Atassite

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Esemplare di meteorite Chinga, un'atassite

Le atassiti sono un tipo di meteorite ferrosa che si differenzia dalle altre meteoriti di questo tipo per un alto contenuto di nichel e l'assenza delle famose bande di Widmanstätten.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Sono composte principalmente di taenite (una lega metallica di ferro e nichel), ma contengono anche plessite, troilite e microscopiche lamelle di kamacite. Le atassiti sono le meteoriti con il più alto contenuto di nichel finora scoperte: fino al 18%[1]. Questa concentrazione di nichel insolitamente elevata è la causa del mancato sviluppo delle figure di Widmanstätten: in questo caso la kamacite può essere essolversi dalla taenite solo a temperature molto basse (circa 600 °C) alle quali la diffusione è già troppo lenta.[2]

La maggior parte delle atassiti appartiene al gruppo chimico IVB delle meteoriti ferrose.

Abbondanza[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una classe di meteoriti relativamente rara: nessuna delle 50 cadute meteoritiche osservate di meteoriti ferrose appartiene a questo gruppo. Nonostante ciò Hoba, la meteorite più grande ritrovata (singolo frammento più grande), è di questo tipo.

Statua del Buddha[modifica | modifica sorgente]

Un'antica statua di Buddha recuperata per la prima volta da una spedizione nazista nel 1938 era stata scolpita nell'atassite.[3] La scoperta è opera dell'Istituto di Planetologia dell'Università di Stoccarda, che ha analizzato la statua, che ha probabilmente mille anni e pesa 10 chili, che raffigura la divinità buddista Vaisravana. Il materiale della statua appartiene probabilmente al meteorite Chinga che colpì le aree della Mongolia e della Siberia circa 15 mila anni fa. I suoi frammenti furono scoperti ufficialmente dai cercatori d'oro nel 1913 ma molto probabilmente si iniziò a raccoglierli molti secoli prima.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vagn F. Buchwald, Handbook of Iron Meteorites. University of California Press, 1975.
  2. ^ F. Heide, F. Wlotzka, Meteorites, Messengers from Space, Springer-Verlag 1995, page 143
  3. ^ Articolo online sul sito de La Repubblica.

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