Astronomia dell'ultravioletto

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La galassia spirale M81 agli ultravioletti. GALEX/NASA/JPL-Caltech.

La locuzione astronomia dell'ultravioletto si riferisce generalmente alle osservazioni condotte alle lunghezze d'onda dello spettro elettromagnetico comprese tra 10 e 320 nm: gli ultravioletti.[1] Poiché la radiazione a tali lunghezze d'onda viene totalmente assorbita dall'atmosfera terrestre, l'osservazione negli ultravioletti è possibile solamente o dall'atmosfera superiore o dallo spazio esterno, tramite l'uso di telescopi orbitanti attorno al nostro pianeta.[1]

Le osservazioni negli ultravioletti consentono di determinare composizione chimica, densità e temperature del mezzo interstellare e delle giovani stelle, molto calde; inoltre dà informazioni essenziali in merito all'evoluzione delle galassie.

L'universo osservato nell' ultravioletto è abbastanza differente da quello familiarmente osservato nel visibile.

Gran parte delle stelle sono in realtà degli oggetti relativamente freddi, che emettono gran parte della propria radiazione elettromagnetica nel visibile. La radiazione ultravioletta è invece tipica di oggetti molto più caldi, tipicamente nelle fasi iniziali e terminali della loro evoluzione.

I principali telescopi negli UV sono stati sino ad ora il Telescopio spaziale Hubble ed il FUSE, anche se sono stati lanciati altri strumenti per l'osservazione UV tramite razzi sonda e lo Space Shuttle.

Telescopi spaziali negli UV[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b A. N. Cox, Allen's Astrophysical Quantities, New York, Springer-Verlag, 2000, ISBN 0-387-98746-0.
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