrozzeria, eleganti e scure, come il blu Madras, il verde Derby o il black Mica, per la possibilità di personalizzare la coloritura di plancia, pannelli porta e selleria con la scelta di diverse tonalità di Alcantara (ghiaccio, beige cammello, azzurro turchese e rosso carminio) da abbinare a piacere al colore esterno, senza cioè schemi predefiniti, ed infine la possibilità di scegliere fra le due motorizzazioni disponibili, sia cioè con motore Fire 1.0 a carburatore, sia Fire 1.1 “Europa” catalizzato. La dotazione di serie comprende anche i vetri elettrici anteriori, la chiusura centralizzata di tutte e tre le porte ed il volante regolabile in altezza. Sono disponibili, come optional, il tetto apribile, il "Control System" e il retrovisore esterno destro, mentre sono di serie gli pneumatici maggiorati (155/13), con cerchio in acciaio e copricerchio di derivazione GT, decisamente più elegante. In breve tempo la Y10 Mia sfiora il 40% degli ordini totali della produzione 1991-92.

Y 10 Ego[modifica | modifica sorgente]

Due mesi più tardi, a settembre del 1991, nasce la Ego, versione basata sulla Fire LX i.e. catalizzata, è disponibile unicamente con carrozzeria di colore Black Mica (compreso il portellone), ha selleria interamente rivestita in pelle “Poltrona Frau” di tonalità “Rosso Bulgaro” (così come la plancia, la leva del cambio, i pannelli porta ed il volante), ha poggiatesta anteriori sellati e non schiumati e pneumatici maggiorati. Disponibili a richiesta il tetto apribile, i cerchi in lega e la strumentazione con Control System, contagiri e indicatori supplementari. Il prezzo elevato di questa versione e la sua tiratura limitata, hanno fatto sì che la maggior parte degli esemplari prodotti siano stati venduti in paesi economicamente ricchi come Svizzera, Austria, Germania, Lussemburgo e Belgio.

Y10 Avenue[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 1992, sull'onda del successo della versione speciale “Mia”, fa il suo ingresso nelle concessionarie la Y10 Avenue, vero e proprio “canto del cigno” delle Y10; mossa dal Fire 1100 “Europa” da 50 CV, è caratterizzata da quattro inedite tinte di carrozzeria (tre metallescenti e una metallizzata), ha portellone posteriore in tinta coordinata con la carrozzeria “tono su tono” e rivestimenti interni in Alcantara di disegno specifico, con poggiatesta anteriori imbottiti e cadenini abbinati alla tinta della carrozzeria. Disponibile esclusivamente catalizzata, la Avenue poteva essere ordinata anche in allestimento Selectronic con cambio automatico.

Y10 Marazzi Certa[modifica | modifica sorgente]

Derivata dalla Avenue era anche la "Y 10 Certa", elaborata dalla Carrozzeria Marazzi e presentata al Salone di Torino del 1992. Subito ribattezzata dalla stampa come "utilitaria antisequestro", l'auto era stata studiata per offrire maggiore resistenza ai tentativi di aggressione, con rinforzi alla struttura delle portiere, serrature a barra e vetri antisfondamento. Quale optional era disponibile anche una piccola cassaforte nell'abitacolo, per il trasporto di eventuali oggetti preziosi. Destinata ad una clientela prettamente femminile, all'epoca del lancio ne era prevista la produzione limitata a 300 esemplari annui, al prezzo di L. 24.000.000.[2]

Terza serie[modifica | modifica sorgente]

Una "Y10 1.1 Élite" del 1993 commercializzata con marchio Lancia per il mercato estero.
Retro di una "Y10 1.1 Élite"

La terza serie del modello fece la sua apparizione sul mercato nel 1992,[3] contemporaneamente alla chiusura dello stabilimento dell'Autobianchi di Desio, la produzione venne spostata presso lo stabilimento Alfa Romeo di Arese. Per un certo periodo, la vettura fu prodotta anche a Pomigliano d'arco e Mirafiori.

Le motorizzazioni con cui poteva essere acquistata erano rimaste due, da 1108 (prima con 37 kW e poi con 40 kW) e da 1297 cm³, entrambi con iniezione elettronica, in grado di erogare, a seconda del tipo, potenze comprese tra i 51 e i 72  CV. Modifiche sostanziali, per quanto non immediatamente visibili, riguardarono anche le sospensioni, spesso criticate nelle versioni precedenti, e l'impianto frenante.

Gli interni furono completamente rivisti, in particolare per quanto riguarda la strumentazione e per la presenza di un impianto migliorato di climatizzazione, il condizionatore diventa di serie sulla versione Igloo. All'esterno le modifiche riguardano nuovi specchietti retrovisori, dei nuovi cerchi e un generale ammorbidimento delle linee grazie ai nuovi gruppi ottici anteriori e posteriori, pur senza snaturare completamente lo stile della versione originale.

Le versioni erano:

  • 1.1 i.e.
  • 1.1 Elite
  • 1.1 Avenue
  • Seletronic, dotata di cambio automatico
  • 1.3 Elite
  • 4WD
  • Mia (gamma colori di "gusto femminile" e portellone in tinta con la carrozzeria)
  • Junior
  • Igloo
  • Ville
  • Sestrieres

Questo modello venne sostituito nei listini Lancia dalla Y, prodotta nel nuovo stabilimento di Melfi, che ne richiama in parte lo stile, la quale, uscita di produzione nel 2003, è stata a sua volta sostituita dalla Lancia Ypsilon.

La Y10 è sempre stata venduta in Italia con il marchio Autobianchi fino al 1995, anno in cui fu sospesa la produzione; la Y10 è stata l'ultima vettura del glorioso marchio Autobianchi. All'estero è sempre stata presentata con il marchio Lancia tranne che in Francia e Giappone dove ha mantenuto il logo Autobianchi, tuttora esistono siti di appassionati Giapponesi che posseggono Y10.

Dati tecnici[modifica | modifica sorgente]

  • anni di produzione: 1985 - 1995
  • versioni:
    • I serie 1985 - 1989
      • fire - 999 cm³., 45 CV. - 1985 -
      • touring - 1049 cm³., 55CV. - 1985 -
      • turbo - 1049 cm³., 85CV. versione turbo - 1985 -
      • fire LX - 999 cm³., 45 CV. versione più lussuosa del fire - 1986 -
      • 4WD - 999 cm³., 50 CV. - quattro ruote motrici - 1986 -
      • Fila - 999 cm³., 45 CV. colore bianco o nero. - 1987 -
      • Martini - turbo 1049 cm³., 85CV. livrea rally Lancia - 1987-1988 -
      • Missoni - 999 cm³., 45 CV. con logo e interni Missoni - 1988 -
      • 1.3 i.e. - 1297 cm³., 72 CV. - sigla "injection" mercati Austria e Svizzera con catalizzatore - 1988 -
    • II serie - 1989 - 1992
      • Fire - 999 cm³., 45 CV. - 1989 -
      • Fire i.e. LX - 1108 cm³., 54 CV., iniezione elettronica - 1989 -
      • 4WD - 1108 cm³., 57 CV.quattro ruote motrici - 1989 -
      • 1.3 i.e. GT - 1301 cm³., 76CV. - 1989 -
      • LX selectronic - versione con cambio automatico a variazione continua - 1990 -
      • Mia - 999 cm³., 45CV. - 1108 cm³., 50CV. - 1991
      • Ego - 1108 cm³., 57CV. - 1991 -
      • Fire i.e. (base) catalitica Europa - 1108 cm³. marmitta catalitica - 1991 -
      • Fire i.e. LX cat Europa - 1108 cm³., 51 CV., iniezione elettronica e marmitta catalitica - 1991 -
      • 1.3 i.e. GT cat Europa - 1297 cm³., 72CV. - marmitta catalitica - 1991 -
      • Avenue - 1108 cm³. marmitta catalitica, Interni in Alcantara e portellone stesso colore della carrozzeria, ma tono più scuro. - 1992 -
    • III serie 1992 - 1995
      • 1.1 i.e. - 1108 cm³., 51CV. - 1992 -
      • 1.1. Elite - 1108 cm³., 51CV. - 1992 -
      • 1.1. Avenue - 1108 cm³., 51CV.- Interni in Alcantara e portellone stesso colore della carrozzeria, ma tono più scuro. - 1992 -
      • 4WD - 1108 cm³., 51CV.quattro ruote motrici - 1992 -
      • 1.3 Elite - 1297 cm³., 72CV. - dal 1992 al 1994 -
      • Igloo - 1108 cm³., 51CV. con condizionatore di serie - 1994 -
      • Junior - 1108 cm³., 51CV. - 1994 -
      • Mia - 1108 cm³., 51CV.con portellone posteriore a chiazze come la tappezzeria interna. - 1994 -
      • Selectronic - 1108 cm³., 51CV.- con cambio automatico - 1994 -
    • III serie MY 95 1995
      • Junior - 1108 cm³., 54CV. - 1995
      • Igloo - 1108 cm³., 54CV. - 1995
      • Avenue - 1108 cm³., 54CV. - 1995
      • Sestrieres (4WD) - 1108 cm³., 54CV. - 1995
      • Ville (selectronic) - 1108 cm³., 54CV. - 1995

Nel dicembre 1995 esce di produzione l'ultima delle Autobianchi, una Y10 terza serie MY 95.

Normativa antinquinamento[modifica | modifica sorgente]

Tutte le versioni della MY 95, ad esclusione della 1300 ormai uscita di produzione, hanno motorizzazione Euro II.

La Y10 nei media[modifica | modifica sorgente]

Motorizzazioni[modifica | modifica sorgente]

Modello Disponibilità Motore Cilindrata (cm³) Potenza Coppia Massima (Nm) Emissioni CO2
(g/Km)
0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(Km/h)
Consumo medio
(Km/l)
1.0 FIRE dal 1985 al 1992 Benzina 999 33 kW (45 Cv) 78 n.d 16.0 145 18.3
1.0 FIRE 4WD dal 1986 al 1989 Benzina 999 37 kW (50 Cv) 78 n.d 17.5 145 15.6
1050 dal 1985 al 1989 Benzina 1049 41 kW (56 Cv) 81 n.d 14.5 156 15.9
1050 Turbo dal 1985 al 1989 Benzina 1049 62 kW (84 Cv) 122 n.d 9.5 178 13.1
1.1 i.e. cat. dal 1990 al 1995 Benzina 1108 37 kW (50 Cv) 84 n.d 18.1 145 15.8
1.1 i.e. cat. 4WD dal 1990 al 1995 Benzina 1108 37 kW (50 Cv) 84 n.d 18.9 142 15.7
1.1 i.e. cat. 54 Cv dal 1994 al 1996 Benzina 1108 40 kW (54 Cv) 86 n.d 17.0 150 15.8
1.1 i.e. dal 1989 al 1992 Benzina 1108 41 kW (56 Cv) 88 n.d 15.2 155 17.3
1.1 i.e. 4WD dal 1989 al 1992 Benzina 1108 41 kW (56 Cv) 88 n.d 18.4 146 16.8
1.3 i.e. cat. dal 1990 al 1994 Benzina 1297 53 kW (72 Cv) 100 n.d 12.5 170 14.5
1.3 i.e. dal 1989 al 1992 Benzina 1297 56 kW (76 Cv) 100 n.d 12.0 175 13.7

[4]

La Y10 nel modellismo[modifica | modifica sorgente]

La Y10 è stata riprodotta da numerosi costruttori di modellini, di seguito un elenco non esaustivo. La Polistil ha prodotto, come promozionale, il modello in scala 1:43 e in scala 1:25. Il modellino 1:43 era disponibile in rosso e in argento metallizzato; come quello 1:25. Quest’ultimo si differenziava da quello in vendita nei negozi per il tergilunotto posteriore, le targhette identificative sul portellone e la targa anteriore. Il modello 1:25 (non promozionale) venne venduto in diverse varianti, tra cui bianco "Fila", rossa, rossa da rally “quattro rombi” (in kit) e la rara “Gradina” (livrea simile alla Fila). Successivamente al lancio della seconda serie 1989, il modello 1:43 venne aggiornato con cerchi e mascherina differente. Anche il modello 1:25 venne aggiornato in questi dettagli; vennero realizzate le versioni rossa, verde metallizzato e bianca "Fila", . Negli anni 2000 la Edison Giocattoli produsse la Y10 prima serie 1:43 (verde metallizzato) per la collezione De Agostini “Auto italiane da collezione” (n.37), venduta anche, con teca, nei negozi. La tedesca Starline produsse la Lancia Y10, sempre prima serie 1:43, per la collezione da edicola Hachette “Auto italiane” (n.49), in verde metallizzato. Per la raccolta, sempre Hachette, “Lancia story”, la Starline produsse la Lancia Y10 in azzurro metallizzato (n.47). Lo stesso modello venne messo in vendita, con teca, nei negozi di modellismo, anche in versione Autobianchi (in vari colori), e venne riprodotta anche la Y10 testata da Quattroruote per l’”economy test”.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Autobianchi Y10
  2. ^ Paolo Artemi, Tante novità per tentare "l'altra metà del mercato" in Corriere della Sera, 25 aprile 1992, p. 17. URL consultato il 3 dicembre 2009.
  3. ^ Dal design ai motori nuova Delta ai raggi X, "Corriere della Sera" del 26 febbraio 1993. URL consultato il 14-10-2009.
  4. ^ Dati Tecnici Autobianchi Y10

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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