Attentato dell'Addaura

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Fallito attentato dell'Addaura
Stato Italia Italia
Luogo Costa dell'Addaura, Sicilia
Obiettivo Il magistrato Giovanni Falcone
Data 21 giugno 1989
Tipo Bombe nascoste
Responsabili Antonino Madonia, Salvatore Biondino, Vincenzo e Angelo Galatolo, Francesco Onorato, Giovan Battista Ferrante
Motivazione Rappresaglia contro la lotta alla mafia

L'attentato dell'Addaura si riferisce al fallito attentato al giudice istruttore palermitano Giovanni Falcone, avvenuto il 21 giugno 1989 nei pressi della villa che il magistrato aveva affittato per il periodo estivo, situata sulla costa siciliana nella località palermitana denominata Addaura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 21 giugno 1989, alle 7.30, gli agenti di polizia addetti alla protezione personale del giudice Falcone trovarono 58 cartucce di esplosivo, di tipo Brixia B5, all'interno di un borsone sportivo[1] accanto ad una muta subacquea e delle pinne abbandonate, nella spiaggetta antistante la villa affittata dal magistrato, che aspettava i colleghi svizzeri Carla del Ponte e Claudio Lehmann con cui doveva discutere sul filone dell'inchiesta "pizza connection" che riguardava il riciclaggio di denaro sporco[2]. L'esplosivo era stipato in una cassetta metallica, ed era innescato da due detonatori[1]. Secondo le indagini dell'epoca, alcuni uomini non identificati piazzarono l'esplosivo, il quale non esplose: all'epoca ciò fu attribuito ad un fortunato caso (si parlò di un malfunzionamento del detonatore)[3].

Indagini e processo[modifica | modifica wikitesto]

Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione Antimafia, riporterà, in riferimento al fallito attentato, quanto veniva fatto circolare nei giorni successivi negli ambienti della DC e del PCI a Palermo:

« I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità »

[senza fonte].

Nel 1993 il maresciallo Francesco Tumino, artificiere dei carabinieri intervenuto sul luogo e ripreso dalle telecamere mentre disinnescava i candelotti e faceva esplodere il timer, fu indagato ed infine condannato a sei mesi e venti giorni di reclusione con la condizionale. Era imputato di false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento nell'ambito del fallito attentato.[4][5]

Dopo alcuni anni di indagini, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giovan Battista Ferrante e Francesco Onorato portarono al rinvio a giudizio dei boss mafiosi Salvatore Biondino, Salvatore Riina, Antonino Madonia, Vincenzo e Angelo Galatolo come responsabili del fallito attentato: nel 2000 la Corte d'Assise di Caltanissetta condannò in primo grado Riina, Biondino e Madonia a ventisei anni di carcere mentre i collaboratori Ferrante e Onorato a dieci anni di carcere; Vincenzo e Angelo Galatolo vennero invece assolti[6]. La sentenza venne confermata con qualche modifica anche nei due successivi gradi di giudizio, che vide la condanna di Vincenzo e Angelo Galatolo[7].

Nel 2008 le indagini vennero riaperte in seguito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angelo Fontana e Vito Lo Forte. In particolare, Fontana (ex mafioso dell'Acquasanta) dichiarò che partecipò all'esecuzione dell'attentato insieme ad alcuni mafiosi dell'Acquasanta e di Resuttana, guidati dal cugino Angelo Galatolo e da Antonino Madonia, il quale fece segnale a tutti di rientrare dopo aver notato la presenza della polizia sugli scogli; Galatolo, che era appostato dietro uno scoglio per azionare il telecomando che provocava l'esplosione, si gettò in mare per timore di essere scoperto ma perse il telecomando in acqua[8]. Invece Lo Forte dichiarò che nell'attentato ebbero un ruolo anche Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, due agenti del SISDE che disattivarono l'esplosivo nei pressi della villa del giudice, impedendogli di esplodere: per queste ragioni i due agenti furono poi assassinati[9].

Nel 2011 un pool di periti nominati dal gip di Caltanissetta Lirio Conti ha determinato che il Dna delle cellule epiteliali, estratte dalla muta subacquea ritrovata sul luogo del fallito attentato, apparteneva ad Angelo Galatolo, confermando le dichiarazioni del collaboratore Fontana. Tuttavia non vennero trovate tracce genetiche sul borsone o sulla muta compatibili con gli agenti Agostino e Piazza, smentendo le dichiarazioni di Lo Forte[10][11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "Quell'attentato all'Addaura" - Repubblica.it
  2. ^ ' CON LUI IL GIORNO DELL' ADDAURA' - Repubblica.it
  3. ^ DOVEVA MORIRE ALLE 8 SULLA SCOGLIERA - Repubblica.it
  4. ^ "Il maresciallo adesso ritratta" - Corriere.it
  5. ^ "ATTENTATO DELL' ADDAURA: RECLUSIONE PER UN ARTIFICIERE" - Repubblica.it
  6. ^ Cinque condanne e risarcimento per il fallito attentato dell'Addaura - Repubblica.it
  7. ^ Sentenza della Corte di Cassazione sul processo per l'attentato all'Addaura.
  8. ^ «Il tuffo con il telecomando Ecco perché fallì l’attentato all’Addaura» Corriere della Sera
  9. ^ Dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vito Lo Forte.
  10. ^ Addaura, un attentatore del giudice Falcone incastrato dopo 21 anni dalla prova del Dna La Repubblica.it
  11. ^ Audizione del procuratore Sergio Lari dinanzi la Commissione Parlamentare Antimafia - XVI LEGISLATURA.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]