Atlante Farnese

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Coordinate: 40°51′12.16″N 14°15′01.75″E / 40.853377°N 14.250485°E40.853377; 14.250485

Atlante Farnese
Atlante Farnese
Autore ignoto
Data II secolo
Materiale marmo
Dimensioni 185 cm 
Ubicazione Museo Archeologico Nazionale, Napoli

L'Atlante Farnese è una scultura ellenistica in marmo alta 185 cm[1], databile al II secolo d.C. e custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Si tratta quasi sicuramente di una copia di un originale dal quale si sono poi ottenute diverse rappresentazioni a medesimo soggetto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La statua, appartiene al gruppo di sculture della collezione Farnese rinvenute nelle terme di Caracalla a Roma intorno al 1546 e poi trasferite a Napoli in quanto ereditate nel 1787 da Carlo III di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, ultima discendente della famiglia che ne deteneva la proprietà.

Prima del definitivo trasferimento a Napoli, la statua era in mostra nel Palazzo Farnese a Roma, assieme al restante gruppo marmoreo fino agli inizi del XVII secolo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La scultura vista da dietro

La scultura, visitabile nel salone della meridiana, all'interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raffigura Atlante affaticato nel reggere il globo sulle sue spalle.

L'Atlante Farnese possiede la più antica ed una delle più complete raffigurazioni delle costellazioni. Infatti, il 10 gennaio 2005, Bradley E. Schaefer, astrofisico della Louisiana State University a Baton Rouge in un convegno dell'American Astronomical Society tenutosi a San Diego in California[2] ha rilevato le configurazioni delle costellazioni presenti sul globo dell'Atlante Farnese ricostruendo la posizione occupata dalle costellazioni nel cielo osservate da Ipparco di Nicea, nel 129 a.C. circa. Il risultato ha evidenziato un'ottima coincidenza tra le previsioni astronomiche moderne e le posizioni rilevate dall'Atlante Farnese che lo hanno indotto a individuare nel famoso e perduto catalogo di Ipparco la fonte a cui aveva attinto lo scultore dell'epoca.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Museo Archeologico Nazionale di Napoli. URL consultato il 01 settembre 2011.
  2. ^ AAS, talk 44.02 del 10 gennaio 2005, Abstract
  3. ^ Bradley E. Schaefer. The epoch of the constellations on the Farnese Atlas and their origin in Hipparchus's lost catalogue (PDF) in Journal for the history of astronomy, XXXVI (2005), pp. 167–196 (Versione HTML) (EN) .

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La collezione Farnese, Editrice Electa (1995)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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