Astronomia delle onde gravitazionali

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La camera di controllo dell'interferometro LIGO, specializzato nella rilevazione delle onde gravitazionali.

L'astronomia delle onde gravitazionali è una branca emergente dell'astronomia osservativa e dell'astrofisica che si propone di utilizzare le onde gravitazionali (piccole distorsioni dello spazio-tempo predette dalla teoria della relatività generale) per raccogliere dei dati osservativi riguardo a oggetti (come stelle di neutroni o buchi neri) o eventi (come le esplosioni delle supernovae) dell'universo attuale e per indagare sull'universo primordiale poco dopo il big bang.

Finora, le onde gravitazionali sono state individuate solo indirettamente, il che rende questa branca dell'astronomia più una possibilità che una realtà. Tuttavia sono operativi un discreto numero di rivelatori di onde gravitazionali, con lo scopo di rendere questo ramo astronomico una realtà concreta. Nonostante questa giovane area di ricerca sia ancora in una fase di sviluppo, la comunità astronomica confida nel fatto che questo campo evolverà rapidamente fino a diventare una componente stabile dell'astronomia multi-messenger (ovvero, che connubia l'indagine elettromagnetica a quella non strettamente tale – astronomia dei neutrini ecc. –) del XXI secolo.[1]

Questo ramo astronomico si serve come strumenti di indagine sia di apparecchiature installate sulla Terra (come il LIGO e il VIRGO) sia di strumenti spaziali (come il LISA). Ci si attende che i rivelatori terrestri siano in grado di raccogliere nuove informazioni in merito alla fase di spiraleggiamento e alla conseguente fusione di una binaria costituita da due buchi neri di massa stellare oppure da un buco nero e da una stella di neutroni (considerato uno dei meccanismi di formazione di alcuni gamma ray burst), così come ricevere segnali emessi da supernovae di tipo II o da sorgenti periodiche come le pulsar. Se si rivelasse vera l'ipotesi di alcune tipologie di transizioni di fase o esplosioni da annodamento di lunghe stringhe cosmiche avvenute nei primissimi periodi dell'universo (ad un tempo di circa 10−25 secondi), esse sarebbero allo stesso modo rilevabili.[2] Le apparecchiature spaziali sarebbero in grado di individuare invece altri oggetti come nane bianche binarie e le variabili AM CVn, e di osservare la fusione di due buchi neri supermassicci ed i piccoli oggetti (da 1 a 1000 M) che spiraleggiano al loro interno. Gli strumenti spaziali sono in grado di percepire gli stessi segnali dell'universo primordiale ricevuti dagli strumenti di terra, ma sono in grado di ricevere anche le frequenze più piccole in virtù della loro maggiore sensibilità.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Kip Thorne, Gravitational radiation, 1995. URL consultato il 28-07-2009.
  2. ^ a b C. Cutler, K. S. Thorne, An overview of gravitational wave sources, Proceedings of 16th International Conference on General Relativity and Gravitation (GR16), World Scientific; N. Bishop, S. D. Maharaj, 2002, ISBN 981-238-171-6. URL consultato il 28-07-2009..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]