Atleta di Fano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Atleta di Fano
Atleta di Fano
Autore Lisippo
Data IV secolo a.C.
Materiale bronzo
Dimensioni 151,5×70×28 cm
Ubicazione Getty Museum, Malibù
La statua bronzea di Lisippo: l'Atleta di Fano al Getty Museum

L'Atleta di Fano, Atleta vittorioso, Atleta che si incorona o Lisippo di Fano, conosciuto negli Stati Uniti anche come Victorious Youth (Giovane vittorioso) o Getty Bronze[1], è una scultura bronzea, datata tra il IV e il II secolo a.C., attribuita, su base esclusivamente stilistica, allo scultore greco Lisippo o ad un suo allievo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il bronzo fu ripescato casualmente al largo di Numana, nel 1961, da un peschereccio italiano e fu acquistato dal Getty Museum di Malibu nel 1977. La storia critica ebbe inizio nel 1978 con la pubblicazione di Jiri Frel che attribuì l'opera a Lisippo, attribuzione contestata a partire dal 1983 da Frédéric Louis Bastet e nel 1993 da Luigi Todisco i quali preferirono assegnare il bronzo ad ambito lisippeo piuttosto che al maestro stesso.[2]

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Le dimensioni della statua sono in altezza (misurata dal capo al polpaccio, visto che i piedi non sono presenti) 151,5 cm, in larghezza 70,0 cm e in profondità 28,0 cm.[3] Quindi le dimensioni erano proporzionate al vero.

Il giovane atleta è rappresentato in nudità eroica. La statua si presenta con la base mancante sino all'altezza delle caviglie, forse i piedi si sono staccati nel momento in cui la statua si è impigliata nella rete del peschereccio che ne ha effettuato il recupero, ma non è escluso che la rottura sia da ricondurre in età antica al momento del naufragio della nave che trasportava l'opera verso occidente. Gli occhi, mancanti, furono probabilmente realizzati separatamente in pietra colorata o pasta vitrea e inseriti a fusione ultimata, mentre i capezzoli sono in rame.[4]

Anche se la parte inferiore ai polpacci è mancante dalla postura della statua si deduce che il piede ponderale, quello su cui la statua scarica il peso, è il destro.[3] Mentre la gamba destra è diritta, la gamba sinistra è leggermente piegata in avanti e sembra che il piede sinistro poggiasse in punta. L'asse del tronco ha una conformazione a S, il collo ripiega verso destra con la testa che, in opposizione, ricade verso sinistra, ossia verso il lato a riposo, come è tipico nella costruzione antitetica delle figure lisippee. Lo sguardo, con espressione fiera ma composta, sembra rivolgersi diritto avanti a sé ad altezza d'uomo.

Mentre il braccio sinistro si distende lungo il fianco, il braccio destro è alzato, con il gomito all'altezza della spalla e la mano all'altezza della fronte. Questo gesto è stato interpretato come l'atto, appena compiuto, di incoronarsi con la corona del vincitore, apparentemente quella in olivo selvatico usata per i vincitori a Olimpia. Indice e medio sono infatti appena scostati e in opposizione del pollice, mentre anulare e mignolo sono ripiegati su sé stessi. I capelli corti sono raggruppati in ciocche fluenti e ondulate che si dipartono uniformemente verso destra e sinistra a partire dall'altezza dell'occhio sinistro.

La struttura rigorosamente geometrica dell'opera, riscontrabile nell'anatomia del corpo e del viso, rimanda ad ambiente peloponnesiaco e sicionio in particolare. L'impostazione antitetica delle due metà del corpo conduce a Lisippo e alla sua scuola. Si rileva, da parte degli studiosi che attribuiscono l'opera ad un allievo, la non corrispondenza delle proporzioni dell'atleta con le più frequenti proporzioni riscontrabili nelle opere di Lisippo. Gli studiosi che datano invece la statua ad una fase di elaborazione nella carriera di Lisippo, intorno al 340 a.C., immediatamente precedente l'Agias, ritengono di poter desumere l'attribuzione, con una qualche certezza, dal pentimento in corso d'opera visibile all'altezza del collo, che ne ha allungato la misura, segno del lavoro di un maestro, tendente a modificare e rinnovare canoni preesistenti, e non di un discepolo.[5]

La scultura avrebbe potuto far parte di un gruppo scultoreo-celebrativo di alcuni atleti vittoriosi posto in un santuario greco-panellenico come a Delfi o Olimpia. A questo proposito è interessante notare che le analisi delle fibre trovate internamente alla statua hanno rivelato la presenza di lino[senza fonte]; dal geografo Pausania il Periegeta ci è noto che nel II secolo d.C. l'unico luogo in cui cresceva il lino in Grecia era attorno ad Olimpia[il nesso tra il II sec. d.C. e l'argomento della voce?].

L'ipotesi dell'appartenenza della statua ad un gruppo è stata avanzata anche da Antonietta Viacava che evidenziando la minore elaborazione del lato sinistro della statua ha immaginato la presenza di una seconda figura, un giudice che avrebbe incoronato il giovane, secondo un'iconografia diffusa, mentre quest'ultimo con la mano destra avrebbe potuto semplicemente indicare la corona o accingersi a sistemarla. Riproposizioni più tarde del tipo, (su monete del II secolo a.C. e soprattutto nella Stele di Plauzio, proveniente dal Pireo e ora al Musée archéologique de Nice-Cimiez) mostrano anche la presenza del ramo di palma quale attributo nella mano sinistra dell'atleta, attributo del quale resta traccia dell'aderenza all'incavo interno del braccio. Ancora a Viacava si deve l'ipotesi dell'identificazione del giovane con Seleuco Nicatore, ipotesi che concorda con una datazione al 340 a.C. e con la forte caratterizzazione del volto.[5]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

La statua è stata realizzata con la tecnica della fusione a cera persa, cioè con un modello positivo cavo in cera a perdere, su cui veniva appoggiata la terra da fonderia che creava il negativo, all'atto della colata la cera evapora per l'alta temperatura del metallo e lascia spazio a questo. Questa tecnica permetteva un'ottima modellabilità e la possibilità di rifinire minuziosamente i particolari, oltre che di ottenere superfici accuratamente levigate. Con questa tecnica non si poteva ottenere la statua in un'unica colata ma le varie parti, come tronco, testa, braccia e gambe, venivano realizzate separatamente e solo successivamente unite per saldatura.

La lega metallica utilizzata è un bronzo con la seguente composizione: rame 89%, stagno 10,7% e piccole percentuali di piombo, arsenico e cobalto.[2]

Tracce della terra da fonderia a volte permangono all'interno del fuso e le analisi chimiche permettono di conoscere la composizione della terra e quindi ipotizzare con buona approssimazione il luogo in cui la statua è stata formata e colata. A volte, nella terra da fonderia rimangono incluse anche piccole parti organiche come ossi o, come successo in questo caso, gusci di nocciole e noccioli di olive[6], che hanno permesso l'analisi e la datazione con il metodo del carbonio-14. Allo stato attuale delle conoscenze è comunemente accettata la datazione tra la fine del IV secolo a.C. e il II secolo a.C. ricavata con questo metodo. Non si può restringere ulteriormente questo intervallo temporale a causa dell'incertezza di misura intrinseca del metodo.

Questo elemento cronologico e soprattutto considerazioni di tipo stilistico hanno portato la statua ad essere attribuita allo scultore greco Lisippo. Già nella sua prima ispezione Bernard Ashmole e altri studiosi l'attribuirono a Lisippo, grande nome della storia dell'arte greca. Il metodo attuale considera meno importante l'attribuzione tradizionale dell'opera rispetto al contesto sociale in cui è stata concepita: il luogo dove è stata modellata, per quale scopo e chi doveva rappresentare.

Aspetti diplomatici e giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamento ed esportazione[modifica | modifica wikitesto]

Come mostrato da questa fotografia di pre-conservazione, quando fu issata dal mare la statua dell'Atleta vittorioso era ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e incrostazioni.

L'ipotesi più accreditata è che in antichità la statua sia naufragata nel medio Adriatico insieme alla nave che la stava trasportando dalla Grecia verso la penisola italiana, probabilmente puntava al porto di Ancona. Essa fu rinvenuta venerdì[7] 14 agosto 1964 nel mare Adriatico al largo di Fano catturata dalle reti del peschereccio[8] [9] italiano "Ferruccio Ferri".[10] Il luogo del ritrovamento del bronzo, a sentire le testimonianze dei pescatori è una zona del mar Adriatico chiamata "Scogli di Pedaso" ma questo non è stato noto con sicurezza per molti anni, e in particolare si è molto discusso se l'oggetto fosse stato ritrovato in acque italiane[11][12] o internazionali.[13] [14] [15] [16]

Comunque sia l'esportazione è stata illegale secondo le leggi dell'epoca, in particolare la legge 1089/39,[17] che stabilisce che i beni archeologici ritrovati sono di proprietà dello Stato italiano. Infatti nel primo caso il reperto apparterrebbe allo Stato italiano,[18] nel secondo caso essendo l'Atleta issato su una imbarcazione battente bandiera italiana[19] e successivamente sbarcato a Fano, in Italia, sarebbe dovuto ricadere sotto la legislazione italiana che impedisce l'esportazione di opere archeologiche[20] e avrebbe dovuto essere soggetto all'obbligo di notifica al ministero competente (in questo caso il Ministero dei Beni Culturali).

Sul motopesca italiano si trovavano il capobarca Romeo Pirani, i tre marinai Derno Ferri (motorista), Athos Rosato (murea) e Durante Romagnoli (marò) e inoltre Valentino Caprara, Nello Ragaini e Benito Burasca. L'armatrice era la signora Valentina Magi.[21]

Athos Rosato ha confermato quanto sempre sostenuto dal capobarca Pirani, cioè che la statua è stata ritrovata a «circa 43 miglia a levante del monte Conero e circa 27 miglia dalla costa croata, un punto di mare chiamato "Scogli di Pedaso" (Coordinate43°23′32″N 14°33′26″E / 43.392222°N 14.557222°E43.392222; 14.557222)[22]. In quel tratto, secondo il mozzo, la profondità del mare era circa di 43-44 braccia.», cioè a circa 75 metri di profondità.[23]

La rete si è impigliata nelle braccia della statua che è stata sollevata dal fondo del mare, probabilmente i piedi, verosimilmente incastrati o insabbiati, si sono staccati in quest'occasione per lo strattone ricevuto.[21]

Successivamente la statua è stata trasportata su un carretto e riposta in un sottoscala nella casa della proprietaria della barca Valentina Magi[23], nei giorni successivi molte persone poterono vederla, così i pescatori preoccupati che la voce si spargesse e di un eventuale ispezione della Guardia di Finanza, chiesero e ottennero di nascondere la statua, sotterrandola in un campo coltivato a cavoli di proprietà di Dario Felici, un loro amico.

Lo stesso Berardi racconta che al momento del dissotterramento delle statua dal campo di cavoli si staccò un concrezione che fu regalata a Elio Celesti, professionista e politico fanese, il quale, su segnalazione di Berardi, la consegnò al procuratore della Repubblica di Pesaro, Savoldelli Pedrocchi. Le analisi di questa concrezione hanno dimostrato che è stata a contatto con una lega metallica di stagno e rame, cioè bronzo.

La notizia del ritrovamento di un'antica statua arrivò a Pietro Barbetti, un antiquario di Gubbio, che l'acquistò per 3.500.000 lire. In seguito la statua fu portata da Pietro Barbetti e da Fabio Barbetti nella canonica di don Giovanni Nargni e qui custodita per diverso tempo, questa circostanza, confermata poi anche dal sacerdote stesso, è stata notata dalla perpetua di don Nargni che denunciò anonimamente il fatto ai Carabinieri, che intervennero e si arrivò ad un processo con l'accusa di acquisto e occultamento di un'antica opera d'arte in danno dello Stato italiano. Accusati furono Pietro Barbetti con i parenti Fabio e Giacomo Barbetti e il prete Giovanni Nargni. In primo grado furono assolti per insufficienza di prove, in secondo la Corte di Appello i Berbetti a 4 mesi di reclusione e don Nargni a 2 mesi. Poi la Cassazione rimise i 4 nuovamente al giudizio della Corte d'Appello che li assolse con formula piena.

La statua nel frattempo era già stata venduta da Giacomo Barbetti, cugino di Pietro, ad un antiquario milanese di cui non si conosce il nome. Secondo altre ipotesi da confermare la statua fu invece esportata in una cassa di medicinali verso una missione religiosa in Brasile in cui operava un conoscente dei Barbetti.

La statua nel 1971 viene acquisita da Heinz Herzer, un commerciante di Monaco di Baviera aderente all'Artemis Group, e viene sottoposta alle prime analisi e restauri. Nel 1974 l'esame del radiocarbonio data la statua approssimativamente al IV secolo a.C. e viene attribuita per la prima volta a Lisippo.

Dopo alcune trattative e tentativi di offerta al mercato nero e una forte competizione contro il Metropolitan Museum of Art, fu acquistata nel 1977 dal Getty Museum per 3,98 milioni di dollari.

La statua è attualmente esposta alla Getty Villa di Malibù, California.

Contesa tra Stato italiano e Getty Museum[modifica | modifica wikitesto]

Villa Getty a Malibù
Il peristilio esterno della villa

Il luogo preciso del ritrovamento che ha preservato l'oggetto per più di due millenni non è mai stato stabilito con certezza ma sembra che la nave degli antichi romani che la trasportava fosse sulla traversata dalla Grecia verso l'Italia quando per cause ignote affondò con il suo prezioso carico.

Vari governi italiani anche assieme alla regione Marche,[24][25] specie negli ultimi anni hanno reclamato[26][27] il ritorno della statua in Italia,[28] ma il museo ha sempre replicato negativamente e ritenuto infondate le richieste a causa dell'impossibilità di stabilire con precisione il luogo del recupero.[29]

Nel novembre 2005, a Roma, l'ex conservatrice del Getty Museum, Marion True è stata accusata di associazione per delinquere e di traffico illegale internazionale di opere d'arte. Secondo l'accusa la True avrebbe acquisito opere d'arte illegali provenienti dal deposito di Giacomo Medici,[30] condannato nel marzo del 2005 a dieci anni di prigione e a 10 milioni di euro di risarcimento danni allo Stato Italiano per traffico di opere trafugate da cinquanta tombe etrusche e implicato nel processo con il gallerista di Ginevra Robert Emmanuel Hecht[31] dal quale la stessa True avrebbe acquistato alcune opere per conto del Getty Museum.[32]

Secondo Stefano Alessandrini, fanese e consulente di parte civile per "Italia Nostra" al processo romano contro Robert Hecht e Marion True, il J. Paul Getty Museum di Malibù era a conoscenza della provenienza illecita della statua poiché esisterebbe una copia di una intervista del 1979 realizzata dall'ABC all'ex direttore del Metropolitan Museum of Art, Thomas Hoving, nella quale dichiarava di aver rinunciato all'acquisto della statua perché di provenienza incerta ma che nonostante altri musei avessero evitato di comprarlo, il Getty accettò ugualmente pagando pur di aver l'Atleta che si incorona.[33]

Da parte sua comunque Michael Brand, nuovo direttore del museo americano e subentrato a Marion True, in una lettera a Rutelli scrisse: «rigettiamo ogni ipotesi che il Getty fosse stato a conoscenza, al momento dell'acquisto, che gli oggetti che dovevano esservi trasferiti fossero provenienti da scavi illegali in Italia.»[33]

In una lettera al J. Paul Getty Trust datata 18 dicembre 2006, la True dichiarava di sentire su di se tutto il "peso delle colpe" delle pratiche che erano conosciute, approvate, e giustificate dal Getty Board of Directors.[34] Marion True è inoltre attualmente sotto indagine delle autorità greche per l'acquisizione di una corona funeraria di 2500 anni fa.

Il 20 novembre 2006, il direttore del museo Michael Brand, ha annunciato l'intenzione di restituire all'Italia solo 26 opere delle 52 richieste, ma non l'Atleta di Fano,[35] pezzo sul quale pende ancora una causa giudiziaria. Il 14 dicembre dello stesso anno il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, rispondeva sul Corriere della Sera che se le trattative non si fossero concluse con un ritorno in Italia di tutte e 52 le opere richieste il museo sarebbe stato posto sotto l'embargo culturale italiano.[36]

Il 1º agosto 2007 viene annunciato l'accordo in cui il museo restituisce 40 opere all'Italia, tra queste è presente la Venere di Morgantina, che verrà riconsegnata nel 2010, ma non figura l'Atleta di Fano per cui l'accordo prevede che ogni decisione è rimandata alla fine del procedimento giudiziario in corso presso la procura di Pesaro.[37] Nello stesso giorno la procura di Pesaro ha chiesto la confisca della statua per i reati di contrabbando ed esportazione clandestina,[38] richiesta respinta da giudice.[39]

Successivamente, l'11 febbraio 2010, il GIP dispone il sequestro della statua «attualmente al Getty Museum o ovunque essa si trovi».[40]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Getty Museum, non riconoscendo Fano come luogo del ritrovamento, ha inserito il proprio nome nella denominazione utilizzata in alcune pubblicazioni scientifiche.
  2. ^ a b Moreno 1995, p. 71.
  3. ^ a b Fonte: Scheda reperto sul sito del Getty Museum Url consultato il 12 luglio 2007
  4. ^ Inserti in rame per far risaltare, anche cromaticamente, alcuni particolare come capezzoli o labbra sono comuni nelle statue bronzee antiche.
  5. ^ a b Moreno 1995, pp. 68-80.
  6. ^ Fonte: www.lisippo.org Url consultato il 12 luglio 2007
  7. ^ Il giorno "venerdì" è riportato in
  8. ^ Definizione di "pesca" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare Url consultato il 15 luglio 2007
  9. ^ Definizione di "pesca" ner "regime comunitario" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [1] Url consultato il 15 luglio 2007
  10. ^ Ulteriori ritrovamenti e recuperi di bronzi famosi sono avvenuti dalle profondità e dai relitti dei mari Egeo e Mediterraneo come: la Macchina di Anticitera, l'Efebo di Anticitera e la testa di Stoico scoperte nel 1900 da cacciatori di spugne ad Anticitera, il relitto del Mahdia al largo della Tunisia, nel 1907; il ragazzo di Maratona nel 1925 al largo delle coste della famosa città omonima; il Poseidone di Capo Artemisio trovati a nord dell'isola Eubea a Capo Artemisio, 1926; il cavallo e fantino sempre a Capo Artemisio, trovati rispettivamente nel '28 e nel '37 [2]; i bronzi di Riace, scoperti nel 1972; i Bronzi di Punta del Serrone, vicino il porto di Brindisi, 1992; il Satiro danzante di Mazara del Vallo, 1996; l'Atleta di Lussino ripescato nel 1999 nel mare della Croazia, non lontano dall'isola di Lussino.
  11. ^ Definizione di "acque territoriali" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [3] Url consultato il 15 luglio 2007
  12. ^ Definizione di "zona contigua" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [4] Url consultato il 15 luglio 2007
  13. ^ Definizione di "acque internazionali" o "alto mare" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [5] Url consultato il 15 luglio 2007
  14. ^ Definizione di "zona economica esclusiva" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [6] Url consultato il 15 luglio 2007
  15. ^ Definizione di "area internazionale dei fondi marini" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [7] Url consultato il 15 luglio 2007
  16. ^ Definizione di "zona archeologica" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [8] Url consultato il 15 luglio 2007
  17. ^ Vedi il testo della legge Url consultato il 15 luglio 2007
  18. ^ Vedigli articoli:
    • Articolo 23, comma 1: "Le cose indicate negli artt. 1 e 2 sono inalienabili quando appartengono allo Stato o ad altro ente o istituto pubblico."
    • Articolo 44, comma 1,: "Le cose ritrovate appartengono allo Stato."
  19. ^ Definizione di "nazionalità della nave" dal glossario di Diritto del mare sul sito della Marina Militare [9] Url consultato il 15 luglio 2007
  20. ^ Vedi articolo 35, comma 1: "È vietata l'esportazione dallo Stato delle cose indicate nell'art.1 quando presentino tale interesse che la loro esportazione costituisca un ingente danno per il patrimonio nazionale tutelato dalla presente legge."
  21. ^ a b Fonte: www.archeomedia.net Url consultato il 12 luglio 2007
  22. ^ Vedi la scheda descrittiva e la Carta dei fondali
  23. ^ a b Fonte: Morosini Nestore, Corriere della Sera La vera storia dell'Atleta di Lisippo a Fano
  24. ^ Interrogazione n. 581 presentata in data 16 novembre 2006 a iniziativa del Consigliere D'Anna - "Vicenda Lisippo" - a risposta scritta (trasformata da scritta a orale con nota n. 7985 del 22.11.2006) [10]
  25. ^ Fonte: www.cultura.marche.it - ROMA – Una delegazione per discutere del Lisippo di Fano. L'incontro si è svolto il 26 ottobre presso l'Ambasciata americana in Italia [11]
  26. ^ Fonte: www.camera.it - Interpellanza urgente 2-01666 presentata da Andrea Colasio martedì 27 settembre 2005 nella seduta n.678 [12]
  27. ^ Fonte: www.camera.it - Resoconto stenografico dell'Assemblea, Seduta n. 680 del 29/9/2005, Iniziative per ottenere la restituzione dei beni italiani acquisiti illegalmente dal Getty Museum di Malibu - n. 2-01666 [13]
  28. ^ Fonte: www.camera.it - Mozione 1-00067 per la desecretazione dell'archivio storico-diplomatico del MAE, presentata da Fabio Rampelli giovedì 30 novembre 2006 nella seduta n.080 [14]
  29. ^ (EN) Ben Macintyre, Saga of the 'stolen' gold wreath could loosen British hold on Elgin marbles in The Times, 31 marzo 2007. URL consultato il 10 luglio 2007.
  30. ^ Fonte: Men's Vogue, Nov/Dec 2006, Vol. 2, No. 3, pg. 46.
  31. ^ Fonte: http://www.atrium-media.com/rogueclassicism/Posts/00003937.html URL consultato il 14 luglio 2007
  32. ^ Fonte: "L'Italie joue le bras de fer avec le Getty Museum", di Richard Heuzé, Le Figaro, 26 dicembre 2006 URL consultato il 14 luglio 2007
  33. ^ a b Fonte: http://www.yourbrushwiththelaw.com/antiq/ArtWOJustice_I.htm
  34. ^ Fonte: LATimes.com ~ "Getty lets her take fall, ex-curator says"
  35. ^ Fonte: La lettera inviata il 20 novembre 2006 da Michael Brand a Rutelli URL consultato il 14 luglio 2007
  36. ^ Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/14/panza.shtml
  37. ^ Los Angeles, il Getty Museum restituisce quaranta opere d'arte in La Stampa, 1º agosto 2007. URL consultato il 2 agosto 2007.
  38. ^ Fonte: ANSA
  39. ^ Atleta Vittorioso: va confiscata la statua attribuita a Lisippo del Getty Museum., Corriere della Sera, 11 febbraio 2010. URL consultato il 12 febbraio 2010.
  40. ^ Lisippo conteso, il gip ordina confisca negli Usa., Il Giornale, 11 febbraio 2010. URL consultato l'11 febbraio 2010.
  41. ^ Fonte: Corriere Adriatico, 24 febbraio 1993, Vedi articolo su www.lavalledelmetauro.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

Articoli giornalistici[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 196970598