Aureliano Pertile

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Aureliano Pertile

Aureliano Pertile (Montagnana, 9 novembre 1885Milano, 11 gennaio 1952) è stato un tenore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque 18 giorni dopo il suo amico e conterraneo Giovanni Martinelli, in una famiglia molto modesta: il padre faceva il calzolaio.

Da adolescente studiò canto a Padova sotto la guida del maestro Vittorio Orefice e successivamente a Milano con il direttore d'orchestra Manlio Bavagnoli, debuttando il 16 febbraio 1911 al Teatro Eretenio di Vicenza nella Martha di Flotow.

Pur privo di un timbro naturalmente bello, riuscì a dare alla voce un assetto quasi perfetto. Riccardo Zandonai, dopo averlo ascoltato nel 1914 in Conchita, ne intuì subito le eccelse qualità e nel 1916 lo volle alla Scala di Milano nella sua Francesca da Rimini; nel 1917 Giacomo Puccini lo scelse per interpretare a Genova La rondine, mentre nel 1920, all'Arena di Verona, ebbe un grande successo nel Mefistofele di Arrigo Boito.

Dopo l'esordio al Metropolitan di New York alla fine del 1921, l'anno successivo Arturo Toscanini lo scelse per interpretare alla Scala ancora il Mefistofele, al fianco di Nazzareno De Angelis. Iniziò da quel momento il sodalizio col grande direttore, che lo vide presente nel teatro scaligero dal 1922 al 1927, nel piano quinquennale del melodramma. Da allora Pertile venne considerato il "tenore di Toscanini" per antonomasia e partecipò a quasi tutte le stagioni liriche della Scala sino al 1937, per chiudere nel 1943 con Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi.

Si esibì inoltre in tutti i più importanti teatri lirici del mondo, tenendo a battesimo, tra molti altri lavori minori, le due opere omonime Nerone, di Arrigo Boito (nel 1924) e di Pietro Mascagni (nel 1935). Chiuse la carriera al Teatro dell'Opera di Roma nel 1945, ancora con il Nerone di Boito.

Lasciate le scene si dedicò all'insegnamento al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, avendo fra i suoi allievi Virginia Zeani, Gino Penno, Eugenio Fernandi, Angelo Lo Forese.

Caratteristiche vocali e artistiche[modifica | modifica sorgente]

Pertile non fu tenore popolare come lo furono Enrico Caruso e Beniamino Gigli, ma ebbe la preferenza dei pubblici musicalmente più colti per il raffinato magistero interpretativo, l'eccellente tecnica e l'ottima attitudine scenica, al tempo assai rara. Sua peculiarità fu l'arte di scolpire per ogni personaggio, anche il più banale, un carattere ben definito e non convenzionale. Dalla sua voce, costruita in anni di studio e perfezionamento, ottenne emissione di mezza voce autentica (virtù eccelsa di pochissimi cantanti) abbinata a rinforzi istantanei, sicurezza di passaggio e incisività. Grazie a tali virtù tecniche le sue interpretazioni comunicavano la sensazione di un'intensa partecipazione emotiva, che tuttora si rinnova all'ascolto dei dischi.

Secondo il giudizio di Plácido Domingo, Pertile fu uno dei pochi artisti della sua epoca tuttora moderni. Mario Del Monaco riteneva che, prima della Callas, avesse riscoperto il recitar cantando e Alfredo Kraus, in un'intervista, lo ha definito "il più grande tenore di tutti i tempi". Il suo rispetto per le indicazioni degli spartiti fu rigoroso, pur se, formatosi tra il tardo romanticismo ed il verismo, incorse in qualche eccesso di enfasi declamatoria.

Alcuni critici lo considerano uno dei maggiori tenori verdiani di tutti i tempi. Memorabili risultano le interpretazioni di Rigoletto, La Gioconda, Norma, Pagliacci, Andrea Chénier, Adriana Lecouvreur, Manon Lescaut. Singolare fu la sua interpretazione del Lohengrin wagneriano, assai apprezzata, tra gli altri, da Lovro von Matacic. Oltre a molti brani singoli, ha inciso tre opere complete: Aida, Il Trovatore e Carmen.

Controllo di autorità VIAF: 5118632 LCCN: n/82/136764