Associazione Calcio Cesena

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Associazione Calcio Cesena
Calcio Football pictogram.svg
Cesenastemma.png
Cavalluccio marino
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Bianco e Nero.svg Bianco e nero
Dati societari
Città Cesena
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1940
Presidente Italia Giorgio Lugaresi
Allenatore Italia Pierpaolo Bisoli
Stadio Dino Manuzzi
(23 860 posti)
Sito web www.cesenacalcio.it
Palmarès
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Associazione Calcio Cesena, noto più semplicemente come Cesena, è una società calcistica italiana con sede nella città di Cesena, in provincia di Forlì-Cesena.

Tra le formazioni calcistiche più blasonate della regione, può vantare tredici partecipazioni alla massima serie, compresa quella nella prossima stagione 2014-2015, nonché una alla Coppa UEFA.

Milita in Serie A, la massima divisione del campionato italiano.

Il Cesena si trova attualmente al 38º posto su 63 squadre nella Classifica perpetua della Serie A dal 1929.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il calcio cesenate tra le due guerre[modifica | modifica sorgente]

Dal 1920 fino a metà degli anni 1930 il calcio a Cesena era rappresentato dalla Unione Sportiva Renato Serra, intitolata ad un giovane poeta e patriota cesenate morto combattendo durante la Prima guerra mondiale sulle alture del Carso. Durante il fascismo la squadra fu costretta a sciogliersi per la chiamata alle armi dei suoi giovani componenti, pur avendo lasciato come eredità una passione che la guerra non sopì.

1940: i primi passi dell'A.C. Cesena[modifica | modifica sorgente]

I fondatori dell'A.C. Cesena Alberto Rognoni, Renato Piraccini e Arnaldo Pantani

Nel 1940 il conte Alberto Rognoni, all'epoca ventunenne, ebbe l'idea di creare una società con i colori dello stemma cittadino, dopo essersi avvicinato al calcio grazie al fratello minore, portiere del Forlì. La nuova squadra fu da questi fondata insieme ad Arnaldo Pantani, ex calciatore di serie C nel Prato, e Renato Piraccini, titolare di un negozio di pelletteria in corso Mazzini ed ex dirigente della «Renato Serra». Ai fondatori si unirono poi il dottor Montemaggi, il dottor Sarti, l'ingegner Mazzotti e altri, che costituirono il primo Consiglio direttivo della nuova società.

Nella sua prima riunione, avvenuta il 21 aprile 1940 sotto la presidenza di Giuseppe Ambrosini, il consiglio decretò la nascita dell'Associazione Calcio Cesena che assunse come colori sociali quelli cittadini, il bianco e il nero.

Rognoni diventa presidente; Pantani, il più esperto di calcio, è nominato allenatore-giocatore e a Piraccini viene affidato il ruolo di direttore sportivo.[1] La sede legale è stabilita in corso Umberto I[2] presso la Casa del fascio; la sede operativa viene invece aperta nel palazzo del presidente Rognoni.
L'affiliazione della società alla FIGC avviene l'8 agosto, e contestualmente viene effettuata anche l'iscrizione al campionato di Prima Divisione.

Una delle prime foto ufficiali dell'A.C.Cesena non vede i giocatori vestiti della tradizionale casacca bianca con bordi neri e calzoncini neri. In questa foto la maglia è nera con bordi bianchi e i calzoncini sono grigi.

I giocatori vengono ingaggiati in ambito locale tra le squadre rionali.[3] Il primo acquisto importante dell'Associazione Calcio Cesena è quello di Iro Bonci, che Piraccini preleva dal Forlimpopoli per 1 500 lire.

1946-1947: ammissione alla serie B, ma solo per una stagione[modifica | modifica sorgente]

Al termine della sospensione di tutti i campionati di calcio per le attività belliche dal 1943 al 1945, dopo aver preso parte al campionato misto serie B-C Alta Italia, (un torneo creato dalla federazione per tentare di riavviare le attività sportive ovviando alle oggettive difficoltà di collegamento tra le società del Nord e del Sud Italia, ancora martoriate dalla guerra) il Cesena viene ammesso d'ufficio alla Serie B 1946-1947, composta da 3 gironi da 20 squadre ciascuno suddivise territorialmente. A pochissimi anni dalla sua fondazione, dunque, il Cavalluccio si trova già a disputare un campionato cadetto, ma l'esperienza si rivela poco fortunata, e termina con la retrocessione in Serie C, dopo essersi piazzati all'ultimo posto della classifica nel loro girone, che comprendeva squadre ben più blasonate come la Lucchese, il Padova o l'Hellas Verona.[4]

Il primo campo da calcio del Cesena era stato ricavato all'interno dell'anello ippico dell'Ippodromo del Savio

Gli anni 50': tempi duri nelle serie inferiori[modifica | modifica sorgente]

Dopo quella prima esperienza in serie B nella stagione 1946/47, all'inizio degli anni '50 il Cesena comincia lentamente a scivolare nelle serie inferiori, e per alcune stagioni si barcamena tra la IV Serie e la Promozione Emilia-Romagna. Ciononostante è proprio in questi anni che tanti calciatori di belle speranze, tra cui Azeglio Vicini, approdano nella formazione bianconera con l'obbiettivo di trovare visibilità per palcoscenici più vasti. La passione dei dirigenti bianconeri, unitamente a quella dei tifosi che sempre più copiosamente affollano le tribune dell'Ippodromo del Savio, convincono così l'amministrazione pubblica della città che è venuto il momento di abbandonare quel campetto ricavato all'interno della struttura ippica, dove il Cesena aveva giocato fino ad allora, per dotare il sodalizio romagnolo di una nuova "casa".

Stadio "La fiorita" - Il primo stadio appositamente costruito per l'A.C.Cesena nel 1957.

1957: nasce lo stadio "La Fiorita"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1957 viene costruito il nuovo Stadio "la Fiorita", che inzialmente prende il nome dal quartiere in cui fu localizzato il sito ritenuto idoneo per la costruzione del nuovo impianto, costituito inizialmente da una sola tribuna coperta e dalla pista di atletica. In seguito sarà sensibilmente ampliato tre volte: la prima nel 1961 con la costruzione di una nuova gradinata opposta alla tribuna coperta; la seconda nel 1968 con la costruzione delle due curve a completare l'anello attorno alla pista; la terza, quella più radicale, nel 1988, con l'eliminazione della pista di atletica e la ricostruzione completa della tribuna "distinti" e delle curve ("curva mare" e "curva ferrovia"), in sostituzione delle vecchie strutture. In questo modo è stato uno dei primi stadi italiani ad essere costruito principalmente per il gioco del calcio, con le tribune a due piani disposte a ridosso del campo di gioco, sull'esempio del "Meazza" di Milano e del "Ferraris" di Genova. Nel 1982, inoltre, cambierà nome e verrà intitolato alla memoria dell'ex presidente Dino Manuzzi, dopo la sua scomparsa.

Dino Manuzzi, presidente dell'A.C.Cesena dal 1964 al 1979

Gli anni '60: comincia l'era di Dino Manuzzi[modifica | modifica sorgente]

Gli anni '60 vedono il Cesena approdare nuovamente alla Terza serie, una categoria che riusciranno a mantenere e consolidare, in attesa di spiccare il salto verso le serie maggiori.

Nel frattempo, nel 1964, a ventiquattro anni dalla fondazione e con il Cesena solidamente stabilizzatosi in Serie C, il Conte Rognoni decide di passare la mano e di cedere la società ad una cordata di imprenditori orto-frutticoli, capitanata da Dino Manuzzi e Giovanni Casadei, i due maggiori esportatori di Cesena. Manuzzi assume la presidenza e grazie ad un'accorta gestione economica, unitamente ad una convinta politica di valorizzazione dei giovani, riesce in poco tempo a trasformare il Cesena in una vera e propria società modello per le altre provinciali, un sodalizio vocato ad identificarsi fortemente col territorio in cui è sorto: la Romagna.

Giampiero Ceccarelli, bandiera dell'A.C.Cesena con 520 partite giocate in bianconero

Nel 1967, per la precisione il 15 gennaio, un giovane difensore diciannovenne, proveniente dalle giovanili bianconere, fa il suo esordio in prima squadra contro la Carrarese. In pochi si ricordano il risultato di quella partita (che, per la cronaca, finì 0-0) ma in tanti oggi si ricordano di Giampiero Ceccarelli, che da quel giorno fino al 1985 ha disputato ben 19 campionati tra i professionisti sempre con la stessa maglia. Con le sue 520 partite ufficiali, che salgono a 591 aggiungendo le 69 di Coppa Italia e le 2 di Coppa Uefa, è stato per lungo tempo detentore del record italiano di "fedeltà" ad una società. Per questo è considerato unanimamente la vera e propria "bandiera" del calcio cesenate.[5]

Grazie anche al suo contributo, dunque, sotto la guida di Cesare Meucci, il Cesena raggiunge nuovamente la Serie B nella stagione 1967-1968, esattamente 20 anni dopo quella prima ed isolata esperienza del dopoguerra.

Nonostante le iniziali difficoltà a mantenere la categoria nelle tre stagioni di fine decennio, è proprio in questi anni che Dino Manuzzi e i suoi sodali pongono le basi per il raggiungimento del sogno che da sempre alberga nel cuore dell'appassionato imprenditore agricolo: portare per la prima volta una squadra romagnola nella massima serie. Un sogno che riuscirà a realizzare proprio all'inizio degli anni '70.

Il Cesena del primo periodo "Manuzzi", potrebbe aver ispirato il Borgorosso F.C., suo alter ego cinematografico nel film Il presidente del Borgorosso Football Club (1970), con Alberto Sordi che interpreta il Presidente Benito Fornaciari. In effetti le similitudini fra le due società (quella reale e quella fittizia) sono tante, a cominciare dal bianconero dei colori sociali, per finire con l'estrazione "popolare" dei due presidenti, passando attraverso l'ambientazione prettamente romagnola del film.

Gli anni '70: la prima promozione in serie A[modifica | modifica sorgente]

Dopo un paio di stagioni di consolidamento in serie B (16° nella stagione 1970-1971 e 6° in quella 1971-1972) nella stagione 1972-1973 il Cesena, guidato da Gigi Radice, viene allestito con il dichiarato obbiettivo di coronare il sogno di Dino Manuzzi. Sulle rive del Savio giungono infatti alcuni giocatori di notevole spessore, come Claudio Mantovani, per alcuni stagioni secondo portiere del Milan e reduce da due positive stagioni in serie B, col Perugia; oppure Augusto Scala, dotato centrocampista già in forza al Bologna in serie A, coadiuvati da un nutrito manipolo di giocatori tutti provenienti dall'hinterland bianconero come il già citato Ceccarelli, il difensore Paolo Ammoniaci (che aveva preceduto la futura bandiera cesenate approdando in prima squadra nel 1966, un anno prima di lui, e che in tutta la sua carriera ha totalizzato ben 218 partite in 9 stagioni bianconere); l'ala Otello Catania e il centrocampista Maurizio Orlandi. Va segnalata inoltre la presenza, tra i titolari, del futuro direttore sportivo del Milan Ariedo Braida.[6]

Con questo mix ben assortito di giocatori d'importazione e prodotti locali, i bianconeri partono col piede giusto con una vittoria corsara a Brescia (0-1) alla prima giornata. Ma dopo il buon pareggio interno con il Genoa (1-1) alla terza partita subiscono un brusco stop ad Arezzo (2-0). Una sconfitta, però, che i bianconeri digeriscono velocemente perché già a partire dalla domenica successiva, con il 2-0 all'Ascoli alla "Fiorita", danno il via ad una striscia "quasi" perfetta di 10 gare composta da 8 vittorie, 1 pareggio e 1 sola sconfitta a metà strada (3-0 a Catanzaro). È il segnale che il Cesena vuole fare sul serio. Infatti, con uno score finale di 17 vittorie, 15 pareggi e solo 6 sconfitte, il Cavalluccio Marino raggiunge per la prima volta nella sua storia la massima serie, addirittura con una giornata d'anticipo: l'apoteosi bianconera viene celebrata il 10 giugno 1973, allo stadio "La fiorita" di Cesena, con la vittoria sul Mantova (2-1) che dà il via alla festa.[7]

Ottenuto questo prestigioso risultato, Gigi Radice si lascia attrarre dalle lusinghe toscane della Fiorentina, e tre anni più tardi riporterà il Torino alla vittoria dello scudetto, il primo (e finora unico...) dopo la tragedia di Superga. Così il primo campionato di serie A del storia cesenate, è affidato alle mani di Eugenio Bersellini.

La promozione nella massima divisione rende necessario un ampliamento dello stadio, che conserva la preesistente struttura in cemento eretta nel 1968, ma che vede costruire su di essa, per buona parte del perimetro, delle impalcature in legno sorrette da tubolari "Innocenti", che praticamente ne triplicano la capienza. È proprio in questa prima stagione in serie A che viene segnato il record di affluenza nella storia dell'impianto cesenate: il 10 febbraio 1974 arriva il Milan (sconfitto per 1-0) e la Fiorita registra un'affluenza ufficiale di 35.991 spettatori, abbonati compresi, Un record tuttora ineguagliato (e forse ineguagliabile) per lo stadio di Cesena.[8]

Lamberto Boranga, portiere cesenate degli anni settanta.

Al debutto su una panchina in serie A, Bersellini ha operato subito una profonda trasformazione nel modo di giocare dei bianconeri, contrassegnata da possesso palla e rapidi fraseggi a centrocampo: la sua squadra pratica un bel gioco e i risultati si vedono non solo in campionato ma anche in coppa Italia, dove i bianconeri sfiorano la finale.

L'ascesa nel calcio italiano di questa matricola non passa inosservata ai media nazionali: dopo alcune partite in cui i bianconeri di Bersellini hanno affrontato e bloccato le formazioni più quotate (0-0 con la Lazio capolista e futura campione d'Italia alla Fiorita, 2-2 contro la Juventus a Torino) il giocatore Pietro Anastasi, sulle pagine de La Stampa afferma senza esitazione di "non aver mai incontrato una provinciale così"[9], mentre il giornalista Italo Cucci, sulle colonne del Guerin Sportivo, lo definisce "il piccolo Brasile"[10], scatenando così le ire dei tifosi del Mantova (che quel "riconoscimento" lo attribuiscono ad uso esclusivo dei biancorossi che Edmondo Fabbri aveva guidato in quattro anni dalla serie D alla serie A, dal 1957 al 1960[11]).

Sull'onda di questi lusinghieri riconoscimenti il Cesena, sotto la guida di Bersellini, ottiene due salvezze consecutive in serie A, quasi identiche nei risultati; la prima al debutto nella stagione 1973-1974, con un 11º posto e 27 punti totali, frutto di 6 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte. La seconda nel campionato 1974-1975, sempre con un 11º posto finale e 25 punti finali, scaturiti da 5 vittorie, 15 pareggi e 10 sconfitte. In particolare, in questa stagione, il Cavalluccio Marino riesce ad espugnare per la prima volta S.Siro: è il 30 marzo 1975 e il Cesena, che sta lottando alacremente per raggiungere la salvezza, mette a segno il colpaccio grazie ad un gol di Orlandi al 55' del secondo tempo. Un gol che vale la vittoria in casa dell'Inter di Facchetti e Mazzola, e che getta le basi per la seconda salvezza consecutiva.

Il Cesena del 1975-1976, 6º classificato in Serie A – miglior piazzamento della sua storia nella massima categoria – e qualificato alla Coppa UEFA.

Nella stagione 1975/76 i bianconeri raggiungono il punto fino ad ora più alto della loro storia e l'attenzione internazionale: le 9 vittorie, i 14 pareggi e le 7 sconfitte permettono al Cesena di raggiungere il sesto posto nella classifica di Serie A e la qualificazione alla successiva Coppa UEFA, (grazie anche alla migliore differenza reti rispetto al Bologna).

La doppia sfida che aspetta la società cesenate è con i tedeschi orientali del Magdeburgo, all'epoca una delle più importanti squadre del continente e spina dorsale della nazionale della D.D.R., che si impongono all'andata per 3-0 ma che nel ritorno rischiano la qualificazione quando al 6' della ripresa Pepe porta il Cesena sul 2-0; la gara terminerà 3-1 per i bianconeri, comunque eliminati.

La stagione della Coppa UEFA presenta un rovescio della medaglia molto amaro, con la retrocessione in Serie B e l'inizio di un periodo difficile, che passa per la cessione della guida societaria da Manuzzi al nipote Edmeo Lugaresi: Manuzzi infatti nel 1979 rimane vittima di una banale caduta che lo costringe ad un delicato intervento chirurgico che necessiterà di un lungo periodo di convalescenza.

Gli anni '80: inizio dell'era di Edmeo Lugaresi[modifica | modifica sorgente]

Edmeo Lugaresi - presidente del Cesena dal 1980 al 2002.

Lugaresi, cresciuto all'ombra dello zio, mostra una certa abilità nella gestione sportiva, già alla prima stagione di presidenza, 1980-81, centra il ritorno nella massima divisione con una squadra guidata dal giovane Osvaldo Bagnoli che segna record della sua storia come le 14 vittorie casalinghe ed il maggior numero di spettatori in serie B (28 602 per Cesena-Milan). Proprio la presenza di grandi del calcio quali Milan, Genoa – entrambe promosse con i bianconeri – e Lazio (quest'ultima battuta al Manuzzi per 2-1) rendono l'impresa degna di maggior rilievo. La Lazio si arrenderà solo nelle ultimissime partite, quando il Cesena andrà a vincere a Foggia per 3 a 1 e si assicurerà la promozione con la vittoria casalinga sull'Atalanta all'ultima giornata per 2-0 davanti a 20 000 tifosi entusiasti.

La squadra costruisce la promozione con un ruolino di marcia fatto di vittorie in casa – spesso la pratica è sbrigata nei primi 20 minuti, per poi controllare agevolmente la reazione degli avversari – e di pareggi fuori casa.

La formazione tipo – e praticamente mai cambiata nel corso dell'anno – è composta dal portiere Angelo Recchi, i terzini Giovanni Mei e Giampiero Ceccarelli, il mediano Massimo Bonini, lo stopper Giancarlo Oddi, il libero Antonio Perego, le ali Giovanni Roccotelli e Oliviero Garlini, il cursore Adriano Piraccini, il regista Fabrizio Lucchi e la punta centrale Antonio Bordon.

Adriano Piraccini, con la maglia del Cesena nel 1981.

I migliori realizzatori sono Bordon (con 13 gol) e Garlini; buon bottino anche per Perego, i cui sganciamenti in avanti gli fruttano 6 reti.

Per la nuova avventura in A, stante l'abbandono di Bagnoli anche per motivi familiari, viene scelto Giovan Battista Fabbri e vengono acquistati ed inseriti tra i titolari il centravanti austriaco Walter Schachner, per il quale si parla di un ingaggio di 120 milioni di Lire, il centrocampista Vinicio Verza e Massimo Storgato dalla Juventus, Roberto Filippi dall'Atalanta e Antonio Genzano.

A metà stagione la squadra, pur avendo vinto 2-1 contro la capoclassifica Fiorentina, non si allontana dalle ultime posizioni in classifica e dopo il pareggio casalingo contro il Como Fabbri verrà licenziato e sostituito da Renato Lucchi, che raggiungerà la salvezza grazie ad un girone di ritorno con exploit quali le vittorie ad Udine e Roma, il pareggio al San Paolo di Napoli (dopo essere passati in vantaggio per 0-2), il pareggio casalingo con la Juventus e sonanti vittorie contro Bologna e Catanzaro (entrambe 4-1). La squadra impostata da Lucchi è un osso duro per qualunque avversario e difficilmente si rassegna alla sconfitta. Emblematico l'1-3 rimediato in casa dall'Inter, quando in svantaggio per 0-2 chiude gli avversari nella loro area di rigore; la permanenza in A è però turbata dalla scomparsa, il 29 maggio 1982 di Dino Manuzzi, a cui la città intitola lo stadio.

Da segnalare in quegli anni anche la vittoria per ben due volte del Campionato Nazionale Primavera nelle stagioni 1981-82 e 1985-86, la prima delle quali ottenuta con in panchina Arrigo Sacchi.

Sebastiano Rossi al Cesena nella stagione 1989-90.

Inoltre si mettono in luce alcuni giocatori di levatura nazionale, come Sebastiano Rossi, Ruggiero Rizzitelli, Alessandro Bianchi o Massimo Agostini, tutti provenienti dal vivaio bianconero.

Al termine dell'annata 1982-83, con alla guida Bruno Bolchi il Cesena retrocede, ma è lo stesso Bolchi che porta i bianconeri di nuovo in Serie A al termine della stagione 1986-87 grazie alla vittoria nello spareggio di San Benedetto del Tronto contro il Lecce (gol di Roberto Bordin e Agatino Cuttone, entrambi di testa), in una partita per lunghi tratti in mano ai giallorossi.

Durante la stagione di Serie A 1987-1988, il Cesena è involontario protagonista di un episodio esemplare per il concetto di "responsabilità oggettiva" delle società di calcio, come era inteso allora. Al termine del primo tempo della partita Juventus-Cesena, il centrocampista cesenate Dario Sanguin, mentre rientra negli spogliatoi, rimane stordito dallo scoppio di un petardo proveniente dalla curva juventina. Il giocatore del Cesena si accascia al suolo e, secondo i medici al seguito della formazione romagnola, non è più in grado di disputare il secondo tempo della partita, gara che si conclude con la vittoria dei torinesi per 2-1. Ma in seguito al reclamo della società romagnola il giudice sportivo infligge alla Juventus la sconfitta a tavolino per 2-0 per "responsabilità oggettiva".[12] Questo, ovviamente, non è l'unico episodio del genere di questa stagione, ma è uno dei più discussi dai media del periodo e dà il via al processo di riforma del concetto di "responsabilità oggettiva" delle squadre di calcio.[13]

Nella stagione 1989-90 il Cesena riesce a centrare una salvezza insperata grazie all'allenatore Marcello Lippi, autore di una grande rimonta dopo che nel girone di andata la squadra si era ritrovata pesantemente distante dalla zona salvezza.

Gli anni '90: il Cesena saluta la serie A per due decenni[modifica | modifica sorgente]

Il Cesena permane in Serie A fino al termine della stagione 1990-91. La discesa nella serie cadetta non verrà più riscattata per quasi vent'anni. In realtà i bianconeri hanno anche l'occasione di ritornare nella massima serie dopo tre stagioni in quella cadetta: l'episodio avviene al termine della stagione 1993/94 quando, dopo un ottimo campionato, conquistano il diritto di disputare lo spareggio promozione. Ma nella gara unica contro il Padova, giocata sul campo neutro di Cremona, questa opportunità sfuma: infatti il Cesena, passato in vantaggio dopo appena 6' grazie ad un gol di Dario Hubner, ha l'occasione per raddoppiare dopo solo due minuti, sempre con lo stesso attaccante, che però questa volta fallisce il colpo. Così il Padova può riorganizzarsi e prima pareggia con una rovesciata di Cuicchi sotto porta e quindi, a metà del secondo tempo, segna con il centrocampista Coppola il gol della vittoria che vale la serie A per i patavini[14].

Nelle due stagioni successive in serie B (1994/95 e 1995/96) il Cesena staziona sempre a centro classifica, raggiungendo tranquillamente la salvezza, ma senza grandi ambizioni di promozione. Successivamente nella stagione 1996-97 i bianconeri scivolano in Serie C1, una categoria in cui la formazione romagnola non era scesa per quasi 30 anni: dal 1968 al 1997, infatti, il Cesena aveva disputato 10 campionati di serie A e 19 campionati di serie B.

In questa occasione, però, i romagnoli trovano subito la forza per riscattarsi e risalire immediatamente tra i cadetti dopo un campionato contrassegnato da un acceso duello a distanza con il Livorno: memorabile, a questo proposito, lo scontro diretto al Manuzzi del 9 novembre 1997, con i labronici che invadono con più di 10.000 tifosi al seguito la cittadina romagnola, ma devono assistere alla disfatta della loro squadra, sconfitta per 4-0 dal Cesena, che interrompe così una lunghissima striscia di vittorie degli amaranto.[15]

Ma il ritorno fra i cadetti è di breve durata e infatti, nella stagione 1999-2000, il Cesena torna nuovamente in Serie C1. Quest'ultima retrocessione è particolare in quanto subita a fronte di sole 9 sconfitte su 38 incontri e di una differenza reti positiva (47 gol fatti e 45 subiti).

Gli anni '00: il momento più grigio della storia recente[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo millennio si apre dunque con la retrocessione in Serie C1, e i bianconeri passeranno metà della prima decade del 2000 nel terzo livello del campionato italiano, facendo registrare così il momento più grigio degli ultimi 50 anni di storia del Cavaluccio.

Il periodo consecutivo più lungo in terza serie dura lo spazio di 4 stagioni (dalla stagione 2000-2001 a quella 2003-2004) ed è un periodo contrassegnato anche dal progressivo passaggio di consegne tra il presidente Edmeo Lugaresi e il figlio Giorgio, che nella stagione 2002-2003 raccoglie il testimone dal padre e diventa il 4º presidente della storia del sodalizio romagnolo.

Si tratta, dunque, di un periodo di transizione, a cui pone fine un allenatore che lascerà il segno nella storia della società: Fabrizio Castori.

Un primo segnale di risveglio, infatti, il sodalizio bianconero lo fa registrare al termine del campionato 2003/2004 vincendo la Coppa Italia Serie C e giungendo terzo in classifica alle spalle di Arezzo e Lumezzane. Accede così ai play-off per la promozione, dove elimina il Rimini pareggiando al Neri 1-1 e sconfiggendo i biancorossi al Manuzzi per 2-0. La finale di andata dei play-off con il Lumezzane si disputa a Cesena, e termina 1-1 grazie ai gol di Centi e Bocchini; il ritorno è preceduto da varie polemiche incentrate principalmente sull'ordine pubblico e la possibilità di non disputare la gara nello Stadio Comunale di Lumezzane, capace di soli 4 150 posti, ma nello stadio "Mario Rigamonti" di Brescia (circa 27 000 posti), per la massiccia richiesta di biglietti da parte dei tifosi cesenati.

Il 20 giugno 2004 si gioca la partita che vale l'intera stagione: al termine dei tempi regolamentari le squadre sono bloccate sullo 0-0, ma i bianconeri vincono ai supplementari con i gol di Roberto Biserni e Marco Ambrogioni, facendo riconquistare alla società la Serie B. Ma la gara è funestata da un episodio che difficilmente sarà dimenticato dai tifosi: dopo il gol del momentaneo pareggio del Lumezzane, infatti, scoppia una rissa in mezzo al campo, di cui si rendono protagonisti, tra gli altri, i giocatori del Cesena Manolo Pestrin e Domenico Rea e l'allenatore Fabrizio Castori, entrato in campo per colpire Pietro Strada dopo essere stato provocato dai giocatori lombardi che erano andati ad esultare davanti alla panchina romagnola. In seguito a questo episodio, mister Castori viene punito della corte disciplinare con una squalifica di tre anni, poi ridotti a due.

Nella stagione 2004-2005 la conferma di Castori sulla panchina del Cesena, nonostante la squalifica, è una vera prova della fiducia che il presidente Lugaresi ripone nell'allenatore di Tolentino. La formazione bianconera disputa un discreto campionato, ottenendo la salvezza nelle ultime giornate. Nella stagione 2005-06, invece, grazie all'estro di giocatori come Luigi Turci, Emiliano Salvetti, Manolo Pestrin, Maurizio Ciaramitaro, Adriano Ferreira Pinto e Marco Bernacci, e grazie alla conduzione di Fabrizio Castori e del vice Massimo Gadda, il Cesena riesce a centrare i play-off promozione raggiungendo il sesto posto utile, ma viene poi sconfitto dal Torino in semifinale.

Nell'annata 2006-2007, il Cesena accusa un periodo di difficoltà, susseguente anche alla decisione (fortemente contestata dai tifosi) di cedere il centrocampista Manolo Pestrin. L'arrivo di giocatori di rilievo come Umberto Del Core, Diaw Doudou e Maurizio Anastasi non bastano a soddisfare le esigenze di organico della squadra, che conclude il campionato al 16º posto, a un solo punto dalla zona play-out.

Dopo gli incidenti di Catania del 2 febbraio 2007 ed i successivi provvedimenti del governo, lo stadio "Dino Manuzzi" si trova con una capienza ridotta a 10 000 posti a causa del completamento dei lavori di messa a norma. Al termine di questi lavori, lo stadio di Cesena torna alla sua capienza originaria per la stagione 2007-2008.

2007-2008: Giorgio Lugaresi cede la società a Igor Campedelli[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 2007-2008 i bianconeri vivono un momento di profonda crisi di risultati. Il 27 ottobre il Cesena apre una serie di quattro sconfitte consecutive che si conclude il 10 novembre (14ª giornata), quando il cavalluccio viene battuto per 4-1 a Rimini. L'ennesima sconfitta costa la panchina a mister Fabrizio Castori, che viene sostituito da Giovanni Vavassori.

Nei giorni che seguono la partita di Rimini iniziano i primi contatti per la cessione della società, che si concretizza il 21 dicembre in un cambio storico al vertice societario, con Giorgio Lugaresi che cede la maggioranza assoluta delle quote societarie a Igor Campedelli, giovane imprenditore edile locale, che ne diventa il nuovo presidente dopo 27 anni di regno incontrastato della famiglia Lugaresi.

Alla 17ª giornata, nell'incontro interno col Frosinone, il Cesena torna alla vittoria con un 3-0 che pone fine ad un digiuno-record durato 25 giornate. Il Cesena continua però ad avere un cammino stentato, e il 25 febbraio 2008 i bianconeri subiscono una pesante sconfitta in casa contro l'Albinoleffe (0-3). Campedelli decide quindi di sciogliere il rapporto con Vavassori e ridà fiducia a Fabrizio Castori, che viene richiamato in panchina. Ciononostante la stagione si chiude con la retrocessione in Lega Pro con due giornate d'anticipo (17 maggio, Treviso-Cesena 2-1).

Emanuele Giaccherini, tra i protagonisti della doppia promozione, dalla serie C alla serie A nel biennio 2008-2010.

2008-2010: Il doppio salto dalla C alla A con Pierpaolo Bisoli[modifica | modifica sorgente]

All'inizio della stagione 2008-2009, Fabrizio Castori lascia la società ed al suo posto arriva Pierpaolo Bisoli.

I bianconeri, dopo un avvio poco brillante, migliorano progressivamente le loro prestazioni e a fine stagione vincono il campionato di Lega Pro Prima Divisione, tornando immediatamente in Serie B a spese della Pro Patria, sorpassata nelle ultime giornate dopo un lungo testa a testa. In questa stagione la squadra romagnola si è distinta anche per il costante afflusso di tifosi sia nei match in casa che in trasferta[16].

Il Cesena affronta la stagione 2009-2010 in serie B con l'obiettivo della salvezza. La squadra si mostra subito ben organizzata e di carattere e i risultati non tardano ad arrivare: già dopo le prime giornate i romagnoli si trovano infatti a lottare per i primi posti del campionato. Nel frattempo, il 24 febbraio 2010, Luca Mancini viene nominato nuovo vicepresidente e direttore generale della società.

Nel girone di ritorno il Cesena è in lizza per la promozione diretta, insieme a Brescia e Sassuolo. Proprio con gli emiliani il cavalluccio marino subisce un'importante sconfitta. Venerdì 5 marzo, infatti, si gioca l'anticipo della 29ª giornata, e quando mancano 14 minuti alla fine, con le squadre sul punteggio di 0-0, la partita viene sospesa per neve. Da regolamento la partita viene conclusa martedì 16 marzo, disputando solo i 14 minuti restanti e il Sassuolo riesce ad aggiudicarsi l'incontro con una rete di Donazzan nel primo minuto di gioco. I bianconeri però rimangono sul campo al termine della partita per disputare subito un allenamento per l'incontro successivo: secondo l'allenatore Pierpaolo Bisoli, fu quello il momento in cui comprese che il Cesena avrebbe potuto coronare il sogno di tornare in Serie A.

La partita che dà la svolta al campionato dei bianconeri si disputa il 14 maggio a Lecce, a sole tre giornate dalla fine del campionato. Ai locali, primi in classifica, basta un pareggio per festeggiare la promozione ma, dopo essere passato in svantaggio nel primo tempo, il Cesena riesce a ribaltare il risultato nella ripresa vincendo così per 2-1, grazie alla doppietta di Dominique Malonga. Il 30 maggio 2010, ultima giornata di campionato, a Piacenza, di fronte ad oltre seimila sostenitori bianconeri presenti nella cittadina emiliana, il Cesena supera i locali per 1-0, e grazie alla concomitante sconfitta del Brescia a Padova, scavalca i lombardi portandosi al secondo posto della classifica finale. I romagnoli completano così uno storico doppio salto con la promozione diretta in Serie A, ritornando per la quarta volta nella massima serie, e stabiliscono il record di essere riusciti per la prima volta in 70 anni di storia ad ottenere due promozioni consecutive.

Gli anni '10: di nuovo in serie A dopo 20 anni[modifica | modifica sorgente]

Yuto Nagatomo, scoperto dal Cesena in Serie A nel 2011.

La nuova decade si apre con la triste notizia della scomparsa del presidente onorario Edmeo Lugaresi, morto il 26 settembre 2010, a 82 anni.[17]

Nella stagione 2010-2011 il Cesena disputa il suo undicesimo campionato di Serie A e saluta il suo ritorno nella massima serie prima pareggiando 0-0 all'Olimpico con la Roma e poi, alla seconda giornata di campionato, superando per 2-0 il Milan di Massimiliano Allegri al Dino Manuzzi, con gol di Erjon Bogdani e Emanuele Giaccherini. Questa vittoria, in particolare, suscita notevole clamore nei media internazionali perché rappresentava, tra le altre cose, la gara di esordio di Zlatan Ibrahimović in maglia rossonera (macchiata da un rigore sbagliato a pochi minuti dalla fine), che dedicherà a questa partita una nota significativa della sua autobiografia.[18][19] Alla terza giornata, con la vittoria sul Lecce per 1-0, il Cesena si trova per la seconda volta nella sua storia in testa alla classifica di Serie A, in compagnia dell'Inter.[20] Il 12 febbraio 2011 la società viene premiata dal CONI con la Stella d'oro al Merito Sportivo in riconoscimento delle benemerenze acquisite dalla società bianconera in 70 anni di attività.[21] Il 15 maggio 2011, con la vittoria casalinga per 1-0 contro il Brescia, il Cesena conquista la permanenza in serie A con una giornata di anticipo anche per il campionato successivo. In questa stagione calcistica mette in mostra giocatori come Marco Parolo, Emanuele Giaccherini e, per la prima parte di stagione, Yuto Nagatomo (che si trasferirà all'Inter nel mercato di gennaio).

Nella stagione 2011-2012 il Cesena disputa il suo dodicesimo campionato di Serie A, che inizia con un avvicendamento in panchina: Marco Giampaolo rileva alla guida dei bianconeri Massimo Ficcadenti, che lascia il Cesena dopo una sola stagione conclusasi con la salvezza. Decisamente importante anche la prima operazione di mercato messa a segno dai romagnoli che nel giugno 2011 convincono il giocatore Adrian Mutu a firmare un contratto biennale, con opzione per il terzo anno. Dopo un inizio non positivo, il 30 ottobre 2011 Marco Giampaolo viene esonerato dal presidente Campedelli, al quale gli subentra Daniele Arrigoni. Il 21 febbraio, dopo la pesante sconfitta interna con il Milan per 1-3, Arrigoni rassegna le dimissioni, e viene sostituito da Mario Beretta. Con quest'ultimo in panchina il Cesena non vince nessuna partita, perdendone 9 e pareggiandone 5. Il 25 aprile, dopo la sconfitta interna per 1-0 contro la Juventus, il Cesena è matematicamente all'ultimo posto della classifica. La stagione 2011-2012 si rivela dunque fallimentare per il Cesena, che in campionato riesce a vincere solo 4 volte (tutte arrivate nella gestione di Arrigoni), di cui 2 consecutive contro Bologna (0-1 nel derby) e Genoa (2-0); le altre 2 vittorie sono arrivate contro Palermo (0-1) e Novara (3-1). Il Cesena termina dunque il campionato con 22 punti in classifica retrocedendo nuovamente in serie B.

2012-2013: finisce l'era di Igor Campedelli, torna Giorgio Lugaresi.[modifica | modifica sorgente]

Tornato in Serie B, il club annuncia il nuovo allenatore: Nicola Campedelli, fratello del presidente Igor. La squadra inizia in maniera negativa il campionato perdendo 0-3 contro il Sassuolo, 3-1 contro il Vicenza e 1-4 contro il Novara. Dopo questa partita Campedelli esonera suo fratello alla guida tecnica e ingaggia Pierpaolo Bisoli, che così ritorna alla guida dei cesenati dopo la doppia promozione dalla Prima Divisione alla Serie A. Con Bisoli la squadra esce dalla zona calda della classifica e chiude la stagione al quattordicesimo posto. Nel frattempo, il 7 dicembre 2012, Igor Campedelli decide di rassegnare le dimissioni dalla carica di presidente della società e di ripassare la mano al suo predecessore Giorgio Lugaresi.[22][23]

Dopo poche settimane però alcune ombre si allungano sulla situazione economica della società in seguito ai 5 anni e mezzo della gestione Campedelli, accompagnato dal vicepresidente Luca Mancini. Nonostante infatti la permanenza in serie A del Cesena per due stagioni, e il conseguente accesso ai diritti televisivi per non meno di 50 milioni di Euro, la società sembra essere sull'orlo del fallimento, con un debito stimato attorno ai 35 milioni di Euro.[24] I sospetti di una gestione non appropriata delle disponibilità economiche della società spingono gli inquirenti ad inserire nel registro degli indagati l'ex presidente Campedelli assieme ad altri 3 dirigenti del sodalizio bianconero, con l'accusa di false fatturazioni e violazione delle leggi fiscali.[25][26]

2013-2014: il ritorno in serie A dopo 2 anni, ancora con Bisoli[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2013-2014 del Cesena comincia l'11 luglio 2013 con il ritorno in società di Rino Foschi in qualità di direttore dell'area tecnica.[27] Inoltre, per tentare di risolvere le problematiche economiche e finanziarie ereditate dalla precedente gestione Campedelli, Lugaresi chiede e riceve l'aiuto di un nutrito gruppo di imprenditori locali per evitare il fallimento societario.[28] Anche i tifosi si mobilitano per dare una mano alla società dando vita all'associazione "Cesena Per Sempre", attraverso la quale, autotassandosi per dare un contributo ai problemi societari, ottengono di portare due loro rappresentanti all'interno del Consiglio di Amministrazione del Cesena Calcio.[29] Risolti momentaneamente in questo modo i problemi finanziari più impellenti, la stagione sportiva nel campionato di Serie B 2013-14 comincia positivamente con due vittorie (in casa con il Varese per 1-0 e a Crotone per 1-2). Seppure con fortune alterne, alla fine del girone d'andata la squadra allenata da Mister Bisoli si mantiene sempre in zona play-off, posizione che conserva anche per tutto il girone di ritorno. A partire dalla 27ª giornata però, il Cesena incappa in una striscia pesante di sconfitte (contro Spezia, Cittadella e Brescia) di cui due in casa, sconfitte che sembrano di fatto precludere un esito positivo del campionato. I bianconeri riescono comunque a riprendersi grazie a 4 vittorie consecutive (contro Avellino, Padova, Empoli e Reggina) che la issano al 3º posto della classifica. La settimana successiva sono costretti tuttavia a cedere il terzo gradino del podio al Latina, che li supera ad una giornata dal termine vincendo (1-3) il confronto diretto al Manuzzi. All'ultima giornata il Cesena riesce comunque a difendere la sua posizione in classifica pareggiando a Modena per 0-0, terminando così la stagione regolare al quarto posto e conquistando l'accesso ai play-off. In maniera del tutto singolare e casuale, saranno proprio queste ultime due squadre (Modena e Latina) a contendergli l'ultimo biglietto per la serie A. Nella semifinale dei play-off, infatti, i bianconeri prima riescono a superare il Modena (vittoria per 0-1 all'andata al Braglia, 1-1 il ritorno al Manuzzi) e quindi sconfiggono in finale il Latina (con una doppia vittoria per 2-1, sia in casa che al ritorno in terra laziale). Il 18 giugno 2014, dunque, i bianconeri ottengono la quinta promozione in serie A della loro storia, dove ritornano dopo due anni di assenza, e dove disputeranno il 13º campionato nella massima serie.

Mister Pierpaolo Bisoli, dopo aver raggiunto un suo record personale per essere riuscito a portare il Cesena in serie A per la seconda volta, a 4 anni dalla doppia promozione (dalla Lega Pro alla serie A) delle stagioni 2008-09 e 2009-10, ottiene anche la riconferma del suo posto alla guida dei romagnoli, che condurrà quindi nella massima serie per la prima volta.[30] Inoltre il presidente Lugaresi dichiara che il debito societario è stato abbattuto del 30%, e che ora si aggira attorno ai 27 milioni di Euro. Grazie però alla nuova promozione in serie A, che porterà nuove risorse economiche, e ad alcune dilazioni di pagamento ottenute dall'Erario, il futuro della società sembra meno in pericolo.[31]

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria dell'Associazione Calcio Cesena
  • 1940 - Fondazione dell'Associazione Calcio Cesena.

  • 1940-1941 - 1º nel girone A della Prima Divisione Emiliana. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1941-1942 - 3º nel girone F della Serie C.
  • 1942-1943 - 4º nel girone H della Serie C.
  • 1943-1945: Attività sospesa per cause belliche.
  • 1945-1946 - 8º nel girone C della Serie B-C Alta Italia. Ammesso d'ufficio in Serie B.
  • 1946-1947 - 21º nel girone B della Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1947-1948 - 2º nel girone B della Lega Int. Centro di Serie C.
  • 1948-1949 - 8º nel girone B della Serie C.
  • 1949-1950 - 12º nel girone B della Serie C.

  • 1950-1951 - 20º nel girone B della Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Promozione.
  • 1951-1952 - 16º nel girone G della Promozione. Red Arrow Down.svg Retrocesso nella nuova Promozione Regionale.
  • 1952-1953 - 1º nel girone A della Promozione Emiliana. Green Arrow Up.svg Promosso in IV Serie.
  • 1953-1954 - 16º nel girone E della IV Serie. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Promozione Regionale.
  • 1954-1955 - 9º nel girone A della Promozione Emiliana.
  • 1955-1956 - 7º nel girone A della Promozione Emiliana.
  • 1956-1957 - 1º nel girone A della Promozione Emiliana. Green Arrow Up.svg Promosso in IV Serie.
  • 1957-1958 - 9º nel girone D del Campionato Interregionale - Seconda Categoria dopo spareggi con Sangiorgese e Mirandolese.
  • 1958-1959 - 6º nel girone D del Campionato Interregionale.
  • 1959-1960 - 1º nel girone C della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.


Eliminato al primo turno di Coppa UEFA.



Vincitore della Coppa Italia Serie C (1º titolo).

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Dino Manuzzi.

La squadra gioca le sue partite casalinghe allo Stadio Dino Manuzzi, situato nell'area cosiddetta "La Fiorita", nel quartiere Fiorenzuola (zona orientale di Cesena).

Si tratta dell'impianto sportivo all'aperto più grande e importante della Romagna dopo l'Autodromo di Imola.

Lo stadio fu costruito nel 1957 per ospitare le gare dell'Associazione Calcio Cesena. Era originariamente costituito da una tribuna coperta, cui nel tempo, si aggiunsero una gradinata (situata sul lato opposto) e due curve: una sul lato Sud (in cui si situano i sostenitori della squadra locale, chiamata anche "Curva Mare"); l'altra sul lato Nord (riservata ai tifosi della squadra ospite, chiamata anche "Curva Ferrovia").

L'opera più importante di riammodernamento dell'impianto è stata portata a termine nel 1988, quando sono state demolite interamente le due curve e la gradinata ed è stata eliminata anche la pista d'atletica. Al loro posto è stata eretta una struttura semiperimetrale rettangolare a due piani, con le nuove curve e la nuova gradinata a ridosso del campo di gioco: in sostanza una conformazione specificatamente vocata al gioco del calcio.

Nel progetto originale era prevista la demolizione e ricostruzione anche della tribuna centrale, sulla falsariga del resto della nuova struttura. Ma i fondi per completare l'opera non erano in quel momento sufficienti e si decise di procrastinare la costruzione in un secondo momento. In realtà per un paio di decenni, anche a causa delle alterne fortune del Cesena Calcio, l'idea di ultimare il progetto originale è andata a poco a poco scemando. È ritornata in auge solo nel 2009, quando lo stadio Manuzzi è entrato nel lotto degli impianti selezionati per la candidatura italiana all'organizzazione dei Campionati Europei di Calcio 2016.[32][33] In quella occasione è stato presentato un nuovo progetto di ultimazione dell'Impianto, che prevedeva tra le altre cose la completa ricostruzione della tribuna. Con l'assegnazione di Euro 2016 alla Francia il progetto è stato nuovamente accantonato.[34]

Il 10 settembre 2011, è stato il primo stadio in Italia ad ospitare una partita di Serie A su terreno in erba sintetica, e sempre nella stessa occasione è stato anche il primo stadio in Europa ad ospitare due Real Box, strutture in plexiglas interamente chiuse posizionate appena fuori dal campo in corrispondenza delle bandierine del calcio d'angolo, in grado di ospitare ciascuna 8 spettatori che possono assistere alla partita da bordo campo.[35]

Società[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Dirigenti dell'A.C. Cesena.

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

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Staff dell'area amministrativa

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Cronologia degli sponsor tecnici
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Cronologia degli sponsor ufficiali

Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Allenatori e presidenti dell'A.C. Cesena.

Negli oltre 70 anni di storia c'è una caratteristica che unisce tutti i presidenti: oltre ad esser stati molto pochi (solo 5) sono stati tutti cesenati, e si sono dichiarati tifosi del Cesena, connotando la Società come un regime a conduzione quasi familiare.

Molti allenatori, lanciati in serie A dal Cesena, hanno poi raggiunto traguardi prestigiosi come lo Scudetto, e addirittura una Coppa del Mondo: in ordine cronologico si possono elencare, Luigi Radice che ha guidato per la prima volta nella storia il Cesena alla promozione in serie A nella stagione 1972/73, per poi laurearsi Campione d'Italia col Torino nel 1975/76, Eugenio Bersellini ha debuttato in serie A col Cesena nel 1973/74, conquistando lo scudetto con l'Inter nella stagione 1979/80, Osvaldo Bagnoli ha raggiunto la serie A per la prima volta col Cesena nella stagione 1980/81, per poi regalare uno storico scudetto col Verona nella stagione 1984/85, Alberto Bigon ha esordito in serie A col Cesena nella stagione 1987/88, portando al suo secondo scudetto il Napoli nella stagione 1989/90 ed infine Marcello Lippi che ha debuttato in serie A nel Cesena nella stagione 1989/90 per poi vincere 5 scudetti con la Juventus a partire dal 1994/95, oltre che a trionfare con l'Italia nella Coppa del Mondo 2006.

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Allenatori
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Presidenti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'A.C. Cesena.

Maglie ritirate[modifica | modifica sorgente]

  • 12 - Dedicato alla "Curva Mare" e ai suoi tifosi, attribuendo loro, simbolicamente, il ruolo di 12º uomo in campo.[37]
  • 21 - Italia Paolo Martelli[38]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1967-1968 (girone B)
1997-1998 (girone A)
2008-2009 (girone C)
1959-1960 (girone C)
2003-2004

Competizioni regionali[modifica | modifica sorgente]

1940-1941 (girone A)
1952-1953 (girone A), 1956-1957 (girone A)

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1981-1982, 1985-1986
1990
  • Campionato Nazionale Juniores - Torneo Dante Beretti: 1
1994-1995

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

2011
1983[39]

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie A 13 1973-1974 2014-2015 13
Serie B 29 1946-1947 2013-2014 29
Serie C 15 1941-1942 1967-1968 21
Serie C1 6 1997-1998 2008-2009
Promozione 1 1951-1952 5
IV Serie 3 1953-1954 1957-1958
Serie D 1 1959-1960

Esclusa la prima annata sportiva, giocata nella Prima Divisione 1940-1941 del Direttorio Regionale Emiliano.

Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

  • Coordinamento Club Cesena: conta 2 580 iscritti al 3 gennaio 2009.[40];
  • Weiss Schwarz Brigaden (W.S.B.): gruppo ultras fondato nel 1981.
  • Viking: gruppo nato da ragazzi di Forlì nel 1986.
  • Mad Man: gruppo nato da ragazzi di Bellaria. ora sciolto.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Tifosi del Cesena in Curva Mare

La tifoseria vanta in Italia gemellaggi storici con Brescia e Mantova, oltre a buoni rapporti con Palermo e Juve Stabia, mentre all'estero sono instaurati gemellaggi con quelle di Saint-Étienne (Francia), Osasuna (Spagna) e Stoccarda (Germania).

Curiosa la simpatia, nonostante la storica rivalità, venutasi a creare intorno alla squadra del Padova, protagonista nelle stagioni 2008/09 e 2009/10 di episodi che hanno portato fortuna al Cesena, contribuendo alla doppia promozione dell'era Bisoli. Entrambi, inoltre, sono avvenuti all'ultima giornata di campionato:

  1. Nell'ultima giornata della Prima Divisione 2008-2009, il Cesena pareggia a Verona. Il concomitante pareggio del Padova con la Pro Patria impedisce ai lombardi di guadagnare la promozione diretta al posto dei romagnoli (in seguito lo stesso Padova avrebbe ottenuto la Serie B, qualificandosi ai Playoff proprio grazie a quel pareggio e vincendo in seguito sia col Ravenna, rivale del Cesena, sia con la stessa Pro Patria in finale.)
  2. Nell'ultima giornata del campionato di Serie B 2009-2010, il Cesena vince a Piacenza mentre la diretta rivale, Brescia, viene bloccata a Padova. I risultati consegnano la promozione diretta in Serie A al Cesena.

Il tifo cesenate, particolarmente caldo e attivo, si accende specialmente nei derby con la principale squadra rivale, il Bologna: questa rivalità, molto sentita da entrambe le parti, deriva da quella culturale esistente tra le regioni storiche di Romagna ed Emilia. Le due squadre hanno avuto modo di affrontarsi in più occasioni tra Serie A e Serie B (nella massima serie le due squadre hanno 9 partecipazioni in comune).

Altre rivalità di carattere geografico sono quelle con due squadre di calcio romagnole professioniste, Ravenna e Rimini, riguardanti perlopiù le partecipazioni a campionati di Serie B e Serie C.

Ulteriori rivalità di discreta importanza oppongono Cesena soprattutto con Verona, Pescara, Sambenedettese, Atalanta, Vicenza, Pisa ed anche con Genoa, Fiorentina, Salernitana, Milan (con cui ci fu un gemellaggio negli anni 80), Pistoiese, Padova, Ancona, Triestina, Livorno, Monza, Carrarese, Empoli, Arezzo, Novara, oltre a quelle con le emiliane Modena, Reggiana, Spal e Parma.

Cesenastemma.png
Gemellaggi e amicizie
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Rivalità regionali maggiori
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Rivalità regionali minori
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Rivalità interregionali


Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Calcio Cesena 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa aggiornata al 1º luglio 2014.

N. Ruolo Giocatore
Italia P Federico Agliardi
Italia P Nicola Leali
Italia P Alberto Iglio
Italia P Riccardo Melgrati
Italia D Carlo Crialese
Italia D Daniele Capelli
Italia D Stefano Lucchini
Italia D Gabriele Perico
Italia D Francesco Renzetti
Italia D Massimo Volta
Italia D Lorenzo Saporetti
Slovenia D Luka Krajnc
Romania D Constantin Nica
Brasile C Ze Eduardo
Francia C Gregoire Defrel
N. Ruolo Giocatore Bianco e Nero.svg
Camerun C Louise Parfait
Italia C Luca Valzania
Italia C Abdoul Meyker Yabre
Italia C Andrea Tabanelli
Italia C Emmanuel Cascione
Italia C Manuel Coppola
Italia C Luigi Giorgi
Italia C Giuseppe De Feudis
Italia C Riccardo Cazzola
Italia A Luca Garritano
Italia A Guido Marilungo
Italia A Davide Succi
Italia A Gabriele Moncini
Spagna A Alejandro Rodríguez

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Cesenastemma.png
Staff dell'area tecnica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Piraccini, non possedendo la tessera del Partito fascista, non poteva assumere cariche societarie. Quindi il suo nome non compare nell'atto costitutivo della società, ma assolse ugualmente l'incarico.
  2. ^ L'attuale corso Sozzi.
  3. ^ «Savio», «Aurora», «Cariatore», «Amici», «D'Altri», «Corridoni» e altre.
  4. ^ Vittorio Calbucci, Giovanni Guiducci, 70° 1940-2010 - L'appassionante viaggio del Cesena Calcio, op. cit.
  5. ^ Filippo Fabbri, Giampiero Ceccarelli, la vera bandiera in campo. in Storie di Calcio. URL consultato il 26 giugno 2014.
  6. ^ Francesco Sirotti "Domenica Gol", op. cit., P. 63-71
  7. ^ http://www.youtube.com/watch?v=7j10e6iJ5hM
  8. ^ Vittorio Calbucci - Giovanni Guiducci, 70° 1940-2010 - L'appassionante viaggio del Cesena Calcio, Cesena, Libreria Bettini, 2010.
  9. ^ http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,10/articleid,1509_02_1973_0292A_0032_23117889/
  10. ^ http://www.romagnanoi.it/news/home/1194934/-Rognoni--Ve-lo-racconto.html
  11. ^ http://www.storiedicalcio.altervista.org/mantova_piccolo_brasile.html
  12. ^ 'Ma la ferita dov'è?'. URL consultato il 26 giugno 2014.
  13. ^ L'irresponsabilità oggettiva. URL consultato il 26 giugno 2014.
  14. ^ http://archiviostorico.corriere.it/1994/giugno/16/Padova_sale_sull_ultimo_treno_co_0_94061616402.shtml
  15. ^ https://www.youtube.com/watch?v=NgiVuv9yk-E
  16. ^ http://www.stadiapostcards.com/C1A08-09.htm
  17. ^ E' morto Edmeo Lugaresi. Domani l'addio in Cattedrale. Camera ardente al 'Manuzzi'. URL consultato il 24 giugno 2014.
  18. ^ Ibra: "A Cesena spaccai un tavolo nello stanzino antidoping". URL consultato il 1 Luglio 2014.
  19. ^ http://www.gazzetta.it/premium/plus/Calcio/Squadre/Milan/10-11-2011/ibra-vita-spericolata-2-parte-803654848984.shtml
  20. ^ http://www.ilsecoloxix.it/p/sport/2010/09/19/AMufb33D-genovesi_appaiate_cesena.shtml
  21. ^ Il CONI premia il Cesena con la Stella d'Oro al Merito Sportivo, www.cesenacalcio.it, 29 gennaio 2011. URL consultato il 19 marzo 2011.
  22. ^ http://www.sportmediaset.mediaset.it/news/2012/12/07/239048.shtml
  23. ^ http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-b/2013/04/24/news/cesena_giorgio_lugaresi_subentra_a_igor_campedelli_come_presidente-57376680/
  24. ^ http://www.calciomercato.com/news/serie-b-cesena-35-mln-di-debiti-rischio-fallimento-732407
  25. ^ http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2014/02/03/Cesena-indagato-ex-presidente-Campedelli_10009485.html
  26. ^ http://www.corriereromagna.it/news/sport/1501/Il-Cesena-di-Campedelli-nel-mirino.html
  27. ^ Rino Foschi nuovo Direttore dell'Area Tecnica Cesenacalcio.it
  28. ^ Appello del presidente del Cesena Giorgio Lugaresi agli imprenditori locali CesenaToday.it
  29. ^ Oggi nasce Cesena per sempre, i tifosi entrano i società RomagnaNoi.it
  30. ^ http://www.calciomercato.it/news/282306/cesena-lugaresi-il-sogno--ambrosini.html
  31. ^ Deborah Dirani, Cesena, la storia bella di un miracolo romagnolo: dal fallimento scampato alla promozione in serie A in Il Sole 24 ore, 21 giugno 2014. URL consultato il 26 giugno 2014.
  32. ^ http://www.tuttosport.com/calcio/mondiali_2010/2010/02/15-55958/Europei+2016,+l%E2%80%99Italia+ha+presentato+la+candidatura
  33. ^ http://www.figc.it/it/3482/23516/Impianti.shtml
  34. ^ http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/05/14/news/italia_bocciata_europei-4070593/
  35. ^ www.cesenacalcio.it. URL consultato l'11-06-2011.
  36. ^ http://www.tuttocesenaweb.it/societa/rescisso-il-contratto-con-errea-il-cesena-tornera-a-vestire-lotto-13083
  37. ^ Il Cesena ritira la maglia numero 12, www.cesenacalcio.it, 29 luglio 2009. URL consultato il 19 marzo 2011.
  38. ^ Ritirato in seguito alla prematura scomparsa.
  39. ^ Stelle al merito sportivo
  40. ^ La Voce di Romagna, 3 gennaio 2009.
  41. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Tifoserie romagnole
  42. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag (IT) Stefano Pozzoni, Dove sono gli ultrà?, Zelig, 2005, p. 134.
  43. ^ a b c d e f g h i j Tifonet
  44. ^ Ufficializzata l'amicizia con gli Ultras dello Stoccarda
  45. ^ Stabiesi ospitati dai cesenati dal venerdì. Amicizia tra le tifoserie
  46. ^ Il bello del calcio: Cesena e Juve Stabia, l'amicizia fra tifoserie si rinnova

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Guiducci - Carlo Fontanelli, La Romagna siamo noi 1940-2000 le 2129 partite dell'Ac Cesena, GEO Edizioni, 2000.
  • Vittorio Calbucci - Giovanni Guiducci, 70° 1940-2010 - L'appassionante viaggio del Cesena Calcio, Libreria Bettini, 2010.
  • Fabio Benaglia - Maurizio Viroli, Tutto il Cesena sotto la curva, Il Ponte vecchio, 2010.
  • Luca Alberto Montanari - Stefano Severi - Nicola Marcatelli, Comincia per C, finisce per A, Il Ponte Vecchio, 2010.
  • Emilio Buttaro - Eroi in bianconero, Costantini editore. 2010

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