Associazione dei Precari della Ricerca Italiani

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L'Associazione dei Precari della Ricerca Italiani (APRI) è un'associazione apartitica e non sindacale fra persone provenienti da tutte le diverse figure del precariato della ricerca, dai dottorandi ai ricercatori non confermati. L'obiettivo principale di APRI è l'armonizzazione del sistema di Università e Ricerca italiano agli standard dei paesi europei più avanzati.

Indice

[modifica] Storia

L'idea di un'associazione di precari nasce on-line nell'estate del 2008. Già da tempo erano stati fatti tentativi (più o meno fruttuosi) per organizzare a livello nazionale gli sforzi di protesta contro il degrado dell'università e della ricerca: uno di questi era il blog dei ricercatori precari[1] (creato nell'estate 2007), sul quale si svilupparono accese discussioni su quali dovessero essere scopi e modi delle proteste. Dopo l'insediamento del Ministro Gelmini un gruppo di frequentatori del blog aveva promosso una petizione online[2] per chiederle di mettere mano ad una rapida modifica delle procedure di reclutamento dei posti da Ricercatore Universitario. Nella petizione si chiedeva di abolire esami scritti e orali, basando la selezione solo su titoli e pubblicazioni, inoltre si chiedeva di modificare le commissioni facendo in modo che i valutatori fossero solo professori ordinari selezionati tramite sorteggio puro. La petizione riscosse un buon successo fra i ricercatori italiani ed espatriati e, attorno a questa massa critica di persone, si venne a condensare una vera e propria associazione dei precari della ricerca, l'APRI. Le proposte contenute in quella petizione furono in larga misura accolte, anche se il Governo non seppe o non volle imporre il sorteggio puro - introducendo un sistema misto di elezioni e sorteggio che non risolveva il problema - e non introducendo griglie numeriche e punteggi chiari per la valutazione delle pubblicazioni.

[modifica] Finalità

Lo scopo ultimo di APRI è l'introduzione in Italia di un sistema di università e ricerca in linea con le migliori esperienze del resto d'Europa. La presunta decadenza dell'università italiana, per colpa della sciagurata gestione politica ed accademica degli ultimi 30 anni, potrebbe essere curata, secondo APRI, solamente vincolando fortemente gli investimenti statali alla qualità della ricerca e della didattica prodotte da dipartimenti, facoltà o università. A questo si dovrebbe accompagnare una totale autonomia del reclutamento, non più deresponsabilizzato attraverso pratiche concorsuali che fino ad oggi non sono riuscite a garantire imparzialità ed equità, ma reso veramente responsabile perché chi recluta dovrebbe rendere conto della performance ex post del soggetto reclutato. Inoltre le numerose figure di ricercatore precario dovrebbero essere ridotte a una/due, con diritti paragonabili a quelli delle posizioni tenured, e con meccanismi come la tenure track che riducano i periodi di precariato in termini di durata e prospettiva.

[modifica] Note

  1. ^ Rete Nazionale Ricercatori Precari
  2. ^ Richiesta di modifica delle regole dei concorsi a ricercatore

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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