Associazione Sportiva Dilettantistica Castel di Sangro
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| Segni distintivi | |||
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| Uniformi di gara
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| Colori sociali: | |||
| Dati societari | |||
| Città: | Castel di Sangro (AQ) | ||
| Paese: | |||
| Confederazione: | UEFA | ||
| Federazione: | |||
| Campionato: | Eccellenza | ||
| Fondazione: | 1953 | ||
| Rifondazione: | 2005 | ||
| Presidente: | Giuseppe Santostefano | ||
| Stadio: | Teofilo Patini (7.220 posti) |
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| Sito web: | www.asdcasteldisangro.it | ||
| Palmarès | |||
| Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio | |||
L'Associazione Sportiva Dilettantistica Castel di Sangro è una società calcistica di Castel di Sangro (AQ).
Il Castel di Sangro - soprannominato semplicemente "Il Castello" - nel 1996 conquistò una "miracolosa" promozione in Serie B dove partecipò a due campionati: 1996/97 e 1997/98. Artefice fu l'allora presidente Gabriele Gravina che, dalla seconda categoria, con l'aiuto di giocatori di ottimo livello riuscì gradualmente a scalare tutte le classifiche, non retrocedendo mai, fino al raggiungimento della Serie B (primato assoluto per una cittadina di appena 5.500 abitanti).
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Gli inizi
L'abitato di Castel di Sangro subì gravi distruzioni ad opera di americani e tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Al termine della guerra, un parroco, Don Arbete, organizzò una squadra calcistica per aiutare la ripresa della comunità. I materiali erano davvero scarsi, tanto che i giocatori erano costretti ad utilizzare una palla formata da calzini e spago. Vinsero una prima partita contro un paese vicino, continuando però a giocare in maniera non ufficiale. Dal 1953 (anno impresso sul gagliardetto giallorosso) il Castel di Sangro, allora chiamato Polisportiva CEP (Centro di Educazione Popolare) diventa una realtà del calcio italiano, iscrivendosi al campionato minore: la Terza Categoria.
[modifica] L'ascesa verso la Serie B
Soltanto dopo 30 anni di tentativi i giallorossi riuscirono a conquistare la promozione in Seconda Categoria. Inizia così la "favola" del Castel di Sangro, culminata con la promozione in Serie B nel 1996.
Lo stadio, non regolamentare, non era dotato di tribune: si assisteva alla partita dietro la rete che delimitava il terreno di gioco. In quell'anno un gruppo di imprenditori, tra cui l'allora sindaco Siro Pietro Gargano, Gabriele Gravina e il "patron" pugliese Pietro Rezza, decise di investire nel fenomeno calcio nella cittadina sangrina.
Al termine del primo anno della nuova gestione (1982-83) il Castel di Sangro viene sùbito promosso dalla Seconda alla Prima Categoria. Nel primo anno di 1ª categoria (1983-84) l'allenatore è Giuseppe D'Elia. Nonostante gli sforzi, la squadra non va al di là del secondo posto ed è costretta a rimandare la scalata alla "Promozione". Determinato a farcela, Gravina mette Niccolò Stella alla guida della squadra, acquista nuovi giocatori e guadagna l'accesso in "Promozione" (1984-85).
La stagione successiva (1985-86) il Castello, ora allenato da Guido Colangelo e Bruno Pinna, fa il bis e conquista l'Interregionale. Alle soglie del professionismo quasi tutti i giocatori della vecchia rosa vengono sostituiti; così i castellani "autentici" in squadra diventano una rarità.
I primi due campionati di Interregionale (86-87 e 87-88) sono di transizione, ma nella stagione 1988/1989, sotto la guida di Pietro Fontana, all'ultima giornata di campionato, il Castel di Sangro vince con un gol al 92° contro la Vastese prima in classifica con 49 punti, la scavalca e conquista la Serie C2. In quell'anno arriva anche Paolo Michelini, giocatore che sarà molto importante per il Castel di Sangro.
La squadra - ora fra i professionisti - ha come Direttore Generale Leandro Leonardi. Arrivano anche altri giocatori importanti, tra cui spicca Davide Cei. La prima stagione in C2 (1989-90) non riserva emozioni particolari.
Nella stagione successiva (1990-91), arriva sulla panchina del Castel di Sangro Renzo Rossi, affiancato da Pietro Capoccioni perché Rossi non ha ancora conseguito il patentino per allenare in Serie C. I sangrini riescono a guadagnare la salvezza in Serie C2 grazie agli spareggi di fine campionato. Dopo questo scampato pericolo, Gravina si lascia scappare un: «In futuro non soffriremo più così. Vogliamo la C1, non l'Interregionale».
Gabriele Gravina diventa Presidente, Glauco Balzano Amministratore Delegato. Il nuovo allenatore è Luigi Boccolini. Arrivano altri giocatori di rinforzo, ma la stagione 1991-92 si conclude senza emozioni particolari.
La stagione successiva (1992-93) arrivano Tonino Martino, Pietro Fusco, Antonello Altamura e Claudio Bonomi. In aggiunta a Cei e Michelini, la storia è scritta per sei undicesimi. La squadra, sempre allenata da Boccolini, rimane ai primi posti della classifica, ma per un'accusa di illecito sportivo le vengono dati due punti di penalizzazione che si rivelano irrecuperabili.
L'anno dopo (1993-94) si attende l'arrivo del nuovo allenatore Osvaldo Jaconi, ma il tecnico lariano preferisce andare a Catania. Così in riva al Sangro giunge Pierluigi Busatta. Dopo solo tre mesi però il Catania viene escluso dal campionato per problemi di bilancio e Jaconi, una volta libero, decide di sposare l'avventura del Castel di Sangro. Arrivano anche il portiere Roberto De Juliis e Gianluca Colonello. Con l'avvento di Jaconi il Castel di Sangro ottiene, nel girone di ritorno, più punti di tutte le altre squadre; ma questi, sommati ai pochi racimolati nella prima metà di campionato, lo relegano al settimo posto in classifica, fuori dai play-off.
[modifica] La promozione in C1
Il Castel di Sangro parte alla grande nel campionato 1994-95 ma poi finisce nella "zona Jaconi", un periodo buio che dura un paio di mesi e che sembra far svanire il sogno della promozione in C1. La Dirigenza, lungimirante, continua però a dare fiducia al tecnico: con ragione, perché dopo la pausa natalizia arriva un grande girone di ritorno che porta il Castello nella zona play-off. Agli spareggi il Castello supera il Livorno e approda alla finale contro il Fano. Partita che finisce in parità anche dopo i tempi supplementari. Si va ai rigori e quello di Marchetti è decisivo: il Castel di Sangro è in Serie C1.
Le differenze tra la C2 e la C1 sono molte. La C2 è di livello professionale, ma ospita soprattutto squadre di piccole cittadine; invece la C1 ha realtà maggiori e spesso le squadre che vi militano hanno raggiunto la Serie A.
Nella stagione 1995-96 Jaconi rigenera la squadra, anche con giocatori già destinati a partire per altri lidi. Pietro Fusco dall'attacco viene spostato prima a centro campo, poi addirittura in difesa e diventa uno dei punti di forza del Castello (una geniale intuizione, visto che nel 97-98 Fusco bloccherà Ronaldo in Empoli-Inter). Irrobustito da Roberto Alberti, Giacomo Galli, Salvatore D'Angelo e Pietro Spinosa, il Castel di Sangro inizia bene e finisce meglio. Solo il Lecce è più in alto, irraggiungibile. Per il secondo anno consecutivo il Castel di Sangro è dunque chiamato a disputare i play-off. Dopo aver eliminato il Gualdo, i giallorossi affrontano l'Ascoli allo Stadio Zaccheria di Foggia. Si decide ancora una volta ai rigori. Jaconi manda in campo il portiere di riserva Pietro Spinosa, confidando nella sua esperienza e avrà ragione perché la parata decisiva è sua, su tiro di Milana: il pallone vola oltre la traversa e al Castel di Sangro si aprono le porte della Serie B. Così la sequenza dei rigori: Albieri (CdS) gol, Fiorentini (A) gol, Bonomi (CdS) traversa, Menolascina (A) gol, Alberti (CdS) gol, Rossi (A) gol, Prete (CdS) gol, Mirabelli (A) fuori, Michelini (CdS) gol, Minuti (A) gol, De Amicis (CdS) gol, Furlanetto (A) gol, Fusco (CdS) gol, Milana (A) parato.
[modifica] Il Castel di Sangro in Serie B
Arrivano Massimo Lotti, Luca D'Angelo, Guido Di Fabio, Danilo Di Vincenzo, Fabio Rimedio, Andrea Pistella, Mimmo Cristiano e Filippo Biondi. L'eco della grande impresa attira a Castel di Sangro uno scrittore americano, Joe McGinniss, intenzionato a studiare per un intero anno la squadra e l'ambiente cittadino. Ne nascerà il libro Il Miracolo di Castel di Sangro: ovvero promozione e salvezza in Serie B. Ma intanto alla vigilia del campionato tutti gli esperti di calcio già considerano retrocessa la pur simpatica matricola.
Con lo Stadio "Patini" in fase di veloce ricostruzione, il Castel di Sangro ottiene ospitalità presso lo Stadio "Angelini" di Chieti dove vince con Cremonese, Cosenza (primo avversario in assoluto tra i cadetti) e Padova: quest'ultimo, con Zenga in porta, battuto da un gol di Di Vincenzo. Per la partita inaugurale bisogna attendere novembre, ospite il Genoa, ma il maltempo costringe l'arbitro alla sospensione dopo mezz'ora di grande agonismo.
[modifica] Un inizio problematico
Il 10 dicembre 1996 una tragedia colpisce la città: muoiono in un incidente stradale i giocatori Danilo Di Vincenzo e Filippo "Pippo" Biondi. Tutta la cittadinanza partecipa commossa agli onori funebri. È un dolore anche per Giulianova dove Di Vincenzo aveva lasciato un gran ricordo. La squadra tenta invano di dedicare loro la vittoria contro la Lucchese. Due stelle vengono innalzate dai sostenitori giallorossi a ricordo. In seguito verrà eretta una scultura, all'ingresso del Patini, che li rappresenta in azione di gioco.
Il Castello naviga in zona retrocessione, ma a gennaio inanella inaspettatamente uno straordinario tris di vittorie casalinghe contro Lecce (grazie alla coppia Galli-Bonomi), Salernitana (Bonomi, poi De Juliis para il rigore di Artistico) e Genoa nel recupero (rovesciata-gol di Altamura). Sono nove punti che trasportano di colpo Fusco e compagni in zona salvezza. Arrivano i rinforzi: Daniele Russo (importantissimo il suo gol del pareggio a Cosenza) Daniele Franceschini e soprattutto il diciannovenne centravanti Gionatha Spinesi, match-winner al Patini contro Palermo e Reggina.
Dopo il lutto per Pippo e Danilo, un'altra amarezza: l'arresto di "Gigi" Prete, il tenace terzino sinistro, per motivi extracalcistici. Così Castel di Sangro ricade nello sconforto. Nel marzo del 1997 Prete, scagionato dalle accuse, torna finalmente in libertà per la gioia dell'intera comunità.
[modifica] La svolta e la salvezza
Jaconi, dopo due pesanti sconfitte interne 1-3 con Bari e Foggia, si rende conto che la salvezza è fortemente a rischio e medita importanti cambiamenti. A dare il segnale di svolta è la sconfitta interna 0-2 con l'Empoli di Spalletti. Alla ripresa degli allenamenti Jaconi chiama a raccolta i suoi giocatori e spiega le sue intenzioni: rafforzamento della difesa con l'arretramento di Davide Cei a libero classico e infoltimento del centrocampo con l'inserimento di un uomo in più, tolto dalla coppia d'attacco, per facilitare le scorribande offensive di Martino e Bonomi a sostegno di Spinesi: in pratica un cambiamento di ròtta in piena corsa. I giocatori, sorpresi ma fiduciosi nelle capacità del tecnico, decidono di seguirlo con convinzione e così il modulo 1-3-5-1 frutta subito il pari a Padova (gol di Albieri) e poi la vittoria in casa sul Cesena di Hubner (gol di Alberti, dedicato a "Gigi" Prete). A Brescia, contro la prima in classifica, il Castel di Sangro regge bene il confronto e va pure in vantaggio con Bonomi, di testa. Solo dopo l'espulsione di Alberti il Brescia riesce a ribaltare il risultato. Clamorosa e indimenticabile la vittoria allo Stadio "Marassi" di Genova contro il Genoa per 3 a 1 in una gara intensissima sotto il diluvio, decisa dalle parate di Lotti e dai gol di D'Angelo, Bonomi e, nel finale, di Pistella: colpo di testa al termine di un'azione velocissima a tutto campo Cei-Pistella-Michelini. Sarà l'unica vittoria esterna di tutto il campionato.
In casa è da ricordare la vittoria in notturna (Patini stracolmo) contro il Torino, conquistata con un gol di Di Fabio nonostante l'inferiorità numerica. A Lecce è 0-0 senza grandi sofferenze, ma le successive sconfitte di Lucca (due traverse colpite) e Salerno (gol subìto al 90°) permettono al redivivo Cosenza di avvicinarsi in classifica. Con l'ultima partita - proibitiva - in casa del quasi promosso Bari, i sangrini si giocano tutte le speranze di permanenza in B domenica 8 giugno al "Patini" nel derby con il Pescara, penultima di campionato. In vantaggio con Pistella e raggiunti a metà ripresa da Di Giannatale, i sangrini riescono a incamerare i tre punti con una prodezza balistica di Claudio Bonomi. Non resta quindi che aspettare il risultato di Padova dove è impegnato il concorrente Cosenza. I silani si portano in vantaggio allo scadere con Marulla e per le sorti castellane è notte fonda, ma al 93° arriva il colpo di testa del padovano Lantignotti a sancire l'1-1 finale. Il Cosenza quindi non potrà più scavalcare il Castello in classifica nell'ultima domenica di campionato. La matematica dice dunque "salvezza" e trasforma la temutissima trasferta a Bari in una festa insperata. Il Castel di Sangro del Presidente Gabriele Gravina e allenato da Osvaldo Jaconi resta in Serie B e conquista un posto stabile nel romanzo del calcio italiano. Retrocedono, assieme al combattivo Cosenza, Cesena, Cremonese e Palermo. Un campionato indimenticabile, anche per i non castellani: lo stadio da ricostruire; due giocatori volati in cielo e un altro privato della libertà; l'impari lotta contro squadre (tutte) più forti, almeno sulla carta; qualche arbitraggio imperfetto. Sull'altro piatto della bilancia il coraggio dei giallorossi che, dati battuti in partenza, hanno controbattuto con il cuore e, nel momento critico, anche con l'intelligenza nel seguire i cambiamenti tattici proposti da Osvaldo Jaconi.
[modifica] Il secondo anno di B
Nel secondo anno di Serie B (stagione 1997-98) la Società effettua cessioni dolorose, evidentemente per esigenze di bilancio. Lasciano Castel di Sangro i giocatori con cui Jaconi aveva conquistato la promozione in Serie B e la salvezza l'anno dopo: in particolare Pietro Fusco, Davide Cei, Claudio Bonomi. Della vecchia guardia, guidata dal capitano Alberti, restano il portiere Lotti (che dovrà contendere il posto al "nuovo" Carlo Cudicini) Spinesi, Martino, D'Angelo, Rimedio e Cristiano. I volti nuovi sono: Baglieri, il trio-baby Bernardi - Andreotti - Di Donato dal Torino, Mignani (poi sostituito da Vanigli), Cangini, Panzanaro, Teodorani, Tresoldi, Ziljc, Nunziato, Calabro, Cesari, Longhi; in più Pestrin dal vivaio.
Con questi nuovi giocatori - per lo più giovani promesse - Jaconi è costretto a tentare una seconda, molto più difficile salvezza. Il Campionato incombe; il tempo stringe. Osvaldo deve dare un volto preciso alla sua squadra, tentando di orientarsi fra giocatori esperti, ma di non eccelse qualità e altri potenzialmente più bravi - i giovani - ma a corto di esperienza e tutti da "scoprire". La Coppa Italia gli regala la Fiorentina di Batistuta che si impone facilmente al Patini per 2-0. Poiché il ritorno dovrebbe essere solo una formalità, l'allenatore sangrino fà la formazione a cuor leggero mandando in campo le seconde linee. Invece il Castello va in vantaggio con Baglieri e mostra sprazzi di bel gioco a centrocampo grazie a Di Donato, Cristiano e Andreotti. Vince la Fiorentina 2-1 come da pronostico e purtroppo a Jaconi, assillato dalla lotta per non retrocedere, sfuggono (a lui come a tutti) quelle fugaci intuizioni di gioco intraviste nella notte fiorentina che avrebbero potuto rappresentare la svolta verso la seconda impensabile salvezza. Emblematica di questa coraggiosa e sfortunata annata è la gara interna con la fortissima Salernitana di Delio Rossi. Il primo tempo dà la misura delle difficoltà del Castel di Sangro: 1 a 4 e con un uomo espulso. Nel secondo tempo Jaconi ridisegna la squadra con un solo attaccante - Spinesi - e riequilibra il centrocampo. Prima Cristiano, poi D'Angelo accorciano le distanze. Sul 3 a 4 la palla del clamoroso pari è sul piede destro di Teodorani che la spedisce fuori d'un soffio. Finisce 3-5, ma il Castello, in dieci uomini, ha sfiorato l'impresa.
A Monza il Castel di Sangro quasi gioca alla pari. Due volte in vantaggio; due volte raggiunto. Jaconi ha trasformato Cristiano: non solo contrasti, ma anche ripartenze e gol. È una delle poche note liete di un Campionato amaro. Fa eccezione la vittoria a Ravenna con tripletta di Spinesi. Sembra che Jaconi abbia toccato finalmente le corde giuste; invece la domenica seguente due sviste della difesa lo condànnano alla sconfitta interna contro la Lucchese. L'urgenza di vincere per risalire la classifica costringe il Castel di Sangro a sbilanciarsi e in Serie B gli avversari esperti sanno come approfittarne. Si arriva così alla pesante sconfitta in campo neutro - a Giulianova, per squalifica del Patini - contro un Chievo all'apice della forma. Il giorno dopo Jaconi e la Società decidono per il ritiro consensuale del contratto, ma il binomio Osvaldo Jaconi-Castel di Sangro rimarrà indelebile.
[modifica] Si scende in C1 ma a testa alta
Il Castel di Sangro dista dieci punti dalla zona salvezza. Solo la matematica ancora non lo condanna, ma è praticamente un distacco incolmabile. Eppure il Presidente Gravina non si arrende: vuole dare comunque un addio memorabile alla Serie B e così autorizza il nuovo allenatore Selvaggi a sperimentare un inedito assetto di gioco (3-6-1) proposto da un sostenitore della "Curva Nord" e proprio quando arriva al Patini il lanciatissimo Perugia di Castagner (poi promosso in A). Nel primo tempo il Castel di Sangro, sorprendentemente, tiene testa alla squadra umbra e va vicino al gol in almeno tre occasioni. Si va alla ripresa: punizione di Spinesi, respinta del portiere e tap-in vincente di Cesari. Nel finale una sfortunata incomprensione fra Calabro e Teodorani in una facile ripartenza provoca la concessione di un calcio di rigore a favore degli umbri che insperatamente pareggiano. L'inaspettata, gagliarda prestazione ottiene l'effetto di risollevare l'ambiente e l'autostima della squadra. A Reggio Emilia il Castello perde, pur non demeritando; poi, con il modulo 3-5-2 (Selvaggi affianca Nunziato a Spinesi) va addirittura a vincere a Pescara 2 a 1 con reti di Nunziato, Spinesi e grazie al rigore parato da Cudicini. Ma la "partita perfetta" di questo finale di stagione è la vittoria 2-1 al Patini contro il Torino di Lentini e Ferrante, anch'esso in corsa per la promozione. Nel primo tempo il trio difensivo Vanigli-D'Angelo-Rimedio non concede nulla ai forti attaccanti di Reja. È anzi il Castello, ben orchestrato a centrocampo da Andreotti, a sfiorare il vantaggio con Ziljc. I due gol nella ripresa: percussione centrale dell'esterno Tresoldi e apertura sull'altro esterno Ziljc che con un tiro-cross sorprende Bucci. Il raddoppio con un gran tiro da fuori di Martino su assist di Bernardi. Il Torino segna il gol della bandiera soltanto allo scadere, con i castellani in inferiorità numerica. Gli spettatori che lasciano il Patini in festa si chiedono come sia possibile che la squadra ammirata in quel pomeriggio si trovi ultima in classifica.
"Il Castel di Sangro, dopo due vittorie consecutive, torna a sperare" commenta Sergio Brighenti nella rubrica RAI "a tutta B". La rincorsa impossibile si ferma la domenica seguente a Venezia dove la capolista, guidata da Novellino, riesce a domare i giallorossi in una gara impari per le forzate assenze di Martino e Spinesi. Il congedo - a testa alta - dei castellani dalla Serie B è a Treviso dove disputano una gara gagliarda, perdendo 2-3.
[modifica] L'eredità del Castel di Sangro
Non c'è molto da recriminare su questa retrocessione. La Serie B è l'anticamera della Serie A e dunque frequentata da squadre blasonate e agguerrite. Restarci, per il Castel di Sangro, voleva dire compiere un miracolo calcistico. Cosa riuscita il primo anno, sulle ali dell'entusiasmo, ma difficilissima da ripetere. Consapevole di questo, la Dirigenza aveva scelto la politica dei giovani, sperando in una loro rapida maturazione. Il risultato dà torto, ma bisogna riconoscere che negli anni seguenti i giovani del Castello 97/98 si sarebbero fatti veramente onore. Bernardi l'anno dopo segnerà in Castel di Sangro-Inter un gol che avrebbe potuto eliminare i nerazzurri dalla Coppa Italia. Di Donato sarà il faro del centrocampo del Palermo di Guidolin che salirà in A. Andreotti tornerà da ex a Castello con Avellino e Fiorentina, segnando entrambe le volte. Pestrin, nel Cesena, sarà considerato "migliore centrocampista della C1". Vanigli giocherà in A con l'Empoli. Cristiano sarà il capitano-goleador dell'Ascoli promosso in A; Spinesi diventerà un "bomber". Cudicini, nel Chelsea, sarà il "miglior portiere d'Inghilterra". Mignani sarà il capitano-simbolo del Siena in A. Osvaldo Jaconi, dopo il doppio miracolo di Castel di Sangro (promozione in B e poi salvezza) riuscirà a portare in Serie B anche il Savoia di Torre Annunziata e, con una promozione dalla C1 alla B, contribuirà all'ascesa del Livorno in Serie A.
[modifica] I quattro anni di C1
Il primo anno in Serie C1 il Castello, sempre ai primi posti, sembra voler tornare subito in Serie B. Per di più, offre grandi prestazioni in Coppa Italia eliminando due squadre di Serie A: Perugia e Salernitana. Agli ottavi di finale il Castel di Sangro di Antonio Sala, con il giovane Iaquinta centravanti (futuro Campione del Mondo) si deve misurare con una "Grande": l'Inter di Gigi Simoni, che contende lo scudetto alla Juventus, che batte il Real Madrid. I sangrini pèrdono l'andata al Meazza soltanto 1-0. Il ritorno, a Castel di Sangro, si gioca in un Patini mai visto: sono in diecimila a sostenere i giallorossi di Sala. L'Inter - che schiera Roberto Baggio - è troppo sicura di sé e a metà ripresa subisce su calcio d'angolo il gol di testa di Bernardi che apre le speranze dei sangrini verso i tempi supplementari, i rigori, il passaggio ai Quarti (dove troverebbero la Lazio). A pochi minuti dalla fine il sogno si spezza per un rigore assegnato dall'arbitro Tombolini all'Inter. È comunque un 1-1 da incorniciare. L'entusiasmo per la Coppa Italia fa perdere al Castel di Sangro il ritmo nelle partite di campionato, che lo vede finire in un'amara sesta posizione. Nel secondo anno la salvezza arriva nelle ultime due giornate: vittoria al 93° contro il Marsala (gol di Confalone) e successo esterno a Catania (gol di Bernardi). Nel terzo anno la squadra, guidata da Benedetti, addirittura primeggia nei confronti delle corregionali presenti nel girone - L'Aquila in primis -laureandosi simbolicamente "Regina d'Abruzzo".
[modifica] La discesa in C2
Al quarto anno di C1 il Castel di Sangro, allenato dal giovane Cesàro, va subito in difficoltà e paga anche dazio alla sfortuna: per esempio, nel derby perso 0-1 a Lanciano, il pur bravo difensore Mengoni fa l'autogol al 90°. Per la prima vittoria dopo cinque sconfitte (1-0 al Giulianova su punizione di Andrea Conti) c'è bisogno di ripetuti miracoli del portiere Mancinelli che si oppone in tutti i modi agli attaccanti giuliesi. Così a fine campionato il Castello si ritrova invischiato nei play-out, avversario il Sora. Nonostante il vantaggio in classifica, finisce male perché i giallorossi pèrdono 0-1 in Ciociaria con un gol al 90° e non riescono a vincere il ritorno in casa, fermàti dalla traversa, dal portiere ospite e dall'imprecisione nel tiro. È retrocessione in C2. Di questo Castel di Sangro si ricorderà con piacere la rimonta, con un uomo in meno, allo Stadio Flaminio di Roma contro la Lodigiani: sul 3-1 per i romani, dilaganti, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sui sangrini; invece prima Pignotti, poi Moretti in zona Cesarini realizzano l'insperato 3-3.
In C2 i sangrini si salvano per due anni, ma solo grazie a due ripescaggi dopo gli spareggi persi il primo anno con il Fano e il secondo con il Ragusa. Al terzo anno di C2 la retrocessione è irrevocabile, dopo un derby regionale rocambolescamente perso a Morro d'Oro alla penultima di campionato. Relegato all'ultimo posto, il Castello scende in Interregionale senza poter neanche tentare gli spareggi. Ma anche in questa stagione resta ai tifosi sangrini un bel ricordo: il primo tempo in casa contro il Giugliano. Radi in difesa, Crovi a centrocampo, Marini e Ibeqwe in attacco regalano al pubblico la sensazione di ciò che avrebbe potuto dare quella squadra se l'allenatore Capuzzo avesse avuto il tempo di ricercare il giusto assetto. Anche a lui, come a Osvaldo Jaconi nel secondo anno di serie B, è mancato il tempo di far maturare i suoi giovani. A causa del fallimento societario dell'estate 2005, la squadra non parteciperà all'Interregionale.
Tuttavia, dopo la fine del miracolo calcistico che aveva varcato gli oceani, la voglia di calcio non si spegne facilmente, e nel 2005-06 ritroviamo il Castel di Sangro (ora Pro Castel di Sangro) nel Campionato di Promozione Abruzzese - girone A. I giallorossi guidati da Pasciullo mancano la promozione in Eccellenza per un soffio (73 punti, 2° posto e spareggi persi con la Polisportiva Mosciano per un doppio 1-2) ma centrano l'obiettivo l'annata seguente (2006-07) allenati da Emidio Oddi (ex terzino della Roma anni 80) e sostenuti in campo dai sangrini "a vita" Bonomi e Martino, sempreverdi.
[modifica] Il Castel di Sangro oggi
Nella stagione 2006-07, il Castello è riuscito a vincere il campionato di Promozione, salendo in Eccellenza. Grande prova dell'intera rosa della squadra, sicuramente di livello elevato per la categoria di appartenenza. Grande merito soprattutto alla Società e all'allenatore Oddi che, con un mix di giovani brillanti e di veterani dal cuore giallorosso, hanno imposto alla storia del sodalizio la prima inversione di tendenza dopo la retrocessione del 1998.
Nell'annata 2007-08 la Pro Castel di Sangro parte subito con ambizioni da promozione, nonostante la presenza nel girone di altre due "nobili decadute" quali Chieti (poi giunto primo in campionato e promosso in serie D) e L'Aquila. La sconfitta a Notaresco (altra pretendente alla promozione) ridimensiona i sangrini e il 2-2 casalingo con la Spal Lanciano (diretta concorrente) mette fine alla speranza. Per il Castello resta alla fine un buon 9° posto in classifica.
Nell'estate 2008 torna a chiamarsi Castel di Sangro (senza il "Pro") ma il campionato 2008-09 parte subito tra alti e bassi, il "Castello" gioca un ottimo calcio ma al termine del girone di andata occupa soltanto una posizione di metà classifica.
Nel girone di ritorno, però, le cose cambiano grazie anche all'arrivo del giocatore Ettore Giannico, bomber di razza esperto di questo campionato, il "Castello" sfodera vittorie una dietro l'altra ed inizia così un'irrefrenabile ascesa; infatti rimane imbattuto per ben 16 giornate e scalando posizione su posizione riesce al termine del campionato a classificarsi al 4° posto che frutta l'accesso play off, dove i giallo-rossi eliminano in Semifinale il San Nicolò, ma vengono sconfitti per 1-0 (rete di Maurizio Tacchi) nella finale dei Play-off regionali dal San Nicola Sulmona, terzo classificato al termine della stagione regolare.
Attualmente, il Castel di Sangro sta disputando per la terza volta il campionato di Eccellenza abruzzese.
[modifica] Cronistoria
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[modifica] Rose passate
Portieri
Difensori
Antonio Altamura
Emiliano Berardini
Davide Cei
Gianluca Colonnello
Pietro Fusco
Tonino Martino
Centrocampisti
Marco Arcese
Davide Bombardini
Claudio Bonomi
Masimo Carnevale
Bruno Guardati
Marco Marchetti
Paolo Michelini
Orazio Liberati Mitri
Fabio Ranieri
Gianluca Rencricca
Attaccanti
Allenatore
Portieri
Difensori
Antonio Altamura
Davide Cei
Salvatore D'Angelo
Pietro Fusco
Massimiliano Gori
Tonino Martino
Pierluigi Prete
Centrocampisti
Luca Albieri
Claudio Bonomi
Edmondo De Amicis
Domenico De Simone
Andrea Mazzaferro
Roberto Alberti Mazzaferro
Paolo Michelini
Giorgio Minieri
Attaccanti
Allenatore
