L'Aquila Calcio 1927
| L'Aquila Calcio Calcio |
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| I Rossoblù | |||
| Segni distintivi | |||
| Uniformi di gara
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| Colori sociali | |||
| Dati societari | |||
| Città | L'Aquila |
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| Paese | |||
| Confederazione | UEFA | ||
| Federazione | |||
| Campionato | Lega Pro Seconda Divisione | ||
| Fondazione | 1927 | ||
| Rifondazione | 1994 | ||
| Rifondazione | 2004 | ||
| Presidente | |||
| Allenatore | |||
| Stadio | Tommaso Fattori (10.000 posti) |
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| Sito web | www.laquilacalcio.com | ||
| Palmarès | |||
| Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio | |||
L'Aquila Calcio 1927 Srl, nota semplicemente come L'Aquila Calcio, è una società calcistica della città dell'Aquila (AQ); i suoi colori sociali sono rosso e blu ed il suo simbolo è l'aquila. Venne fondata nel 1927 ed iscritta al suo primo campionato nel 1931. Dal 1933 gioca le sue partite interne allo Stadio Tommaso Fattori, impianto capace di ospitare circa 10 000 spettatori.
Nel 1934 è stata la prima formazione abruzzese a conquistare la partecipazione al campionato di Serie B, torneo in cui annovera 3 campionati consecutivi disputati negli anni trenta. Dopo un incidente ferroviario che ha decimato la rosa e la successiva retrocessione, l'undici aquilano non è più riuscito a tornare in serie cadetta, trascorrendo numerosi campionati in serie C e molti altri tra i dilettanti. Ha subito due fallimenti, nel 1994 e nel 2004. Milita attualmente in Seconda Divisione.
[modifica] Storia
[modifica] Gli inizi del calcio aquilano
Le primissime origini del calcio aquilano si fanno risalire intorno al 1910. Il primo documento storico certificato è tuttavia una stampa datata 1915, in cui si annunciava un incontro tra due formazioni locali dell'"Aquila Foot-Ball Club".[1]
La prima società sportiva cittadina fu in ogni caso la Folgore, in cui oltre al calcio amatoriale si praticavano anche sport come sci, pugilato e tiro a segno.[1] In un quotidiano del 1926 comparve per la prima volta una "F.C. L'Aquila", mentre nel marzo 1929 fu costituita una società con il nome "Città dell'Aquila", che ebbe vita assai breve: da essa infatti scaturì la compagine del Gruppo Universitario Fascista (GUF), prima squadra cittadina iscritta (nel 1931) ad un campionato, quello di 3ª Divisione (paragonabile all'attuale campionato regionale di Eccellenza), che concluse al sesto posto. Le partite del GUF si disputavano sul campo di gioco di piazza d'Armi, privo di qualsiasi impianto, tanto che come spogliatoio si utilizzava un'abitazione privata a un centinaio di metri e per la doccia ci si serviva della fontana esterna alla casa stessa.
Negli anni successivi il GUF abbandonò completamente il calcio. La sua eredità fu presa dalla neonata A.S. L'Aquila, costituita nel 1931, con l'organico composto dai calciatori del Gruppo universitario e una dirigenza invece completamente nuova. Il presidente era Adelchi Serena, all'epoca podestà (sindaco) aquilano e in futuro ministro dei Lavori pubblici e segretario del Pnf. Il rosso e il blu erano i colori sociali, a conferma di quelli già indossati nel '26, e da allora non sono più cambiati. Dopo aver disputato il torneo di 2ª Divisione nella stagione 1931-1932, l'anno successivo la società rossoblu si iscrisse in 1ª Divisione. Dal 1933 la squadra iniziò a disputare i match casalinghi nel nuovissimo stadio XXVIII Ottobre, all'avanguardia per l'epoca, successivamente intitolato a Tommaso Fattori. Dopo il quinto posto all'esordio (1932-1933), nel 1933-1934 L'Aquila del tecnico Ottavio Barbieri (già Campione d'Italia da giocatore con la maglia del Genoa) vinse il proprio girone. Agli spareggi, L'Aquila disputò un secondo mini-raggruppamento contro Andrea Doria, Falck e Pro Gorizia, vincendo il girone e centrando la promozione in Serie B[1], prima squadra abruzzese a riuscirci.
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[modifica] La Serie B
L'esordio in cadetteria non fu facile per la società aquilana, che aveva in Giovanni Centi Colella il suo nuovo presidente. Tuttavia, nonostante l'inesperienza, al suo primo campionato nel 1934-1935 L'Aquila allenata dall'italo-ungherese Joseph Ging si piazzò al quarto posto del girone B con 32 punti, a 5 lunghezze dal Bari, vincitore del raggruppamento. Meno brillante fu il campionato successivo, nella stagione 1935-1936, il primo che prevedeva una serie B a girone unico. I rossoblu guidati da Hort nonostante i 33 punti conquistati conclusero la stagione al nono posto, centrando peraltro una tranquilla salvezza e mantenendo quindi la categoria.
[modifica] La tragedia di Contigliano e la sfida in Coppa Italia con l'Ambrosiana-Inter
La terza stagione di fila dell'Aquila in serie B (1936-1937) fu segnata irreparabilmente dalla tragedia di Contigliano, un incidente ferroviario in cui morì il tecnico aquilano Attilio Buratti e tutti i componenti della rosa rimasero gravemente feriti. La littorina sulla quale il 3 ottobre 1936 la comitiva aquilana viaggiava verso Verona, per disputare la quarta giornata di andata, centrò nei pressi del centro reatino un vagone postale partito da Terni. Illesi rimasero soltanto i calciatori Brindisi e Michetti, squalificati, e il promettente e giovanissimo portiere Gorido Stornelli, giunto in ritardo all'appuntamento. Proprio quest'ultimo, il 3 ottobre 2006, a 70 anni dalla tragedia, ha partecipato ad una messa in memoria dell'accaduto. Stornelli (scomparso il 27 dicembre 2007 all'età di 91 anni) ha svelato che il suo ritardo, cui deve la vita, fu causato dal fatto che, risiedendo egli in collegio, nessuno aveva pensato di svegliarlo in anticipo.[2]
A seguito del luttuoso evento, il Direttorio Federale della Figc propose alla società la permanenza d'ufficio in B per la stagione successiva, ma la dirigenza rifiutò, chiedendo soltanto un po' di tempo per ricostruire la squadra decimata dall'incidente[3]. La Federazione accordò la sospensione delle attività fino al 1º novembre, fissando i recuperi delle gare perse nelle successive domeniche. Inoltre, l'A.S. L'Aquila fu autorizzata a tesserare calciatori senza contratto o che ancora non avessero disputato gare di campionato di divisione nazionale nonostante il calciomercato fosse chiuso. La squadra fu affidata al tecnico ungherese Andreas Kutik, che ebbe a disposizione poco più di una dozzina di calciatori per tentare la rincorsa alla salvezza. L'obiettivo in virtù della volontà di reazione di tutto l’ambiente rossoblù pareva perfino concretarsi dopo il 2-1 inflitto al Verona allo stadio comunale. Altre energie morali provenivano dalla partecipazione alla Coppa Italia, laddove superato il turno ai danni del Parma per 1-0, gli aquilani negli ottavi sfidavano il giorno dell’Epifania 1937, a Milano la Ambrosiana-Inter di Peppino Meazza venendo sconfitti dopo un'epica partita per 4-3 meritando gli applausi a scena aperta del pubblico meneghino. Pesava sul rendimento dei rossoblù, la disputa dei recuperi di partite durante la settimana, ma, il tornante che doveva chiudere la strada della permanenza in cadetteria fu rappresentato dal discusso 1-1 interno la ProVercelli dei sette scudetti. L'Aquila totalizzando 24 punti retrocedette in Serie C. Da allora non è più riuscita a tornare in cadetteria.
[modifica] La sfida di Coppa Italia contro la Juventus e l'arrivo della Guerra
Dopo la retrocessione, il primo torneo di Serie C (1937-1938), ancora con Kutik in panchina, fu concluso dall'Aquila al secondo posto, alle spalle della Salernitana, e i rossoblu mancarono solo all'ultima giornata una nuova promozione. L'Aquila in compenso fece molta strada in Coppa Italia, competizione nella quale, dopo aver eliminato Popoli, Bagnolese, Mater Roma e Prato, si ritrovò ad affrontare nei sedicesimi di finale la titolata Juventus. La partita in gara secca si giocò in posticipo l'8 dicembre 1937 sul terreno del "Comunale" di Torino, e terminò 4-1 per i bianconeri[3]. Tuttavia, secondo i giornalisti dell'epoca, la formazione abruzzese, rimasta anche in dieci per un infortunio (non c'erano sostituzioni), giocò un'ottima partita e poté recriminare anche per un rigore non concesso dall'arbitro. Addirittura i rossoblu andarono in vantaggio al 5' con Battioni, ma nel secondo tempo una doppietta di Borel II al 47' e al 62' (il primo su rigore) e poi i gol di Monti (76') e Dante (80') fecero pendere la bilancia in favore dei più blasonati bianconeri[4]. La Juventus vinse poi il trofeo.
Successivamente, L'Aquila giocò altri cinque tornei in terza serie, alternando annate positive ad altre più anonime. Nel 1938-1939, in particolare, la squadra rossoblu fu caratterizzata dalla più alta presenza di calciatori locali, sette. Per qualche stagione ancora si riuscì a giocare senza il timore della seconda guerra mondiale, anche se alcuni calciatori furono chiamati alle armi, mentre spesso erano i militari a rimpolpare le rose. Nell'ultimo campionato che si disputò a guerra in corso, nel 1942-1943, L'Aquila arrivò penultima con una squadra di giovani locali (tra questi il talentino Italo Acconcia). Dopodiché, gli eventi bellici posero fine a tutte le attività sportive.
[modifica] Il dopoguerra
Nell'ottobre del 1943 fu fondata la "Sportiva L'Aquila 1944", così chiamata dall'anno in cui avrebbe ripreso le attività. Guidata dal tecnico Pietro Piselli, partecipò alla Serie C del Campionato nazionale misto, arrivando in quarta posizione. L'anno successivo, il 1945-1946 L'Aquila arrivò sesta, e in quella stagione si misero in luce definitivamente tre giovani talenti rossoblu, Acconcia, Leonzio e Masci, ceduti per far cassa e ripianare il deficit in bilancio tra le vibranti proteste dei tifosi aquilani.
L'attività continuò tra alti e bassi a causa delle ristrettezze economiche. Nel 1948-1949 L'Aquila arrivò a pari punti con la Jesina in testa alla classifica, ma la formazione rossoblu fu sconfitta per 3-1 nello spareggio giocato a Foligno. Successivamente L'Aquila giocò in Promozione ed in IV serie. Tra i trascinatori di quegli anni, il centrocampista triestino Aldo Di Bitonto, per sette stagioni in rossoblu e capitano di lungo corso. In quegli anni, la dirigenza guidata dal presidente Antonio Cicchetti, e dal suo vice Lorenzo Natali, rivoluzionava di anno in anno la squadra, ma questa strategia non portò molto frutto. Nel campionato 1954-1955 ci fu l'esordio dell'aquilano Angelo Caroli, che qualche anno più tardi andrà a giocare addirittura con la Juventus.
Dopo due settimi posti sempre in IV Serie, le continue ingerenze tecniche del presidente (in una gara pretese di stilare la formazione) portarono alla sua cacciata e all'inizio dell'era di Euro Barattelli, che verrà ricordato come uno dei dirigenti più attenti alla gestione economica del sodalizio. Il primo campionato della sua presidenza si concluse ad un solo punto dal Cosenza vincitore, ma la "promozione" arrivò lo stesso: a seguito della riorganizzazione dei campionati, infatti, L'Aquila fu ammessa nel 1958-1959 al girone C della nuova serie C[5].
[modifica] Gli anni sessanta e settanta
Per un intero decennio L'Aquila continuò a disputare la terza serie nazionale, senza mai centrare piazzamenti di vertice ma senza anche mettere mai in pericolo la permanenza nella categoria. Tra i tecnici vanno ricordati Arnaldo Leonzio e Aroldo Collesi, in campo invece si mise in luce Guido Attardi, figura storica del calcio aquilano. Attardi successivamente diventò allenatore di buon successo, anche se curiosamente non riuscì mai ad imporsi alla guida della squadra della sua città. Allenò comunque per molte stagioni in Serie C; in particolare, in uno dei suoi nove anni trascorsi alla Lodigiani, rigenerò da una crisi profonda il futuro Campione del Mondo Luca Toni, che ancora oggi lo considera "l'allenatore decisivo" della sua carriera. Intanto era finita l'era di Euro Barattelli. Presidente fu eletto Ubaldo Lopardi, che esordì con un nono posto nel 1964/1965. Dopo altri campionati interlocutori, nel 1968-1969 L'Aquila retrocesse amaramente in Serie D all'ultimo posto, con appena 25 punti. Una stagione cominciata male, con problemi societari e rivoluzioni tecniche, e finita anche peggio. Dovranno passare dieci anni prima di rivedere i rossoblu in terza serie.
Gli anni settanta furono contrassegnati dalla disperata rincorsa ad una promozione che sembrava non dover arrivare mai. Nel 1969-1970 L'Aquila chiuse al terzo posto. Sesto posto nel 1971-1972, nel primo campionato del presidente Ermenegildo Di Felice; ancora terza posizione l'anno successivo. Furono stagioni difficili, a causa della crisi economica che imponeva di tirare la cinghia e portò negli anni immediatamente successivi a campionati di minor profilo. La sospirata promozione fu tuttavia centrata nella stagione 1978-1979, giudicata come una delle più belle annate rossoblu del dopoguerra. Giunta seconda a pari punti con l'Avigliano, L'Aquila del presidente Tonino Angelini affrontò e batté la squadra lucana in uno spareggio a Cassino rimasto celebre, e terminato 2-0 per gli aquilani, con una doppietta del bomber Militello. La serie C era finalmente raggiunta, ma la festa aquilana fu rovinata dalla notizia della morte, in un incidente stradale a Sulmona, di quattro tifosi che andavano ad assistere allo spareggio[6]: Paolo Centi, Maurizio Climastone, Carlo Dionisi e Carlo Risdonne. Nel 1979-1980, al primo campionato di Serie C2, girone C, L'Aquila si piazzò all'ottavo posto, dopo un ottimo girone di andata ed un pessimo girone di ritorno.
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[modifica] Il ritorno tra i dilettanti
Nel 1980-1981, L'Aquila si presentò al suo secondo torneo di Serie C2 con una formazione poco competitiva. Per di più, la situazione venne complicata dai continui cambi in panchina, ma nonostante questo si arrivò comunque a conquistare la salvezza. Risultato non ripetuto la stagione successiva: nel 1981-1982 infatti i rossoblu arrivarono penultimi e retrocessero in Interregionale. Cominciò così un periodo tormentato, in cui la formazione aquilana tentò disperatamente di tornare ancora in terza serie, ma senza riuscirci. Fu un periodo di continui ribaltoni tecnici e societari; l'unico elemento di continuità può essere identificato in Valdo Cherubini, che arrivò in quegli anni a tagliare il traguardo delle 400 presenze con la camiseta rossoblu.[7]
La D riservò sempre soddisfazioni a metà. Nel 1982-1983, la squadra guidata da mister Carlo Florimbi si classificò al secondo posto, alle spalle della Lodigiani allenata da una vecchia conoscenza, Guido Attardi. Un gradino più in basso, al terzo posto, arrivò la stagione successiva, con Nazzareno Cerusico in panchina. Dopo un'annata-no a metà classifica, si tornò a lottare per il vertice nel 1986-1987, con un piazzamento in terza posizione a pari merito con il Castel di Sangro, presidente Paolo Valentini. Dopo un altro quarto posto, con il presidente Franco Di Fabio e l'allenatore Feliciano Orazi nel 1988-1989 L'Aquila arrivò a soli due punti dalla promozione, giungendo seconda dietro l'Ostia Mare. Risultato non ripetuto l'anno successivo, in cui gli aquilani precipitarono in ottava posizione.
[modifica] L'era Circi
Il campionato 1990-1991 è il primo con l'imprenditore romano Antonio Circi al timone della società; L'Aquila, allenata da Federico Caputi, giunge in terza posizione. Nei due campionati successivi, la formazione rossoblu si classifica per due volte consecutive al primo posto del girone F di serie D, ma paradossalmente non riesce a centrare la promozione sul campo: nel 1991-1992 gli aquilani allenati da Leonardo Acori arrivano a pari merito con l'Acilia, la battono nello spareggio per la vittoria del girone, ma poi vengono sconfitti (0-2 e 1-1, nel ritorno il Fattori fa registrare la capienza record di 12 000 spettatori) nel doppio confronto per la promozione con il Gualdo[8]. L'anno dopo, 1992-1993, l'undici di Massimiliano Cherri perde ancora lo spareggio decisivo, stavolta contro la Torres di Sassari, nonostante i 6 000 tifosi giunti dal capoluogo a gremire gli spalti dello stadio Flaminio[8].
Sembra una maledizione, ma la promozione arriva lo stesso, grazie ad un ripescaggio per meriti sportivi. Il primo campionato in serie C2 1993-1994 è concluso al sesto posto, dopo la successione in panchina di Alfredo Ballarò, Bruno Nobili e l'ex bandiera Valdo Cherubini. L'estate successiva arriva tuttavia una terribile doccia fredda per i tifosi aquilani: la società, affossata dai debiti, viene radiata dal campionato e ai rossoblu non resta che ripartire dall'Eccellenza con un nuovo sodalizio tutto aquilano[8].
[modifica] La promozione dei record
La neo costituita A.S. L'Aquila giunge terza al suo primo campionato di Eccellenza, nel 1994-1995, con Antonello Bernardi come presidente e l'ex calciatore rossoblu Pietro Ferzoco in panchina. Nella stagione successiva L'Aquila torna in serie D grazie alla fusione con il Paganica Calcio[3], club di una frazione cittadina giunto sotto la presidenza di Eliseo Iannini alle soglie dei play-off per la serie C. La stagione 1995-1996 si chiude con un deludente ottavo posto per la neonata Vis L'Aquila, nonostante i ripetuti cambiamenti di panchina, effettuati dal presidente Gabriele Valentini, tra Bruno Nobili, Fabrizio Scarsella e Silvio Paolucci, quest'ultimo allenatore-giocatore. Poco meglio va l'anno successivo, il 1996-1997, quando i rossoblu arrivano al quinto posto trascinati in campo da Francesco Fonte e guidati in panchina da Angelo Crialesi, anch'egli ex calciatore aquilano, subentrato a Eugenio Natale dopo una massiccia rivoluzione tecnica invernale operata dalla dirigenza.
La stagione 1997-1998 entra invece di diritto nella storia del calcio aquilano, perché vede la formazione abruzzese vincere per la prima volta un campionato in senso assoluto, conquistando la promozione alla serie superiore sul campo e non grazie a spareggi o ripescaggi. Partita a fari spenti, la formazione allenata da Stefano Sanderra comincia ben presto un serrato duello in vetta con due "corazzate", la Sambenedettese, che poi resta indietro, e soprattutto il Rieti, che solo all'ultima giornata è costretto a cedere il passo ai rossoblu, giungendo secondo a un solo punto dagli aquilani. La quota di 74 punti raggiunta quell'anno ad oggi è la più alta mai realizzata dall'Aquila Calcio in tutta la sua storia.
[modifica] Il primo campionato di C1
Il primo campionato tra i professionisti dopo oltre quindici anni, quello del 1998-1999, vede la formazione aquilana classificarsi al sesto posto nel girone C di C2, a due sole lunghezze dalla qualificazione agli spareggi promozione, persi all'ultima giornata a vantaggio della Turris. L'annata è caratterizzata da ottime prestazioni all'inizio e alla fine del campionato, rese vane da un rendimento mediocre nella parte centrale del torneo, in cui i rossoblu collezionano una lunga serie di pareggi, perdendo terreno dalle posizioni di testa. La stagione è anche caratterizzata dal passaggio del timone del sodalizio da Valentini all'imprenditore calabrese Michele Passarelli.
L'anno successivo, 1999-2000 il campionato dell'Aquila è molto migliore, e la squadra stazione in zona play-off praticamente per tutta la stagione regolare, che conclude al secondo posto sempre nel girone C. Agli spareggi, il cammino rossoblu è inarrestabile: in semifinale viene inflitto un doppio 3-1 al Fasano e nella finalissima contro l'Acireale, giocata al Partenio di Avellino finisce 0-0 dopo 120' ed un rigore parato dal portiere aquilano Sansonetti. In virtù del miglior piazzamento in classifica rispetto ai siciliani, L'Aquila è promossa in C1.
Nonostante sia una matricola, nel 2000-2001 la società aquilana progetta una stagione ad alta quota. Viene ingaggiato un allenatore dal celebre passato come Paolo Stringara, e con lui arrivano numerosi giocatori di categoria che fanno pensare ad un campionato da primissimi posti. La prima parte dell'annata mantiene le promesse: L'Aquila (davanti a 8 000 spettatori) batte al Fattori il Palermo grande favorito con una rete di Gabriele Grossi, e poi conclude il girone di andata in prima posizione. Nel ritorno il giocattolo si rompe: i rossoblu inanellano prestazioni e risultati negativi, e a fine stagione la squadra si piazza a centro classifica, ben lontana da quegli spareggi a lungo sognati. È un disastro tecnico ma soprattutto economico: zavorrata dagli ingaggi dei giocatori più blasonati, la società entra in uno stato di crisi finanziaria che la porterà inevitabilmente al fallimento solo qualche anno più tardi.
[modifica] Il secondo fallimento
La stagione 2001-2002 si apre con il varo (rimasto solo sulla carta) del "progetto-giovani" per contenere i costi; in ritiro, agli ordini del tecnico Gabriele Morganti, vanno addirittura 50 calciatori, ma l'inizio è subito in salita: dopo due punti in sette gare, il posto in panchina viene preso dal suo vice, Augusto Gentilini, il quale nonostante l'handicap in classifica unitamente ai calciatori riesce a centrare la salvezza diretta. In questa stagione, tra l'altro, L'Aquila disputa la prima partita internazionale della sua storia, andando a giocare in Libia un'amichevole contro l'Al Ittihad di Tripoli, squadra di Al-Sa'adi Gheddafi, nell'ottica di un tentativo (poi fallito) di collaborazione tecnica tra il presidente aquilano Passarelli (impegnato in Libia con la sua azienda) e il figlio del leader libico. Allo Stadio 11 giugno di Tripoli, davanti a 30 000 spettatori i rossoblu si impongono per 4-1, sostenuti anche dal tifo dei sostenitore dell'Al Ahly, altro club calcistico i cui tifosi sono acerrimi rivali di quelli dell'Ittihad.
Una salvezza a partire da condizioni ancor più difficili viene centrata nella stagione successiva: rimasta a lungo all'ultimo posto, con una società allo sbando a causa dei debiti e più di dieci mensilità non pagate ai calciatori, la squadra rossoblu con una serie positiva nel finale aggancia i play-out e mantiene la categoria, battendo agli spareggi il Paternò. Una larga fetta di merito per l'impresa va ascritta al tecnico Gentilini, sostituito nella parte centrale del campionato da Bruno Giordano e poi richiamato visti gli esiti non felici della sua cacciata.
L'estate 2003 è un periodo di aspre battaglie legali per la difesa della C1 così strenuamente mantenuta sul campo. La Figc cancella L'Aquila dal campionato, ma il sodalizio rossoblu alla fine viene riammesso dall'arbitrato del CONI. La rosa viene allestita in fretta e furia dal nuovo presidente, l'imprenditore aquilano Eliseo Iannini, e sostenuta dai tifosi con oltre mille abbonamenti. La stagione 2003-2004 tuttavia passerà alla storia come la peggiore finora mai disputata dall'Aquila Calcio nella sua storia. A Gentilini non riesce la terza impresa di fila, i rossoblu arrivano ultimi con la miseria di 13 punti. Dopo la retrocessione non si trova chi iscriva la società alla C2, sicché il sodalizio, da tempo in liquidazione, viene radiato e qualche mese più tardi dichiarato fallito. È la seconda cancellazione in un solo decennio.
[modifica] Il quinquennio in Eccellenza
Per la prima volta nella stagione 2004-2005 nessuna società con i colori e con il nome del capoluogo abruzzese è iscritta ai campionati federali. Alla lacuna si pone parzialmente rimedio tramite un accordo tra l'amministrazione comunale e Pasquale Specchioli, presidente del Montereale Calcio, club di un comune della provincia aquilana disputante l'Eccellenza regionale. Il sodalizio abbandona i colori arancio e verde, cominciando ad utilizzare maglie rossoblu, ed al termine della stagione muta denominazione sociale, diventando A.S.D. L'Aquila Calcio Real, suffisso quest'ultimo omaggiante alla società d'origine ma mai digerito dalla piazza aquilana.
L'annata 2005-2006 è divisa sostanzialmente in due parti: nel girone di andata fallisce il progetto di Specchioli e dei tecnici Mazza e Barbanti di disputare un campionato di vertice e L'Aquila precipita ai margini della zona play-out. A quel punto avviene una svolta societaria, con l'arrivo alla presidenza dell'imprenditore romano Massimo Severoni. Con una rivoluzione tecnica compiuta dal nuovo direttore generale Claudio Gabrielli (tornato nel capoluogo dopo l'esperienza da ds durante gli anni di Circi), la squadra, affidata al tecnico (ed ex calciatore rossoblu) Francesco Montarani, comincia una disperata rincorsa centrando una vittoria dopo l'altra, e termina la stagione ad un solo punto dalla qualificazione ai play off per la promozione in serie D.
La stagione 2006-2007 si apre con l'ambizione dichiarata della società di dominare il campionato, ma le promesse vengono presto disattese. La rosa, periodicamente rivoluzionata, passa da Piero Di Iorio ancora a Montarani e quindi a Susini, e L'Aquila termina la deludente stagione ancora fuori dalla zona play off. Contemporaneamente, la società viene ceduta da Severoni ad Alfredo D'Urbano, fino a rimanere senza presidente e senza un convincente assetto strategico, situazione che mette in pericolo nuovamente il futuro del calcio aquilano.
Unica piccola soddisfazione dell'annata, la vittoria in Coppa Italia Dilettanti Abruzzo: è il primo trofeo (escluse le promozioni) in ottant'anni di storia di calcio aquilano. I rossoblu vengono poi eliminati nei quarti di finale della fase nazionale dal Castelsardo (2-0 e 1-4), precludendosi la possibilità di raggiungere l'agognata serie D.
La stagione successiva è una nuova delusione. Si comincia con una società completamente rinnovata, di cui diviene presidente l'imprenditore aquilano Elio Gizzi. La rosa e lo staff tecnico vengono nuovamente rivoluzionati, con il tecnico Tonino Torti a guidare una squadra con due sole conferme. La prima parte del torneo vede L'Aquila per l'ennesima volta partire con il freno a mano tirato, lontana dal primo posto anche dopo il ribaltone tecnico con l'arrivo dell'allenatore Carmine Troise al posto di Torti. A dicembre il sodalizio festeggia in una semplice cerimonia i suoi ottant'anni di storia sportiva, mentre il 2008 si apre con la seconda finale consecutiva centrata di Coppa Italia d'Eccellenza Abruzzo. I rossoblu, battuti dall'Atessa, non riescono tuttavia a bissare il successo della stagione precedente e a farne le spese è il tecnico Troise, sostituito dal cavallo di ritorno Torti. La conclusione del campionato al terzo posto (a pari punti con il Notaresco), sebbene costituisca il miglior piazzamento dal ritorno in Eccellenza, non consente di disputare gli spareggi regionali: il divario di 12 punti spedisce come da regolamento il Casoli secondo classificato direttamente alla fase nazionale e per L'Aquila il salto di categoria viene rimandato per l'ennesima volta.
L'annata 2008-2009 si apre con alcune novità societarie. Al presidente Elio Gizzi si affiancano infatti il direttore generale Angelo Prospero (già allenatore del Paganica Calcio che donò il titolo all'Aquila) e il responsabile dell'area tecnica Ercole Di Nicola. La squadra parte bene ma poi perde contatto dal primo posto. A farne le spese è il tecnico Domenico Di Pietro, sostituito dallo stesso Prospero. L'Aquila si classifica per il terzo anno consecutivo alla finale di Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, che conquista per la seconda volta battendo il Miglianico, principale antagonista anche in campionato. A due giornate dal termine, le squadre sono appaiate in vetta a 64 punti. Impossibilitata a giocare le ultime due gare dopo il terremoto del 2009, la formazione rossoblu viene promossa d'ufficio dalla Lega Nazionale Dilettanti in Serie D.
[modifica] L'annata in serie D e il ritorno tra i "pro"
Al ritorno in quarta serie, il campionato in cui vanta più partecipazioni nella sua storia, L'Aquila riesce a ripartire nonostante le difficoltà logistiche causate dal dopo-sisma e attrezza una squadra capace di portarsi tra le prime per una buona metà del torneo, anche se non riesce a mantenere la vetta, che conquista e perde più di una volta. Nel finale, in vistoso calo atletico, cede il primato al Chieti e nell'ultima giornata precipita addirittura al quarto posto.
Ciononostante la promozione arriva lo stesso, grazie a un ripescaggio, che riporta L'Aquila tra i professionisti dopo sei anni, sia pure giocando spesso nella spettrale cornice di un Fattori semideserto nel mezzo di una città devastata. La squadra, affidata dapprima a Leonardo Bitetto e nel finale di stagione a Maurizio Ianni, centra l'ingresso nei playoff ma viene sconfitta dal Prato con un gol al 100' minuto.
[modifica] Cronistoria
| Cronistoria dell'Aquila Calcio 1927 | ||
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[modifica] Piazzamenti recenti
| Stagione | Serie | Pos | Pt | G | V | N | P | GF | GS | Note |
| 1999-2000 | C2 | 2ª | 58 | 34 | 15 | 13 | 6 | 36 | 25 | |
| 2000-2001 | C1 | 9ª | 46 | 34 | 13 | 7 | 14 | 37 | 35 | |
| 2001-2002 | C1 | 13ª | 43 | 34 | 11 | 10 | 13 | 31 | 45 | |
| 2002-2003 | C1 | 17ª | 33 | 34 | 8 | 9 | 17 | 30 | 53 | |
| 2003-2004 | C1 | 18ª | 13 | 34 | 2 | 7 | 25 | 26 | 52 | |
| 2004-2005 | Ecc. | 14ª | 40 | 34 | 8 | 16 | 10 | 31 | 36 | [9] |
| 2005-2006 | Ecc. | 6ª | 58 | 34 | 16 | 10 | 8 | 45 | 23 | |
| 2006-2007 | Ecc. | 7ª | 50 | 34 | 14 | 8 | 12 | 37 | 35 | |
| 2007-2008 | Ecc. | 3ª | 57 | 34 | 16 | 9 | 9 | 52 | 35 | |
| 2008-2009 | Ecc. | 2ª | 64 | 34[10] | 19 | 7 | 8 | 48 | 33 | |
| 2009-2010 | D | 4ª | 61 | 34 | 18 | 7 | 9 | 52 | 28 | |
| 2010-2011 | SD | 4ª | 49 | 30 | 15 | 4 | 11 | 30 | 27 | |
| 2011-2012 | SD | - | - | - | - | - | - | - | - |
Pos = Posizione in Classifica; G = Partite giocate; V = Partite vinte; N = Partite pareggiate; P = Partite perse; GF = Gol fatti; GS = Gol subiti; Pt = Punti; Note = Note di precisazione
[modifica] Organigramma 2011/2012
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[modifica] La maglia rossoblù
[modifica] Colori sociali
Inizialmente la tenuta di gioco fu rossoblu a scacchi. La stoffa fu acquistata a Pescara ed era l'ultimo colore rimasto al venditore. Quando i giocatori aquilani entrarono per la prima volta in campo con quella divisa, furono accolti da una risata da parte degli spettatori. Si decise allora di sostituirla con una maglia bianconera e calzoncini neri.
Successivamente si giocò anche con una maglia azzurra con collo sollevato con cordoncino e un'aquila nera col fascio littorio tra gli artigli. Infine, con l'arrivo del prof. Rusconi di Bologna, prima portiere poi cardiologo nell'ospedale cittadino, si tornò ad indossare il rossoblu, stavolta a strisce, forse anche in onore della città felsinea.
[modifica] Magliette da gioco
[modifica] Prima maglia
Nel corso della storia aquilana le tenute da gioco casalinghe non si sono mai discostate dal rossoblu classico, seppur con variazioni soprattutto nella larghezza delle strisce, comparse per la prima volta nel 1936. Tradizionalmente abbastanza strette (quasi sempre cinque di colore blu e quattro di colore rosso per lato), talvolta allargate fino a diventare vere e proprie bande o addirittura a dividere la maglia in due sole metà. Calzoncini e calzettoni sono stati quasi sempre di colore blu o in alternativa bianchi, solo raramente di colore rosso.
[modifica] Seconda e terza maglia
La divisa da trasferta invece è stata nelle gran parte delle stagioni di colore bianco, con calzoncini e calzettoni bianchi o talvolta blu e rifiniture rossoblu ai bordi, bande verticale oppure orizzontale, piccoli scacchi e così via. La terza maglia nei pochi anni in cui è comparsa è stata sempre di colore giallo, sempre con rifiniture rossoblu. In un caso, nel 2000 si ricorda una curiosa maglia celeste chiaro.
[modifica] Simbolo societario
Sin dai primordi, in evidente richiamo al nome della città, lo stemma societario è stato identificato con un'aquila. Con il succedersi delle stagioni e delle gestioni societarie di volta in volta lo stilema del rapace è stato rielaborato in modo diverso e soprattutto negli anni novanta e dal 2000 in poi lo scudo societario è cambiato quasi ogni anno, rendendo impossibile l'identificazione del sodalizio con uno stemma univoco.
I simboli che vantano un'anzianità maggiore di presenza sulle magliette rossoblu appartengono proprio alle due differenti aquilane società radiate e fallite negli ultimi anni. Il primo in ordine cronologico è il simbolo della Fc L'Aquila (che presenta un rapace blu stilizzato, di profilo e ad ali spiegate), usato dal 1991 al 1994. Il secondo è il simbolo della L'Aquila Calcio Spa, usato dal 1999 al 2003, con un rapace in picchiata con un profilo stilizzato del Gran Sasso alle spalle. In questo scudo non c'era l'Aquila reale, che è presente nei territori attorno alla città, bensì l'Aquila di mare testabianca simbolo degli Stati Uniti. È questo (ad oggi) l'unico simbolo dell'Aquila Calcio depositato presso l'Ufficio italiano marchi e brevetti (Uibm)[11] e tra i tifosi aquilani è sicuramente il più diffuso e amato (nonostante la sua particolarità), visto che è legato all'epoca della promozione in serie C1 e della conquista del titolo platonico di Campioni d'Inverno in quella categoria.
Dal 2003 al 2007 lo stemma è cambiato ogni anno al cambiare della leadership del sodalizio. In particolare, nel 2003 L'Aquila ha giocato con lo stemma civico dell'amministrazione comunale sulle maglie, mentre nel 2005 è stato adottato uno scudo disegnato su indicazione della tifoseria aquilana, anche se modificato con l'aggiunta della scritta Real, poco gradita ai sostenitori rossoblu. Dal 2007, con l'arrivo del nuovo presidente Elio Gizzi, lo stemma (rinnovato con un circolo blu e quarti bianchi e rossi dietro un'aquila blu con la testa bianca) non è più cambiato.
[modifica] Gli sponsor
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[modifica] Rosa 2011/2012
Tratta dal sito ufficiale dell'Aquila Calcio, la rosa è aggiornata al 14 febbraio 2012.
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[modifica] Lo stadio
| Per approfondire, vedi la voce Stadio Tommaso Fattori. |
L'impianto fu progettato nel 1929 dall'architetto milanese Paolo Vietti-Violi, mentre i lavori di costruzione furono diretti dall'architetto Mario Gioia e dall'ingegner Gaetano Lisio. Lo stadio entrò in funzione nel 1933, e all'epoca era la migliore struttura sportiva nazionale. Il costo per la costruzione dell'intero impianto ammontava a circa 6 milioni di lire dell'epoca.
Dal 2000 è iniziata l'opera di costruzione di una semicurva aggiuntiva nel lato che ne era sprovvisto, per poter ospitare i tifosi ospiti. Dopo l'avvio dei lavori e la loro cessazione per problemi finanziari della ditta costruttrice, al momento il destino della nuova struttura (di cui resta solo lo scheletro) è in bilico.
[modifica] Squadre celebri del passato
Portieri
Difensori
Giuseppe Agosto
Alessandro Cagnale
Marco Desideri
Francesco D'Angelosante
Cristian Galliano
Maurizio Ianni
Gian Luca Pacioni
Stefano Tomasettig
Centrocampisti
Cristian Becchetti
Domenico Dalmazio
Rosalbino De Marco
Simone Di Legge
Carmine Di Napoli
Luca Galuppi
Aldo Sanchez
Ivan Timeus
Attaccanti
Allenatore
[modifica] Giocatori
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Calciatori dell'Aquila Calcio 1927. |
[modifica] Allenatori
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Allenatori dell'Aquila Calcio 1927. |
[modifica] Titoli
[modifica] Trofei principali
[modifica] Promozioni
- Promozioni in Serie B (1): 1933-34
- Promozioni in Serie C1 (1): 1999-00
- Promozioni in Serie C (1): 1957-1958
[modifica] Campionati disputati
In 80 stagioni sportive a partire dall'esordio in Seconda Divisione nel 1931-1932.
[modifica] Campionati nazionali
| Categoria | Partecipazioni | Debutto | Ultima stagione |
|---|---|---|---|
B |
3 | 1934-1935 | 1936-1937 |
C |
34 | 1932-1933 | 2011-2012 |
D |
35 | 1948-1949 | 2009-2010 |
In 72 stagioni sportive disputate a livello nazionale a partire dall'esordio in Serie C, compresi 4 campionati di Serie C1 e 8 campionati di Serie C2/Lega Pro Seconda Divisione. Sono escluse le stagioni 1931/1932, 1994/1995 e il periodo tra il 2004 ed il 2009, nelle quali L'Aquila partecipò ai massimi tornei del Comitato Regionale Abruzzese.
[modifica] Campionati regionali
- 6 campionati di Eccellenza Abruzzo (1 dei quali come Montereale)
- 1 campionato di Seconda Divisione Abruzzo
- 1 campionato di serie mista C Abruzzo
[modifica] Tifosi
I primi gruppi di tifo organizzato nel capoluogo abruzzese cominciarono ad apparire verso la fine degli anni sessanta: Commandos Tigre, Fedelisimi, Commandos Rossoblù, Boys e altri ancora si avvicendarono fino al 1978, anno di nascita dei Red Blue Eagles L'Aquila, il gruppo più antico e numeroso tra quelli che ancora oggi sostengono L'Aquila Calcio. Al 1990 risale invece la formazione di un altro gruppo, quello del N.a.m., sigla che sta per "Nucleo anti Marsica", dal nome della zona della provincia aquilana che ospita la città di Avezzano, con la cui tifoseria c'è stata spesso una rivalità asperrima.
A partire dal 1998, anno del ritorno dell'Aquila tra i professionisti, sono nati molti nuovi gruppi organizzati, la maggior parte dei quali però è scomparsa nel giro di poche stagioni. Oggi, infatti, Torcida rossoblù, I peggiori, La banda dello Sciamano e 721 s.l.m. non sono più presenti in curva Sud. L'unico gruppo di origine recente rimasto in vita per un periodo significativo è quello dei Viking L'Aquila, che si è formato nel 2000 per sciogliersi nel marzo 2007. Successivamente, il 21 marzo 2009, dopo 19 anni di storia si è sciolto anche il N.a.m.
Recentemente i Red Blue Eagles, che dopo trentatré anni continuano a rimanere al seguito dei colori rossoblu, sono stati affiancati dal nuovo gruppo Novantanove, gruppo nato dalle ceneri dei nam l'aquila
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Rivalità
Pescara
Avezzano
Sulmona
Teramo
Pro Vasto
Lanciano
Messina
Celano Marsica
Francavilla
Sambenedettese
[modifica] Note
- ^ a b c Sito ufficiale dell'Aquila Calcio
- ^ Il racconto della tragedia di Contigliano ad opera di Gorido Stornelli riproposto in un articolo nel giorno della sua scomparsa
- ^ a b c Sito ufficiale dell'Aquila Calcio Anni 30
- ^ Il Littoriale, 1937 XI (9/12/1937), fascicolo 301
- ^ Sito ufficiale dell'Aquila Calcio Anni 50
- ^ Sito ufficiale dell'Aquila Calcio Anni 70
- ^ Sito ufficiale dell'Aquila Calcio Anni 80
- ^ a b c Sito ufficiale dell'Aquila Calcio Anni 90
- ^ Campionato disputato come Montereale Calcio
- ^ esentata dalle ultime due partite, che perde 3-0 a tavolino
- ^ Depositato il 2 agosto 2000, registrato il 14 luglio 2004 con codice 0000933813
[modifica] Bibliografia
- Luigi Braccili, Piccola storia del calcio abruzzese, Studio Bibliografico Polla, 1993
- Dante Capaldi, L'Aquila Calcio, 70 anni di storia rossoblù, Centro Celestiniano Edizioni, 1999
- Dante Capaldi, Sì, sì, sì, torniamo in serie «C», 1979
- Domenico Chiodi, Storia del calcio aquilano, Editrice Futura, 1999
- Gianni Lussoso, Calcio di casa nostra, Editrice Gira, 1974
- Enrico Cavalli, "Diario Rossoblu-Aquilano, 2003-2008", Biemme, 2008.
- Enrico Cavalli, "Le Origini Sociali dello Sport e del Calcio Aquilano, Biemme, 2011.
