Attacco alla sede regionale DC di Piazza Nicosia

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Attacco alla sede regionale DC di Piazza Nicosia
Assalto di Piazza Nicosia.jpg
Uno degli agenti di Polizia caduti a Piazza Nicosia
Stato Italia Italia
Luogo Piazza Nicosia, Roma
Obiettivo sede regionale della Democrazia Cristiana
Data 3 maggio 1979
Tipo omicidio, tentativo di intimidazione, tentato furto
Morti brigadiere Antonio Mea, agente Pierino Ollanu
Responsabili Brigate Rosse
Motivazione Terrorismo

L'Attacco alla sede regionale DC di Piazza Nicosia, conosciuta anche come la strage di Piazza Nicosia, fu una sanguinosa azione terroristica condotta il 3 maggio 1979 da un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse nell'edificio sito in Piazza Nicosia a Roma in cui si trovavano gli uffici regionali per il Lazio della Democrazia Cristiana. Il gruppo brigatista, formata da almeno una dozzina di componenti, divisi in tre nuclei, fece irruzione di sopresa dentro la sede, fece evacuare l'edificio e piazzò alcune cariche esplosive; nel frattempo nella piazza altri brigatisti respinsero l'intervento di una pattuglia della polizia accorsa sul posto e uccisero dopo un violento conflitto a fuoco due agenti ferendone un terzo. I brigatisti riuscirono a allontanarsi in salvo e sfuggirono alle ricerche.

L'assalto, avvenuto durante la campagna elettorale del 1979, sembrò dimostrare una ulteriore crescita della lotta armata in Italia e una sempre più grave minaccia da parte del terrorismo di sinistra alle istituzioni democratiche e alla convivenza civile.

L'attacco[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 maggio 1979, durante la fase iniziale della campagna elettorale per le elezioni politiche, un commando di almeno 13 uomini delle Brigate Rosse attaccò la sede del comitato regionale per il Lazio della DC a Roma in piazza Nicosia. I brigatisti agirono divisi in tre gruppi: i due nuclei di militanti, guidati rispettivamente da Bruno Seghetti e Prospero Gallinari, entrarono dentro la sede di partito e occuparono il primo e il secondo piano, mentre il gruppo guidato da Francesco Piccioni rimase sulla piazza per contrastare eventuali interventi delle forze dell'ordine[1].

Dopo aver immobilizzato i presenti, i brigatisti del gruppo di Seghetti collocarono nell'edificio quattro ordigni esplosivi e fuggirono portandosi via schedari e documenti. Nel frattempo Gallinari, posizionato all'ingresso dell'androne della sede DC, e il gruppo di fuoco guidato da Piccioni, dovettero intervenire contro una pattuglia della Polizia accorsa, crivellandone la vettura a colpi di mitra. Spararono sicuramente il Kalashnikov di Piccioni e l'M12 di Anna Laura Braghetti.[2][3].

Il brigadiere Antonio Mea, morì sul colpo, mentre l'agente Pierino Ollanu, morì il 10 maggio successivo a seguito delle ferite riportate. Un terzo agente, Vincenzo Ammirato, rimase ferito.

Indagini ed arresti[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini condotte dalla DIGOS consentirono di individuare gli autori che furono arrestati e condannati all’ergastolo.

Due dei componenti del gruppo di brigatisti rossi, Antonio Savasta e Emilia Libera, vennero arrestati nel 1982 dagli agenti dei NOCS a Padova, in occasione dell'intervento per liberare il generale statunitense James Lee Dozier, sequestrato dai terroristi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Clementi, Storia delle Brigate Rosse, p. 237.
  2. ^ Prospero Gallinari, Un contadino nella metropoli, p. 213.
  3. ^ Anna Laura Braghetti, Il prigioniero, p. 122.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]